In Siria Bannon l’influencer e Trump il wrestlemaniac ce la fanno sotto il naso?

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La propaganda di guerra, un’antica e valida arma di offesa. Quasimodo e l’uomo del suo tempo.

Dalla poesia alla pratica: gli attacchi chimici di Assad e la risposta telefonata degli USA.

Una rondine non fa primavera, in specie se di plastica: Bannon maestro d’illusioni alla corte di Trump.

La rete internazionale antiamericana, media in prima fila, ingabbiata nella sua stessa gabbia. Nell’attesa di vere azioni contro Nord Corea (e quindi Iran).

I cazzottoni simulati del Wrestling, che fanno impazzire la gente e forse le nazioni.

Dulcis in fundo, quel video che vale da solo la fatica di leggere l’Abate…

Uno dei più gravi errori della seconda metà ‘900 è stato immaginare un mondo completamente nuovo, irrevocabilmente rivolto al superamento di ogni limite, non solo tecnologico, ma addirittura antropologico. Come se di colpo la voce di migliaia di grandi pensatori – che da secoli presentavano assai ardua l’elevazione del singolo individuo, figuriamoci quella di comunità, stati e loro apparati – fosse divenuta solo l’eco di un passato lontanissimo. Eppure Salvatore Quasimodo ci ammoniva, ancora nel 1947…

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.

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Lo Zambetti e il suo destino: una storia milanese, alla Gaber

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Arriva la condanna per l’ex assessore alla Regione Lombardia Zambetti. La decadenza di Milano, capitale progressista d’Italia.

Ripeschiamo dal passato recente un testo thelemita che aiuta ad inquadrare i fatti: “Zambetti u’ pisciaturu”, parola di Boss.

Gaber il grande, parola di Abate.

Nell’ormai lontano 2012 rimanemmo colpiti dalla grama vicenda politica e criminosa di Domenico Zambetti, all’epoca assessore della Regione Lombardia nella famosa giunta Formigoni ma oggi galeotto condannato a 13 anni di reclusione per quel che accadde allora. Credemmo, infatti, di vedervi l’ennesima traccia della rapida decadenza di quella che era stata la città trainante del Paese negli anni ’80 e ’90. Riportiamo il testo del 2012 certo non per volontà di infierire su chi ha già assai da pagare: siamo sicuri ben pochi giornali ricorderanno gli aspetti più inquietanti e drammatici del caso, che rappresentano invece la vera materia di riflessione. Buona lettura.

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Lìnguine alla Trump: new italian pasta recipe celebrating U.S. President

img_20170122_150511_editOld italian tradition for a new american phase, Trump’s one.

From Bartolomeo Scappi to Abate di Theleme.

Metaphorical meaning of a recipe.

Do it by yourself, from A to Z.

On January 20, 2017, the most discussed US billionaire of all time finally accommodated at the White House, dislodging Barack Obama. It would be interesting to analyze his inaugural speech, similar indeed to those he’s been keeping in every corner of the country, before the elections. But today we’re devoted  to a completely different purpose, following best Italian traditions:  for centuries, special dishes were created by top chefs to celebrate main political facts, thereafter triumphantly presented during the banquets which sealed those events. One of the most famous, for example, was organized and prepared by Renaissence cook Scappi – who gave so much to culinary arts – for Pope Pius V’s coronation. We will not pretend to be able to rival with such a master, in complexity and novelty, but at the same time we’re sure our “Lìnguine alla Trump” will have their rightful place as pleasant gastronomic – and political – remembrance.  Continua a leggere

Lìnguine alla Trump: Theleme celebra in cucina l’inauguration day

img_20170122_150511_editDonald Trump si insedia infine alla Casa Bianca.

Dallo Scappi all’Abate, un grande piatto per un grande evento: L’anagogia culinaria.

Ecco a voi la ricetta geopolitica che fa già impazzire la destra globale: grab them by lìnguine!

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Al di là di ogni analisi contraria altrui, avevamo previsto la netta vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali dell’otto Novembre 2016 – che possiamo apprezzare nella sua pienezza visualizzando la mappa degli States suddivisa per contee e prevalenza politica (la trovate dopo la ricetta). Ed il 20 Gennaio 2017 il miliardario americano più discusso di tutti i tempi s’è finalmente accomodato alla Casa Bianca, sloggiando Barack Obama. Sarebbe interessante riflettere sul discorso inaugurale, alquanto simile a quelli elettorali, da lui tenuti in ogni angolo del paese prima delle elezioni. E forse ancor più analizzare le  reazioni scomposte, in specie italiane, a tale esempio di coerenza, del tutto inusitata in una nazione come la nostra. Che non solo mette in conto ma esige da un politico la smaccata presa per i fondelli del suo elettore. Intitolato, quest’ultimo, a chieder al suo rappresentante denaro, lavoro, finanziamenti, favori, baci e abbracci… ma mai conto di ciò che dice o fa.  Continua a leggere

La Consulta che ci insulta: su Jobsact un nuovo verdetto anticostituzionale

La consulta che ci insulta: una slabbrata foglia giuridica di fico copre il palese verdetto politico.

