‘Il dottor Delrio, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare il terremoto’. Regia B. Vespa

Il Dottor Stranamore, la bomba atomica e il bene che ne verrà all’umanità.

Kubrick, l’ispiratore di Vespa e di un imperdibile Delrio.

Terremoto, sola igiene del mondo e speranza di PIL.  Chi ci ricordano?

Perfetta sinergia con la Serracchiani: un bel conto su MPS per aiutare la ban… pardon i terremotati (Andreotti docet).

PD, Partito Diabolico. Come chi lo accredita. Quindi che ci frega della sostanza del referendum (comunque pessima), quando possiamo colpire duro questo manicomio criminale?

Del Rio Stranamore

Mi auguro ricordiate l’episodio del ‘Dottor Stranamore’ (‘ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba’) di Kubrick, in cui l’insuperabile Sellers, nelle vesti dello scienziato nazista poi impiegato dalla CIA per sviluppare l’atomica statunitense (si allude a Von Braun e Von Neumann), immagina di dover usare preventivamente la Bomba H contro l’Unione Sovietica. Ma soprattutto calcola le conseguenze della guerra nucleare: selezionata da un cervellone elettronico una piccola porzione della popolazione americana, essa per cento anni vivrà sottoterra, con una prevedibile produzione lorda di bambini destinati a ripopolare un mondo migliore, discendente da progenitori selezionatissimi e privo della minaccia comunista. Per chi non rammentasse questo eccelso esempio cinematografico di cinismo e humor nero, youtube viene in soccorso. 5 minuti imperdibili: Continua a leggere

Muhammad Ali: un campione (molto) controcorrente

Oggi ci lascia un grande boxeur. Ed un uomo coraggioso.

Quel che l’uomo di colore può dire ed il bianco no: intervista indimenticabile.

Dalle parole di Cassius Clay agli elefanti d’Africa e d’India.

L’ammissione della differenza presupposto per la sua accettazione? A Theleme crediamo di si.

cassius

Il vero Muhammad Alì, quello che mai si fece tappare la bocca…

In un’annata che è sembrata simboleggiare più di altre la definitiva conclusione del XX secolo – con le dipartite di Eco, Pannella, Cruyff, Prince, David Bowie, Ettore Scola, Cruyff, Silvana Pampanini, Keith Emerson, Paul Bley,  Massimo Ottolenghi, Paolo Poli, Giorgio Albertazzi, Cesare Maldini… la lista è lunghissima – arriva oggi la triste notizia della morte di Muhammad Ali. Cassius Clay. Non è qui che troverete la sua biografia completa, né le vicende della sua conversione islamica né le (mirabili) riprese delle sua grandissima abilità sportiva. Un video però vogliamo presentarlo, debitamente sottotitolato in italiano… ritenendolo degno d’esser visto più di altri, perché rappresenta una parte tanto importante quanto sottaciuta, per ossequio al conformismo totalizzante, del pensiero di Muhammad Ali. Che tutti si affrettano ora a ricordare oleograficamente (un po’ come accaduto al nostro Pannella), senza davvero sapere chi ricordano. Ma anche perché esso fa da spunto ad un discorso della massima importanza e delicatezza. Che ha a che fare con la verità, i diritti umani, la politica, la società, la cultura, i media.  Continua a leggere

Primo Maggio 2016: Tanti, troppi morti sul lavoro in Italia. Perché?

Arriva il primo Maggio. Come ogni anno accompagnato dalla vasta conta delle morti sul lavoro (+16%, 2015). Le statistiche in Italia sono falsate, in ogni modo. Ed infatti surrealmente conflittuali.

Nulla è cambiato rispetto a 5 anni fa: manteniamo il primato in Europa. I perché di allora sono buoni anche oggi, anzi ottimi. Rispolveriamoli.

Restare ignoranti, a fini di conservazione e controllo, ci rende competitors perdenti dei paesi in via di sviluppo, quindi vittime degli stessi dolori. Un cancro inesorabile.

