Ospizio Sud chiama UE Villa Arzilla: fuggono i cervelli arrivano i pannoloni?

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D. Cantatore, ‘Uomini del Sud’

I mali endemici del Meridione, nessun mistero. E ce n’è anche qualcuno nuovo.

Detassare le aziende nascenti e investire in innovazione no, agevolare fiscalmente gli anziani europei si.

Meridione e Portogallo, il paragone che non c’entra.

La manovra di chi non sa cosa manovra.

Il Meridione d’Italia è stato oggetto di infinite trattazioni. Incentrate sul ritardo economico e sociale, nei confronti del resto d’Europa e soprattutto del Nord del Paese. Ciò chiamasi ‘questione meridionale’. Argomento d’enorme complessità, con le radici ben piantate nella Storia e nella Geografia di questa parte della penisola, non può essere qui affrontato. Ai fini di quanto stiamo per dire basti una breve successione di punti pacifici, assolutamente non esaustiva nè esauriente, per fornire un’idea d’insieme, così, alla spicciolata: Continua a leggere

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Il maschio è una bestia che uccide. Achtung, Frauen!

tiger and the lamb

Homo sapiens sapiens, che bel pezzo di grande mammifero.

Ma chi sono i grandi mammiferi? Il maschio della specie.

L’uomo di Cheddar ci ricorda la lunghissima filogenesi umana. Ma anche la cronaca.

Attente donne, milioni di anni non si dimenticano leggendo libri. O andando dallo psicologo.

Blake e Quasimodo, the tiger and the lamb.

N.B. Lo scopo di questo post non è attribuire la precisa modalità di comportamento a tutte le specie citate e nemmeno essere esaustivo o scientificamente impeccabile. Ma sottolineare una specificità dei grandi mammiferi sociali, che riguarda anche l’uomo. E credo sarebbe bene non dimenticare, alla luce della cronaca più recente. Quel che per secoli s’è temuto non è privo di fondamento. Rivediamo, non rimuoviamo. Rimuovere è pericoloso. 

Noi umani siamo grandi mammiferi. La specie è denominata Homo sapiens sapiens. Non è solo l’antropocentrismo culturale – declinato in varie forme presso tutte le civiltà umane e progressivamente massimizzato, com’è logico, da quelle che maggiormente s’allontanarono dallo ‘stato di Natura’ – a dirci che siamo l’organismo più complesso ed ‘evoluto’ partorito dalla vita sul pianeta Terra, nonchè l’unico ad essere pienamente consapevole del suo destino mortale e a desiderare, in parte riuscendoci, di comprendere l’Universo. Dicono lo stesso le scienze naturali, la medicina e l’etologia, ovvero la disciplina che si occupa di studiare il comportamento degli animali. Incluso il nostro. Siamo animali che non si sentono animali, in perenne bilico fra materia e forma. Ciò non toglie che per la classificazione tassonomica la nostra famiglia sia quella dei primati, all’interno della classe dei (grandi) mammiferi. Euteri e carnivori oppure onnivori. Ma chi sono gli altri? Li conosciamo tutti abbastanza bene… felini, ursidi, pinnipedi, canidi…. Non a caso son quelli che ci colpiscono di più, sin da bambini. E con cui abbiamo da sempre le maggiori ‘relazioni sociali’.

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Il Biotestamento scatena la corsa all’urna: in Italia si muore al top

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L’Italia è finalmente alla pari con le grandi democrazie. Grazie a radicali e PD (e M5s), il biotestamento è legge.

La morte non offre più la sola vita eterna, ma tanti diritti: quale strenna è più bella?

Un successo enorme, i numeri lo dimostrano: E’ partita (da un po’) la corsa all’urna!

 Che meravigliosa danse macabre… Chi non muore s’arrangi!

La legislatura volge al termine – ma non il premierato di Gentiloni, almeno nei desideri più pavidi – ed è sempre il fondo del barile a riservare il distillato più dolce. L’Italia ha da oggi una legge sul cosiddetto ‘biotestamento’. Ovvero un insieme di norme che regolano i diritti e i doveri degli ammalati e dei moribondi, nei confronti di sè stessi e del prossimo. Per una prima analisi di questa novità – che si allontana dal tradizionale vuoto legislativo italiano sul tema (considerato appannaggio curiale, escatologico), anche grazie alla lunga pressione dei radicali (ma soprattutto alla necessità elettorale di presentare qualche straccio di esito ‘progressista’ ad un pubblico di sinistra sempre meno persuaso della bontà dei suoi rappresentanti) – potete leggerne qui un resoconto essenziale, pubblicato da Sky.

