What Happens When We Run Out of Jobs?

Cosa succede quando si termina la propria funzionalità economica (o almeno la maggior parte di essa), magari a causa dello sviluppo tecnologico? Qui parliamo di cavalli ma alludendo agli umani, soggetti nel futuro prossimo a grandi rivoluzioni nel senso e nella prospettiva del “lavoro”. Arrivano i robot, o almeno così pare.
Buona lettura

Longreads

After 300 years of breathtaking innovation, people aren’t massively unemployed or indentured by machines. But to suggest how this could change, some economists have pointed to the defunct career of the second-most-important species in U.S. economic history: the horse.

For many centuries, people created technologies that made the horse more productive and more valuable—like plows for agriculture and swords for battle. One might have assumed that the continuing advance of complementary technologies would make the animal ever more essential to farming and fighting, historically perhaps the two most consequential human activities. Instead came inventions that made the horse obsolete—the tractor, the car, and the tank. After tractors rolled onto American farms in the early 20th century, the population of horses and mules began to decline steeply, falling nearly 50 percent by the 1930s and 90 percent by the 1950s.

Humans can do much more than trot, carry, and pull. But…

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Le conseguenze per l’Europa del populismo tardocomunista : Grecia, Tsipras e referendum

Un post breve per una questione lunga.

La (brutta) fine dell’ultima generazione del “paga Pantalone”, incatenata al novecento.

Struttura sovietica, efficienza mediorientale e tenore di vita tedesco. Grecia specchio dell’Italia futura?

Le motivazioni del crack finanziario della Grecia sono, ovviamente, molte. A modesto giudizio di Theleme la bilancia pende più dal lato delle responsabilità elleniche, poiché è risaputo che il mare della geopolitica non è una piscinetta per educande.

Tsipras e Varoufakis, i becchini del '900 europeo

Tsipras e Varoufakis, i becchini del ‘900 europeo

Se certamente vi è stato approfittamento di altri Stati europei, in quel simulacro burocratico di Europa che è la Comunità, non si può dimenticare che nella scena internazionale la regola è purtroppo “chi pecora si fa il lupo se la mangia”, corredata dal corollario “l’occasione fa l’uomo ladro”, quasi un dovere di aspro insegnamento all’incauto, in stile napoletano: inaccettabile e colpevole che leader politici, di qualsiasi area, non ne abbiano tenuto debito conto. Dell’approfittamento abbiamo già trattato con grande puntualità, particolarmente riguardo al delicato, segreto ed esoso campo militare, che ha visto la Grecia sospinta ad essere grande acquirente di strumentazioni belliche, infinitamente al di sopra della sua necessità e dei suoi mezzi, ad esempio dalla Germania. Lo stesso potremmo dire per i finanziamenti concessi da altri Stati europei o da istituzioni internazionali, che non andavano pompati in un’economia notoriamente assai debole. Se non a fondo perduto, ma con un controllo capillare del loro impiego. Perché non si trasformassero, come inevitabilmente accaduto, in un mix letale di oppio e di cappio, al collo. Continua a leggere

Edilizia sola igiene del mondo (I): dietro Renzi, CDP ed Impregilo Theleme riscopre “l’età palaziale”

Dal voto alla Cassa Depositi e Prestiti, senza passare dal via: le scelte prevedibili del cattocomunismo.

Renzi burattino mette le mani sul salvadanaio per salvare sé stesso e la neoDC. Non prima d’esser umiliato da Guzzetti.

I “grandi classici” del voto di scambio nel dirigismo da socialismo reale. ILVA e edilizia = Ponte sullo Stretto

Macchè GoldmanSachs, il nodo saliente è Impregilo, la grande ditta dell’età del bronzo.

Assetto societario CDP e Board pre Costamagna

Assetto societario CDP e Board pre Costamagna

Nei giorni scorsi non facevamo a tempo ad anticipare i risultati elettorali dei ballottaggi – i quali, sommati a quelli delle regionali passate, davano un’idea dell’abisso elettorale in cui s’era trovato il Partito Democratico ed ancor più Renzi – che già c’era da parlare delle vicende di Cassa Depositi e Prestiti.

