(I) Brancaleone alle consultazioni: Il Senato secondo Di Maio

Brancaleone Di Maio 2

Che ne è stato dei candidati di cui c’eravamo occupati?

Dai candidati agli eletti. Il Senato è ancora una volta campo di battaglia.

Il gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle.

Casta e pura? Incontriamo i senatori VIP.

– Continua –

Nel tentativo ingrato di inquadrare le vicende elettorali del Movimento Cinque Stelle, indecifrabili come non mai, avevamo dato una rapida scorsa all’elenco dei candidati, nominati all’uninominale direttamente dai ‘vertici’, al proporzionale selezionati con scremature del tutto arbitrarie. Finendo per reperire una serie di nomi che saltavano all’occhio per avere poco o nulla a che fare con la storia, le finalità e le parole d’ordine del ‘grillismo’. E molto a che fare con altri percorsi noti della politica italiana, paradossalmente vicini a quella ‘casta’ centrista additata eternamente quale responsabile criminale dei disagi nazionali e pronta a ogni camaleontismo per arrivare in Parlamento. E infine governare, allo scopo di gestire poteri e denari, possibilmente eternandosi sulle poltrone e strafottendosene del ‘popolo’. Prima di procedere con l’analisi approfondita – che non lesinerà sorprese – di chi è effettivamente stato eletto al Senato sotto la bandiera a cinque stelle,  diamo conto dei risultati elettorali della inquietante pattuglia di candidati di cui avevamo scritto in precedenza.

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Il voto di scambio costa. E si paga cash!

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Il paradosso dei neo DC: il voto di scambio senza scambio non si può fare.

Gli italiani, grillini inclusi, hanno la marchetta nel sangue. Ma i cash ci sono?

Patti, tavoli, piani, firme. In realtà non arriva una mazza.

Le regalie dell’ultimo minuto, sul conto corrente.

Il fallimento clamoroso della propaganda ‘industriale’.

Conclusione: saremo tutti, presto, orfani.

Attenzione, il testo che segue contiene turpiloquio. A Theleme se ne fa uso davvero parco, purtuttavia chi dovesse ritenerlo inadatto alla sua casta vista si astenga dal proseguire. L’autore è stato invasato dal volksgeist dell’italiano contemporaneo, allo scopo di svelare il segreto di Pulcinella… e non ha potuto nè voluto espungere il registro triviale. 

A volte si rimane basiti. E’ possibile che nemmeno i reduci della tradizione consociativa italiana ricordino come DC e PCI (e satelliti) fondassero il loro consenso più sulla concreta erogazione di benefici che sull’adesione a fumose idee, teoricamente prossime agli USA o all’URSS (ma poi in realtà prossime a un cazzo)? Naturalmente la qualità e la qualità del beneficio dipendeva dalla posizione nella medievale piramide sociale, ma si può dire che ciascuno, in base ai proprio demeriti, ci inzuppava il biscotto con sufficiente goduria per potersi turare il naso (aprendo beninteso il culo) e votare i rugginosi, senescenti, retorici ingranaggi della democrazia bloccata. Posti di lavoro, permessi edilizi fittizi, denaro contante, scarpa sinistra e destra, patenti regalate, mezzi pubblici senza controllori… chi più ne ha più ne metta, io ti do tu mi dai. E poi vaffanculo, sino alla prossima elezione. Già, perchè gli italiani la marchetta ce l’hanno nel sangue. E poco campanilisti come sono, per una serie di ragioni storiche e geografiche, sempre s’offrono bellamente anche allo straniero… fosse pure Barbablù, all’italiano, familista amorale al modo dell’ultima tribù turcofona delle steppe, non frega un cazzo: l’importante è che scucia la moneta, il privilegio o la prebenda, per sè e i propri cari. E’ in tal modo che abbiamo riempito lo Stato e il Parastato di stronzi e parassiti matricolati. Di gente che ha pagato per avere titoli fittizi, appena sufficienti a incamerare un posto di lavoro clientelare, finalizzato al voto di scambio. E’ così che le scuole sono piene di docenti mediocri, gli uffici postali di impiegati inetti, le direzioni centrali di incomparabili minchioni, i ministeri di cugini di monsignori e sindacalisti. E via discorrendo. E’ questa massa di beceri una delle ragioni per cui si devono pagare tasse sempre più elevate… qualcuno dovrà anche compensare la loro improduttività, che non è nefasta solamente in quanto furtiva ma poichè consente la prosecuzione sine die della demeritocrazia: è evidente infatti che codesta feccia non solo vota, ma anche faccia votare. E chi volete che voti, se non un pezzo di merda anche peggiore del pezzo di merda che già egli è?  Continua a leggere

Italia, nazione di santi, navigatori, poeti… e pezzi di merda.

