Berlusconi e lo sgambetto romano (alla Meloni). Santa Virginia, pensaci tu

La candidata Raggi, grillina col pedigree da Forza Italia: Previti, Sammarco, Panzironi.

O Grillo rivaluta di corsa il Diavolo o la Raggi dovrebbe risultare odiosa ad ogni grillino.

Ma l’adepto a cinque stelle è fideista: Sentite Santa Virginia cosa gli da a bere, sul “The Guardian”. Mini lista delle bischerate pentastellate.

Intermezzo: I migranti e il voto di scambio dei Natali futuri.

Il tango del Cavaliere, da Bertolaso a Marchini. Tutto, purché la Meloni non veda il ballottaggio. Giachetti, la vittima sacrificale.

Si lasci vincere in pace Virginia Raggi, per bruciare in serenità il Movimento Cinque Stelle prima delle politiche.

In via del tutto eccezionale, troverete le fonti in calce al testo. Amanti dell’ipertesto, preferiamo per una volta questa forma desueta al deliberato scopo di costringere il potenziale lettore grillino a sforzare il cerebro su forme stantie di trasmissione del sapere. Altrettanto, la gran varietà delle fonti giornalistiche utilizzate, dal “The Guardian” a “Libero” ad “Il Fatto”, sia ulteriore pungolo affinché tale catechizzato lettore verghi offese e contumelie – ben più agevoli delle obiezioni ragionate – all’indirizzo di Theleme, la quale resta coerente col celebre motto: “Fa ciò che vuoi”. Non verrà applicato alcun filtro alle risposte. 

Buona lettura. 

Nonostante se ne sia parlato un bel po’, forse ancora nessuno ha sottolineato con sufficiente nettezza il paradosso della scelta Raggi, candidata romana di un Movimento Cinque Stelle che dell’intransigenza, del sospetto, del “non poteva non sapere”, della rapida censura e quasi della delazione interna (vedi Bedori a Milano) ha fatto e fa il suo cavallo di battaglia. Coincidenza strana, proprio fra i grillini si individua una Virginia Raggi carica d’esperienze di lavoro svolto per lo studio di Cesare Previti (pluricondannato), cui ha fatto seguito il ruolo d’amministratrice delegata per una società della Rojo, sodale del Panzironi arrestato. E ciò per il tramite dello studio Sammarco. Fatti ormai notori.

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Non sarà irrilevante ricordare che proprio da uno studio Sammarco, cioè quello del fratello del suo nuovo dominus – nuovo dopo Previti, si intende – emersero le magagne di Fini e della famosa casa di Montecarlo. Tanto era vicina la famiglia Sammarco a Berlusconi, almeno ai tempi. Cosa incontrovertibilmente singolare è che, sebbene la platea grillina raccolga un’umanità assai varia, tale profilo professionale è da considerarsi tanto raro fra i cinque stelle quanto comune in Forza Italia. Continua a leggere

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Primo Maggio 2016: Tanti, troppi morti sul lavoro in Italia. Perché?

Arriva il primo Maggio. Come ogni anno accompagnato dalla vasta conta delle morti sul lavoro (+16%, 2015). Le statistiche in Italia sono falsate, in ogni modo. Ed infatti surrealmente conflittuali.

Nulla è cambiato rispetto a 5 anni fa: manteniamo il primato in Europa. I perché di allora sono buoni anche oggi, anzi ottimi. Rispolveriamoli.

Restare ignoranti, a fini di conservazione e controllo, ci rende competitors perdenti dei paesi in via di sviluppo, quindi vittime degli stessi dolori. Un cancro inesorabile.

E’ arrivato il primo maggio, come ogni anno accompagnato dalle notizie, confuse e di ardua lettura, relative alle morti sul lavoro. Cinque anni fa ci occupammo in dettaglio della dolorosa questione, sia in sé stessa sia al fine di farne esempio indiscutibile del modo indecoroso e falsario con cui in Italia si divulgano tutti i risultati statistici, per poter prevenire la effettiva comprensione della realtà da parte dei cittadini.

Nulla risulta cambiato. Anzi. Le cifre vengono presentate, se possibile, in modo ancor meno districabile ed ancor più funzionale al caos – un vero porto delle nebbie, come allora lo chiamammo – e soprattutto tali dati non mai ragguagliati con la situazione dei comparti produttivi, agricoltura ed edilizia essenzialmente, in cui i casi di mortalità o di invalidità si verificano. Ad esempio, su ADNKRONOS si parla in questi giorni di un aumento delle morti sul lavoro pari al 16% rispetto all’anno precedenteCosì come di cali avvenuti dal 2010 sino appunto al 2014. Il problema è che, nel frattempo, i comparti produttivi hanno subito sensibili  riduzioni, sia di ordini che di fatturato che di impiego. Pertanto, “i cali” appena menzionati lo sono solo in senso assoluto ma, se ragguagliati al numero di ore lavorate e di lavoratori, rappresentano invece un aumento. Peggio, l’incremento del 2015  è tale sia in senso assoluto che, a maggior ragione, rispetto ai dati di cui parliamo: in realtà, quel +16% potrebbe benissimo essere un +25%, ad esempio. Ma come mai una simile condizione cronica di mortalità sul lavoro è nettamente e storicamente superiore a quella degli altri stati avanzati? La risposta è semplice: non siamo un vero stato avanzato, ormai. E ci troviamo a concorrere, ad armi impari, con chi è in via di sviluppo. Ma di tutto questo si discorrà, in dettaglio, nei testi che vi ripresento. Le dinamiche là descritte e le conclusioni dedotte mi paiono ancora attualissime e di tutta logica. Non pare cosa di poco conto, infine, riferire della chiusura al pubblico – per protesta – dell’ “Osservatorio indipendente di Bologna” di cui mi sono più volte avvalso. E che qui ringrazio. 

Grafico morti sui luoghi di lavoro dal 1° gennaio 2008

Buona lettura e, si fa per dire, buona festa dei lavoratori. Continua a leggere