#Pirandello i #Social e Uno nessuno e centomila noi.

Una riflessione interessante e molto ben scritta.
Vicina alle intuizioni sulla virtualità di Zygmunt Bauman, che consiglierei a tutti di leggere, nella loro immediatezza.

Buona lettura.

adorabili cingoli

Che bello questo mondo virtuale dove le miserie e l’orrore non esistono! Tra la foto di un piatto  nouvelle cousine pescato su google un gattino tenerissimo e un paio di piedi con smalto nero (il fetish impazza) tutti, possiamo essere proiezione del nostro modello di cultura  intercambiabile,  costruirci la casetta della barby oppure ammantarci di mistero con nickname improbabili e citazionismi a pioggia dalle 3 di notte in poi . Immagino casalinghe in ciabatte armate di cellulare selfarsi tra un soffritto e le buste della spesa, mariti e compagni spalmati sul divano a frugare tra citazioni sul sesso e sull’amore, chattare all’impazzata  con ipotetiche star automatizzate in attesa della stellinatura, adolescenti nelle loro camerette che giocano a fare le donne con i loro IPhone  mentre i loro genitori, alla fine, fanno la stessa cosa da un’altra parte della casa.Che bello questo mondo di cuoricini emoticons e vip che si “concedono”…

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Formia, ucciso nel suo studio l’avvocato Mario Piccolino, blogger pro legalità – Italia, un narcostato?

Home page 30.5.2015, giorno dell'omicidio. La notizia non è presente.

Home page 30.5.2015, giorno dell’omicidio. La notizia non è presente.

Alla notizia che leggerete non è stata affatto dedicata l’attenzione che avrebbe meritato.
Per la notorietà locale dell’assassinato, l’avvocato Mario Piccolino.
Per il fatto che egli si fosse in sostanza dedicato negli ultimi anni all’informazione libera sulla rete.
Per le modalità, evidentemente professionistiche, con cui è stato freddato. Nel suo studio, a volto scoperto, con un colpo alla testa e la massima freddezza.
Per la notoria asprezza dei territori dove prestava la sua opera.

Non posso evitare di trovare in questa orribile vicenda, degna di paesi internazionalmente additati per l’efferatezza criminale (spesso impastata di complicità istituzionali) come il Messico, la Russia, la Nigeria, una conferma alla deriva italiana.
Sempre più simile ad un narcostato, preda delle sue caste, delle sue mortifere burocrazie, delle sue sanguinarie triadi.
Altrettanto devo suggerire la lettura diretta del sito Freevillage (link nella prosecuzione del testo), frutto dell’ingegno dell’avvocato ucciso. Un sito molto attivo. E assai puntuale nella censura sia delle mafie di provenienza campana, che affliggono endemicamente il territorio pontino. Sia delle forze di polizia, laddove esondanti i propri legittimi poteri.
Proprio negli ultimi giorni, se ci si fa caso, è presente un susseguirsi di post dedicati all’attività del di lui collega, avvocato Cupo, in grado di annullare giudizialmente numerosi provvedimenti restrittivi fondati esclusivamente su verbali e indagini, evidentemente tutt’altro che a prova di bomba.
Dell’attività antimafia non è il caso di aggiungere altro a quello che copiosamente potrete trovare da voi stessi, sia sul sito in questione che nei pezzi giornalistici già presenti sulla rete.

