Mattarella l’alchimista: l’ora è fatale, arriva il Governo Frankenstein!

fotomontaggio mattarella flick - Copia

Frankenstein Mattarella e ‘la creatura’ Flick: fenomenologia d’un’alchimia centrista. By courtesy of Mel Brooks. 

Prima di avanzare, riavvolgiamo il nastro. L’esito previsto e l’impossibilità di coalizzarsi.

‘Solve et coagula’ (PLAY!): non resta che l’alchimia.

Nuova missione di Sergio Mattarella fra gli avelli DC. Il sepolcro imbiancato e pentastellato.

‘Casellati, facce vedè er Fico…’ le consultazioni più ‘telefonate’ di sempre.

L’amaro destino del M5s: Grillo – con Di Battista – fila via sulla scialuppa di salvataggio?

Flick o Flock? (Ma ridar vita ai morti l’è dura).

Il Frankenstein che verrà: un arto qui un cuore là, nell’attesa dei Draghi? Tutti traditi.

Importante post scriptum, 27 Maggio 2018.

Il post che segue fornisce una visione esaustiva di quanto accaduto alla politica italiana negli ultimi 4 mesi, secondo una specifica interpretazione – quella di Theleme – che ha trovato progressivo riscontro. Chi non avesse tempo o volesse semplicemente andare al dunque, scorra in basso sino a ‘Mattarella l’alchimista’ e legga a partire da lì. 

Riavvolgiamo il nastro

Prima di tentare il disvelamento degli arcani futuri, è opportuno ripercorrere brevemente la strada che ci ha portati all’inconcludente data odierna. Iniziando dall’inizio. Ovvero dai mesi precedenti alle elezioni del 4 Marzo. Theleme, novello Pollicino, ha disseminato la strada che porta a casa dell’alchimista di gustose molliche di pane politico… la prima indirizzava – in sintonia con varie segreterie, ma nessun sondaggio – verso un futuro prossimo in cui fra Berlusconi e Salvini alla fine avrebbe prevalso il secondo. Molto più giovane, più centrato sui problemi di maggior rilevanza ‘pubblica’ (o populista, se volete, non fa poi tanta differenza), candidabile ed eleggibile. All’epoca era già evidente a tutti i pensanti – ma non ai media – come fosse irripetibile un governo centrista, considerato che la somma dei consensi di Forza Italia e Partito Democratico, principali eredi dell’equilibrio PCI-DC, era largamente inferiore alla 50%. In assenza di premi di maggioranza, nemmeno sommando interamente i seggi dei due partiti – altro che la sparuta pattuglia di Alfano – si sarebbe potuta perpetuare la tradizione morotea italiana. Anzi, i numeri proponevano una maggioranza numerica innovativa e diversa, nemmeno antitetica nell’impostazione e nei programmi. Almeno teorici. Quella costituita da M5s, Lega e Fratelli d’Italia. Uno scenario, insomma, in cui la Lega avrebbe avuto una posizione sicuramente vantaggiosa. Continua a leggere

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Il voto di scambio costa. E si paga cash!

votodiscambio

Il paradosso dei neo DC: il voto di scambio senza scambio non si può fare.

Gli italiani, grillini inclusi, hanno la marchetta nel sangue. Ma i cash ci sono?

Patti, tavoli, piani, firme. In realtà non arriva una mazza.

Le regalie dell’ultimo minuto, sul conto corrente.

Il fallimento clamoroso della propaganda ‘industriale’.

Conclusione: saremo tutti, presto, orfani.

Attenzione, il testo che segue contiene turpiloquio. A Theleme se ne fa uso davvero parco, purtuttavia chi dovesse ritenerlo inadatto alla sua casta vista si astenga dal proseguire. L’autore è stato invasato dal volksgeist dell’italiano contemporaneo, allo scopo di svelare il segreto di Pulcinella… e non ha potuto nè voluto espungere il registro triviale. 

