Il Letta che alletta (III): Del “Nostos” di Enrico si accorgono finalmente media e politici

Arrivano i primi riscontri alla “magna teoria” di Theleme: Se non è zuppa è pan bagnato. Dopo Letta solo Renzi, dopo Renzi solo Letta?

Repetita juvant, diamo conto del passato in cui primi e soli profetammo sulla neoDC, eterno aborto clericale. I riscontri, da Libero a Taradash.

Il collasso elettorale non è bastato, tutti incollati alle seggiole. Ma si sa, quello economico è ben altra cosa. Abba Eban ci dice già molto.

Ebbene si, siamo giunti alla terza edizione incentrata su Enrico Letta, tassello fondamentale dell’appassionante (per modo di dire) vicenda definibile quale la ricostituzione obbligata della Democrazia Cristiana. Sono in realtà decenni, da Mani Pulite in poi, che l’Italia clericale (in combutta con ciò che resta della massonica) non riesce a far votare il paese in modo massivo verso la sua trita e ritrita proposta politica. La soluzione alla reiterata frustrazione alla fine è stata assai semplice: coperti dai media prezzolati,

L'Agosto di Libero è l'Aprile di Theleme

L’Agosto di Libero è l’Aprile di Theleme

imboscare in ogni corrente politica degli esponenti che, occultamente e soprattutto nel palazzo, utilizzassero contro la volontà popolare i seggi parlamentari al fine suddetto. Purtroppo per la tragica commistione sindacale, ideologica, religiosa, burocratica che regge il paese, la successione di fallimenti, persino nel palazzo, è stata epocale. Una delle sue conseguenze più evidenti è che il segreto è diventato di Pulcinella, per chi ha qualche neurone funzionante… e non basta nemmeno la cappa di propaganda sempre più pesante imposta dalla politica ai suoi servitori primi, organi di informazione, pennivendoli o anchor man d’accatto. Casini, Buttiglione, Follini, Tabacci, Monti… niente, nulla da fare. Presi a pesci in faccia, ad ogni elezione. Persino la Paita, simbolo di osceno consociativismo ed appoggiata senza remore dal Businessman (pardon cardinale) Bagnasco, è finita trombataDa qui un trasformismo galoppante obbligato a metter pezze gloriose a stracci inguardabili. E da qui l’esigenza di presidenti della Repubblica del tutto proni al progetto, seppur in modo diverso. Come Napolitano e Mattarella, capaci di firmare norme anticostituzionali a gogò se si tratta di ILVA, ma pronti a chiudere gli occhi di fronte a patenti trasformismi e stupri della volontà popolare, in teoria sovrana di tutto, in realtà sovrana di nulla. Chi si nasconde dietro al dito del parlamentarismo, ha già dimenticato i doppi pesi e misure di Re Giorgio.

Già il 29 Aprile, mentre delineavo con dovizia di spiegazioni e anticipazioni la vicenda parlamentare in corso, m’appariva Letta, quasi in sogno, come a Scipione. In

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La droga del potere vs il potere della droga: chiudiamo i partiti, non le discoteche!

La nostra riflessione coinvolge due uomini politici oggi come oggi un po’ in ombra, ma pur sempre attivi e vivi e vegeti.

Poco importa, è semplicissimo attualizzare. Facciamolo con Renzi, Padoan e Moretti: un morbo terribile attanaglia il paese.

Perché il PD è un fantasma del ‘900 e sarebbe piaciuto a Mary Shelley.

Il King’s College ci dice che la droga fa meno male al cervello del potere. Suggerimento ai prefetti, chiudete i partiti. Che proseguono lo scempio di Stefano Cucchi.

Quel che leggerete a seguire proviene dal nostro vecchio “laboratorio di idee”, che ci fu chiuso d’amblais. I protagonisti del raffronto sono pertanto due uomini politici (se così vogliamo chiamarli) 3 anni fa assai in voga, stante il loro ruolo

“Un fantasma percorre l’Europa”, A. Pizzinato, 1949. Il fantasma del PD.

governativo, oggi in ombra. La cronaca delle più dinamiche discoteche italiane – cioè quelle in cui non si fa salotto o si cerca solo il partner per una noiosa vita di coppia, ma si va sul serio “a ballare”, intendendosi con ciò un’attività motoria frenetica e in sintonia con musica genericamente elettronica, stimolata sovente dal consumo di psicotropi – ci parla ahinoi di un paio di decessi, uno in Emilia l’altro in Puglia, la prima reginetta storica di vita notturna, la seconda promettente new entry. Riteniamo quindi sia il caso di traghettare qui quel testo. Non senza aver prima dato conto di come il ragazzo deceduto al Guendalina di Santa Cesarea fosse in realtà cardiopatico. Infatti è ben difficile oggi morire di colpo in seguito all’assunzione degli stupefacenti in voga, proprio perché i derivati dall’oppio sono di uso infinitamente meno frequente che negli anni ’80.