La sensazione che qui si ha addosso è quella di una nazione che ha perso ogni rotta, zeppa di disperati pronti a commettere gesti estremi, in un humus estremamente favorevole al crimine ed alla violenza, cui le istituzioni non sanno, non possono o forse non vogliono più porre freno. Altrettanto non vediamo mai il sedicente (in Italia) quarto potere compiere il dovere che pure avrebbe, di informare e sensibilizzare. E per cui riceve ingenti finanziamenti pagati con le tasse dei cittadini per cui, in teoria, lavorerebbe.
Le “aperture” odierne, anzi le intere homepage sono infatti dedicate a questioni che non dovrebbero mai e poi mai mettere in ombra episodi crudamente sintomatici e da stigmatizzare con la massima forza, come questo.
Riteniamo che il sensazionalismo riservato alla vicenda Scazzi, essenzialmente e morbosamente fine a sé stesso, potrebbe d’ora in poi ben riservarsi al “giallo” Piccolino (se così si volesse presentarlo, per renderlo “attraente” al pubblico), senza perdere una frazione di audience. Eppure abbiamo invece la netta sensazione che ben poco se ne parlerà nei talk show. Ed anche altrove.
Così come accadde della vicenda del sindaco di Pollica, Vassallo, barbaramente trucidato nel non così lontano Cilento e presto finita nel dimenticatoio, tra mille interrogativi.
Mai ebbe l’onore dell’attenzione di Vespa, né alcun plastico.
Facciamo noi, con i ridotti eppur possenti mezzi internetici (tanto possenti forse da spaventare al punto di commissionare omicidi), quello che sarebbe mestiere altrui fare.

Buona (si fa per dire) lettura…

Antimafia.info

E’ stato probabilmente colpito alla testa da un colpo di arma da fuoco. Aveva 71 anni, faceva l’avvocato e scriveva sul sito freevillage.it di una zona ad alta infiltrazione della camorra. Nel 2009 era già stato aggredito con un cric.
Mario Piccolino

Un unico colpo, diretto alla testa. Mario Piccolino è morto così, mentre si trovava nel suo studio di Formia. La vittima aveva 71 anni, era un avvocato e un noto blogger di freevillage.it, dove pubblicava articoli contro le mafie, indiscrezioni e commenti politici. Un omicidio avvenuto in una città ad alto tasso mafioso, in un territorio – quella di Latina – che Carmine Schiavone chiamava semplicemente “provincia di Casale”, dove da tempo vivono moltissimi esponenti storici dei principali clan dell’agro-aversano.
Formia

Piccolino è stato colpito nel suo studio in pieno centro, poco dopo le 17. Un uomo a volto scoperto, di statura media, vestito con una bermuda militare, ha…

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Roma, i Rom e gli italiani: storia e cronaca del blaterar sciocchezze per aumentare i guai

Chi sono i Rom, dove vanno e da dove vengono, come è la loro società? Qualche mistero (in parte) svelato. Conoscere per deliberare.

Il problema secolare di un popolo seminomade in mezzo agli stanziali. I valori nomadici. La lingua Romanì non si scrive. Le caste e l’India.

L’ignoranza assoluta degli italiani, le orecchie da mercante del pensiero debole: noi gaggi, loro zingari.

Impostare le possibili soluzioni di un problema oggettivo, scongiurando l’evocazione di Hitler e Stalin.

Rom di Romania, inizio secolo

Rom di Romania, inizi del ‘900

Prima di iniziare a trattare di una questione così spinosa, che porta inevitabilmente con sé i fantasmi spaventosi del novecento appena trascorso, è necessaria una precisazione: l’intento non è quello di rinfocolare odi secolari né di attribuire alla presenza dei Rom un peso maggiore di quel che ha. Addirittura demenziali, se non criminali, paiono i tentativi mediatici di seppellire ben altre emergenze sotto la cortina dell’emergenza nomade. Nel paese della mafia di Stato sarebbe indegno ergersi a giudici esemplari. Ma altrettanto la negazione della specificità, peraltro arcinota e per così dire in re ipsa, della questione non può far altro se non esasperare gli animi e spingere, paradossalmente, proprio verso quell’intolleranza che annebbia pericolosamente la ragione, da cui tanto cieco “buonismo” vorrebbe, almeno in apparenza, tenerci lontani. Per affrontare la specificità è necessario sapere di essa… ed è superfluo dire come in Italia, che pure tanti ne ospita, non esista affatto una consapevolezza in merito. Anzi, quella che un tempo si possedeva è andata persa, affogata nelle demenziali trasmissioni televisive, come pure nel web, in cui il dibattito è quasi sempre del tutto privo di nozioni adeguate e sempre privo di esperienze dirette, che possano dare almeno una chiave di lettura parziale. A Théléme abbiamo un po’ dell’una ed un po’ dell’altra.