A volte si rimane basiti. E’ possibile che nemmeno i reduci della tradizione consociativa italiana ricordino come DC e PCI (e satelliti) fondassero il loro consenso più sulla concreta erogazione di benefici che sull’adesione a fumose idee, teoricamente prossime agli USA o all’URSS (ma poi in realtà prossime a un cazzo)? Naturalmente la qualità e la qualità del beneficio dipendeva dalla posizione nella medievale piramide sociale, ma si può dire che ciascuno, in base ai proprio demeriti, ci inzuppava il biscotto con sufficiente goduria per potersi turare il naso (aprendo beninteso il culo) e votare i rugginosi, senescenti, retorici ingranaggi della democrazia bloccata. Posti di lavoro, permessi edilizi fittizi, denaro contante, scarpa sinistra e destra, patenti regalate, mezzi pubblici senza controllori… chi più ne ha più ne metta, io ti do tu mi dai. E poi vaffanculo, sino alla prossima elezione. Già, perchè gli italiani la marchetta ce l’hanno nel sangue. E poco campanilisti come sono, per una serie di ragioni storiche e geografiche, sempre s’offrono bellamente anche allo straniero… fosse pure Barbablù, all’italiano, familista amorale al modo dell’ultima tribù turcofona delle steppe, non frega un cazzo: l’importante è che scucia la moneta, il privilegio o la prebenda, per sè e i propri cari. E’ in tal modo che abbiamo riempito lo Stato e il Parastato di stronzi e parassiti matricolati. Di gente che ha pagato per avere titoli fittizi, appena sufficienti a incamerare un posto di lavoro clientelare, finalizzato al voto di scambio. E’ così che le scuole sono piene di docenti mediocri, gli uffici postali di impiegati inetti, le direzioni centrali di incomparabili minchioni, i ministeri di cugini di monsignori e sindacalisti. E via discorrendo. E’ questa massa di beceri una delle ragioni per cui si devono pagare tasse sempre più elevate… qualcuno dovrà anche compensare la loro improduttività, che non è nefasta solamente in quanto furtiva ma poichè consente la prosecuzione sine die della demeritocrazia: è evidente infatti che codesta feccia non solo vota, ma anche faccia votare. E chi volete che voti, se non un pezzo di merda anche peggiore del pezzo di merda che già egli è?  Continua a leggere

PD, Primarie 2017: dall’urna elettorale a quella cineraria

xPartitoDefuntoInteresse azzerato per l’esito scontato di queste primarie: il quaquaraqua ed i suoi sfidanti platonici. Si, gli piace vincere facile.

Quando il giornalismo non serve a nulla: L’autoscoop colossale viaggiava su twitter, ma nessun media ve lo dirà.

Scatti che parlano da soli: quei ‘giovani’ votati dai vecchi.

Cronaca visiva di una morte annunciata: PD, Partito Defunto.

Il senso del PD per il migrante, il senso del migrante per il PD.

E buon Primo Maggio!

Post Scriptum, importante. P.P.S. anche di più. 

Le primarie del PD si sono rivelate proprio come ce le si poteva immaginare. Scialbe figure contrapposte, due delle quali sprovviste di qualsiasi radicamento nazionale, anche solo nell’immaginario. E quindi fuori gara sin dall’inizio. Orlando ed Emiliano han fatto da sparring partner al Quaquaraqua (come e perché su questo sito lo si possa nominare solo in tal modo è giustificato apoditticamente nel post che qui trovate linkato). In specie il primo, perchè il Governatore della Puglia ha in realtà qualche velleità nazionale di sinistra ‘emotiva’, probabilmente intrecciata a quella di De Magistris, Civati, Vendola, Mussi, Pisapia… sino all’ambientalismo post comunista di Bonelli. Se qualcuno vuole cercarne le tracce più evidenti, segua la campagna elettorale della sventuratissima Taranto. Ma poco, pochissimo interessa, dicevamo. A chi? Ma agli italiani under 70… a breve potremo costatarlo. Il vincitore non c’è bisogno di farselo proclamare, è il Quaquaraquà. Si, gli piace vincere facile, come da bimbi quando la prozia ci faceva far manbassa ad asso pigliatutto. Poi arrivava il cuginetto più grande e non si prendeva una carta…