E’ arrivato il primo maggio, come ogni anno accompagnato dalle notizie, confuse e di ardua lettura, relative alle morti sul lavoro. Cinque anni fa ci occupammo in dettaglio della dolorosa questione, sia in sé stessa sia al fine di farne esempio indiscutibile del modo indecoroso e falsario con cui in Italia si divulgano tutti i risultati statistici, per poter prevenire la effettiva comprensione della realtà da parte dei cittadini.

Nulla risulta cambiato. Anzi. Le cifre vengono presentate, se possibile, in modo ancor meno districabile ed ancor più funzionale al caos – un vero porto delle nebbie, come allora lo chiamammo – e soprattutto tali dati non mai ragguagliati con la situazione dei comparti produttivi, agricoltura ed edilizia essenzialmente, in cui i casi di mortalità o di invalidità si verificano. Ad esempio, su ADNKRONOS si parla in questi giorni di un aumento delle morti sul lavoro pari al 16% rispetto all’anno precedenteCosì come di cali avvenuti dal 2010 sino appunto al 2014. Il problema è che, nel frattempo, i comparti produttivi hanno subito sensibili  riduzioni, sia di ordini che di fatturato che di impiego. Pertanto, “i cali” appena menzionati lo sono solo in senso assoluto ma, se ragguagliati al numero di ore lavorate e di lavoratori, rappresentano invece un aumento. Peggio, l’incremento del 2015  è tale sia in senso assoluto che, a maggior ragione, rispetto ai dati di cui parliamo: in realtà, quel +16% potrebbe benissimo essere un +25%, ad esempio. Ma come mai una simile condizione cronica di mortalità sul lavoro è nettamente e storicamente superiore a quella degli altri stati avanzati? La risposta è semplice: non siamo un vero stato avanzato, ormai. E ci troviamo a concorrere, ad armi impari, con chi è in via di sviluppo. Ma di tutto questo si discorrà, in dettaglio, nei testi che vi ripresento. Le dinamiche là descritte e le conclusioni dedotte mi paiono ancora attualissime e di tutta logica. Non pare cosa di poco conto, infine, riferire della chiusura al pubblico – per protesta – dell’ “Osservatorio indipendente di Bologna” di cui mi sono più volte avvalso. E che qui ringrazio. 

Grafico morti sui luoghi di lavoro dal 1° gennaio 2008

Buona lettura e, si fa per dire, buona festa dei lavoratori. Continua a leggere

Totò d’Arabia: con Renzi si finisce in farsa

Bifolco, l’etimologia. Il sommo Dante ha sempre l’ultima parola, che è poi anche la prima della nostra lingua.

Orologi di pregio a delegazione spregevole: un mix esplosivo.

Perché Totò è fotografia del paese intero: “orologi?? Noi sempre orologi…”

miseria e nobiltà.jpg

“Gelati??!! Noi sempre gelati…”

Questo momento storico sembra dare la stura al peggio, in qualsiasi accezione: politica, sindacale, associazionistica, amministrativa, accademica, imprenditoriale, finanziaria. Ciò rende urgente la ricerca di un termine che possa stigmatizzare la cifra comune di tali meschinità, così diverse eppur così uguali. Ed i suoi detentori. Dopo interminabili discussioni, l’accademia della crôsca di Theleme ha deciso di propendere per “bifolco“, parola antichissima derivante dal greco Bou-kolos (o kolon), da cui il latino bubulcum, uomo che conduce i buoi, arando con essi la terra. Ormai utilizzato ad indicare persona rozza, villana, maleducata, grossolana, più che la storica mansione, in occidente scomparsa. Con in più quel sentor terragno, di zolla e di tolla, di sospetto e di micragna. Tipico del contado toscano… da Firenze ad Arezzo, per citar due nomi a caso. Anzi, per citar il sommo Dante il quale, di queste cose come di altre, se ne intendeva assai. Ecco infatti cosa ci dice al riguardo, o meglio cosa fa dire al suo avo Cacciaguida: Continua a leggere

Banca Etruria & C: un paese da ricoverare

Arrivano le bufale che attendevamo, ma prima c’è da levarsi di torno il caso delle banche popolari. I media italiani, questi grandi controinformatori.

