La Consulta che ci insulta: su Jobsact un nuovo verdetto anticostituzionale

La consulta che ci insulta: una slabbrata foglia giuridica di fico copre il palese verdetto politico.

Qualche precedente recente, dall’ILVA alla legge elettorale. La deriva partitocratica della Corte Costituzionale.

Per fortuna c’è Gentiloni: Mao, Stalin, Mussolini avrebbero plaudito.

Per par condicio, ecco a voi un super Cazzola.

‘Iamm’ iamm’ ia’, funiculì funiculà’, fischietta Ettore Scola.

saggiseggi.png

Premesso che a Theleme dell’articolo 18 faremmo volentieri a meno, per un insieme di ragioni tutto sommato agevoli a comprendersi (ma che non tratteremo qui), la decisione della Consulta di dichiarare inammissibile il referendum sostenuto dalla CGIL rappresenta un’ennesima dimostrazione di come persino la Suprema Corte offra ai cittadini poca garanzia, scontando quel cinquantennio di partitocrazia pura che ha finito per far coincidere – al modo dei regimi totalitari – gli organi statuali con quelli partitici.  Continua a leggere

Gentiloni imprenditore, Draghi finanziatore: il default è servito

Una nazione europea si trasforma in Stato totalitario: lui si gonfia, noi ci sgonfiamo. Senza troppo clamore.

Dalle cooperative dei migranti all’Alitalia, dall’ILVA a Piombino, dai call center agli avvocati: unico datore di lavoro, il Premier Gentiloni.

Nel frattempo si spegne l’attività privata. Come si pagano le tasse? Coi soldi del debito Pubblico.

Italiani drogati dalla guerra fredda. Ma nel 2017 ‘se la gode’ la Turchia.

Il ‘medico pietoso’ Draghi ‘fa la piaga verminosa’. Nonché il finanziatore, in bello stile MPS. Quanto dura?

L’epifania ci porta tanto – e solo – carbone.

befana1_b

Nota bene. Quel che segue non è un saggio di Scienza delle Finanze. Non si prefigge di essere esauriente e nemmeno ‘preciso’, nelle definizioni e nei meccanismi, presentati a livelli estremi di semplificazione, più che grossolana. Ha il mero intento di creare un po’ d’ordine intellettuale, rivolto alla comprensione istintiva d’un organismo socioeconomico – quello italiano – malato, insostenibile e matematicamente alla fine del percorso.

Presenza e ruolo dello Stato sono stati sempre evidentissimi, nella società e nell’economia italiana. Il nostro quotidiano – scaturito dal centralismo sabaudo, dal totalitarismo fascista e dal consociativismo statalista cattolico e comunista – ha vissuto nei decenni un’impennata dell’azione economica dei governi. Le numerose privatizzazioni non hanno mai davvero affrancato i grandi gruppi… e nel contempo – senza dar troppo nell’occhio, grazie ad una stampa servile e poco brillante –  moltissime imprese, un tempo effettivamente private  (o privatizzate) sono oggi entrate (o rientrate) nell’alveo pubblico, a titolo più svariato (gestione, finanziamento, partecipazione azionaria…). Tutto ciò in ragione della logica per cui esse – ridottesi in miserevoli condizioni per obsolescenza o mala gestione, spesso clientelare – ‘non potevano fallire’, a causa delle conseguenze sociali (e politiche, aggiungiamo noi) che avrebbe comportato la loro scomparsa. La lista è davvero lunghissima. Il Monte dei Paschi, il siderurgico ILVA, la ex Lucchini di Piombino, la ex Fiat di Termini Imerese, le banche popolari, la SAIPEM, l’Alitalia, i maggiori Call Center (che non appena si riduce l’enorme esposizione pubblica chiudono tutto)… Continua a leggere

Buon 2017! Theleme reca a ciascuno i migliori auguri dell’Angelo Pavone

yezidi-taus-melik-emblemaAuguri di un lieto 2017 ai nostri lettori. Anche migliore a chi invece non ci legge.

Pur nella profonda inquietudine geopolitica, è ancora viva la speranza che l’intelligenza possa prevalere.

Il Buon Anno più antico del mondo, quello dell’Angelo Pavone Tawuse Melek. Sacro agli Yazidi, in attesa del 6767 *.

