PD, Primarie 2017: dall’urna elettorale a quella cineraria

xPartitoDefuntoInteresse azzerato per l’esito scontato di queste primarie: il quaquaraqua ed i suoi sfidanti platonici. Si, gli piace vincere facile.

Quando il giornalismo non serve a nulla: L’autoscoop colossale viaggiava su twitter, ma nessun media ve lo dirà.

Scatti che parlano da soli: quei ‘giovani’ votati dai vecchi.

Cronaca visiva di una morte annunciata: PD, Partito Defunto.

Il senso del PD per il migrante, il senso del migrante per il PD.

E buon Primo Maggio!

Post Scriptum, importante. 

Le primarie del PD si sono rivelate proprio come ce le si poteva immaginare. Scialbe figure contrapposte, due delle quali sprovviste di qualsiasi radicamento nazionale, anche solo nell’immaginario. E quindi fuori gara sin dall’inizio. Orlando ed Emiliano han fatto da sparring partner al Quaquaraqua (come e perché su questo sito lo si possa nominare solo in tal modo è giustificato apoditticamente nel post che qui trovate linkato). In specie il primo, perchè il Governatore della Puglia ha in realtà qualche velleità nazionale di sinistra ‘emotiva’, probabilmente intrecciata a quella di De Magistris, Civati, Vendola, Mussi, Pisapia… sino all’ambientalismo post comunista di Bonelli. Se qualcuno vuole cercarne le tracce più evidenti, segua la campagna elettorale della sventuratissima Taranto. Ma poco, pochissimo interessa, dicevamo. A chi? Ma agli italiani under 70… a breve potremo costatarlo. Il vincitore non c’è bisogno di farselo proclamare, è il Quaquaraquà. Si, gli piace vincere facile, come da bimbi quando la prozia ci faceva far manbassa ad asso pigliatutto. Poi arrivava il cuginetto più grande e non si prendeva una carta…

Quel che vedrete a seguire non lo troverete sui media, che sono lì per imbonire, non per documentare nè per riflettere… [pensate che nessuno si è mai chiesto, per anni, come dei nullatenenti migranti potessero pagarsi la sopravvivenza ed il viaggio, dal Ghana alle bagnarole degli scafisti, giungendo sino ad ipotizzare improbabilissime ‘vendite di organi’…  voi direte… ma perchè ci parla di migranti, che confusione… lo scoprirete alla fine del breve testo]. Eppure, proprio perchè non ripreso dai media, quel che segue si presenta come verità cristallina. Quale migliore autore di uno scoop se non il soggetto – ignaro – che ne patisce le conseguenze?? E’ stato infatti lo stesso PD, in buona, anzi buonissima fede, a fornirci tutti gli elementi per una scoperta decisiva: Il Quaquaraquà ha 42 anni; Il guardasigilli Orlando ne ha 48; Emiliano, il più ageè, ne ha 57. Bene, i loro elettori ne hanno oggi settanta ma spesso ben di più.

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Candidati ‘giovani’ per elettori vecchi…

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In Siria Bannon l’influencer e Trump il wrestlemaniac ce la fanno sotto il naso?

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La propaganda di guerra, un’antica e valida arma di offesa. Quasimodo e l’uomo del suo tempo.

Dalla poesia alla pratica: gli attacchi chimici di Assad e la risposta telefonata degli USA.

Una rondine non fa primavera, in specie se di plastica: Bannon maestro d’illusioni alla corte di Trump.

La rete internazionale antiamericana, media in prima fila, ingabbiata nella sua stessa gabbia. Nell’attesa di vere azioni contro Nord Corea (e quindi Iran).

I cazzottoni simulati del Wrestling, che fanno impazzire la gente e forse le nazioni.

Dulcis in fundo, quel video che vale da solo la fatica di leggere l’Abate…

Uno dei più gravi errori della seconda metà ‘900 è stato immaginare un mondo completamente nuovo, irrevocabilmente rivolto al superamento di ogni limite, non solo tecnologico, ma addirittura antropologico. Come se di colpo la voce di migliaia di grandi pensatori – che da secoli presentavano assai ardua l’elevazione del singolo individuo, figuriamoci quella di comunità, stati e loro apparati – fosse divenuta solo l’eco di un passato lontanissimo. Eppure Salvatore Quasimodo ci ammoniva, ancora nel 1947…

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.