La follia dei risparmiatori, le gesta truffaldine delle banche, la pigrizia dolosa degli organi di controllo: un paese da ricoverare, tecnicamente.

Il salvataggio impossibile pagato a prezzo insostenibile. Senza un Madoff finisce malissimo: chiudono la stalla dopo che tutte le vacche son scappate, ma nemmeno il portone funziona.

E forse siamo solo agli inizi. Anzi, probabilmente.

Oggi avremmo voluto avere il tempo di stigmatizzare le nuove favole governative su ILVA, preconizzate già negli auguri thelemiti di capodanno. La faccenda dello stabilimento s’è fatta ancora più intricata e quasi sconfina nel thriller, anche se nessuno pare essersene accorto, o avere il coraggio di dirlo. Del resto questa disattenzione, o infingardaggine, non è una novità, anzi è una conferma. Di cosa? Ma della pochezza dei media italiani! Dalla carta stampata alle televisioni a buona parte dei siti professionali d’informazione: le eccezioni ci sono, ma assai poche e tenute ai margini.

Quando dico pochezza intendo soprattutto:

  • assenza cronica di logica plausibile
  • incapacità di riflessione autonoma rispetto al mainstream
  • ripetizione sic et simpliciter delle veline del potere, dai comunicati delle questure alle dichiarazioni dei membri del governo
  • scarsità di nozioni specifiche e di cultura generale
  • autoreferenzialità
  • dirottamento deliberato su questioni di poco peso, atte a distrarre il pubblico da accadimenti spigolosi, oppure loro interpretazione secondo canoni incapaci di reggere al vaglio di un’intelligenza media
  • acquiescenza alle linee editoriali imposte dai direttori i quali, in genere, rispondono rigorosamente alla proprietà, che a sua volta tende a coincidere con un apparato partitocratico

Riassumendo, lungi dall’esser mai diventato un quarto potere, come nei paesi avanzati, il mondo dell’informazione italiana è la stampella dei tre originari. Come nei paesi del terzo mondo o, al massimo, in via di

Quarto_potere

Il quarto potere in Italia è al servizio esclusivo degli altri tre

sviluppo. Vediamo se ciò si dimostri inoppugnabile mediante una serie inedita di riflessioni sulla recente crisi delle banche popolari del centro Italia (alias ex Stato della Chiesa e confini). Riflessioni che, a mio parere, avrebbero dovuto sin dall’inizio campeggiare nei dibattiti pubblici, in articoli e servizi televisivi… ed invece no. Nulla di troppo tecnico, solo ragionamenti conseguenziali, semplici nozioni e fatti notori. Se la questione vi interessa, seguite questo filo… e mi direte.

Quando si parla di un salvataggio, c’è qualcuno che deve essere salvato. In questo caso, quattro banche popolari. Sarebbe interessante entrare nel merito, nei come e nei perché, finanziari e giuridici, le banche popolari italiane abbiano spopolato per decenni (mi si perdoni il bisticcio)… ma porterebbe troppo lontano. Continua a leggere

Thélème scopre tardi il “Diprèismo”: la lotta al cattocomunismo finisce in mona

Selvaggia Lucarelli è un Lagotto alla rovescia.

La purga devastante del cattocomunismo.

Esempi concreti del “Dipreismo”, figlio del Concilio di Trento.

Il lagotto romagnolo

Il lagotto romagnolo

Nauseati dal doverci occupare recentemente di fatti deteriori e strazianti (quali ad esempio le elezioni regionali, la propaganda renziana, mafiacapitale, il partito della nazione che si legge DC), spinti dalla necessità di divulgare, in quest’ora grama per il paese, i saperi custoditi nella nostra antichissima e tentacolare abbazia Thelemita, consacrata al mantra del “Fa ciò che vuoi”, quest’oggi traiamo linfa vitale dalla scoperta di un volto nuovo (qui a Thélème, almeno). Mediata nientepopodimenoche dalla sesquipedale Selvaggia Lucarelli, quintessenza dell’italianità contemporanea al femminile più becera e conformista che si possa immaginare. E’ infatti una sua frase che accende inevitabilmente l’interesse dei padri thelemiti, questa mattina (da il Giornale.it):

Hanno finalmente chiuso la pagina facebook di Andrea Diprè.