Quel che vedrete a seguire non lo troverete sui media, che sono lì per imbonire, non per documentare nè per riflettere… [pensate che nessuno si è mai chiesto, per anni, come dei nullatenenti migranti potessero pagarsi la sopravvivenza ed il viaggio, dal Ghana alle bagnarole degli scafisti, giungendo sino ad ipotizzare improbabilissime ‘vendite di organi’…  voi direte… ma perchè ci parla di migranti, che confusione… lo scoprirete alla fine del breve testo]. Eppure, proprio perchè non ripreso dai media, quel che segue si presenta come verità cristallina. Quale migliore autore di uno scoop se non il soggetto – ignaro – che ne patisce le conseguenze?? E’ stato infatti lo stesso PD, in buona, anzi buonissima fede, a fornirci tutti gli elementi per una scoperta decisiva: Il Quaquaraquà ha 42 anni; Il guardasigilli Orlando ne ha 48; Emiliano, il più ageè, ne ha 57. Bene, i loro elettori ne hanno oggi settanta ma spesso ben di più.

emo pd

Candidati ‘giovani’ per elettori vecchi…

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Dal cavallo di Roma esce armata la Raggi. Ad attenderla c’è Malagò?

Rompiamo gli indugi, la Raggi non ci è, ci fa.

Proseguiamo da dove c’eravamo lasciati, per arrivare dove eravamo già arrivati.

Tante azioni autolesioniste, una sola spiegazione logica?

Grillo e Casaleggio, l’ultimo mistero.

L’ipotesi sulfurea, quel voto futuro della giunta: se sconfessa il NO della Raggi salva (quasi) capra e cavoli.

Prosegue la guerra all’ultimo sangue. Il nostro, si intende.

 

– Aggiornamenti in fondo –

raggi-malago

Ci eravamo lasciati con Virginia Raggi la quale, dopo esser stata eletta a sindaco di Roma grazie alla complicità, appena un po’ occulta, di Berlusconi e del PD – grazie al suo curriculum tutto legato alla destra romana – poneva in atto, appena insediata, numerose scelte autolesive del buon nome del Movimento Cinque Stelle. Il tutto consigliato ed assistito dai vari Marra e Frongia, ‘cervelli’ locali dell’operazione ‘cavallo di troia al Campidoglio’, o meglio ‘cavallo di Roma’.

Oggi, senza alcuna spiegazione plausibile, la medesima sindaca salta deliberatamente l’incontro concordato con Malagò, trito rappresentante sportivo della partitocrazia italica, affamata di deficit spending, che negli ultimi anni le è stato spesso impedito, per averlo praticato in passato sino al quasi default. Malagò/CONI, non a caso in combutta olimpica con Montezemolo/Renzi e Marchini/Caltagirone, ha oggi provocatoriamente chiesto che l’incontro mancato si tenesse in streaming, secondo gli stessi ideali di democrazia diretta ed ipertrasparente, contrabbandati dai cinque stelle come praticabili. Ma solo in campagna elettorale.

Perché, ci chiediamo, invece di seppellire l’interlocutore con alcuni dei tanti argomenti inaffondabili a disposizione dei contrari alla candidatura di Roma (che all’epoca non piacque nemmeno al tetro Monti, salvo oggi mutare opinione) ha lasciato la possibilità ai detrattori di darle della inaffidabile dilettante ed opaca? Continua a leggere

Perchè è probabile che Marino rimanga dove è: I calcoli viscidi del PD (II)

Le dimissioni revocabilissime.

I veri fatti odierni, fuori di propaganda.