Prima di risentirvi per tanta sicumera, suggerirei un’attenta lettura di quanto segue: lungi dal voler essere una completa descrizione e tantomeno interpretazione della cultura Rom, l’intento è quello di riportare il dibattito alle sue basi reali, tanto librarie quanto esperienziali. Continua a leggere

Marmaray: unire Europa e Asia, nonostante il Bosforo – Il quadro geopolitico

L’articolo seguente, di per sé stesso assai interessante per le notizie dettagliate che offre su di un’importante, innovativa infrastruttura a cavallo tra Asia ed Europa, è indice di una straordinaria fluidità nelle relazioni internazionali, che ricorda quelle dei momenti più turbolenti nella storia del mondo.
Inutile dire che il coinvolgimento nel grandioso progetto della nuova “via della seta” cinese , figlio della visione “imperiale” turca (che non va mai dimenticata), non è né può essere scevro di conseguenze geopolitiche ad ampio spettro.
La Turchia, sino ad oggi insostituibile bastione della politica statunitense nell’area, non essendo stata accolta per tempo nell’alveo europeo (come avrebbero voluto i lungimiranti radicali) si è ora alquanto autonomizzata da Washington e persegue con forza crescente una politica che le è tradizionale – lo vedemmo poco tempo fa – fatta di equilibrio e al tempo stesso di sobillazione fra le componenti disomogenee del mondo islamico, le cui divisioni sapientemente ha sfruttato per secoli, allo scopo di governare indisturbata (o quasi). In questo preceduta dall’impero bizantino, di cui non a caso è diretta erede.
Per tale ragione, pur mantenendo una posizione non del tutto antitetica a quella sciita iraniana (che considera la parte savafide del suo ex impero e mira a reintegrare in tale condizione), è dietro alla rete di vari servizi segreti che tengono in piedi ISIS, allo scopo di strumentalizzarne e finanziarne l’azione militare, rivolta al contenimento dell’espansione sciita (con la benevola neutralità di Israele, ricambiata), triplicata in seguito alla rimozione del baluardo Saddam Hussein. Come pure per schiacciare la presenza curda, eterna spina nel suo fianco.
Pertanto l’attuale politica degli Stati Uniti di (abbozzato) riavvicinamento all’Iran, soprattutto in senso di ammorbidimento (teorico) sul nucleare, non fa altro che avvicinarla progressivamente a quella che è già storicamente sua partner – con alti e bassi – ovvero la Cina. Non è solo colore ricordare che la più importante collezione mondiale di porcellane cinesi è al Topkapi.
Come potete leggere qui, le controversie territoriali sono state sanate e un nuovo clima si respira fra i due paesi. Altrettanto, ed è l’argomento dell’articolo a seguire, ragioni logistiche ed economiche risospingono Turchia e Cina verso un’ “entente cordiale” asiatica. Rammentare inoltre la matrice etnica comune fra Ottomani e Cinesi completa la scena.
Ma niente è così semplice… un riavvicinamento ancora più marcato potrebbe portare ad attriti cospicui fra Cina e Russia, di cui l’ex Sultanato è storico competitore. E certo non può essere indifferente ad Ankara il fatto che la Crimea, già teatro di celebri guerre proprio fra Ottomani e Zar, sia passata dalle mani ucraine a quelle ben più pericolose di Putin.
Se ricordate, ci siamo appena interessati dei rapporti russo-cinesi, in una fase di grande vicinanza, sebbene irta di ostacoli inevitabili: questo è proprio uno di quelli. Altrettanto, sull’altro versante, la Turchia (che ricordiamo essere Nato) potrebbe incrinare ancor più la sua intesa con gli Stati Uniti.
Inoltre e’ attualissima la notizia di forniture militari americane di armi ad Iraq, Arabia Saudita e Israele, in funzione anti iraniana… che fa seguito alla non partecipazione dei sauditi a recenti incontri negli USA ed alle vibranti proteste israeliane rappresentate alla Casa Bianca.
Questo pare essere il quadro in cui leggere della recente infrastrutturazione sottomarina di Istanbul e del corridoio di cui vorrebbe essere snodo fondamentale.
Un quadro che, pur nelle distinguibili linee di scontro e confronto fra due blocchi geopolitici tutto sommato ben delineati, presenta un altissimo livello di mutevolezza, di doppi e tripli giochi (Come a “Risiko“, ciascuno piazza il suo carroarmato solo dopo aver visto la scelta dell’altro. A turno). E quindi di intrinseca pericolosità: qualsiasi sbilanciamento improvviso, che portasse ad un riequilibrio sostanziale delle forze in campo (attualmente ancora molto sbilanciate, in specie militarmente), potrebbe nascondere paradossalmente il germe di un conflitto mondiale in campo aperto. Soprattutto costatato il decesso dell’ ONU, che con la Libia di Gheddafi ha espresso il canto del cigno.
Tornando all’articolo che segue, un’ultima notazione. Lo stress sul traffico su rotaia come sostituto di quello marittimo è eccessivo. Può risultare adeguato per speciali tipi di merci e parzialmente per la mobilità umana, ma certo non sostituirà mai l’economicità e la funzionalità, collaudata nei millenni, del commerciale marittimo. Ricordiamo che da Agosto il canale di Suez sarà in grado di far passare navi di grandi dimensioni, riducendo moltissimo i costi. Il che non è affatto poco. Tanto è vero che i primi ad esser interessati sono, di nuovo, i cinesi.