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Donald Trump versus Hillary Clinton: analisi accurata del voto possibile (II)

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Prosegue da Donald Trump versus Hillary Clinton: analisi accurata del voto possibile (I) 

Che accade su internet. Twitter, un semplice confronto.

Obamacare? No grazie.

Quelle inchieste che fanno milioni di spettatori su youtube. Wikileaks ed una censura che volge al termine. Potenza della rete o inseguimento della realtà?

L’improvviso cambio di tendenza nei sondaggi nasconde altro. Indirizzare il voto va bene, la figura da cialtroni meno.

Il formidabile argomento ‘toccata di culo’ varrà davvero l’elezione del Presidente? Forse no.

Un video per rifletterci su.

Ci siamo lasciati qualche giorno fa, quando ancora tutti i mass media concedevano mirabolanti vantaggi elettorali ad Hillary Clinton. Parliamo addirittura di 12 punti percentuali. Oggi le cose sono cambiate, e di molto: improvvisamente leggiamo di parità e persino di sorpasso di Trump. Questa seconda parte dell’analisi è destinata a completare la prima – dedicata ad evidenziare il magnate americano quale candidato più adatto a conservare il voto della sua parte politica, drenandone altro dalla sponda opposta – nel dimostrare che Donald molto probabilmente non fu mai davvero distanziato nella corsa alla presidenza. Se non sui sondaggi. Apparente paradosso che qui proveremo a spiegare.  Continua a leggere

Berlusconi e lo sgambetto romano (alla Meloni). Santa Virginia, pensaci tu

La candidata Raggi, grillina col pedigree da Forza Italia: Previti, Sammarco, Panzironi.

O Grillo rivaluta di corsa il Diavolo o la Raggi dovrebbe risultare odiosa ad ogni grillino.

Ma l’adepto a cinque stelle è fideista: Sentite Santa Virginia cosa gli da a bere, sul “The Guardian”. Mini lista delle bischerate pentastellate.

Intermezzo: I migranti e il voto di scambio dei Natali futuri.

Il tango del Cavaliere, da Bertolaso a Marchini. Tutto, purché la Meloni non veda il ballottaggio. Giachetti, la vittima sacrificale.

Si lasci vincere in pace Virginia Raggi, per bruciare in serenità il Movimento Cinque Stelle prima delle politiche.

In via del tutto eccezionale, troverete le fonti in calce al testo. Amanti dell’ipertesto, preferiamo per una volta questa forma desueta al deliberato scopo di costringere il potenziale lettore grillino a sforzare il cerebro su forme stantie di trasmissione del sapere. Altrettanto, la gran varietà delle fonti giornalistiche utilizzate, dal “The Guardian” a “Libero” ad “Il Fatto”, sia ulteriore pungolo affinché tale catechizzato lettore verghi offese e contumelie – ben più agevoli delle obiezioni ragionate – all’indirizzo di Theleme, la quale resta coerente col celebre motto: “Fa ciò che vuoi”. Non verrà applicato alcun filtro alle risposte. 

Buona lettura. 

Nonostante se ne sia parlato un bel po’, forse ancora nessuno ha sottolineato con sufficiente nettezza il paradosso della scelta Raggi, candidata romana di un Movimento Cinque Stelle che dell’intransigenza, del sospetto, del “non poteva non sapere”, della rapida censura e quasi della delazione interna (vedi Bedori a Milano) ha fatto e fa il suo cavallo di battaglia. Coincidenza strana, proprio fra i grillini si individua una Virginia Raggi carica d’esperienze di lavoro svolto per lo studio di Cesare Previti (pluricondannato), cui ha fatto seguito il ruolo d’amministratrice delegata per una società della Rojo, sodale del Panzironi arrestato. E ciò per il tramite dello studio Sammarco. Fatti ormai notori.

