Brinzio, Shangri-la dell’Italia di Draghi e Molinari che sogna la quarta dose

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Fra il Castello di Cabiaglio a Nord, la Badia di San Gemolo ad Est ed il Sacro Monte a Sud, sorge un’incantevole valle, quasi fosse un fazzoletto di verdi declivi e pianori, racchiuso fra i massicci montuosi di Campo dei Fiori e della Martica ed irrorato da laghi e cascate…

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James O’Keefe, il diario segreto di Ashley Biden e la peggior FBI: il complottismo diventa verità?

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James O’Keefe è una vecchia conoscenza di Theleme, e soprattutto della destra americana. Le sue notevoli inchieste, targate Project Veritas (‘Rigging the elections’, le trovate qui, accluse al post dell’epoca, guardacaso WordPress NON consente di linkare direttamente, nemmeno alla Home page), sono state decisive nel 2016, quando Donald J. Trump surclassò a sorpresa la strafavorita – sui media, i complottisti la davano perdente – Hillary Clinton. La quale è al momento coinvolta in un’oscura trama di ‘fake news’ ai danni dell’odiato Donald, quelle relative al cosiddetto ‘Russiagate’. Non c’è più dubbio che il ‘Russiagate’ fosse una bufala, ampiamente confessata – anche se agli italiani non è dato saperne nulla e gli stessi media USA, dopo aver sfruttato sino all’osso quella ‘fake news’, evitano per quanto possono di parlarne, trattando invece da ‘fake news’ ciò che è autentico, vedi le famigerate mail dell’altro figlio di Biden, Hunter – l’unico interrogativo rimasto in piedi è se tutto ciò provenisse dal ‘clan Clinton’, come molti indizi (ed arresti recentissimi) farebbero credere al procuratore che se ne occupa, tal John Durham. Continua a leggere

La profezia di Nielsen, il peto di Biden: quando la realtà sorpassa il complottismo!

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Un tempo avremmo scritto ‘ la realtà sorpassa la fantasia’, ma ormai la fantasia, e più in generale qualsiasi idea, viene percepita come ‘eccesso’ di libertà’ se non conforme a quello che ‘la maggioranza’ prescrive: una ‘fantasia’ divergente dal sommo bene, nell’accezione obbligatoria che i media mainstream ne danno, non merita quel nome, va chiamata ‘complottismo’. ‘La realtà supera ogni complottismo” è quindi l’espressione oggi più adatta al caso, ma possiamo rassicurarvi ciò non cambia di una virgola la sostanza della questione.

C’è chi crede di aver trovato in speciali utenti della rete, con vero o presunto accesso a saperi ‘esoterici’, la preveggenza del futuro. E magari ha ragione. C’è chi ritiene di aver reperito in film e saghe televisive indizi lasciati intenzionalmente, tali da svelarci gli arcani del presente. E magari non ha torto. C’è chi si dice sicuro la vita sulla Terra sia iniziata con esseri extraterrestri, poi estintisi, fuggiti via oppure con l’hobby voyeuristico di sbirciare dal buco nero della serratura spaziale. Chissà che non sia così, oppure esattamente il contrario di tutto ciò, come gridano senza esitazioni i cacciatori di fake news, gli inesorabili censori delle deviazioni dal percorso della verità assoluta, da loro detenuta. Vedi la medicina, che di colpo s’è risvegliata scienza esatta: o vaccino o morte, i dubbi siano banditi e criminalizzati, peggio ancora se provengono da premi Nobel. Eia Eia alalà, siamo antifascisti!

Persino ai complottisti è sfuggita la grande profezia di Leslie Nielsen, detta anche ‘di Scary movie’. Diversamente da ‘Game of Thrones’, ‘Simpsons’, ‘South Park’, ‘Griffin’ & co., da sempre molto citati, quasi nessuno s’è ricordato che nel 2003, quasi venti anni prima, Leslie Nielsen interpretava il Presidente degli Stati Uniti: all’epoca sembrò irresistibile ma banale gag, oggi è la più lucida profezia sul destino dell’Occidente, dopo quella di Oswald Spengler. Ancor prima, sul destino degli Stati Uniti d’America, che si sono affidati a Leslie…pardon, Joe Biden, dopo le elezioni più controverse della Storia americana. Durante il Cop26, Biden ha raggiunto il culmine d’una carriera presidenziale molto breve ma già tanto intensa: a Glasgow ‘Sleepy Joe’ s’è trasformato in ‘Hot air Joe’, per gli amici ‘Farty’. Eccovi intanto ‘il profeta Leslie’, anche lui al massimo della forma:

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(I) Dulcis in fund! Da Edolo a Roccasecca tutti pazzi per il recovery: il Nord Italia

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Il recovery fund è ‘realtà’ da un anno. In questi mesi la ‘politica’ italiana, a tutti i livelli – dalle associazioni ai sindacati, dalle  circoscrizioni ai comuni, dalle regioni ai ministeri, dai partiti al Governo – ha manifestato plurime volte il suo pensiero e soprattutto il suo atteggiamento nei confronti di quel che è, essenzialmente, enorme nuovo debito (per il 70%), più circa 60 miliardi a fondo perduto, sommati ad altre risorse nazionali ‘di accompagnamento’. Il totale, grossomodo 230 miliardi in più tranche, è astrattamente garantito da tutti gli stati membri, con la teorica finalità di reagire all’emergenza Covid, rilanciando l’economia europea. Anzi la società europea, considerate le ambiziose e minuziose riforme a cui risulta condizionato. Un aspetto probabilmente assai utile per immaginare quale potrà essere l’esito finale di questa imponente pianificazione, che presume di saper risalire a Bruxelles dai più riposti recessi del Continente per poi ridiscendere sino a San Giovanni Calibita, piuttosto che Travacò Siccomario, con l’intento prometeico di mutarne irrevocabilmente le sorti, è l’approccio sinora mostrato da chi quelle risorse deve, appunto, pianificare e gestire. Esse provengono da istituzioni sovranazionali, nazioni o grandi banche e fondi pensione politicamente indirizzati. Filtrano poi attraverso ministeri ed enti locali: sono pertanto pubblici al 100% e sarà il pubblico a occuparsi graziosamente di loro. E poiché è molto meglio mostrare che descrivere – senza la minima pretesa di esaustività, parliamo di migliaia di comunicati ed articoli provenienti da ogni dove – procediamo con una selezione ‘visiva’ del materiale antropologico, per così dire, che ci aiuti nella comprensione. Continua a leggere

Ultimora, Etiopia: TPLF isola Addis Abeba da Gibuti, il Tigray ha quasi vinto

La progressione dell’esercito del Tigray, o meglio TPLF, sembra inarrestabile. Nemmeno 48 ore dopo aver conquistato Dessie e Kombolcha, bloccando la principale arteria di collegamento fra il porto di Gibuti e Addis Abeba, i soldati tigrini hanno risalito la strada di molti chilometri ed hanno occupato il circondario di Mile, ostruendo anche il secondo possibile tragitto per approvvigionare la capitale etiope, ormai isolata dal ‘suo’ porto. Una campagna militare sicuramente appoggiata da potenze straniere, come abbiamo ampiamente spiegato QUI, ma condotta in modo esemplare dai comandanti del Tigray, che a differenza del loro avversario non potevano nemmeno contare su aerei e droni (forniti da Turchia ed Iran). Il Presidente Etiope Abiy Ahmed, insieme ai leader delle regioni avversarie del Tigray, è ridotto ad invitare i cittadini a prendere le loro armi private e difendersi da soli, casa per casa. O, se non in grado, a cederle a chi potrebbe usarle… una svolta da bunker hitleriano come estrema ratio dopo l’annichilimento dell’esercito ‘regolare’. Invece il TPLF di Gebremichael, ormai padrone del campo, non corre subito verso Addis Abeba, ma si prepara a fiaccarla rapidamente, privandola di energia e derrate, creando grandi problemi anche alla vicina Gibuti. Continua a leggere

Colpo di Stato in Sudan, guerra d’Etiopia: dighe, etnie, religioni e sgambetti fra potenze