A differenza della stantia e prezzolata stampa italiana, quando non semplicemente inetta, qui si era immediatamente collegata la causa all’effetto,  soprattutto dopo che gli esiti delle votazioni avevano confermato alcune tendenze generali, di cui ai fini del discorso odierno ci interessano solo quelle relative al PD, considerato cavallo di troia mediante cui il centrismo clericale italiano avrebbe finalmente potuto abbandonare la dispendiosa e rischiosa strategia elaborata a partire da mani pulite e dalla sconfitta di Occhetto e della sua macchina da guerra. Questa strategia, come più volte sottolineato in questo blog, consiste nel presentare alle elezioni una grande quantità di candidati neoDC, “nascosti” negli schieramenti di sinistra e di destra, consentendone l’elezione altrimenti impossibile. In numerose occasioni si è visto infatti che, quando il centro si presenta a sé stante, non basta a premiarlo elettoralmente né le phisique du role di un Monti, col suo plumbeo grigiore di sedicente tecnico – made in Cirino Pomicino – né la finta simpatia del più giovane Casini o la bonarietà saccente d’un Buttiglione.

La tecnica consiste nel riunire poi i pezzi di questo puzzle una volta che risultano eletti, protetti dal palazzo e dal degradato parlamentarismo made in Italy. Questo spiega, nell’80% dei casi almeno, il trasformismo e la ricollocazione di onorevoli eletti con voto di fazione avversa. Uno degli ultimi casi evidenti è Alfano, ad esempio. Avendo miseramente fallito in ciò che a Renzi era invece riuscito, ciò hackerare il suo partito per consegnarlo al più tristo centrismo, Angelino ha abbandonato l’idea di far le scarpe a Berlusconi e, raccolta la sua truppetta baciapile, è andato a sostenere il progetto della CEI, che già perdeva pezzi a sinistra. Continua a leggere

L’India diventa ultima grande speranza dell’Occidente – Commento e reblog

INDIAInteressante, come d’abitudine, questo post di Sgroi.
Che si occupa del subcontinente indiano.
Sono persuaso anche io, per una serie di ragioni strettamente intrecciate fra loro, che sia in effetti l’India una delle vere speranze del mondo, se non l’unica.
Oltre ad essere indiscutibilmente “madre patria ancestrale” di tutti gli occidentali, non fosse altro che linguisticamente (ma  la semiologia del XX secolo non ha fatto altro che dimostrare come facoltà intellettive, simboli e linguaggio si condizionino reciprocamente) e filosoficamente (è quasi noia rammentare Eraclito, Pitagora e Platone), essa è pure la più grande “democrazia” del pianeta.
Le virgolette sono d’obbligo, ma temo dovremmo usarle anche quando parliamo del nostro paese, singolarmente affine… ma sarebbe lungo qui dire esattamente perché.

Nonostante in India convivano pratiche risalenti all’età della pietra (quasi) con la missilistica futuribile e i “paria dei paria” con i più grandi scacchisti, o forse proprio a causa delle dinamiche innescate da un miscuglio così drammatico eppur fertile, i numeri del post a seguire ne confermano le prospettive dal punto di vista economico, più che positive.
Per qualunque occidentale abbia visitato sia India che Cina, infine – nonostante la prospettiva sia certamente parzialmente viziata in origine dalla somiglianza, nel primo caso, e dalla diversità nel secondo (quei famosi “muri di idee” di cui parlava il grande Fosco Maraini in “Paropapomiso”, costruiti dalla geografia che diviene genetica che diviene cultura, o viceversa) – appare evidente come la crescita cinese si fondi su di uno sviluppo “pilotato” dall’alto, all’apparenza più ordinato e continuo di quello indiano, ma in realtà ben poco diffuso e sentito, se non nelle sue conquiste materiali studiatamente riservate a pochi, quali storicamente e tipicamente la conoscenza stessa della lingua scritta.

Non ultima la notazione di carattere geopolitico per cui Delhi, dopo decenni di ostilità più o meno aperta, è finita per allearsi con Washington, in modo affidabile. Specialmente dopo l’indebolimento di Mosca, l’abbandono americano del Pakistan e la pressione del vicino cinese, assai aumentata. Lo spostamento di questa importantissima “torre”, per restare negli scacchi, – sul punto di acquistare top tecnologia aerea (Rafale) dai francesi -ha avuto conseguenze rilevantissime. Sempre da rammentare è il suo far parte del Commonwealth degli odiati/amati ex padroni inglesi.

