Lo Zambetti e il suo destino: una storia milanese, alla Gaber

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Arriva la condanna per l’ex assessore alla Regione Lombardia Zambetti. La decadenza di Milano, capitale progressista d’Italia.

Ripeschiamo dal passato recente un testo thelemita che aiuta ad inquadrare i fatti: “Zambetti u’ pisciaturu”, parola di Boss.

Gaber il grande, parola di Abate.

Nell’ormai lontano 2012 rimanemmo colpiti dalla grama vicenda politica e criminosa di Domenico Zambetti, all’epoca assessore della Regione Lombardia nella famosa giunta Formigoni ma oggi galeotto condannato a 13 anni di reclusione per quel che accadde allora. Credemmo, infatti, di vedervi l’ennesima traccia della rapida decadenza di quella che era stata la città trainante del Paese negli anni ’80 e ’90. Riportiamo il testo del 2012 certo non per volontà di infierire su chi ha già assai da pagare: siamo sicuri ben pochi giornali ricorderanno gli aspetti più inquietanti e drammatici del caso, che rappresentano invece la vera materia di riflessione. Buona lettura.

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Ballottaggi alle comunali 2016: previsioni, non sondaggi

Cosa è successo un anno fa. Cosa è cambiato.

Perché è possibile immaginare che il PD vada incontro ad una sorte nefasta.

Renzi l’asiatico, ogni volta che si vota.

‘Previsioni’sul filo di lana del silenzio elettorale.

ballottaggioParrebbe che anche i sondaggi, più o meno pirata, abbiano mostrato grandi esitazioni nel fornire ipotesi sull’esito del secondo turno elettorale delle comunali. Qui proviamo ad avanzare delle previsioni, secondo un metodo ben diverso, certamente non scientifico, che però non ha mancato di rivelarsi sensato. Ad esempio nel consentirci di prevedere, a differenza di tanti altri, la dignitosa affluenza del 5 giugno. Non dimentichiamo, infatti, che l’evidente politicizzazione del dato comunale – resa manifesta dal desiderio dei candidati del PD di non essere affiancati dal Premier dopo i deludenti risultati della prima turnata, e secondo noi già emersa nel 2015 – deriva dalla successione di governi (Monti, Letta, Renzi) alla guida del paese senza che mai si chiedesse un’opinione in merito al popolo sovrano. Rifugiarsi nella liceità formale di tali accadimenti, permessi da un sistema parlamentare ‘puro’ come il nostro, non fa che esasperare la dimensione nazionale di fatti e scelte locali. Da qui la presunzione di poter prescindere dall’esame dettagliato del dato cittadino in favore di un criterio generale. 

Esattamente un anno fa analizzavamo gli esiti delle elezioni comunali del 2015, tenutesi in concomitanza con alcune competizioni elettorali regionali. Emergeva un quadro che qui ripresentiamo, allo scopo di raffrontarlo con la situazione attuale. Iniziamo dai comuni che avevano risolto il problema, per così dire, al primo colpo: Continua a leggere

Terza e (speriamo) ultima puntata del “giallo” Giardiello. “Lo stratagemma funziona”, eccome

Torniamo in tribunale, i media (e non solo) insistono coi “gialli”.

Giardiello, l’agente immobiliare che ne sapeva più di James Bond.

Italia Italia delle mie brame, chi è il più fariseo del reame?

giornale giardielloAlla drammatica storia di Giardiello, l’immobiliarista di Arcore protagonista della sparatoria nel tribunale di Milano, abbiamo dedicato ben 2 post. Non incentrati sulla vicenda umana e giudiziaria, in cui si era trovato come parte avversa persino il suo avvocato e un magistrato, ambedue periti sotto i colpi di pistola. Ma soprattutto sul modo in cui i media italiani presentavano il fatto – oggettivo – del Giardiello che aveva introdotto un’arma carica dentro le aule, all’apparenza senza alcun problema.

Una serie di bizzarie, iniziata col collegare quegli omicidi a ben altro caso giudiziario, relativo ad Eutelia-Agile. E proseguita diffondendo – di certo imbeccati – una serie di illazioni in base a cui l’immobiliarista avrebbe approfittato di “tesserini falsi da avvocato” o di accessi secondari o di chissà quale misteriosa diavoleria. Continua a leggere

Il Palantir di Theleme e i misteri d’Italia. Da Gargantua a Casaleggio, passando per Kissinger

A Theleme si possiede un Palantir, conservato nella più alta torre. La sua storia recente.

Tonino non c’azzecca e lo passa a Gianroberto.

Sonderemo il grande occhio senza palpebra del partito unico della nazione, Alias DC.

“Che lo sforzo sia con noi”.

Ebbene si, a Theleme abbiamo un Palantir. Proprio uno di quelli di cui parla Tolkien… resta un mistero come sia giunto dalla terra di mezzo sino in Europa, nell’evo moderno. Comunque, in un frammento manoscritto e segreto conservato a Saragozza, risulta che Gargantua lo avesse dato all’abbazia di Theleme, in cambio di 10.000 prosciutti de bellota perfettamente curati.