Buona lettura.

ANDREA TURI

Articolo pubblicato su IL CAFFE’ GEOPOLITICO

A Istanbul, la realizzazione del progetto Marmaray (‘Marmara’ come il nome del Mare che attraversa, ‘ray’, ferrovia in turco) ha unito due continenti divisi dalla natura, Europa e Asia

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Alle elezioni regionali e comunali non si vota dall’estero: durerà quest’unica fortuna?

Le strazianti elezioni locali, palude stigia del paese.

Unico pregio, l’impossibilità di esercitare il diritto di voto all’estero.

Il silenzio dei grillini.

Quanto durerà?

Ci siamo. Le elezioni regionali sono alle porte. E possiamo pensarne ed aspettarci solo il peggio. I volti presentati, che siano nuovi o vecchi, ci parlano della più vieta politica italiana. L’appoggio dei “potenti” locali, lo sfruttamento dei volti “giovani” allo scopo di rastrellare consenso parcellizzato, gli accordi sottobanco sulla futura gestione delle partecipate, che naturalmente non sono state nemmeno sfiorate dalle inutili riforme del governo Renzi, le buche turate per strada, i lavori pubblici che improvvisamente riprendono per pagare qualche ora di lavoro e garantire l’osmosi busta paga – urne… tutto quello che ha trascinato il paese al fondo prosegue nel suo gioco al massacro, con una buona dose di “paradossale innocenza del male”. Quella per cui “è sempre andata così e sempre così andrà” e “se non lo faccio io lo fa un altro” e “lo so, fanno schifo, te lo dico persino io che sono candidato… ma almeno sono tuo amico e certo meno peggio…”. Un volano qui, una sinergia lì, un “tutti a casa” là… ed ecco la solita messa in scena. Sempre più misera. Non moralmente, dico. Proprio economicamente.

Nessuno ragiona sul fatto che l’assistenzialismo, il voto di scambio, la cosa pubblica fatta privata, il

Il Presidente della regione Toscana, Rossi, con lo

Il Presidente della regione Toscana, Rossi, con lo “sceicco beige” Al Habahbeh, che nemmeno paga i conti al ristorante…

potere fine a sé stesso necessitano comunque di una torta da dividersi, di una sorgente incessante di risorse da cui attingere, in ordine di importanza. Ma se i pasticceri sono andati via? E se non ci sono più gli ingredienti per prepararla? Anche in questo caso, il discorso sarebbe lungo. Per un inquadramento potrei rimandare QUI.

