Da Frankenstein ad Arlecchino (servitore di 2 padroni, USA e Germania)

arlecchino.jpg

La sorpresa dell’alchimista Mattarella: Frankenstein? Fatemelo voi.

Arriva il governo Arlecchino, frutto della carità (pelosa).

I ministri che non t’aspetti. Anzi, che t’aspetti.

Arlecchino servitore di 2 padroni, Germania e USA (ma un po’ di Russia e Cina non guasta mai).

Siamo Sordi (Alberto)? Nella commedia dell’arte la bastonatura è il finale più amato dal bambino che è dentro di noi.

Ci eravamo lasciati nel timore della nascita del ‘governo Frankenstein’. Per ben due volte siamo stati la là per assistere a un governo del Presidente. E in ambedue le occasioni ciò è servito per riportare al Colle Di Maio e Salvini, che pure durante questa campagna elettorale bis – camuffata da consultazioni – hanno dato il peggio di loro stessi. Il ‘no’ di Berlusconi all’ipotesi di Governo Cottarelli (i nomi ipotizzati dei ministri, fra cui la Severino, sembravano fatti apposta per respingerlo) ha messo la parola fine al temuto esperimento alchimistico. La speranza che esprimevamo, già da prima delle elezioni, s’è realizzata.

Teniamoci pronti al peggio, quindi. Augurandoci ciò non avvenga, perché i risultati delle elezioni non lo consentano o perché si desista, l’ipotesi è sul campo. E si fa via via più minacciosa. Le conseguenze sulla tenuta dell’ordine pubblico, oltreché sulla credibilità dell’intero panorama politico e infine istituzionale, potrebbero essere molto gravi: truffare praticamente tutto l’elettorato è un azzardo senza precedenti.

Continua a leggere

Mattarella l’alchimista: l’ora è fatale, arriva il Governo Frankenstein!

fotomontaggio mattarella flick - Copia

Frankenstein Mattarella e ‘la creatura’ Flick: fenomenologia d’un’alchimia centrista. By courtesy of Mel Brooks. 

Prima di avanzare, riavvolgiamo il nastro. L’esito previsto e l’impossibilità di coalizzarsi.

‘Solve et coagula’ (PLAY!): non resta che l’alchimia.

Nuova missione di Sergio Mattarella fra gli avelli DC. Il sepolcro imbiancato e pentastellato.

‘Casellati, facce vedè er Fico…’ le consultazioni più ‘telefonate’ di sempre.

L’amaro destino del M5s: Grillo – con Di Battista – fila via sulla scialuppa di salvataggio?

Flick o Flock? (Ma ridar vita ai morti l’è dura).

Il Frankenstein che verrà: un arto qui un cuore là, nell’attesa dei Draghi? Tutti traditi.

Importante post scriptum, 27 Maggio 2018.

Il post che segue fornisce una visione esaustiva di quanto accaduto alla politica italiana negli ultimi 4 mesi, secondo una specifica interpretazione – quella di Theleme – che ha trovato progressivo riscontro. Chi non avesse tempo o volesse semplicemente andare al dunque, scorra in basso sino a ‘Mattarella l’alchimista’ e legga a partire da lì. 

Riavvolgiamo il nastro

Prima di tentare il disvelamento degli arcani futuri, è opportuno ripercorrere brevemente la strada che ci ha portati all’inconcludente data odierna. Iniziando dall’inizio. Ovvero dai mesi precedenti alle elezioni del 4 Marzo. Theleme, novello Pollicino, ha disseminato la strada che porta a casa dell’alchimista di gustose molliche di pane politico… la prima indirizzava – in sintonia con varie segreterie, ma nessun sondaggio – verso un futuro prossimo in cui fra Berlusconi e Salvini alla fine avrebbe prevalso il secondo. Molto più giovane, più centrato sui problemi di maggior rilevanza ‘pubblica’ (o populista, se volete, non fa poi tanta differenza), candidabile ed eleggibile. All’epoca era già evidente a tutti i pensanti – ma non ai media – come fosse irripetibile un governo centrista, considerato che la somma dei consensi di Forza Italia e Partito Democratico, principali eredi dell’equilibrio PCI-DC, era largamente inferiore alla 50%. In assenza di premi di maggioranza, nemmeno sommando interamente i seggi dei due partiti – altro che la sparuta pattuglia di Alfano – si sarebbe potuta perpetuare la tradizione morotea italiana. Anzi, i numeri proponevano una maggioranza numerica innovativa e diversa, nemmeno antitetica nell’impostazione e nei programmi. Almeno teorici. Quella costituita da M5s, Lega e Fratelli d’Italia. Uno scenario, insomma, in cui la Lega avrebbe avuto una posizione sicuramente vantaggiosa. Continua a leggere