Quella passione per i colpi di Stato

Mentre infuria la guerra nella confinante Etiopia, con l’esito ‘a sorpresa’ dello sfondamento delle linee dell’esercito ‘regolare’ di Addis Abeba da parte del TPLF, Fronte popolare di liberazione del Tigray, il Sudan si accoda alla scia golpista d’una serie di stati vicini. Quella del colpo di Stato è una passione africana, e si declina in tanti modi. Può essere semplice, doppio, triplo; può portare al potere dittatori di lungo periodo o infinite sequele di militari di breve scadenza; può regalarci despoti tribali sostenuti da quella o quell’altra potenza, così come pure – ma molto più raramente – premi Nobel, filosofi, medici. Una cosa è certa, il mix di scarsa tradizione democratica e abbondanti risorse naturali, ghiotte per le grandi potenze, rappresenta terreno fertile per la rimozione improvvisa e forzosa dei governanti del momento. Secondo uno studio dell’African Development Bank sono stati 200 i tentativi di colpo di stato (non solo militari) nel continente africano tra il 1960 e il 2012. Di questi il 45% ha avuto successo. C’è da dire che, nel silenzio generale dei media – i quali al massimo, di volta in volta danno la notizia del mese, senza tentare mai di collegare fra loro i puntini che formerebbero il disegno, per quanto vicini – da quando Joe Biden è diventato Presidente degli Stati Uniti la frequenza dei colpi di stato è stata quasi mensile, attraversando tutta l’Africa, da Est ad Ovest. Dove non c’è colpo di Stato, spesso c’è guerra, basti pensare al Mozambico. Rimanendo ai primi, a partire approssimativamente dalla data delle elezioni USA abbiamo Mali (due volte), Guinea, Niger (riuscito a metà), Chad, Tunisia. E adesso Sudan (due volte). Una delle costanti di queste evoluzioni repentine è il coinvolgimento, più occulto che palese, delle potenze coloniali tradizionali, specie Inghilterra e Francia, che, in genere aiutandosi – vedi l’operazione antiterrorismo islamico ‘Barkane’, francese però spalleggiata da Londra – usano tutte le leve in loro potere affinché i neonati governi africani non si trovino altri padrini, o quantomeno che tali nuovi padrini non ‘spadrineggino’ troppo, se così si può dire.

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I vaccini COVID generano mutamenti del ciclo mestruale: lo studio USA che accerta la correlazione

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Più del 40% del campione di un imponente studio americano, dedicato alla possibile correlazione fra vaccini e ciclo mestruale, ha confermato l’inquietante nesso. Un effetto collaterale del tutto assente nei ‘bugiardini’ delle compagnie farmaceutiche, confinato quasi fra le leggende metropolitane, si scopre invece essere il terzo/quarto effetto indesiderato per frequenza, presso le inoculate, dopo dolore al braccio, febbre e spossatezza.

Sappiamo da tempo che le grandi case farmaceutiche brevettatrici dei vaccini – anche se Moderna grande certo non era, e nemmeno di lunga vita – non hanno rispettato i trials ordinariamente previsti per l’immissione in commercio di tali complessi farmaci, privandosi della terza fase e persino del ‘doppio cieco’, il tutto giustificato da ragioni ‘umanitarie’ d’urgenza. Ma scoprire che su di un campione di 39.000 donne mai contagiate, vaccinate a ciclo completo – includente mestruate, regolari e irregolari, in menopausa, assuntrici e non di pillola, trans, di varia etnia – il 42% mostra variazioni, anche di rilievo, del ciclo abituale, specie sanguinamenti, e che tutto ciò non esiste come effetto collaterale descritto nei manuali /foglietti esplicativi e continua a non esistere, fa una certa impressione. Anche meraviglia, e francamente preoccupa. Soprattutto perché lo studio medico scientifico ha un vasto e nobile pedigree, ovvero quello mostrato nella foto di copertina, e si avvale di un campione assai ampio. Continua a leggere

La riscossa di Maricopa, Arizona: Il procuratore Brnovich apre l’indagine penale sulle elezioni Biden-Trump!

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In foto, Karen Fann, Presidente del Senato dell’Arizona e dell’Audit di Maricopa, e l’Attorney General Mark Brnovich, ovvero il Procuratore capo dello Stato.