Buona lettura.

The Walking Debt

La frana dei Brics, stremati dalla fragilità del loro successo, ha lasciato sul campo una pletora di illusioni perdute per l’Occidente che con troppa facilità, all’inizio del secolo, aveva contato sulla forza di queste economie.

Si pensava, e in qualche modo si pensa tuttora, che la fame di queste immense popolazioni avrebbe compensato la nostra sazietà, e che i loro sistemi produttivi, assai più economici dei nostri, avrebbero condotto al miracolo di costi di produzioni decrescenti a fronte di una domanda globale resa gagliarda dall’aumento dei loro redditi.

Tale utopia è stata nutrita, prima della crisi, da poderosi investimenti diretti esteri in queste località che, dopo la crisi, sono diventati investimenti di portafoglio e credito bancario, guidati da una cieca fame di rendimento, che ha finito con trasformare questi paesi in depositi di debiti.

Ora che i timori sulla fragilità di una ripresa che si…

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La Divina Provvidenza “reificata”: da Profiti a Kabila a Putin. Ma Giuda non finisce bene…

“La Divina Provvidenza” #cambiaverso e si “reifica”: Da Azzollini al Papa, passando per 30 milioni curiali. Che ci ricordano il catechismo…

La congregazione dei figli dell’Immacolata (per alcuni figli di ben altri lombi) e il Congo. Un Papa finisce nominato nelle indagini: quella Puglia letale.

Il Palantir s’è rotto del tutto, ci mostra Avignone… intanto cercasi il Giuda.

capitolo figli immacolata

I “figli dell’Immacolata Concezione”, che umiltà (apparente).

La Divina Provvidenza per noi ex liceali italiani è stata sempre quella di Fra’ Galdino, Fra Cristoforo, l’Innominato e Lucia Mondella. Manzoni ce l’aveva dipinta bene, un mix calibrato di fatalismo e “aiutati che Dio t’aiuta”, in barba sia a Giansenio che ai Francescani. Un compromesso ante litteram fra liberalismo e socialismo escatologico, come l’avremmo ritrovato secoli dopo nella Costituzione repubblicana.

Ma in questa Italia di Matteo Renzi davvero tutto cambia verso: anche la Divina Provvidenza non è più la stessa… si è, per così dire, reificata. Sia nel senso di essersi incarnata (malamente) in un centro ospedaliero, sia nel senso di aver prodotto “rei” (o supposti tali), penalmente parlando. E ha trascinato addirittura il Santo Padre in un’inchiesta delle procure pugliesi. Ma accidenti quanti guai da questa Puglia, Tarantini e la D’Addario, Vendola e ILVA, Berlusconi, Azzollini, i cardinali e ora il Papa…

Alcuni dettagli li avevamo già affrontati, seppur di sguincio, evidenziando come fossero segni di crisi irreversibile del potere, clericale in generale e del Governo Renzi nello specifico: L’ospedale, il debito, il presidente centrista della Commissione Bilancio, Suor Marcella… ma oggi ne arrivano altri. Ancora più gustosi e finanche messianici. Continua a leggere

Il Letta che alletta (II): analisi (e dialisi) del voto nei comuni e delle mosse nel palazzo

Come volevasi dimostrare, i comuni sono stati la Caporetto del PD. In Veneto Zenti batte Barca, tanto a poco. Ma Arezzo non è da meno.

Analizziamo insieme il voto: Gli ultimi valzer del cattocomunismo senza denari, aggrappato alla dialisi di CDP ed ENI. E’ morta la pregiudiziale antifascista, dramma elettorale nel PD.

Ma più che a Pistelli ed al Renzi uno, attenzione ad Enrico Letta, il vero piano B forse è lui.

Segue da IL LETTA CHE ALLETTA (I) –

Comprendere le tecniche di propaganda significa molto spesso poter leggere anzitempo gli eventi. In questo caso era evidente che il tentativo di “nascondere” i ballottaggi delle consultazioni elettorali comunali, in tante città non irrilevanti, aveva la sua ovvia ragione d’essere nella sensazione del governo di avere poche chance.

