Steeled for worse, “Temprati per il peggio”: Taranto come Tjanjin, i dannosi sussidi delle nazioni arretrate

Le scelte eternamente miopi della politica italiana: ILVA, ovvero come gettare le ultime risorse dal balcone.

La coazione a ripetere del cattocomunismo. CDP per imprese decotte e Poste per azioni… due cose che stanno male insieme.

Traduzione di un articolo dell’Economist sul mercato dell’acciaio e la follia dei sussidi.

Conclusioni.

Lo stabilimento inglese di REDCAR, chiuso in questi giorni da SSI

Lo stabilimento siderurgico inglese di REDCAR, chiuso in questi giorni dal colosso SSI

Habemus Papam, la “Legge di stabilità” è finalmente un testo vero e proprio, dopo esser stata per 10 giorni solo Tweet. Ma che testo è? La disamina più accurata è per ora quella de “Il Fatto”. Un buon suggerimento è cliccare sul link e farsi un’idea.

Al di là dei singoli provvedimenti, si tratta di una manovra elettorale, proprio del tipo che attendevamo. E mai abbiamo perso occasione di rammentarlo: il PD negli ultimi 2 anni ha subito un calo di voti impressionante, che si è andato ingigantendo di recente. Ora il Partito-Stato tenta, con i pochissimi mezzi a disposizione, di giocare le carte che ha (persino il flusso dei migranti) allo scopo di reperire risorse da impegnare in provvedimenti populisti. Questi ultimi devono esser tali da apparire benefici nell’immediato – vuoi per la grande massa proletaria/stipendiata, vuoi per la cricca della grande industria – secondo uno schema applicato per quasi un secolo dal socialismo reale, notorio moltiplicatore di miseria globale.

Sottolineiamo nell’immediato, perché tutti i veri nodi al pettine sono stati ancora una volta rinviati. E’ solo nel futuro che, raccontano, vedremo meraviglie quali:

  • una vera spending review (4 commissari sinora silurati, non a caso) che liberi risorse dalla morsa clientelare della spesa pubblica;
  • la detassazione significativa (per adesso limitata a qualche escamotage sulle detrazioni e alla eliminazione della TASI), sufficiente a far tornare plausibile l’investire ed il fare impresa sul suolo nazionale (e quindi assumere);
  • la cancellazione delle clausole di salvaguardia – veramente scandaloso che esse siano state “sterilizzate” mediante un accrescimento delle stesse (IVA al 25% !!!), da regolarsi però l’anno successivo… secondo la tipica dinamica che conduce al fallimento;
  • il ritorno alla redditività dell’acciaieria ILVA di Taranto per cui, in patente violazione delle norme europee sugli aiuti di Stato, pare ci si prepari ad ulteriori erogazioni a fondo perduto, spacciate per necessarie alle bonifiche ma da utilizzarsi ad uso cassa, per far fronte a fornitori e dipendenti. Tali erogazioni, come da noi anticipato già mesi fa , dovrebbero aver luogo tramite la Cassa depositi e prestiti che, esclusivamente in quanto comandata dallo Stato, malverserebbe su di un business morto e sepolto usando i depositi postali degli italiani. Il tutto nell’attesa, divenuta grottesca, del rimpatrio del sedicente “tesoro di Riva” dalla Svizzera (chi volesse approfondire bene la cosa, leggesse con attenzione QUI). Senza contare che le Poste, proprio in questi giorni, sono state quotate in borsae già risentono di una brusca frenata. Al di là del nesso diretto, di certo queste scelte politiche non ne aiutano affatto la vicenda finanziaria.

Continua a leggere

Quando il giornalismo non è propaganda: “L’assedio di Berlino” di Stefano Cingolani

L’assedio di Berlino, pubblicato su Il Foglio

La geopolitica, questa sconosciuta. Nell’Italia provinciale.

Il pezzo che leggerete a seguire è di una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano. E non prestigiose per ragioni di notorietà mediatica, ormai più che agevole a realizzarsi (se “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole… e più non dimandar“). Anzi. Infatti non gode della fama di un Vespa, di un Lerner, di uno Zucconi. O, per restare nel settore della carta stampata, di uno Stella.