Stop alla discalculia parlamentare dei ‘due forni’: i governi algebricamente possibili

discalculia-elettorale.jpg

Governo di qui, governo di là, governo su, governo giù: La discalculia parlamentare, una nuova piaga italiana.

Le fantasie matematiche cancellano la realtà politica: l’inciucione alla Regione Lazio di cui nessuno parla.

Nessuno sa fare le addizioni o ci prendono per minchioni? (La seconda)

Il misterioso ‘Governo Frankenstein’ e i colpi sotto la cintola.

La Costituzione dice che un Governo deve ricevere la fiducia da ambedue le Camere. Ovvero ci deve essere una maggioranza numerica di parlamentari che possa sostenerlo, sia al Senato che alla Camera. Per un insieme di ragioni, da qualche legislatura è il Senato, eletto su base regionale, a regalarci più problemi in questo senso. Quindi, chi voglia chiarire e chiarirsi le idee sul futuro politico deve ragionare soprattutto sulla ‘Camera alta’: una volta che la maggioranza si raggiunge fra senatori, automaticamente ci sarà fra deputati. Ma non viceversa.

Se ne deduce che i primi numeri a cui bisogna guardare per valutare le concrete possibilità di formare un governo di coalizione – visto che le forze in campo non hanno ricevuto voti a sufficienza per far da soli – sono quelli degli onorevoli al Senato. Quali sono questi numeri? Basta recarsi sul sito ufficiale:

senatori gruppi

In totale, i senatori sono 321 – inclusi coloro i quali non sono in alcun gruppo – quindi la maggioranza si raggiunge a 162. 70 anni di democrazia parlamentare insegnano però che un Governo che voglia aver speranza di legiferare e sopravvivere per un po’ deve essere sostenuto almeno da una decina di senatori oltre la soglia minima. Sempre pochi, a dire il vero, ma consentono il tentativo. Arriviamo pertanto a circa 175. Tutto questo è arcinoto, ma nessun giornalista sembra tenerne conto. Almeno quando affronta pubblicamente la questione dei possibili governi. Avete presente la teoria dei ‘due forni’ di cui potrebbe avvalersi il M5s? Bene, non ne esiste nemmeno uno. Basta far due calcoli. Facciamoli.  Continua a leggere

(I)Movimento Cinque Stelle: la più grande truffa elettorale dell’Italia repubblicana?

getting burned

Omaggio ai Pink Floyd: ‘getting burned’, essere truffato. Da chi ti stringe la mano.

Introduzione: il terzo post che non immaginavamo di scrivere. Arriva Bloomberg.

Una soluzione a cinque stelle dell’enigma ‘Partito Unico’? Giudicate voi.

I campanelli d’allarme, Raggi e Nevoli. Il caso Roma e il caso Taranto (paradosso di Sgarbi incluso).

Cui prodest?