Se per qualsiasi compagine la cosa sarebbe risultata spiacevole, per quella di Matteo Renzi, figlio e nipote di due governi non eletti, tutti a trazione cattocomunista (più catto a dire il vero), risulta davvero amara. Soprattutto ora che, come vedemmo, Renzi vorrebbe scippare alla Cassa depositi e prestiti l’ultimo denaro liquido dei cittadini per sostenere l’assistenzialismo, secondo la tradizione italiana.

Le voglie di Barca, sempre 40 anni indietro

Le voglie di Barca, 40 anni in ritardo

Prendere decisioni come questa – pericolosissime, dal profilo legale oscuro, invise alla Comunità Europea ed ai cittadini dotati di conto postale – senza poter vantare nemmeno il 40% delle Europee (drogato dal terrore per Grillo, istillato ad arte dai sondaggisti), diventa davvero dura. Allo stesso filone, cioè al reperimento di risorse per sostenere assistenzialismo e clientele, appartiene l’improvvisa nomina dell’agente speciale 000 Lapo Pistelli a vicepresidente ENI. Gesto inusuale, irrituale, zeppo di conflitti di interesse e quindi assai fragile, ulteriore testimonianza della disperazione di un intero sistema di potere che ha in Renzi il suo Misirizzi. Continua a leggere

Il Letta che alletta (I): elezioni, scandali e crisi scavano la fossa a Renzi, ma il verdetto passa da Venezia

I guai di Renzi in escalation: MafiaCapitale ed NCD vs suore.

La chiave è la CDP, vittima sacrificale del cattocomunismo peggiocratico.

Tirando le somme DC ricompare Letta, il predestinato.

Arriva Verdini coi suoi soldatini, ma la CEI è indecisa e si acquatta in Laguna…

Il governo in questi giorni ha traballato non poco. Orbo dei popolari di Mauro, che hanno abbandonato la nave di corsa (probabilmente allertati in anticipo dei fatti di Mafia Capitale, colgono la palla al balzo per fare quello che gli veniva chiesto OltreTevere), è incappato nello stop sulla riforma della scuola. Ed a seguire nella promulgazione, indesiderata, delle norme sull’omicidio stradale (pessime, populismo che produrrà enormi problemi pratici). La cosa non stupisce affatto Theleme, sapendo quanto Renzi sia solo una creatura di abili pupari, con la possibilità di attingere all’informazione più servile che si abbia in Occidente. Ma non solo… i fragili numeri della crescita figliati dal prolifico Alleva, subito prima delle elezioni (come facemmo già notare) ricominciano ad impattare dati alquanto negativi, quelli sulla produzione industriale, molto inquietanti perché attestano nella migliore delle ipotesi un’assoluta irregolarità e la mancanza della minima parvenza di un trend positivo che sia degno di tal nome. E se consideriamo quel che fa notare il sempre irriducibile alla

Pioggia dorata, governo ladro...

Pioggia dorata, governo ladro…

propaganda VINCITORI E VINTI di Paolo Cardena, ovvero che la programmazione economica italiana è degna della cicala, cioè ha messo in conto che tutti i dati congiunturali siano eterni, stabili e intrecciati nei modi a noi più favorevoli per un anno (senza contare le clausole di salvaguardia già sul groppone, le sofferenze bancarie, la pencolante Grecia), capiamo che la crisi, lungi dall’essersi esaurita, vive una fase di cronicizzazione evidente. Le parole dei tanti vuoti retori, a cominciare dal Presidente della Repubblica per finire con la Boschi, sono appunto solo quel che paiono: aria smossa dalla contrazione della lingua nella propria cavità orale. Come dimenticare poi il caos provocato dalle vicende di Mafia Capitale, da cui evinciamo che un intero popolo, per l’ennesima volta, dimostra di sapersi scandalizzare… di se stesso! Un cumulo di fatti di malaffare, impastati con politica, coop, voto di scambio, criminalità, carità pelosa, un pizzico di Ior, servizi segreti e polizia infedele… e chi più ne ha più ne metta. In fondo, un ritratto del paese alquanto veritiero, checché ne abbia detto all’EXPO il buon Renzi. Opera d’arte ancora incompiuta, come dimostrano i continui aggiornamenti, in cui parecchi volti affrescati son di membri influenti del PD. Ma si sa, il paese dimentica presto… magari se riuscissero ad estorcere finalmente alla Cassa depositi e prestiti qualche decina di miliardi, da bruciare in assistenzialismo su vasta scala ed accanimento terapeutico industriale… Che so, finalmente l’assunzione dei precari, oppure soldi freschi nello spento siderurgico di Taranto… dimenticherebbe subito. Per poi risvegliarsi del tutto in mutande questa volta, fra massimo 2 anni. L’operazione è già iniziata, ma dubitiamo avrà l’esito che il Governo si augura. Se volete erudirvi in merito, leggete queste inquietanti notizie dateci da Giavazzi, il quale un minimo di dignità cerca ancora di conservare. Questa della Cassa depositi e prestiti, custodia delll’unico liquido “vero” del paese, frutto del risparmio postale di milioni di noi, crediamo possa essere il fattore chiave per consentire a Renzi un’altra chance. Che, ora come ora, pare non avere.