Il 2016 volge al termine, nella più grande confusione politica nazionale ed internazionale. Nuove alleanze fanno nevroticamente capolino fra quelle più consolidate, sia dentro che fuori l’Italia, mentre l’occidente e l’oriente – non sapendo incontrarsi – si scontrano in un caos che, lo diciamo con Nietzsche, speriamo saprà regalarci una stella danzante, prima o poi. Continua a leggere

Il PD plaudisce a Renzi, il quaquaraqua: un pernacchio e sarà rivoluzione.

matteo-renzi-lingua-278683

56 secondi ci liberano da un peso insopportabile. Quello di Renzi.

Sciascia docet: Uomini veri, mezzi uomini, ominicchi, ruffiani e quaquaraqua.

Il partito è come il suo segretario: dalla gioiosa macchina da guerra all’esercito delle facce di culo.

‘Il pernacchio classico’ di Edoardo, con cui si può fare la rivoluzione.

Ripeschiamo una proposta del passato: ‘La diceria’ sarà sito derenzizzato.

Questo brevissimo frammento di intervista – associato all’effettivo comportamento post referendum – è, probabilmente, il maggiore atto politico che Matteo Renzi ci ha lasciato in eredità: di lui non scriveremo più nulla ed il suo nome sarà qui bandito. Avendo abbandonato l’analisi politica – per cessazione dell’oggetto – questa scelta non penalizza affatto: dovesse un giorno essere indispensabile un accenno a Renzi, egli sarà ‘il quaquaraqua’. Per intanto ecco il video: regalatevi questi 56 secondi di un’Italia più ‘anglosassone’, responsabile, dignitosa, coraggiosa. Nelle parole come nei fatti…

Continua a leggere

La politica cancella il Paese, il Paese cancella la politica: Au Revoir, Italia

il-governo-gentiloni-accolto-dal-vivo-interesse-della-nazione

Il Governo Gentiloni accolto dal vivo interesse della nazione

Theleme abbandona l’analisi politica, per carenza dell’oggetto.

Quello che c’era da dire è stato già detto. Le ultime chiacchiere sul nulla.

Il governo è fotocopia perché Mangiafuoco ha finito i burattini. E c’è un Europa francotedesca da rassicurare (che il pasto non le sfuggirà).

Gli assetti del PD dopo il congresso, la scissione probabile. Forza Italia terza gamba? Ma in fondo, chissenefrega.

Quel tunnel che conduce al caos a cinque stelle.

I prossimi post svincolati dalla cronaca.

Come abbiamo ampiamente sottolineato nei giorni trascorsi, l’applicazione pedissequa del parlamentarismo sommata alla totale indifferenza per l’espressione della volontà del popolo sovrano segnano l’irrecuperabile frattura fra governanti e governati e l’apertura di nuovi scenari, implicanti la dissoluzione dell’esistente attraverso un’inevitabile fase autodistruttiva che, in assenza di adeguata reazione (leggete generazione per tempo di nuove forze politiche adeguate al XXI secolo), potrebbe anche passare per un governo a cinque stelle.  Più non può dirsi, a riguardo. Disgraziatamente, la caratura pressoché nulla della nuova compagine governativa, quasi del tutto sovrapponibile alla precedente se non per qualche vistoso peggioramento, priva ulteriormente di qualsiasi interesse ogni decisione che da essa promani. Siamo certi che sino al superamento della fatidica soglia del settembre 2017, quando i 2/3 dei parlamentari avranno quantomeno conseguito il diritto al vitalizio, la navigazione sarà a vista e prevederà, fra le altre disastrose priorità, il vano tentativo di recuperare le clientele perdute per sempre, per carenza di appeal e di risorse assistenziali sufficienti. Oltre che evitare le elezioni come la peste. Dedicheremo qualche ultima riga alla cronaca politica per poi abbandonarla a tempo indeterminato. In piena sintonia con il paese, che essendo cancellato dalla politica la cancellerà a sua volta. Continua a leggere

Il Mattarella Blues pervade l’Italia: l’agonia pentatonica di Gentiloni

whatsapp-image-2016-12-10-at-14-40-13

John lee Hooker e  Mattarella, ovvero il blues e la trick bag democristiana.

Lo shopping fra le lapidi dell’oligarchia italiana, ritmato dalle consultazioni: it serves you right to suffer!

Paolo Gentiloni Silveri, detto ‘l’africano’: da Rutelli al burning hell libico.