Che dire del sempreverde De Mita? Della estrema destra che abbraccia addirittura il centro? Ma non c’è solo la Campania… le candidature al di sotto di ogni parte che ci regala la Liguria, con la ributtante presa di posizione politica del presidente dei Vescovi? Della opposizione grillina, tutta giocata sulla supposta onestà di perfetti inetti? Del presidente Rossi ricandidato in Toscana dopo un quinquennio ai confini della realtà, dalle ASL alla favola Al Habahbeh, lo sceicco beige? Del giudice che ha perseguito il presidente uscente Nichi Vendola in Puglia, ora direttamente candidato nella lista di Michele Emiliano?

Che dire? Nulla. Il solito tanfo stantio, il solito paese medioevale che annaspa per assenza di altra droga, cioè di debito pubblico.

Eppure una cosa buona c’è, in queste elezioni regionali… chi vuole esprimere il voto deve farlo in Italia, presso la sua residenza. Dall’estero non è ammesso nulla, si può solo rientrare con delle agevolazioni. Il Ministero degli Esteri ci rassicura.

Ma perché si tratta di un bene? Perché le elezioni degli italiani all’estero sono una delle più grandi truffe. E ci dicono cosa sia e cosa valga l’Italia in queste mani. Con buona pace delle boutade governative su cultura (UMANISTICA), formazione e saperi. Continua a leggere

Proverbi Cinesi – La (triste) storia italiana di una passione e di chi ci puccia il biscotto (pardon, l’orologio)

A Theleme c’è confusione e ci si rifugia presso papà Rabelais. L’orologio, mirabile congegno. L’abilità tutta italiana di pervertire le migliori consuetudini.  La rete, tanto una grande risorsa quanto una grande illusione.

In questi giorni a Theleme c’è dibattito.
C’è chi vuole disinteressarsi del paese, lasciandolo in pasto alle sempre più pesanti camarille politicomediatiche; c’è chi vuole andare in vacanza; chi si preoccupa dei prossimi riti e baccanali e via dicendo.
Beninteso, c’è ad esempio anche chi vuole sputtanare “tecnicamente” la deriva indecente della Corte Costituzionale, antro di tetri soloni rivestiti d’ermellini, dediti a misteriose prassi esoterico-giudiziarie… visto che la comunità dei “giuristi” italiani ha il coraggio di un topolino (e l’appetito di un Facocero).
Insomma, un bel can can… in questi momenti a guidare la rotta incerta di un’istituzione regolata dal “Fa ciò che vuoi” non ci possono essere se non le parole immortali di Rabelais, nostro fondatore.
“Le ore sono state fatte per l’uomo, non l’uomo per le ore…”.

Da qui capirete bene come il passo verso lo strumento pensato per misurarle, queste benedette ore “fatte per noi”, sia facile ed obbligato.
L’orologio, quel mirifico strumento che dalle torri è via via giunto sino al polso, passando per pareti e calzoni, è da sempre assai ben visto, qui.

Ecco che i padri orologiai si son messi all’opera, approfittando di queste more per ricercare nuovi compagni da polso, degni di accompagnare il percorso edonisticamente sublunare di Theleme. Un giorno, forse, tali conoscenze utilissime verranno confidate al mondo…
Per intanto mi viene segnalata, ed a mia volta pubblico, una vicenda tutta italiana. I cui protagonisti sono:

1) Un forum di settore piuttosto noto
2) La consuetudine, mutuata dall’estero, di prodotti brandizzati destinati a comunità di acquisto di appassionati collezionisti (un modo tenero di rinsaldare rapporti interpersonali ed hobbies)
3) L’invereconda abilità italiana di pervertire ogni fatto collettivo, fosse pure lo “Zecchino d’oro”, a scopi truffaldini e/o comunque, di palese approfittamento
4) Un antico (e quasi obliato) nome dell’orologeria italiana, che diviene cavallo di troia per astuti imbonitori, ai danni di platee credulone
5) Il senso dell’ironia e la pervicace fiducia (lungimirante) nella potenza della corretta informazione e del web, che fa dell’autore di queste pagine un Thelemita onorario
6) La potenzialità internetica di generare, con un po’ di abilità e tempo, un mondo alternativo apparentemente coerente, assolutamente autoreferenziale eppure di grande suggestione. Nel bene e nel male.