China-Germany-USA-flagsCerto, si occupa in genere di un argomento che il lettore italiano è storicamente poco preparato ad affrontare. Ovvero del resto del mondo. Un po’ perché l’Italia unita, a differenza degli stati preunitari, fu assai brevemente potenza coloniale e certo non ebbe respiro globale. Un po’ perché il regime clericalfascista, ma più spesso cattocomunista – che ci governa costantemente dal dopoguerra – non ha piacere che i cittadini si intendano di cose “più grandi di loro” e possano far raffronti. O persino avere metri utilizzabili per giudicare delle scelte globali dei loro “potentati” (autentica lesa maestà). Solo talvolta, e sempre a fini di piccole beghe interne, lo scenario internazionale appare alla ribalta, ma in forme del tutto ripiegate sulle esigenze della politica interna, narrazione operata da una pletora di media compiacenti, sempre fedeli al potere e mai al lettore.
Ad esempio, alzi la mano chi ha capito che ogni azione rivolta alla stipulazione di accordi stringenti sulla distribuzione dei cosiddetti “migranti” (fittizio cavallo di battaglia del governo Renzi) è completamente fallita. Non potendo essere altrimenti in un contesto europeo che su moltissimi campi sensibili decide solo all’unanimità. Politiche di immigrazione incluse. Ma tutti rammenterete le (tragiche) foto del bimbo annegato in mare, che Premier e tutti i media ci hanno mostrato. A loro detta, patente dimostrazione dell’abiezione della Comunità Europea, che andrebbe superata consentendo, anzi promuovendo, i flussi migratori da ogni paese meno fortunato. Come se lo scopo degli Stati fosse mai stato la carità o la beatificazione. E come se il 90% delle nazioni del pianeta non vivesse questa condizione.

Tornando a noi, Cingolani fa invece il lavoro del giornalista e non del propagandista. Ovvero aggiorna su quel che accade, tentando di districare maglie assai fitte e trame assai lasche, senza violentare le fonti e senza applicare teoremi precostituiti. Fornendo dati, nomi, cifre, deduzioni a sostegno del suo dire. Non slogan. Questo è il giornalismo che Theleme apprezza. Perché per suo tramite si può sviluppare un giudizio indipendente, senza esser dissennato, sulle tante forze in campo e sulle linee tendenziali di sviluppo: politiche, militari, finanziarie, economiche, sociali. Per poter essere cittadini consapevoli, almeno in parte, di questa Babele infinita che è il nuovo millennio.

Buona lettura.

P.s. In calce alla pagina online de ‘Il Foglio’ compare un mio breve commento nel merito.

strapagate

La batosta alla Volkswagen, le mazzate alla Deutsche Bank, i contrasti su Putin fino alle gelosie turche. Perché l’America non ne perdona più una alla Germania

View original post 2.209 altre parole

Scambiamo migranti con debito pubblico per salvare ILVA? La legge non c’è, ma la UE è già nemica

La finanziaria al momento non esiste (15.10.2015 ore 16).

La “clausola migranti”: incamerare clandestini in cambio di deficit.

E il deficit dove finisce? A finanziare ILVA, un’impresa tanto fallita quanto di Stato.

Massì, sputiamo in faccia alla CECA e chiediamo soldi alla UE.

Renzi guida il paese a passo di carica verso il default. E individua il nemico, sperando di dirottare la rabbia.

Fare i forti essendo debolissimi: Tsipras 2, la vendemmia.

Horribile dictu, la finanziaria twittata da Renzi, o legge di stabilità, a tutt’oggi non esiste. Esistono delle bozze ufficiose che circolano in ambienti riservati dell’etere. E che naturalmente Theleme, grazie al suo Palantir, può intercettare. A spizzichi e bocconi, ma sufficienti a farsi un’idea. L’arcana pietra oggi funziona un po’ meglio, sarà forse per via dello scatenarsi degli agenti atmosferici. Che, ennesimo segno fatale, sono stati impietosi con quel relitto novecentesco dell’ ILVA… e con operai sempre più legati ad un filo, sia per il lavoro che per la salute . Come scritto in precedenza, pare ormai certo che a Taranto dovremo fare a meno di ambedue… nel frattempo godiamoci nuovamente questa centralità nella politica italiana ed europea: infatti i casi siderurgici  ci conducono assai vicino alla strada senza uscita imboccata dal governo e dal suo Presidente del Consiglio.