Ma la figura al di sotto delle parti potrebbe essere un’altra. Cercasi the Healer che agevoli Forza Italia, se il PD si divide.

Suona the same old blues again e l’Italia sembra inabissarsi: i tempi saranno maturi per il Boom Boom di Grillo? (Non prima del Settembre 2017)

Chiudiamo con Sciascia.

Il No alle mediocri riforme costituzionali ha rigettato la consolatoria, evirata melodia de ‘Il volo’ – tutta per il SI – e si è tuffata in un maschio blues economico, politico sociale che non farà prigionieri. Il blues è infatti espressione di una malinconica sofferenza che trova però all’interno il vigore necessario per esorcizzarsi e superarsi. il-voloUna struttura ipnotica, incardinata nella scala pentatonica, che fu definita la musica del diavolo, ai tempi di Robert Johnson e non solo. Blues e rock sono stati sempre massimamente malvisti dai clericali, sino ai nostri giorni: come dimenticare la crociata di Mattarella contro Madonna, in combutta con numerosi vescovi… e correva l’anno del signore 1990. Insomma, energia, emozione, azione nel blues vengono incatenate e scatenate di battuta in battuta, con cromatismi capaci di neutralizzare la monotona cromatina e brillantina di cui sono ricoperti calzari e capelli dei malnati e canuti eredi degli Andreotti, dei Piccoli, dei Fanfani, dei Forlani. Quale migliore guida alle vicende politiche in corso, quindi, di John Lee Hooker, auctoritas fra le maggiori di Theleme? Sarà un po’ lui il nostro Virgilio, nell’inferno democristiano di questi giorni. Pur non essendo indispensabile, si consiglia caldamente al lettore l’ascolto dei brani inframmezzati al testo, in un inedito e interattivo pastiche politico – musicale: con crescendo non rossiniano, essi ci condurranno in superficie, ‘a riveder le stelle’. Le cinque stelle che ci attendono al varco per vergare l’epitaffio del post fascismo repubblicano: Se il paese non avrà saputo tagliare di netto col passato, avrà bisogno della dinamite grillina. Che farebbe Boom Boom.   Continua a leggere

Post verità e post referendum: ‘niente voto’, grida la partitocrazia mentre collassa.

renzi-mattarella

Vespilloni neoDC a confronto

Chiediamo venia ai lettori di Theleme: prevedevamo un netto successo del NO. E invece è stato abissale.

Cosa si deduce dal voto referendario. Tanta gente alle urne, mentre il consenso elettorale del PD è al lumicino. Facciamo due conti a braccio, altro che 40%.

PD, Confindustria, parrocchie, Coldiretti, banche, show business, media, sondaggi etc. non hanno spostato una sola scheda. E il Papa si incazza.

La terribile ‘post verità’ è solamente una verità obbligata: il paese in ostaggio dei suoi rappresentanti.

Legge elettorale proporzionale, ultima recita della partitocrazia nel mondo ostile del web. Scacco matto a Mattarella.

La previsione avanzata nei giorni immediatamente precedenti il Referendum non aveva lasciato scampo alcuno al SI. In

I (tanti) motivi per cui il No prevarrà al referendum: la politica (I)

avevamo immaginato un successo netto del fronte avverso alla riforma costituzionale, per almeno dieci punti percentuali, con un’affluenza compresa fra il 50% ed il 60%. A conti fatti, invece, quest’ultima è stata nettamente più elevata – il 69% – e la distanza fra SI e NO ha sfiorato i venti punti. Anche in questa occasione i sondaggi presentati da media e partiti sono stati finalizzati ad influenzare l’elettorato. Ad esempio, per mesi ci han dato conto dello svantaggio del SI – inevitabile, considerato l’abisso effettivo che li separava – dimezzandolo  rispetto al reale. E ciò per non privare di speranze l’elettorato favorevole, anzi tentando di spingerlo alle urne con risibili ‘rimonte’ degli ultimi giorni (immarcescibile direttore di Demopolis, Pietro Vento). I sondaggi sono ormai solo uno – forse il più insincero – degli strumenti di valutazione di cui disponiamo. Per 3 volte di fila (Brexit, Trump, Referendum) chi ha tenuto in considerazione i social network non si è sbagliato.