Urs fischer

J’accuse.

Lottizzazione intellettuale/universitaria: breve storia.

I ‘nuovi significati’ dell’essere italiano, in contrapposizione all’essere inglese.

Fantozzi, che come tutti sanno ha una figlia, celiava sulla ‘Cupola’. Il destino cinico e baro di Valeria Fedeli.

Demeritocrazia e servilismo, chiavi di lettura del Paese.

Vivere prendendosi per il culo, la missione degli italioti.

Oswald Spengler, Dalì e Fischer in Piazza della Signoria: quel che ricacciamo nell’inconscio si materializza nella veglia.

Siamo ormai ‘Una cagata pazzesca’, figlia del pensiero – e forse dell’intestino – debole?

Monito per le anime belle: questo testo contiene turpiloquio e scatologia. Il sommo Dante insegnava come il registro linguistico debba essere adeguato al tema. Nell’Aldilà – se trattasi di Inferno – ci sta anche una sonora scorreggia (XXI canto), Figuratevi nell’ Aldiquà. 

Quando Emile Zolà scrisse il famoso ‘J’accuse’ contro l’ipocrita status quo francese dell’epoca egli non era nemmeno lontanamente consapevole del degrado che il mondo occidentale avrebbe subito nei secoli a venire. Di tale degrado l’Italia rappresenta un increscioso apice, nella pretesa di conservare integralmente le peggiori consuetudini medievali e barocche, ricoperte da una patina sempre più sottile di modernità post illuminista e ‘capitalista’. Un popolo becero, assistito, riempito di cazzate dall’oligarchia arcigna che lo governa fa ormai da specchio all’elite intellettuale, selezionata in base a criteri nepostistici, clientelari, egoistici, meschini, al tempo stesso confluiti e tracimati in una sorta di ideologia dello squallore e della prostituzione che non ha eguale nel mondo sviluppato. E in realtà nemmeno nel mondo sottosviluppato, il quale spesso non ha i mezzi per rendere così sistematica e consolidata l’indecenza.  Continua a leggere

Gentiloni imprenditore, Draghi finanziatore: il default è servito

Una nazione europea si trasforma in Stato totalitario: lui si gonfia, noi ci sgonfiamo. Senza troppo clamore.

Dalle cooperative dei migranti all’Alitalia, dall’ILVA a Piombino, dai call center agli avvocati: unico datore di lavoro, il Premier Gentiloni.

Nel frattempo si spegne l’attività privata. Come si pagano le tasse? Coi soldi del debito Pubblico.

Italiani drogati dalla guerra fredda. Ma nel 2017 ‘se la gode’ la Turchia.

Il ‘medico pietoso’ Draghi ‘fa la piaga verminosa’. Nonché il finanziatore, in bello stile MPS. Quanto dura?

L’epifania ci porta tanto – e solo – carbone.

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Nota bene. Quel che segue non è un saggio di Scienza delle Finanze. Non si prefigge di essere esauriente e nemmeno ‘preciso’, nelle definizioni e nei meccanismi, presentati a livelli estremi di semplificazione, più che grossolana. Ha il mero intento di creare un po’ d’ordine intellettuale, rivolto alla comprensione istintiva d’un organismo socioeconomico – quello italiano – malato, insostenibile e matematicamente alla fine del percorso.