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Non sarà irrilevante ricordare che proprio da uno studio Sammarco, cioè quello del fratello del suo nuovo dominus – nuovo dopo Previti, si intende – emersero le magagne di Fini e della famosa casa di Montecarlo. Tanto era vicina la famiglia Sammarco a Berlusconi, almeno ai tempi. Cosa incontrovertibilmente singolare è che, sebbene la platea grillina raccolga un’umanità assai varia, tale profilo professionale è da considerarsi tanto raro fra i cinque stelle quanto comune in Forza Italia. Continua a leggere

Necrologio per Claudio Vaccari, Bertoldo 2.0 che twittava alla grande il #madeinItaly

Ripartiamo con un grande dispiacere, quello di un buon conoscente che se ne va, nonostante tante speranze.

La litania mortifera dei media italiani non ha spazio se non per chi paga loro lo stipendio. “Cos’è una bresaola di fronte al funerale Casamonica” e cos’è il suicidio di Vaccari di fronte alla sorte dei migranti?

Forse non c’è davvero più spazio per i Bertoldo “scarpe grosse cervello fino” che fanno ancora business da noi.

Cosa rimane da fare per poter restare, vivi e con la schiena dritta, in Italia?

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L’avatar “boteriano” scelto da Claudio Vaccari su twitter

La diceria dell’Abate riparte, dopo la pausa agostana.

Non come previsto, cioè dedicando la sua attenzione a Duilio Poggiolini, il quale a distanza di “soli” 22 anni dai fatti atroci di cui fu protagonista ha perso il titolo di cavaliere, ma è ancora sotto processo… bensì  ricordando una persona che non è più fra noi, purtroppo. Claudio Vaccari, titolare di mobilifici a Soresina, Cremona, imprenditore e uomo stimato. Ricco soprattutto di iniziativa e di idee e di fiducia, probabilmente mal riposta.

Per questo la sua morte rattrista e sgomenta tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui… a testimonianza un breve estratto dal ricordo che ne fa oggi la sua associazione di categoria:

In questi anni in cui è stato vicino alla Confcommercio, fino ad esserne vicepresidente vicario, ha sempre dato un grande esempio, gettando in ogni occasione il cuore oltre l’ostacolo, testimoniando concretamente come ad ogni problema dovesse corrispondere una soluzione, inviando così uno straordinario messaggio di positività. Non è mai stato un calcolatore. Aveva una umanità profonda, attenta agli altri. Gli piaceva essere chiamato ad esprimere una opinione su ogni tema. Eclettico e originale mai una volta mi è parso banale e le sue osservazioni sono sempre state preziose. Quando invece proponeva un’idea la sua passione diventava coinvolgente. Ha saputo realizzare progetti che ai più sembravano impossibili. Il suo approccio creativo ha lasciato un’impronta straordinaria nella evoluzione recente della Confcommercio. Era un dirigente e un imprenditore vero, instancabile, sempre con la mente aperta a nuove idee, nuove sfide e nuove avventure. Se oggi ci sono i distretti del Commercio e i gruppi territoriali, se oggi la Confcommercio ha una vera valenza provinciale la maggior parte del merito è proprio di Claudio…

E non solo. Nonostante per anagrafe non fosse certo un “nativo” internetico, si era adattato benissimo alla comunità di twitter  (con quasi 3000 followers) – autentica ridotta delle non molte intelligenze rimaste nel paese (oltreché naturalmente, e fortunatamente, del pattume più vario). Per me, anzi per lui, parleranno meglio d’ogni altra cosa le immagini che postava, in cui condensava pensieri mai banali o conformisti. Tutt’altro. Ecco perché mi arrogo il diritto, sperando di far cosa buona, di ripubblicare quantomeno i più recenti: Continua a leggere

La propaganda post elettorale vuol volare con Alitalia, ma finisce sotto il tram di MafiaCapitale

“Franza o Spagna purchè se magna” finisce in gran pompa all’Alitalia. Le assunzioni nuove, anzi usato garantito.

Renzi, vero perdente falso vincente, mette in difficoltà i media di regime. MafiaCapitale si mangia tutto (in primis i popolari).