Il quale, lungi dall’essere un decisionista, è in realtà marionetta obbediente dei tanti meccanismi di potere che si arroccano dietro la sua immagine (ben più di quelli che qui troverete, ma link comunque utile…). Chi proprio abbia voglia di approfondire come la si pensi a Theleme, o diffidi di queste anarchiche opinioni, cerchi da sé “Renzi” in questo umile blog e troverà pane e fonti per i suoi denti. Operazione sconsigliata però ai disonesti intellettualmente e soprattutto a chi lavora nel o per il PD, in quanto potrebbe inquinare l’efficacia della propaganda che tocca loro fare.

Stabilità, sotto i tweet niente

Stabilità, sotto i tweet niente

Ma veniamo appunto al nocciolo. Poiché il presidente del Consiglio si azzarda a parlare per tweet di contenuti tutt’ora in bozza , egli autorizza chiunque ad analizzare la legge più seria e “precisina” dello Stato (parliamo di soldi, bilanci, leve fiscali…) sulla base di illazioni, mezze soffiate, articoli di giornali appena un po’ informati… e appunto tweet. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso: non tutti coloro i quali pensano o scrivono sono al soldo del regime, o lavorano in redazioni/capestro, con linea politica ben delimitata dal certamente compiacente direttore.

A Theleme ad esempio piace chiamare le cose col nome loro. Pertanto riassumeremo l’opinione che ci siamo fatti della fantasmagorica, twitterina, “legge di stabilità” – o meglio “di fiducia”, come Renzi avrebbe preferito chiamarla… la fantasia al potere… poeti al posto dei ragionieri… sarà che davvero l’elettore medio del PD è ancora più tonto di quello a cinque stelle? – nel periodo seguente: Continua a leggere

“Il grande Bluff”: Renzi va al Cern, mai a Taranto. Svizzera, ILVA ed i mattoni del default italiano

La vicenda ILVA, industria decotta, madre di tutte le battaglie del cattocomunismo.

Si legge che i soldi dei Riva sono dove erano… figuriamoci le obbligazioni.

Mattarella dal Jersey tira fuori solo Fabio, o’ latitante…

Renzi al CERN parla di Comunità Europea… o promette denari italiani? Che dilemma.

Il pensiero luciferino di Theleme e quel “grande Bluff” su Rai 3.

ILVA pietra angolare del default.

La vicenda ILVA è di una complessità infinita… noi che la seguiamo da anni (ma chiunque ci abbia a che fare, dagli operai ai ministri, direbbe lo stesso) possiamo certificarlo.

Si potrebbe affrontarla da mille punti diversi, come pure abbiam fatto su CORPOREUS CORPORA , anticipando tanto di quello che sarebbe poi avvenuto. A tutt’oggi, ad esempio, sarebbe di estrema attualità dar conto del meccanismo geopolitico di cui lo stabilimento è da sempre parte (nato con tecnologia americana, ma la prima commessa sarà russa). Oppure narrare dello strazio del diritto che più volte è stato perpetrato, in danno di milioni di italiani, mediante una serie di decreti uno più anticostituzionale dell’altro. Uno strazio che ha coinvolto ogni istituzione, dai presidenti della Repubblica sino alla Corte Costituzionale, per tacer di procure, sindaci e presidenti di regione.

E di cui il neogovernatore Emiliano pare sia, finalmente, conscio. Sua citazione letterale:

…E dubito che sarà possibile un nuovo decreto, perché se la Corte Costituzionale ha consentito il sacrificio di alcuni elementi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano, lo ha fatto perché c’era un termine…

In fondo si tratta di quel che abbiamo detto in decine di casi (qui, ad esempio), nel silenzio assoluto di giuristi e politici, locali e nazionali.

Ma non è di questo che si voleva scrivere.