– Continua –

Introduzione

A detta di tutti gli analisti, le elezioni del 4 marzo non consentiranno l’attribuzione di una maggioranza a nessuna delle forze in campo. E, a quanto pare, nemmeno la riedizione del cosiddetto ‘Patto del Nazareno’ che ha tenuto in vita una serie di governi partoriti dalla peggiore tradizione parlamentarista italiana. Privati del premio di maggioranza anticostituzionale, abbandonati da ampissime fette del loro elettorato – anche nel senso più definitivo, considerata l’età media dei votanti del PD e di Forza Italia – i principali partiti centristi che avevano governato il Paese ininterrottamente dalla nascita della Repubblica, con fasi alterne di consociativismo DC – PCI – PSI, proseguite sotto mentite spoglie nelle varie formazioni  di centrosinistra e centrodestra della ‘Seconda Repubblica’, non hanno infatti oggi i numeri per arrivare a riproporsi alla guida del Paese. Nemmeno se considerati ‘al completo’. Ovvero unendo tutte le loro forze, da ‘Più Europa’ a ‘Liberi e Uguali’, da ‘Noi con l’Italia’ a ‘Forza Italia’, da ‘Insieme’ al ‘Partito Democratico’. Al conto – una volta sottratti il Movimento Cinque Stelle, la Lega e Fratelli d’Italia, teoricamente inidonei agli inciuci, anzi nati o cresciuti proprio in virtù della loro strenua opposizione ad essi – manca sempre un numero cospicuo di seggi parlamentari, in specie alla Camera. Questo l’argomento del primo post dedicato all’analisi dell’intricata situazione elettorale, che individuava però nella Lega di Salvini il partito ‘meglio messo’ per approfittare del caos: determinante nel centrodestra, in cui può arrivare a superare Forza Italia nel computo dei voti – e certamente la sopravanza se consideriamo la sua relazione privilegiata con FdI della Meloni, che porta in dote almeno il 5% – per un insieme di ragioni ‘programmatiche’ potrebbe persino giocare la carta di un governo di scopo col Movimento Cinque Stelle. Quest’ultimo, se rimanesse ancora del tutto isolato nella torre d’avorio  esibirebbe ulteriore irrilevanza, da cui l’inevitabile abbandono di numerosi suoi simpatizzanti, forse proprio a favore della Lega. Tale centralità di Salvini risultava inoltre confermata dai tanti interventi ‘antagonisti’, in Italia come all’estero, che ci eravamo premurati di citare.  Continua a leggere

Quei due Maroni rivelatori: dopo le elezioni si passa da Salvini

Salvini-Maroni

Salvini ha fatto due Maroni così a Berlusconi. Il quale può solo accontentarlo. Il centrodestra di oggi non è per nulla quello di ieri.

Nessuno racconta la realtà. Ma eccola che arriva.

Alle urne vecchi contro giovani. Quarantenni e single ago della bilancia. Sbilanciata.

Le poche alternative rimaste. Il fantasma dei governi futuri: adieu democristiani, farewell comunisti.

Di nuovo al voto? O Lega, Fratelli d’Italia e Movimento Cinque Stelle?

Attenzione, stavolta non finisce a tarallucci e Gentiloni.

Sino alle elezioni avremo modo di approfondire, in ogni senso.

Che (?) Due Maroni (?)

Da oggi non abbiamo più un solo Maroni, ne abbiamo due. Il primo è quello che decide di non correre più alla presidenza della Lombardia per ragioni personali. Il secondo è invece sempre a disposizione. Già, ma per cosa? Questa pantomima nasconde in realtà una notevole vittoria di Salvini. Ovvero esattamente il contrario di quel che leggerete sui nostri media, talmente ricolmi di fakenews da odiare a morte chi possa intromettersi in quello che era, sino a pochi anni fa, un monopolio servile assai ben remunerato.

E’ evidente, infatti, che Maroni rinuncia a correre verso una sicura riconferma alla presidenza della più ricca e popolosa regione italiana per ragioni che poco hanno a che vedere col ‘personale’. Le vere motivazioni ci conducono nel vivo degli scenari elettorali possibili e quindi nel vivo delle schermaglie per il prossimo Governo. Che non sarà MAI un Gentiloni bis. Ma andiamo per ordine. E iniziamo dal Centrodestra: come vedremo, esso rappresenta l’unica vera ragione di interesse di questa, per ogni altro verso segnata, competizione.  Continua a leggere

Ostia! Il voto in Sicilia è (solo) nazionale e racconta già troppo (I)

Sicilia propaganda

Debiti su debiti: Palermo dipende da Roma. L’arguzia degli astensionisti.

La chiave del sistema s’è spezzata: Il partito unico dell’inazione non fa più di quattro stelle. Grillo, da solo, cinque.

I conti che contano davvero, quelli degli equilibri nel centrodestra.

Il requiem del centrismo italiano, sopravvissuto alla guerra fredda. E quindi a sè stesso.