Presenza e ruolo dello Stato sono stati sempre evidentissimi, nella società e nell’economia italiana. Il nostro quotidiano – scaturito dal centralismo sabaudo, dal totalitarismo fascista e dal consociativismo statalista cattolico e comunista – ha vissuto nei decenni un’impennata dell’azione economica dei governi. Le numerose privatizzazioni non hanno mai davvero affrancato i grandi gruppi… e nel contempo – senza dar troppo nell’occhio, grazie ad una stampa servile e poco brillante –  moltissime imprese, un tempo effettivamente private  (o privatizzate) sono oggi entrate (o rientrate) nell’alveo pubblico, a titolo più svariato (gestione, finanziamento, partecipazione azionaria…). Tutto ciò in ragione della logica per cui esse – ridottesi in miserevoli condizioni per obsolescenza o mala gestione, spesso clientelare – ‘non potevano fallire’, a causa delle conseguenze sociali (e politiche, aggiungiamo noi) che avrebbe comportato la loro scomparsa. La lista è davvero lunghissima. Il Monte dei Paschi, il siderurgico ILVA, la ex Lucchini di Piombino, la ex Fiat di Termini Imerese, le banche popolari, la SAIPEM, l’Alitalia, i maggiori Call Center (che non appena si riduce l’enorme esposizione pubblica chiudono tutto)… Continua a leggere

La propaganda post elettorale vuol volare con Alitalia, ma finisce sotto il tram di MafiaCapitale

“Franza o Spagna purchè se magna” finisce in gran pompa all’Alitalia. Le assunzioni nuove, anzi usato garantito.

Renzi, vero perdente falso vincente, mette in difficoltà i media di regime. MafiaCapitale si mangia tutto (in primis i popolari).

Il popolo italiano non ha bisogno di balie in toga, ma solo di dignità.

Ieri, nel post

Elezioni regionali (3): “Franza o Spagna purchè se magna” …

avevamo evidenziato le prime tre “gambe” della propaganda governativa, ideata nei due giorni afgani del Premier. Retorica rivolta alla copertura di quella che, se letta correttamente, è una vera débâcle elettorale, capace di gettare ombre enormi sul futuro del Governo e dello stesso PD.

Quali ombre siano poi, sarà argomento di prossimo approfondimento. Qui (purtroppo) occorre ancora una volta soffermarci sulla correttezza della nostra ipotesi propagandistica (e quindi sull’importanza di ciò che vuol nascondere, ovvero l’esito elettorale), confermata dagli accadimenti di oggi:

  • mimetica da indossare per allontanare visivamente Renzi dalle giacche di De Luca e tailleur di Moretti
  • negazione assoluta di qualsivoglia difficoltà emersa nel voto. Il criterio unico del “5 a 2″ inaugurato dalla Boschi. (Poi nella megalomania del Premier divenuto 10-2)
  • censura mediatica dei risultati inequivocabilmente negativi emersi inequivocabilmente nelle votazioni comunali. E da noi sottolineati degnamente.

questi erano i capisaldi, sino all’arrivo delle notizie estremamente positive fornite sull’occupazione dall’ISTAT di Alleva (a tal proposito non posso che rimandarvi al già citato precedente post, ma vi faccio presente che persino il sen. Damiano del PD, oggi in TV, non si è voluto assolutamente sbilanciare). Ovviamente un bel tweet renziano giungeva a coronamento.

A tal punto ipotizzavamo ieri che la scelta del MINCULPOP fosse stata appunto quella di introdurre un’informazione purchessia positiva che, giocando sulla disperazione di un paese sempre pronto ad autoingannarsi, tamponasse al momento l’ansia determinata dalla “non vittoria”. Nello specifico, i dati dell’occupazione… “se ci dai il lavoro che importa  tu non possieda nemmeno una parvenza di legittimazione elettorale politica?”

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Tutto sommato un’applicazione del famoso “Franza o Spagna, purché se magna”, di sicuro successo nel paese del milione di posti di lavoro e degli 80 euro. E guarda un po’ che succede oggi?

In pompa magna, con tanto di Ilaria D’Amico di regime (non a caso ormai compagna di Buffon), ti appare Matteo Renzi all’Alitalia (ormai praticamente araba) e parla di volare, di ali, di cinture di sicurezza – che fantastica allegoria… che potente evocazione simbolica… l’aereo il cielo il decollo il volo d’uccello il maschio 😉 – la lungimiranza l’occhio d’aquila ma in sicurezza… perché al comando c’è top gun Renzi… WOW).

Ma soprattutto parla di 310 nuovi posti di lavoro!!! Continua a leggere