Quel che importa, allo scopo di dar conto della sulfurea ipotesi qui esposta, è dedurre l’importanza capitale di tale stabilimento per il potere consolidato nel paese. Per nessun complesso produttivo si è giunti a sommare una tale mole di alchimie finanziarie, politiche, giudiziarie, sindacali, lobbistiche. Come mai? L’importanza economica storica dello stabilimento è nota, ma altrettanto l’acclarata decozione. Ed anche la palese inadeguatezza, dimensionale e logistica, a reggere il confronto con le attuali dinamiche del mercato dell’acciaio, certificata dai piani di sviluppo della UE.

ILVA negli anni '60, molto simile ad oggi

ILVA negli anni ’60, molto simile ad oggi

Terminata la ricostruzione europea, finita la grande infrastrutturazione degli anni 60′, 70′ ed 80′, cessata la necessità dei paesi in via di sviluppo di acquistare in Italia il semilavorato – perché ormai fan da sé a costi bassissimi, avendo materia prima, stabilimenti e mercati negli identici luoghi (a differenza nostra) – finito in fiamme il Nord Africa, unico sbocco rimasto, è palese che l’immenso siderurgico tarantino, altamente inquinante e con gli altoforni a fine ciclo, non sia più un business sostenibile. Infatti i privati, al di là di ogni giudizio sul loro comportamento, non investono più su di esso da almeno 10 anni. Lo stesso valore geopolitico dello stabilimento, determinato dal potenziale di riconversione bellica, ha perso negli ultimi anni gran parte del suo smalto, stante sia lo sviluppo tecnologico militare sia la nascita di analoghe strutture nell’est europeo, ben più moderne e sostenibili economicamente nell’ordinario. Continua a leggere

Perchè è probabile che Marino rimanga dove è: I calcoli viscidi del PD (II)

Le dimissioni revocabilissime.

I veri fatti odierni, fuori di propaganda.

Arriva SEL su la7 e di colpo tutto prende il senso dettovi…

Prosegue da Perchè è probabile che Marino rimanga dove è: I calcoli viscidi del PD

La giornata di ieri si era conclusa con la dichiarazione urbi et orbi di Marino. Dimissioni sua sponte, nessuna sfiducia in consiglio comunale (quella si avrebbe messo il punto). Sui media e nei social si è data per scontata la serietà e irrevocabilità del gesto. Tutt’altro. Per legge il sindaco può ritirare le dimissioni entro 20 giorni, una realtà normativa che Ignazio Marino non lascia intuire, ma addirittura ribadisce sin dall’inizio, proprio nel discorso di “dimissioni”. Raccomandandoci di non scambiarla per “astuzia politica”. Ma leggiamo le sue vibranti parole. Qui da Lettera43 (testo completo):

Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni.
Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni.

Continua a leggere

Perché è probabile che Marino rimanga ancora dove è: i calcoli viscidi del PD

Sorvoliamo sui (tanti) peccatucci di Marino, sindaco loffio anche nel male. Ma i guai giudiziari sono alle porte, non solo il semicommissario.

I calcoli viscidi del Partito più viscido d’Italia, il Partito Democratico.

Perché per l’ennesima volta si dice una cosa volendone fare un’altra, in quanto gli assessori non sono i consiglieri.

Che teatrino sbilenco, fra media marchettari.

Marino sindaco

L’opinione più diffusa a Roma…

E’ invero tedioso riprendere a scrivere qui – dopo una lunga partentesi europea di studi e libagioni, condivise coi fedeli d’amore di Theleme – partendo dalla figura di Ignazio Marino, uomo dappoco, sindaco di una città ormai dappoco, appartenente ad un partito da sempre dappoco. Ma purtroppo urge trattarne, sebben brevemente: perché è evidente che la descrizione data dai media dappoco (ovvero di regime) è del tutto antitetica alla realtà. Sino all’odierno capolavoro, circa le sue “dimissioni”.

Sorvoliamo sulle storiche dimostrazioni di meschinità del Sindaco, anche oltralpe. Passiamo sopra le ambiguità della sua giunta, come anche su Mafia Capitale. Accenniamo appena al viaggio negli Stati Uniti, a trovare un Papa che ci ha tenuto a specificare quanto poco tenesse a vederlo anche lì, per concentrarci invece sull’episodio ultimo, relativo all’uso “inappropriato” delle carte di credito comunali nella sua disponibilità, con plafond portato da poco ai 50.000 euro mensili (in precedenza 10.000): Continua a leggere