                                       Segnalate anche le prossime che aprirà il verme, grazie

E’ notorio che Selvaggia Lucarelli sia riuscita a tediare persino Rocco Siffredi, un uomo che non va certo per il sottile, non essendo sottile di suo. Pertanto, quel che detesta può essere certamente valido, almeno in ipotesi. Funziona come cane da tartufo alla rovescia, un lagotto che invece di condurre il padrone nei pressi del pregiato tubero, scodinzolando, da esso cerca di allontanarlo abbaiando furiosamente. Continua a leggere

La propaganda post elettorale vuol volare con Alitalia, ma finisce sotto il tram di MafiaCapitale

“Franza o Spagna purchè se magna” finisce in gran pompa all’Alitalia. Le assunzioni nuove, anzi usato garantito.

Renzi, vero perdente falso vincente, mette in difficoltà i media di regime. MafiaCapitale si mangia tutto (in primis i popolari).

Il popolo italiano non ha bisogno di balie in toga, ma solo di dignità.

Ieri, nel post

Elezioni regionali (3): “Franza o Spagna purchè se magna” …

avevamo evidenziato le prime tre “gambe” della propaganda governativa, ideata nei due giorni afgani del Premier. Retorica rivolta alla copertura di quella che, se letta correttamente, è una vera débâcle elettorale, capace di gettare ombre enormi sul futuro del Governo e dello stesso PD.

Quali ombre siano poi, sarà argomento di prossimo approfondimento. Qui (purtroppo) occorre ancora una volta soffermarci sulla correttezza della nostra ipotesi propagandistica (e quindi sull’importanza di ciò che vuol nascondere, ovvero l’esito elettorale), confermata dagli accadimenti di oggi:

  • mimetica da indossare per allontanare visivamente Renzi dalle giacche di De Luca e tailleur di Moretti
  • negazione assoluta di qualsivoglia difficoltà emersa nel voto. Il criterio unico del “5 a 2″ inaugurato dalla Boschi. (Poi nella megalomania del Premier divenuto 10-2)
  • censura mediatica dei risultati inequivocabilmente negativi emersi inequivocabilmente nelle votazioni comunali. E da noi sottolineati degnamente.

questi erano i capisaldi, sino all’arrivo delle notizie estremamente positive fornite sull’occupazione dall’ISTAT di Alleva (a tal proposito non posso che rimandarvi al già citato precedente post, ma vi faccio presente che persino il sen. Damiano del PD, oggi in TV, non si è voluto assolutamente sbilanciare). Ovviamente un bel tweet renziano giungeva a coronamento.

A tal punto ipotizzavamo ieri che la scelta del MINCULPOP fosse stata appunto quella di introdurre un’informazione purchessia positiva che, giocando sulla disperazione di un paese sempre pronto ad autoingannarsi, tamponasse al momento l’ansia determinata dalla “non vittoria”. Nello specifico, i dati dell’occupazione… “se ci dai il lavoro che importa  tu non possieda nemmeno una parvenza di legittimazione elettorale politica?”

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Tutto sommato un’applicazione del famoso “Franza o Spagna, purché se magna”, di sicuro successo nel paese del milione di posti di lavoro e degli 80 euro. E guarda un po’ che succede oggi?

In pompa magna, con tanto di Ilaria D’Amico di regime (non a caso ormai compagna di Buffon), ti appare Matteo Renzi all’Alitalia (ormai praticamente araba) e parla di volare, di ali, di cinture di sicurezza – che fantastica allegoria… che potente evocazione simbolica… l’aereo il cielo il decollo il volo d’uccello il maschio 😉 – la lungimiranza l’occhio d’aquila ma in sicurezza… perché al comando c’è top gun Renzi… WOW).

Ma soprattutto parla di 310 nuovi posti di lavoro!!! Continua a leggere