Qualche precedente recente, dall’ILVA alla legge elettorale. La deriva partitocratica della Corte Costituzionale.

Per fortuna c’è Gentiloni: Mao, Stalin, Mussolini avrebbero plaudito.

Per par condicio, ecco a voi un super Cazzola.

‘Iamm’ iamm’ ia’, funiculì funiculà’, fischietta Ettore Scola.

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Premesso che a Theleme dell’articolo 18 faremmo volentieri a meno, per un insieme di ragioni tutto sommato agevoli a comprendersi (ma che non tratteremo qui), la decisione della Consulta di dichiarare inammissibile il referendum sostenuto dalla CGIL rappresenta un’ennesima dimostrazione di come persino la Suprema Corte offra ai cittadini poca garanzia, scontando quel cinquantennio di partitocrazia pura che ha finito per far coincidere – al modo dei regimi totalitari – gli organi statuali con quelli partitici.  Continua a leggere

Gentiloni imprenditore, Draghi finanziatore: il default è servito

Una nazione europea si trasforma in Stato totalitario: lui si gonfia, noi ci sgonfiamo. Senza troppo clamore.

Dalle cooperative dei migranti all’Alitalia, dall’ILVA a Piombino, dai call center agli avvocati: unico datore di lavoro, il Premier Gentiloni.

Nel frattempo si spegne l’attività privata. Come si pagano le tasse? Coi soldi del debito Pubblico.

Italiani drogati dalla guerra fredda. Ma nel 2017 ‘se la gode’ la Turchia.

Il ‘medico pietoso’ Draghi ‘fa la piaga verminosa’. Nonché il finanziatore, in bello stile MPS. Quanto dura?

L’epifania ci porta tanto – e solo – carbone.

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Nota bene. Quel che segue non è un saggio di Scienza delle Finanze. Non si prefigge di essere esauriente e nemmeno ‘preciso’, nelle definizioni e nei meccanismi, presentati a livelli estremi di semplificazione, più che grossolana. Ha il mero intento di creare un po’ d’ordine intellettuale, rivolto alla comprensione istintiva d’un organismo socioeconomico – quello italiano – malato, insostenibile e matematicamente alla fine del percorso.

Presenza e ruolo dello Stato sono stati sempre evidentissimi, nella società e nell’economia italiana. Il nostro quotidiano – scaturito dal centralismo sabaudo, dal totalitarismo fascista e dal consociativismo statalista cattolico e comunista – ha vissuto nei decenni un’impennata dell’azione economica dei governi. Le numerose privatizzazioni non hanno mai davvero affrancato i grandi gruppi… e nel contempo – senza dar troppo nell’occhio, grazie ad una stampa servile e poco brillante –  moltissime imprese, un tempo effettivamente private  (o privatizzate) sono oggi entrate (o rientrate) nell’alveo pubblico, a titolo più svariato (gestione, finanziamento, partecipazione azionaria…). Tutto ciò in ragione della logica per cui esse – ridottesi in miserevoli condizioni per obsolescenza o mala gestione, spesso clientelare – ‘non potevano fallire’, a causa delle conseguenze sociali (e politiche, aggiungiamo noi) che avrebbe comportato la loro scomparsa. La lista è davvero lunghissima. Il Monte dei Paschi, il siderurgico ILVA, la ex Lucchini di Piombino, la ex Fiat di Termini Imerese, le banche popolari, la SAIPEM, l’Alitalia, i maggiori Call Center (che non appena si riduce l’enorme esposizione pubblica chiudono tutto)… Continua a leggere

Buon 2017! Theleme reca a ciascuno i migliori auguri dell’Angelo Pavone

yezidi-taus-melik-emblemaAuguri di un lieto 2017 ai nostri lettori. Anche migliore a chi invece non ci legge.

Pur nella profonda inquietudine geopolitica, è ancora viva la speranza che l’intelligenza possa prevalere.

Il Buon Anno più antico del mondo, quello dell’Angelo Pavone Tawuse Melek. Sacro agli Yazidi, in attesa del 6767 *.

Il 2016 volge al termine, nella più grande confusione politica nazionale ed internazionale. Nuove alleanze fanno nevroticamente capolino fra quelle più consolidate, sia dentro che fuori l’Italia, mentre l’occidente e l’oriente – non sapendo incontrarsi – si scontrano in un caos che, lo diciamo con Nietzsche, speriamo saprà regalarci una stella danzante, prima o poi. Continua a leggere