Arriva SEL su la7 e di colpo tutto prende il senso dettovi…

Prosegue da Perchè è probabile che Marino rimanga dove è: I calcoli viscidi del PD

La giornata di ieri si era conclusa con la dichiarazione urbi et orbi di Marino. Dimissioni sua sponte, nessuna sfiducia in consiglio comunale (quella si avrebbe messo il punto). Sui media e nei social si è data per scontata la serietà e irrevocabilità del gesto. Tutt’altro. Per legge il sindaco può ritirare le dimissioni entro 20 giorni, una realtà normativa che Ignazio Marino non lascia intuire, ma addirittura ribadisce sin dall’inizio, proprio nel discorso di “dimissioni”. Raccomandandoci di non scambiarla per “astuzia politica”. Ma leggiamo le sue vibranti parole. Qui da Lettera43 (testo completo):

Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni.
Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni.

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Perché è probabile che Marino rimanga ancora dove è: i calcoli viscidi del PD

Sorvoliamo sui (tanti) peccatucci di Marino, sindaco loffio anche nel male. Ma i guai giudiziari sono alle porte, non solo il semicommissario.

I calcoli viscidi del Partito più viscido d’Italia, il Partito Democratico.

Perché per l’ennesima volta si dice una cosa volendone fare un’altra, in quanto gli assessori non sono i consiglieri.

Che teatrino sbilenco, fra media marchettari.

Marino sindaco

L’opinione più diffusa a Roma…

E’ invero tedioso riprendere a scrivere qui – dopo una lunga partentesi europea di studi e libagioni, condivise coi fedeli d’amore di Theleme – partendo dalla figura di Ignazio Marino, uomo dappoco, sindaco di una città ormai dappoco, appartenente ad un partito da sempre dappoco. Ma purtroppo urge trattarne, sebben brevemente: perché è evidente che la descrizione data dai media dappoco (ovvero di regime) è del tutto antitetica alla realtà. Sino all’odierno capolavoro, circa le sue “dimissioni”.

Sorvoliamo sulle storiche dimostrazioni di meschinità del Sindaco, anche oltralpe. Passiamo sopra le ambiguità della sua giunta, come anche su Mafia Capitale. Accenniamo appena al viaggio negli Stati Uniti, a trovare un Papa che ci ha tenuto a specificare quanto poco tenesse a vederlo anche lì, per concentrarci invece sull’episodio ultimo, relativo all’uso “inappropriato” delle carte di credito comunali nella sua disponibilità, con plafond portato da poco ai 50.000 euro mensili (in precedenza 10.000): Continua a leggere

Ciascuno prenda il suo Crocetta e mi segua. Fino a Sciascia, sgranando tanti misteri poco gaudiosi

Crocetta, l’uomo che s’era sposato la Sicilia e rinunziava al sesso. Ma non a dire (ed ascoltare) boiate pazzesche.  Rosario il fariseo.

Da dove sbuca l’intercettazione? Che strana tempistica… di certo il PD non ci guadagna.

Prima spunta fuori il medico di Ingroia, passato a Crocetta. E poi Ingroia stesso. L’amore fra giovani boss e 500.000 voti almeno dalla sanità regionale.

Sciascia unico finale possibile…

A somiglianza del Doge della Serenissima Venezia e del matrimonio col mare, il governatore Crocetta s’era sposato la sua amena Sicilia. Ma nell’eccessivo barocco palermitano, disegnato da passioni brucianti sconosciute all’algida laguna, spingevasi ben oltre… sino al punto di proteggere questo amore (suggellato nel voto della regione più indebitata d’Europa) dalla sua incontinente sessualità “diversa”: prete mancato, faceva questo bel regalo alle Curie della Trinacria (che l’avevano sostenuto), sterilizzandosi in una castità monacale battuta e ribattuta da decine di agenzie. Perché non concederci il gusto di rivedere un bel titolone dell’epoca?

crocetta sesso

Rammento la cosa certo non per maramaldeggiare, bensì per dare misura di come amore e morte, successo e sconfitta, piacere e dolore abbiano affiancato da sempre il cursus honorum di Rosario Crocetta… un predestinato sin dal nome e cognome. Perché è proprio dal rosario, gioiello cattolico per eccellenza realizzato in ogni foggia e materiale, che pende una Crocetta. Ed ogni grano di Rosario è un’ipostasi mistica di strazio e di mistero. Sovente anche di pianto. Continua a leggere