Inutile dire che nemmeno rifugiandosi nella più serena delle ridotte umane, quella dei propri onanistici interessi, ci si può più salvare più da amare riflessioni sul paese, col ghigno a fior di labbra.

Buona lettura, appassionati d’orologi e non (e attenti alla rete… il nome stesso dice quanto si possa facilmente restarne imprigionati):

Orologiando cos'è

Visto che purtroppo è un blog che parla principalmente di orologi cinesi, è giusto utilizzare un pò di proverbi.

A volte l’ora tarda gioca brutti scherzi e dopo una giornata di lavoro(lavoro? vabbè chiamiamolo così), noi tutti crediamo di essere lucidi ma invece non lo siamo.
Ed è proprio quello che è capitato la scorsa notte al nostro “eroe”.
Convinto di aver trovato il rimedio all’ultimo ns post (apprezzato da molti) ha postato questa foto su scorregiando,  che aggiungo sotto.

Il famosissimo movimento “cagarelli”, l’abbiamo proposto ad orologio aperto..e non mentiamo, un’operazione che può fare qualsiasi possessore del “gioiello” in 3 min.

Ma attenzione, lui vuole porre all’attenzione il fatto che è un ETA modificato, prende una foto della parte del movimento dove non ci sono punzonature (embè fare punzonature finte con un programma di grafica richiede tempo ed una certa conoscenza..consigliamo un bel corso di aggiornamento su esempio..Photoshop)

Quindi…

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In Siria i terroristi anti-Assad mandano a Tel Aviv una nota di auguri per la nascita di Israele

Notizia non irrilevante, nello scenario mediorientale che sempre affascina ed atterrisce.
Come si vede all’interno dell’ISLAM spesso si preferisce addirittura l’ebreo al correligionario eretico.
Fermo restando che nel Corano è scritto a chiare lettere che i “popoli del libro” (cioè del Vecchio e Nuovo Testamento, correttamente intesi da Maometto come, direi, fonte di ispirazione) possono conservare il loro credo, a patto che, se residenti nel Dar-el-Islam, paghino i “dhimmi” al Califfo (una tassa che ne attesti la sottomissione), mi auguro il testo seguente, puro e semplice, faccia riflettere i lettori con ancor maggiore attenzione sulla natura dei gruppi combattenti islamici e delle loro, più o meno dichiarate, finalità. In questo caso aventi certamente a che vedere con le mire turche (e non solo), rivolte a ristabilire la tradizionale egemonia sul medio oriente. In fondo, nemmeno 100 anni son trascorsi…

Buona lettura.

News-Info. Alternativa

“Nella speranza che si celebrerà questa importante occasione l’anno prossimo nel parco dell’ambasciata israeliana a Damasco”

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da hispantv
Il gruppo terroristico Ahrar Siria, ieri (23 aprile, ndr), si è congratulato con il regime israeliano per il 67° anniversario dell’occupazione sionista delle terre palestinesi.
Secondo il quotidiano israeliano Maariv, Musa Ahmad al-Nabhan, un alto funzionario dell’ufficio politico del gruppo terrorista ha inviato un messaggio a nome dell’organizzazione, nel quale si congratula con le autorità israeliane per i 67 anni di mantenimento dell’occupazione dei territori palestinesi. Il 23 aprile è considerato il giorno dell’indipendenza del regime Israele.
Nella sua lettera ha anche espresso la speranza che il prossimo anno questa giornata si celebri presso l’ambasciata israeliana a Damasco.
Si noti che, secondo il calendario ebraico, gli israeliani considerano il 23 aprile come il giorno della creazione del regime israeliano, mentre, per il calendario gregoriano, è il 15 maggio, giorno…

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