L’importanza della notizia, unita all’urgenza di diffonderla – sapendo di essere unica fonte italiana e forse europea – fa si che nell’immediato tradurremo un articolo americano, per poi aggiornarvi adeguatamente con le consuete analisi indipendenti di Theleme, che riprenderanno il filo da dove l’avevamo lasciato, circa un mese fa. Stay tuned!

traduzione dal sito di destra americana ‘The Gateway Pundit’:

Tutte le prove presentate il mese scorso dall’audit dell’Arizona, nonché ulteriori testimonianze e prove di violazioni della legge sono state fornite al procuratore generale dell’Arizona per indagare ulteriormente e far rispettare lo stato di diritto. Il presidente del Senato Karen Fann ha dichiarato che AG Brnovich ha già aperto la sua indagine penale formale e sta continuando a cercare prove. Gateway Pundit ha riferito che Brnovich ha iniziato la sua indagine con lettere alla contea di Maricopa e al Segretario di Stato dell’Arizona chiedendo la conservazione delle prove e dei registri di registrazione degli elettori [N.d.T. in calce all’articolo inseriremo gli originali delle lettere, di cui Theleme dispone autonomamente].

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La Polonia è un lose-lose per la UE: il recovery è a rischio, a Glasgow la guerra mondiale di Morawiecki

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Un breve riassunto dell’accaduto

Ci siamo più volte occupati della questione aperta dalle scelte politiche e giuridiche del governo polacco: per approfondire la vicenda per come si è sviluppata nei mesi, suggeriamo di utilizzare questi collegamenti ipertestuali: UNO e DUE . Anche perché vi sono ben poche alternative, avendo i media mainstream quasi completamente ‘dimenticato’ di informare al riguardo, nella speranza, condivisa dalla politica europea, che tutto si risolvesse in qualche concessione aggiuntiva per Varsavia, e stop. Solo dopo che l’ipotesi peggiore è divenuta realtà, come ampiamente prevedibile, tale atteggiamento è drasticamente mutato. Ma mai l’analisi dell’accaduto, che ancora oggi risulta completamente erronea ed in linea con le vecchie ‘previsioni’ smentite ormai dai fatti. Continua a leggere

Sir David Amess e l’Iran, il Mek e la Somalia di Ali Harbi: rompiamo il silenzio dei media

L’assassinio di Sir David Amess rimane interamente avvolto nel mistero: la stampa, specie italiana, poco documenta e ancor meno analizza. Ma è davvero così? Che i governi non scoprano le carte fa parte del gioco. Che i media non sappiano nulla, o non dicano nulla quando conviene, fa parte di una trama che froda la democrazia.

L’Iran ed il Mek: storia di sette, despoti e assassini. Gli episodi europei più recenti ed il silenzio strategico più inquietante. La Somalia di Al Shabaab fa da ponte per armi ed uranio. Rispunta l’Etiopia del DERG.

Chi voleva morto il buon Amess e perché? Quando la storia si ripete…

Nel 2018 Sir David Amess, parlamentare conservatore inglese di lungo corso, era a Parigi, insieme ad una nutrita schiera di colleghi provenienti da tutta Europa. Lo scopo della riunione? Quello di ribadire l’appoggio alle forze antagoniste della feroce dittatura teocratica iraniana, auspicando sorti meno oscurantiste per l’antica Persia. Fra queste spiccava il MEK, movimento politico militare di matrice mistica, guidato da Mariam Rajavi (in foto) – vedova, ma i seguaci ne ritengono il marito, nonché fondatore del MEK, piuttosto che morto asceso in cielo, proprio come l’Alì cugino e cognato di Maometto che è profeta dello sciismo duodecimano – unica formazione capace, negli ultimi decenni, di porre una seria minaccia interna, a colpi di bombe ed assassinii si intende, al regime degli Ayatollah.

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Leggiamo le sue parole dell’epoca:

La resistenza iraniana sta espandendo le sue attività all’interno del Paese. A livello internazionale è emerso come l’unica alternativa democratica al regime teocratico… oggi non vogliamo parlare della condanna dei crimini dei mullah. Vogliamo parlare di un cambio di regime che è finalmente alla nostra portata. Vogliamo parlare di un futuro Iran con il piano in 10 punti di Maryam Rajavi”.

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