In sostanza, il malato, il moribondo o il suo fiduciario hanno il diritto di decidere delle proprie o altrui ultime ore con assai maggior ampiezza che in passato. Chi sta per trapassare ha più diritti e possibilità di prima. Più di quanti ne avesse da vivo e da sano. Da oggi la morte non offre solo la speranza della vita eterna, ma anche numerose opzioni accessorie.  Continua a leggere

‘Il dottor Delrio, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare il terremoto’. Regia B. Vespa

Il Dottor Stranamore, la bomba atomica e il bene che ne verrà all’umanità.

Kubrick, l’ispiratore di Vespa e di un imperdibile Delrio.

Terremoto, sola igiene del mondo e speranza di PIL.  Chi ci ricordano?

Perfetta sinergia con la Serracchiani: un bel conto su MPS per aiutare la ban… pardon i terremotati (Andreotti docet).

PD, Partito Diabolico. Come chi lo accredita. Quindi che ci frega della sostanza del referendum (comunque pessima), quando possiamo colpire duro questo manicomio criminale?

Del Rio Stranamore

Di Kubrick e del suo ‘Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba’ mi auguro ricordiate l’episodio forse più noto, in cui l’insuperabile Sellers, nelle vesti dello scienziato nazista poi impiegato dalla CIA per sviluppare l’atomica statunitense (si allude a Von Braun e Von Neumann), immagina di dover usare preventivamente la Bomba H contro l’Unione Sovietica. Ma soprattutto calcola le conseguenze della guerra nucleare: selezionata mediante cervellone elettronico una piccola porzione della popolazione americana, essa per cento anni vivrà sottoterra, con una prevedibile produzione lorda di bambini destinati a ripopolare un mondo migliore, discendente solo da progenitori selezionatissimi e privo della minaccia comunista. Per chi non rammentasse questo eccelso esempio cinematografico di cinismo e humor nero, youtube viene in soccorso. 5 minuti imperdibili: Continua a leggere

Muhammad Ali: un campione (molto) controcorrente

Oggi ci lascia un grande boxeur. Ed un uomo coraggioso.

Quel che l’uomo di colore può dire ed il bianco no: intervista indimenticabile.

Dalle parole di Cassius Clay agli elefanti d’Africa e d’India.

L’ammissione della differenza presupposto per la sua accettazione? A Theleme crediamo di si.

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Il vero Muhammad Alì, quello che mai si fece tappare la bocca…

In un’annata che è sembrata simboleggiare più di altre la definitiva conclusione del XX secolo – con le dipartite di Eco, Pannella, Cruyff, Prince, David Bowie, Ettore Scola, Silvana Pampanini, Keith Emerson, Paul Bley,  Massimo Ottolenghi, Paolo Poli, Giorgio Albertazzi, Cesare Maldini… la lista è lunghissima – arriva oggi la triste notizia della morte di Muhammad Ali. Cassius Clay. Non è qui che troverete la sua biografia completa, né le vicende della sua conversione islamica né le (mirabili) riprese delle sua grandissima abilità sportiva. Un video però vogliamo presentarlo, debitamente sottotitolato in italiano… ritenendolo degno d’esser visto più di altri, perché rappresenta una parte tanto importante quanto sottaciuta, per ossequio al conformismo totalizzante, del pensiero di Muhammad Ali. Che tutti si affrettano ora a ricordare oleograficamente (un po’ come accaduto al nostro Pannella), senza davvero sapere chi ricordano. Ma anche perché esso fa da spunto ad un discorso della massima importanza e delicatezza. Che ha a che fare con la verità, i diritti umani, la politica, la società, la cultura, i media.  Continua a leggere

Primo Maggio 2016: Tanti, troppi morti sul lavoro in Italia. Perché?

Arriva il primo Maggio. Come ogni anno accompagnato dalla vasta conta delle morti sul lavoro (+16%, 2015). Le statistiche in Italia sono falsate, in ogni modo. Ed infatti surrealmente conflittuali.