Se confrontiamo l’ ultimo esito elettorale con quelli immediatamente precedenti, ovvero le politiche del 2013, le europee del 2014 e le amministrative 2015 e 2016  – cui abbiamo dedicato ampi interventi del passato, sia allo scopo di predirne gli esiti che di comprenderli ex post – scopriamo un numero notevole di tendenze interessanti:

  • quel 10, 15% di affluenza in più rispetto alle previsioni segue perfettamente l’evoluzione del voto alle amministrative. Esso appartiene quasi interamente all’elettorato di centrodestra, astenutosi a lungo dopo le figuracce (e le traversie giudiziarie) di Silvio Berlusconi
  • il 40% del fronte del SI è costituito principalmente da elettori del PD, ma non interamente. Per pesarlo politicamente, da esso vanno scorporati i voti UDC, quelli non trascurabili provenienti da FI, i dissidenti di M5s e Lega. E solo parzialmente reintegrati i voti in libera uscita della minoranza  PD, che era apertamente per il NO. In conclusione, saremmo intorno al 29%, non fosse che alle elezioni politiche vota quasi il 10 per cento in più che a questo referendum. Ne consegue che il PD non supera il 25% nazionale. Come già avevamo intuito mesi fa, in seguito all’ultima tornata amministrativa.
  • Per di più, la componente di voto per il NO dei minori di 45 anni è stata elevatissima. Ben oltre il 60% medio. Ciò depone malissimo sulle chance del Partito Democratico (anche nel breve periodo), legato indissolubilmente ad un pubblico assai maturo, ai suoi privilegi, alle sue ansie.
  • Se quanto scritto sopra è vero – e lo è – il PD non sarebbe affatto la prima forza politica del paese, ma la terza. Dopo FI-Lega e M5s. Nella migliore delle ipotesi la seconda.
  • Nel Partito Democratico non c’è nessuno con cui sostituire Renzi ed il cosiddetto ‘giglio magico’ (che poi di magico non ha proprio nulla, carta canta). Impossibile immaginare un ritorno a Bersani e D’Alema. Ma quasi altrettanto arduo immaginare la sopravvivenza di Renzi, Boschi, Calenda, Lotti e via discorrendo.
  • Nonostante ogni pressione propagandistica – dalla classica lettera nella buca postale alle pressioni aziendali, dalle grida della stampa internazionale agli hashtag #bastaunsi sponsorizzati (persino durante il silenzio elettorale) – più l’appoggio aperto dei maggiori potentati italiani (ACRI, Confindustria, Coldiretti, parrocchie, sindacati centristi etc.), di tutto il mondo dello spettacolo e di quasi tutto quello dell’informazione, di Morgan Stanley e della Comunità Europea, non un solo voto è stato spostato dal prevedibile. Se non in direzione opposta alla desiderata. Ecco che chi di politica e propaganda (fide e non) davvero se ne intende, ovvero un Papa gesuita, esorta tutti a piantarla con parole di fuoco (traduzione ‘mangiamerda’), in quanto s’è visto che non funziona più, anzi è controproducente. Essenzialmente affibbiamo la demenziale elaborazione ideologica nota come ‘post verità’ alla verità obbligata dal corso degli eventi storici.

Queste semplici, banali, considerazioni sono sufficienti per provare a dedurre quel che seguirà. Renzi, come era ovvio, ha presentato le sue dimissioni. Naturale che punti ad immediate elezioni, per giocare ancora sulla debolezza della proposta politica degli opponenti – impossibilitati ad accordarsi – e soprattutto sulla paura di quella parte matura di elettorato che trema alla sola idea del rischio che correrebbero le sue pensioni, o le sue rodate consulenze, con Grillo a Palazzo Chigi.

matta-napolitanoOgni ritardo in questo senso lo logora immensamente, riducendo le sue già ridotte chance di tornare a contare qualcosa in politica. Ma poiché Mattarella – debitamente istruito a riguardo – intuisce la verità sul consenso reale del PD nel paese, egli non si fa illusioni e non partecipa all’azzardo estremo di Renzi, sperando di evitare elezioni rischiosissime per la sinistra. A questo punto non resta che dire quel che, infatti, è già stato detto: o un governo di intese assai larghe (logorerebbero tutti i partecipanti, sfavorendoli in egual misura), oppure, nuovamente, la minaccia di elezioni immediate. Quest’ultima sino a settembre 2017 assai spuntata, perché gli onorevoli in carica matureranno il diritto al celeberrimo vitalizio solo allora. Moltissimi di loro, sia PD che FI che M5s, sanno di non metterci mai più piede: Il paese è insomma ostaggio dei suoi rappresentanti – ai quali sarebbe stato molto meglio dare il vitalizio sin dalla prima ora, paradossalmente – e dei loro eletti (Premier e Presidente della Repubblica). Difficilmente ne uscirà, se non per ulteriori, violenti, scossoni internazionali.