Le ultime notizie, infatti, sono allucinanti e arrivano dalla Puglia. Il senatore Azzolini, appartenente al nuovo centro democratico che regge il moccolo al governo, pare sia coinvolto in una vicenda alquanto cruda (come da immagine), sia per i contenuti che per le forme. Impossibile non abbia ripercussioni sul sostegno all’esecutivo : infine si tratta del presidente della Commissione Bilancio della Camera! Continua a leggere

Il Palantir di Theleme e i misteri d’Italia. Da Gargantua a Casaleggio, passando per Kissinger

A Theleme si possiede un Palantir, conservato nella più alta torre. La sua storia recente.

Tonino non c’azzecca e lo passa a Gianroberto.

Sonderemo il grande occhio senza palpebra del partito unico della nazione, Alias DC.

“Che lo sforzo sia con noi”.

Ebbene si, a Theleme abbiamo un Palantir. Proprio uno di quelli di cui parla Tolkien… resta un mistero come sia giunto dalla terra di mezzo sino in Europa, nell’evo moderno. Comunque, in un frammento manoscritto e segreto conservato a Saragozza, risulta che Gargantua lo avesse dato all’abbazia di Theleme, in cambio di 10.000 prosciutti de bellota perfettamente curati.

Il Palantir, purtroppo, non può esser fotografato...

Il Palantir, purtroppo, non può esser fotografato…

Per secoli dimenticato dietro un ciclopico barile di cognac, fu ritrovato da Aleister Crowley agli inizi del ‘900. Tutto impolverato, finì per esser scambiato per una palla decorativa di onice e utilizzato quale fermaporta del salone di rappresentanza a Cefalù, dove nessuno ci badava mai, perché tutti erano intenti ad attività esoteriche piuttosto accattivanti. Pratiche rimaste riservate a causa dell’inesistenza della pratica del selfie (nonché della scuola di pensiero di Andrea Diprè).

E’ proprio in Sicilia che il pro-prozio dell’attuale Abate di Theleme, protonotaro apostolico, ebbe modo di avvistare il Palantir. E di appropriarsene, dopo la “cacciata” del mago inglese. La storia si fa confusa, difficilmente traducibile. Pare di capire sia finito nella disponibilità di Padre Pio da Pietralcina, che  lo usava però di rado. In quanto poi, immancabilmente, gli toccava di lottare coi Nazgul.

Un giorno ebbe la cattiva idea di prestarlo ad Andreotti, il quale ovviamente non glielo rese mai, perché finalmente ci poteva parlare con Kissinger senza che i Papi mettessero becco. E senza teleselezione. Per inciso, ciò era possibile in quanto Kissinger risulta ne possedesse un altro. Ragione fissa di litigio con Brzezinski, il quale ancora oggi lo minaccia di sguinzagliargli contro Prince Bandar se non lo invita a giocarci insieme. Continua a leggere

Thélème scopre tardi il “Diprèismo”: la lotta al cattocomunismo finisce in mona

Selvaggia Lucarelli è un Lagotto alla rovescia.

La purga devastante del cattocomunismo.

Esempi concreti del “Dipreismo”, figlio del Concilio di Trento.