Nulla è cambiato rispetto a 5 anni fa: manteniamo il primato in Europa. I perché di allora sono buoni anche oggi, anzi ottimi. Rispolveriamoli.

Restare ignoranti, a fini di conservazione e controllo, ci rende competitors perdenti dei paesi in via di sviluppo, quindi vittime degli stessi dolori. Un cancro inesorabile.

E’ arrivato il primo maggio, come ogni anno accompagnato dalle notizie, confuse e di ardua lettura, relative alle morti sul lavoro. Cinque anni fa ci occupammo in dettaglio della dolorosa questione, sia in sé stessa sia al fine di farne esempio indiscutibile del modo indecoroso e falsario con cui in Italia si divulgano tutti i risultati statistici, per poter prevenire la effettiva comprensione della realtà da parte dei cittadini.

Nulla risulta cambiato. Anzi. Le cifre vengono presentate, se possibile, in modo ancor meno districabile ed ancor più funzionale al caos – un vero porto delle nebbie, come allora lo chiamammo – e soprattutto tali dati non mai ragguagliati con la situazione dei comparti produttivi, agricoltura ed edilizia essenzialmente, in cui i casi di mortalità o di invalidità si verificano. Ad esempio, su ADNKRONOS si parla in questi giorni di un aumento delle morti sul lavoro pari al 16% rispetto all’anno precedenteCosì come di cali avvenuti dal 2010 sino appunto al 2014. Il problema è che, nel frattempo, i comparti produttivi hanno subito sensibili  riduzioni, sia di ordini che di fatturato che di impiego. Pertanto, “i cali” appena menzionati lo sono solo in senso assoluto ma, se ragguagliati al numero di ore lavorate e di lavoratori, rappresentano invece un aumento. Peggio, l’incremento del 2015  è tale sia in senso assoluto che, a maggior ragione, rispetto ai dati di cui parliamo: in realtà, quel +16% potrebbe benissimo essere un +25%, ad esempio. Ma come mai una simile condizione cronica di mortalità sul lavoro è nettamente e storicamente superiore a quella degli altri stati avanzati? La risposta è semplice: non siamo un vero stato avanzato, ormai. E ci troviamo a concorrere, ad armi impari, con chi è in via di sviluppo. Ma di tutto questo si discorrà, in dettaglio, nei testi che vi ripresento. Le dinamiche là descritte e le conclusioni dedotte mi paiono ancora attualissime e di tutta logica. Non pare cosa di poco conto, infine, riferire della chiusura al pubblico – per protesta – dell’ “Osservatorio indipendente di Bologna” di cui mi sono più volte avvalso. E che qui ringrazio. 

Grafico morti sui luoghi di lavoro dal 1° gennaio 2008

Buona lettura e, si fa per dire, buona festa dei lavoratori. Continua a leggere

Totò d’Arabia: con Renzi si finisce in farsa

Bifolco, l’etimologia. Il sommo Dante ha sempre l’ultima parola, che è poi anche la prima della nostra lingua.

Orologi di pregio a delegazione spregevole: un mix esplosivo.

Perché Totò è fotografia del paese intero: “orologi?? Noi sempre orologi…”

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“Gelati??!! Noi sempre gelati…”

Questo momento storico sembra dare la stura al peggio, in qualsiasi accezione: politica, sindacale, associazionistica, amministrativa, accademica, imprenditoriale, finanziaria. Ciò rende urgente la ricerca di un termine che possa stigmatizzare la cifra comune di tali meschinità, così diverse eppur così uguali. Ed i suoi detentori. Dopo interminabili discussioni, l’accademia della crôsca di Theleme ha deciso di propendere per “bifolco“, parola antichissima derivante dal greco Bou-kolos (o kolon), da cui il latino bubulcum, uomo che conduce i buoi, arando con essi la terra. Ormai utilizzato ad indicare persona rozza, villana, maleducata, grossolana, più che la storica mansione, in occidente scomparsa. Con in più quel sentor terragno, di zolla e di tolla, di sospetto e di micragna. Tipico del contado toscano… da Firenze ad Arezzo, per citar due nomi a caso. Anzi, per citar il sommo Dante il quale, di queste cose come di altre, se ne intendeva assai. Ecco infatti cosa ci dice al riguardo, o meglio cosa fa dire al suo avo Cacciaguida: Continua a leggere