Il Palantir, purtroppo, non può esser fotografato...

Il Palantir, purtroppo, non può esser fotografato…

Per secoli dimenticato dietro un ciclopico barile di cognac, fu ritrovato da Aleister Crowley agli inizi del ‘900. Tutto impolverato, finì per esser scambiato per una palla decorativa di onice e utilizzato quale fermaporta del salone di rappresentanza a Cefalù, dove nessuno ci badava mai, perché tutti erano intenti ad attività esoteriche piuttosto accattivanti. Attività rimaste riservate a causa dell’inesistenza della pratica del selfie (nonché di Andrea Diprè).

E’ proprio li che il pro-prozio dell’attuale Abate, protonotaro apostolico, ebbe modo di avvistarlo. E di appropriarsene, dopo la “cacciata” del mago inglese. La storia si fa confusa, difficilmente traducibile. Pare di capire sia finito nella disponibilità di Padre Pio da Pietralcina, che  lo usava però di rado. In quanto poi, immancabilmente, gli toccava di lottare coi Nazgul.

Un giorno ebbe la cattiva idea di prestarlo ad Andreotti, il quale ovviamente non glielo rese mai, perché finalmente ci poteva parlare con Kissinger senza che i Papi mettessero becco. E senza teleselezione. Per inciso, ciò era possibile in quanto Kissinger risulta ne possedesse un altro. Ragione fissa di litigio con Brzezinski, il quale ancora oggi lo minaccia di sguinzagliargli contro Prince Bandar quando per troppo tempo non lo invita a giocarci. Continua a leggere

La caccia al “tesserino fantasma” … prosegue la tragicommedia dei media di regime

giornale giardielloO la realtà s’accorda alla notizia o non è realtà: “Il Giornale” fa da prova del nove. Ma non dimentichiamo che “The revolution will not be televised… the revolution will be loud”, G. Scott Heron

Avevamo già ieri focalizzato l’attenzione sulla sanguinosa sparatoria nel Tribunale di Milano, allo scopo di mostrare tutta la pochezza dei media italiani, da un lato incapaci del minimo fact checking rispetto alle fonti, dall’altro pronti, anzi determinati, a piegare la realtà, qualunque essa fosse, alla notizia preimpostata, ovvero all’informazione professionalmente tranquillizzante, cara ai regimi di ogni epoca.

La verità, a tutti nota, dell’assenza assoluta di qualsivoglia controllo all’ingresso della quasi totalità dei tribunali italiani, della faciloneria con cui ormai in Italia si assolve a ogni compito, ribadita con assoluta evidenza proprio in seguito ai fatti di ieri, non poteva assolutamente esser accettata! Compito dei media (di regime) essendo quello di celarla, non di mostrarla. Un compito arduo, in questo caso di smoking gun tutt’altro che metaforica. Continua a leggere

Sparatoria in tribunale: o la realtà s’accorda alla notizia o non è realtà.

La boiata - capolavoro del Sole24ore
La boiata – capolavoro del Sole24ore

Del come e perché hanno fallito del tutto sia i media che i controlli.

Avremo gli stessi ad Expo?? (Si)

Al di là di ogni riflessione sui tragici fatti occorsi questa mattina nel tribunale di Milano, le cui ultime risultanze potete esaminare su Repubblica, determinati a quanto pare da una folle reazione a seri problemi economici e relazionali (con qualche zona d’ombra restante, ad esempio il movente per l’omicidio del giudice Ciampi, forse “testimone chiave” nel processo – civile o penale? – del killer Giardiello) che trovate con molti dettagli nella versione della controparte processuale, quel che qui preme ha a che fare con due questioni di grande importanza, non a caso assai trascurate sugli organi d’informazione ufficiali.

La prima riguarda appunto l’informazione. In un periodo storico che vede la divaricazione assoluta tra ‘notizia” e fatto narrato, del tutto funzionale alla propaganda di Stato nel senso che la realtà delle cose, ben poco rassicurante in ogni campo, viene considerata eversiva perché potenzialmente foriera di agitazione del popolo (bue ma votante) e pertanto inenarrabile, l’abitudine al fact checking, al controllo della veridicità, da sempre severo tallone d’Achille di un quarto potere italiano del tutto schiavo delle sovvenzioni pubbliche, o di imprenditori a lor volta di esse schiavi, è stata completamente abbandonata.

La notizia fornita dalla agenzie, dagli organi istituzionali e simili, come pure talvolta dalle “soffiate” del primo che passa, non viene più sottoposta a debito controllo. E nemmeno a forme linguistiche dubitative. Nossignore. Viene sparata a tutta fretta nell’etere, incalzata dall’ansia di arrivar secondi nel mare magnum della rete, come fosse certezza. Altrettanto dal pio desiderio di evitare che un controllo oggettivo dei contenuti possa andare a rovinare, che so, la frase roboante di un ministro, di un ermellino, di un Presidente di Partito… Continua a leggere