Il lagotto romagnolo

Il lagotto romagnolo

Nauseati dal doverci occupare recentemente di fatti deteriori e strazianti (quali ad esempio le elezioni regionali, la propaganda renziana, mafiacapitale, il partito della nazione che si legge DC), spinti dalla necessità di divulgare, in quest’ora grama per il paese, i saperi custoditi nella nostra antichissima e tentacolare abbazia Thelemita, consacrata al mantra del “Fa ciò che vuoi”, quest’oggi traiamo linfa vitale dalla scoperta di un volto nuovo (qui a Thélème, almeno). Mediata nientepopodimenoche dalla sesquipedale Selvaggia Lucarelli, quintessenza dell’italianità contemporanea al femminile più becera e conformista che si possa immaginare. E’ infatti una sua frase che accende inevitabilmente l’interesse dei padri thelemiti, questa mattina (da il Giornale.it):

Hanno finalmente chiuso la pagina facebook di Andrea Diprè.

                                       Segnalate anche le prossime che aprirà il verme, grazie

E’ notorio che Selvaggia Lucarelli sia riuscita a tediare persino Rocco Siffredi, un uomo che non va certo per il sottile, non essendo sottile di suo. Pertanto, quel che detesta può essere certamente valido, almeno in ipotesi. Funziona come cane da tartufo alla rovescia, un lagotto che invece di condurre il padrone nei pressi del pregiato tubero, scodinzolando, da esso cerca di allontanarlo abbaiando furiosamente. Continua a leggere

La propaganda post elettorale vuol volare con Alitalia, ma finisce sotto il tram di MafiaCapitale

“Franza o Spagna purchè se magna” finisce in gran pompa all’Alitalia. Le assunzioni nuove, anzi usato garantito.

Renzi, vero perdente falso vincente, mette in difficoltà i media di regime. MafiaCapitale si mangia tutto (in primis i popolari).

Il popolo italiano non ha bisogno di balie in toga, ma solo di dignità.

Ieri, nel post

Elezioni regionali (3): “Franza o Spagna purchè se magna” …

avevamo evidenziato le prime tre “gambe” della propaganda governativa, ideata nei due giorni afgani del Premier. Retorica rivolta alla copertura di quella che, se letta correttamente, è una vera débâcle elettorale, capace di gettare ombre enormi sul futuro del Governo e dello stesso PD.

Quali ombre siano poi, sarà argomento di prossimo approfondimento. Qui (purtroppo) occorre ancora una volta soffermarci sulla correttezza della nostra ipotesi propagandistica (e quindi sull’importanza di ciò che vuol nascondere, ovvero l’esito elettorale), confermata dagli accadimenti di oggi:

  • mimetica da indossare per allontanare visivamente Renzi dalle giacche di De Luca e tailleur di Moretti
  • negazione assoluta di qualsivoglia difficoltà emersa nel voto. Il criterio unico del “5 a 2″ inaugurato dalla Boschi. (Poi nella megalomania del Premier divenuto 10-2)
  • censura mediatica dei risultati inequivocabilmente negativi emersi inequivocabilmente nelle votazioni comunali. E da noi sottolineati degnamente.

questi erano i capisaldi, sino all’arrivo delle notizie estremamente positive fornite sull’occupazione dall’ISTAT di Alleva (a tal proposito non posso che rimandarvi al già citato precedente post, ma vi faccio presente che persino il sen. Damiano del PD, oggi in TV, non si è voluto assolutamente sbilanciare). Ovviamente un bel tweet renziano giungeva a coronamento.

A tal punto ipotizzavamo ieri che la scelta del MINCULPOP fosse stata appunto quella di introdurre un’informazione purchessia positiva che, giocando sulla disperazione di un paese sempre pronto ad autoingannarsi, tamponasse al momento l’ansia determinata dalla “non vittoria”. Nello specifico, i dati dell’occupazione… “se ci dai il lavoro che importa  tu non possieda nemmeno una parvenza di legittimazione elettorale politica?”

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Tutto sommato un’applicazione del famoso “Franza o Spagna, purché se magna”, di sicuro successo nel paese del milione di posti di lavoro e degli 80 euro. E guarda un po’ che succede oggi?

In pompa magna, con tanto di Ilaria D’Amico di regime (non a caso ormai compagna di Buffon), ti appare Matteo Renzi all’Alitalia (ormai praticamente araba) e parla di volare, di ali, di cinture di sicurezza – che fantastica allegoria… che potente evocazione simbolica… l’aereo il cielo il decollo il volo d’uccello il maschio 😉 – la lungimiranza l’occhio d’aquila ma in sicurezza… perché al comando c’è top gun Renzi… WOW).

Ma soprattutto parla di 310 nuovi posti di lavoro!!! Continua a leggere