marina-berlusconi-127616

Marina Berlusconi prossima Marine Le Pen? 😉

Nel mentre che si compie questo straziante balletto, determinato esclusivamente dall’interesse fazioso di chi lo balla, le forze politiche potrebbero accordarsi su di una legge elettorale. Naturalmente proporzionale, poiché PD e FI-Lega non vorranno correre il rischio mortale di consegnare il paese al M5s. Il quale è, peraltro, semiconscio di non essere in grado di governarlo: sia le emergenze elettorali che lo scenario internazionale post Trump raccontano come sia il mondo della destra ad aver oggi le chance maggiori di portare al successo qualcosa di nuovo, posto si dimostri in grado di dargli vita. E ne abbia il tempo. Ma che il tempo sia un fattore chiave lo sanno naturalmente sia Renzi che Mattarella…

Lo scenario più probabile, quindi, è quello in cui il PD e FI per il prossimo anno

  1. si congiungano in un abbraccio mortale per ambedue, consacrato dalla libidine di vitalizio di tutti gli onorevoli, Lega e M5s inclusi
  2. partoriscano un’immonda legge proporzionale, con la finalità di arginare il M5s
  3. nauseino del tutto il paese, che ha appena votato contro il PD in solitaria, figuriamoci in combutta col ‘nemico’ di sempre
  4. trascinino la barca oltre il settembre del 2017, cercando di deviare propagandisticamente la rabbia popolare su altri punti, sprofondando nel baratro quel pochissimo che resta della credibilità dei media ufficiali
  5. si separino inevitabilmente dai loro componenti – o alleati – meno centristi i quali sbarcheranno il lunario sbraitando alla luna, rincorrendosi col Movimento 5 stelle in una gara di populismo sfrenato, senza esclusione di colpi. Sicuri di lucrare altro consenso grazie proprio all’osceno consociativismo governativo.

Che sia Renzi o meno a far da Premier o uno qualsiasi dei suoi ministri o altro misirizzi del PD o sedicente figura istituzionale, è questione del tutto speciosa ed ininfluente. Perché dietro il burattino di turno ci sarà una volta ancora lei, la balena bianca. Una neoDC che spazia dalle correnti più sinistrorse a quelle più destrorse. Giunta al potere per via di strategie di palazzo, al di là di ogni inciampo e in negazione patente della volontà popolare. Il paese reagirà malissimo, non appena potrà, a questo scempio improduttivo e non farà sconti. Dovrà, però, attendere che il voto politico gli sia concesso.

Ad ogni modo, il destino NeoDC è già segnato dal collasso partitocratico: isolata sul piano internazionale; aggrappata ad un Mario Draghi assai meno stabile sulla cadrega di quanto si pensi; superata dalla storia; abbandonata dai giovani a cui non sa cosa offrire; impossibilitata a contrarre quantità di debito adeguate all’assistenzialismo; vincolata ad un progetto migranti che non ha più sponsor; impiccata dalla tasse; erosa dalla libera veicolazione delle notizie via internet; decimata dalla demeritocrazia, che ha finito per ritorcerlesi contro, fa già oggi la conta di quanto poco abbia in controllo le menti ed i cuori del paese reale. Conta che certo non sfugge ai grandi player internazionali: asset fondamentale di ogni altro inciucio del passato, vicino e lontano, oggi del tutto mancante. Chi investirebbe geopoliticamente su di un gruppo di potere, tradizionalmente inefficiente e corrotto, che ha smarrito il suo ultimo vero atout (e valore), quello di indirizzare a piacimento le masse sottoposte? 

Obbligata a mosse repentine, con sempre maggior margine di errore, una delle prossime le sarà certamente fatale. Attenti a non perdervi lo scacco matto.

Ma non perdiamoci neppure la lista delle dichiarazioni mendaci del nostro ex Premier.

WhatsApp Image 2016-12-07 at 13.32.34.jpeg

Stay tuned.