Altrettanto sembra opportuno ripetere quel che si è fatto allora con Frattini e Giovanardi: però con nomi più freschi, ad eterna riprova che il nefasto potere della droga sembra impallidire di fronte alla droga del potere.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è un caso di scuola, stante la quasi totale incongruenza fra il detto e l’accaduto. E’ molto faticoso star dietro alle sue continue “amnesie” o “psicotiche rappresentazioni della realtà”, se vogliamo, come dobbiamo, ritenerlo in buona fede. Pertanto ricordiamo appena che egli, in una trasmissione di Dicembre 2014, dava già nelle mani del tribunale milanese il famoso “tesoro dei Riva”. Cioè in procinto di esser usato per risollevare le sorti (segnate invero dalla storia e dall’economia) dello stabilimento ILVA di Taranto, che sarebbe

“un’azienda straordinaria, una delle migliori acciaierie del mondo, la più efficiente forse in Europa”

per il cui salvataggio potranno impiegarsi capitali pubblici, ma soprattutto

“il miliardo e 200 milioni del sequestro […] nella disponibilità dei pm di Milano […] saranno loro a deciderne cosa farne”.

Qui trovate la puntata intera, “bersaglio mobile” di Mentana. Se non ricordate, né credete, ascoltate.

Ora, leggete quel che proprio avantieri dice l’ex presidente di Confindustria Taranto, certo non un ambientalista, riguardo alla qualità ed alle speranze dello stabilimento :

Ma è possibile che dobbiamo restare paralizzati da anni a piangere l’Ilva e a tentare impossibili respirazioni bocca a bocca per rianimare piccoli pezzi superstiti della grande industria?

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Redde rationem (inutile) sulle prescrizioni AIA: All’ILVA carta canta, ma non suona mai.

Districhiamo la lunga tela delle prescrizioni AIA per ILVA: Una truffa di Stato.

Le opinioni dei tecnici e politici, per nulla rassicuranti. Clini, Bovino, Bonelli, Venosi.

Come e perché dalla carta nasce solo carta (straccia) e quel che di concreto si prescrive non si fa mai.

Si salvi chi può, in primis dalle discariche.

il 9 maggio 2014, dopo anni di tribolazioni normative, amministrative e politiche, entrava in vigore il cosiddetto “piano ambientale” per l’ILVA di Taranto. Siffatto piano essenzialmente non ha fatto altro che riprendere le prescrizioni precedenti, dando loro un nuovo timing. Fondamentale è comprendere il complesso meccanismo che ha condotto a questo punto, analizzato con occhio oggettivo, grazie alle opinioni che, a nostro parere, son risultate infine più interessanti per dare coerenza a quel che viene in genere narrato malamente, propagandisticamente e parzialmente. Questa coerenza ci conduce ad affermare come il modo più realistico di guardare al futuro business della siderurgia tarantina – ed alle inerenti attività di bonifica – sia a tutt’oggi quello della “truffa di Stato”. Una truffa che ha coinvolto, infangandoli, tutti i poteri e le istituzioni, dalle presidenze della Repubblica al TAR, dalla Consulta alle stesse procure, in primis quella milanese (autrice della bufala “obbligazionaria”). Come pure montagne di sedicenti giuristi e tecnici in rem propriam.

tramonta il siderurgico, fra mille balle blu

inesorabile tramonto del siderurgico tarantino, fra mille balle blu

Il suddetto piano è proprio in queste ore soggetto alle verifiche degli enti incaricati, ARPA ed ISPRA. Indipendentemente dall’esito che avrà la verifica, proviamo a comprendere quali, quante e di che qualità siano quell’ 80% di prescrizioni che ci trasciniamo da un quinquennio, già da attuarsi entro l’agosto 2015. E che affidabilità e credibilità abbia tutto il sistema che ha prodotto quel che di seguito leggerete.

Verrebbe da prender le mosse dalle “bonifiche” serie, che per esser serie sono da immaginarsi su scala talmente ciclopica da non risultar fattibili. Ad esempio, la famigerata “copertura dei parchi minerari” (per adesso affidata alle “collinette”, miti declivi prospicienti il parco, notoriamente del tutto inadeguati al contenimento… non più del voler versar del brodo nel piatto con la schiumarola). Continua a leggere