Il popolo italiano non ha bisogno di balie in toga, ma solo di dignità.

Ieri, nel post

Elezioni regionali (3): “Franza o Spagna purchè se magna” …

avevamo evidenziato le prime tre “gambe” della propaganda governativa, ideata nei due giorni afgani del Premier. Retorica rivolta alla copertura di quella che, se letta correttamente, è una vera débâcle elettorale, capace di gettare ombre enormi sul futuro del Governo e dello stesso PD.

Quali ombre siano poi, sarà argomento di prossimo approfondimento. Qui (purtroppo) occorre ancora una volta soffermarci sulla correttezza della nostra ipotesi propagandistica (e quindi sull’importanza di ciò che vuol nascondere, ovvero l’esito elettorale), confermata dagli accadimenti di oggi:

  • mimetica da indossare per allontanare visivamente Renzi dalle giacche di De Luca e tailleur di Moretti
  • negazione assoluta di qualsivoglia difficoltà emersa nel voto. Il criterio unico del “5 a 2″ inaugurato dalla Boschi. (Poi nella megalomania del Premier divenuto 10-2)
  • censura mediatica dei risultati inequivocabilmente negativi emersi inequivocabilmente nelle votazioni comunali. E da noi sottolineati degnamente.

questi erano i capisaldi, sino all’arrivo delle notizie estremamente positive fornite sull’occupazione dall’ISTAT di Alleva (a tal proposito non posso che rimandarvi al già citato precedente post, ma vi faccio presente che persino il sen. Damiano del PD, oggi in TV, non si è voluto assolutamente sbilanciare). Ovviamente un bel tweet renziano giungeva a coronamento.

A tal punto ipotizzavamo ieri che la scelta del MINCULPOP fosse stata appunto quella di introdurre un’informazione purchessia positiva che, giocando sulla disperazione di un paese sempre pronto ad autoingannarsi, tamponasse al momento l’ansia determinata dalla “non vittoria”. Nello specifico, i dati dell’occupazione… “se ci dai il lavoro che importa  tu non possieda nemmeno una parvenza di legittimazione elettorale politica?”

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Tutto sommato un’applicazione del famoso “Franza o Spagna, purché se magna”, di sicuro successo nel paese del milione di posti di lavoro e degli 80 euro. E guarda un po’ che succede oggi?

In pompa magna, con tanto di Ilaria D’Amico di regime (non a caso ormai compagna di Buffon), ti appare Matteo Renzi all’Alitalia (ormai praticamente araba) e parla di volare, di ali, di cinture di sicurezza – che fantastica allegoria… che potente evocazione simbolica… l’aereo il cielo il decollo il volo d’uccello il maschio 😉 – la lungimiranza l’occhio d’aquila ma in sicurezza… perché al comando c’è top gun Renzi… WOW).

Ma soprattutto parla di 310 nuovi posti di lavoro!!! Continua a leggere

Bonus DEF, la propaganda o la sai fare o no: Padoan non sbaglia solo i calcoli…

renzi-padoan-640Povero Renzi, bravo solo a far propaganda e circondato da chi non è buono. La vista lunga di O. Giannino, la ricostruzione de La diceria: Mai dire Povero!

Dobbiamo ammetterlo, Renzi sa fare solo una cosa, la propaganda. Cresciuto fra preti e pretini, che si allenano in ciò da migliaia di anni, riuscendo ininterrottamente a spacciarsi quali unici tramiti con la divinità (e bisogna proprio esser bravi…), abbiamo visto ieri come il Premier poco sappia e nemmeno possa definirsi fortunato o di buona stella.

Purtroppo per lui, nel grande disastro del paese, (dove #labuonascuola significa un crollo al mese – questa volta è toccato ad Ostuni, ci torneremo) il povero Matteo non viene seguito nemmeno in quel campo, di cui è maestro. A farmi riflettere sulla cosa è l’acuto (e nevrile) Oscar Giannino, al quale Thélème, nel bene e nel male, ha sempre prestato orecchio. Continua a leggere