Ostia, che sberla! Buttanissimo Renzi (e pure Berlusconi).

Theleme riprende qui l’analisi dello scenario italiano, abbandonata un anno fa con l’abbaziale, profetica intemerata ‘La politica cancella il Paese, il Paese cancella la politica…au revoir, Italia’

Quanto peserà l’elmo di Scipio, caro Musumeci…

La Sicilia è regione a statuto speciale, anzi l’antonomasia dello statuto speciale: per esplicita previsione di legge, è la più autonoma fra tutte. Eppure, secondo la tradizione paradossale che accompagna l’Italia e sommamente la Trinacria, tutta codesta autonomia ha reso Palermo schiava di Roma, più o meno come recita l’inno nazionale che abbiamo da poco eternato. E dire che la Sicilia ebbe millenni di riottosità, dalla Magna Grecia a Salvatore Giuliano e Mattei, passando per Normanni, Aragonesi e Principi di Salina vari… ma bando alla nostalgia, quel che conta in politica è l’oggi.

palazzo dei normanni

Palazzo dei Normanni, scrigno di tesori. E di miserie.

E l’oggi ci dice che il glorioso Palazzo dei Normanni è indebitato sino al collo, anzi sino alla cima dei capelli. Sessanta anni di assistenzialismo selvaggio, targato DC – ma con buon consociativismo PCI/PSI – l’hanno resa uno zombie. Nemmeno Dio conosce il reale ammontare del debito siculo, per parafrasare una vecchia freddura sulle congregazioni femminili, ma parliamo di caterve di miliardi, che ogni anno costringono le magistrature contabili locali e nazionali a marchette e balletti indecorosi. Se ne deduce mestamente che il Governatore, dotato in teoria di ogni potere, non può invece comprare la carta da culo per il suo ufficio senza mendicarla al Governo nazionale. Non è errato dire, quindi, che i più arguti in Sicilia son quelli che non hanno votato affatto (una buona metà). E che chi s’è immolato al sacro rito dell’urna ha voluto esprimere un voto ‘nazionale’, solo formalmente locale, considerato che senza l’elmo di Scipio non li paghi tutti quei forestali… Del resto, questa trasmigrazione d’intenti elettorali era stata visibilissima, a partire dalla sostituzione dell’ultimo governo Berlusconi con altri sottoprodotti del parlamentarismo perfetto italiano (leggi trasformismo): come abbiamo più volte puntualizzato, il Referendum Costituzionale, le consultazioni comunali e quelle regionali hanno svolto il compito di succedaneo delle politiche mai ‘concesse’. Numerose previsioni fondate su questo assunto hanno già trovato conferma. Peraltro, trattasi di un processo politico di lungo periodo, tutt’altro che estemporaneo. Forse gioverà tratteggiarlo, seppur grossolanamente. Continua a leggere

Lìnguine alla Trump: Theleme celebra in cucina l’inauguration day

img_20170122_150511_editDonald Trump si insedia infine alla Casa Bianca.

Dallo Scappi all’Abate, un grande piatto per un grande evento: L’anagogia culinaria.

Ecco a voi la ricetta geopolitica che fa già impazzire la destra globale: grab them by lìnguine!

english version here

Al di là di ogni analisi contraria altrui, avevamo previsto la netta vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali dell’otto Novembre 2016 – che possiamo apprezzare nella sua pienezza visualizzando la mappa degli States suddivisa per contee e prevalenza politica (la trovate dopo la ricetta). Ed il 20 Gennaio 2017 il miliardario americano più discusso di tutti i tempi s’è finalmente accomodato alla Casa Bianca, sloggiando Barack Obama. Sarebbe interessante riflettere sul discorso inaugurale, alquanto simile a quelli elettorali, da lui tenuti in ogni angolo del paese prima delle elezioni. E forse ancor più analizzare le  reazioni scomposte, in specie italiane, a tale esempio di coerenza, del tutto inusitata in una nazione come la nostra. Che non solo mette in conto ma esige da un politico la smaccata presa per i fondelli del suo elettore. Intitolato, quest’ultimo, a chieder al suo rappresentante denaro, lavoro, finanziamenti, favori, baci e abbracci… ma mai conto di ciò che dice o fa.  Continua a leggere