Lo Zambetti e il suo destino: una storia milanese, alla Gaber

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Arriva la condanna per l’ex assessore alla Regione Lombardia Zambetti. La decadenza di Milano, capitale progressista d’Italia.

Ripeschiamo dal passato recente un testo thelemita che aiuta ad inquadrare i fatti: “Zambetti u’ pisciaturu”, parola di Boss.

Gaber il grande, parola di Abate.

Nell’ormai lontano 2012 rimanemmo colpiti dalla grama vicenda politica e criminosa di Domenico Zambetti, all’epoca assessore della Regione Lombardia nella famosa giunta Formigoni ma oggi galeotto condannato a 13 anni di reclusione per quel che accadde allora. Credemmo, infatti, di vedervi l’ennesima traccia della rapida decadenza di quella che era stata la città trainante del Paese negli anni ’80 e ’90. Riportiamo il testo del 2012 certo non per volontà di infierire su chi ha già assai da pagare: siamo sicuri ben pochi giornali ricorderanno gli aspetti più inquietanti e drammatici del caso, che rappresentano invece la vera materia di riflessione. Buona lettura.

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(I) Il caso Regeni: un po’ di luce nel buio. I Fratelli Musulmani

L’assenza della lettura geopolitica ci fa brancolare nel buio.

Proviamo ad accendere una fiaccola. Tristi fatti e tragiche sincronie.

Delitto comune e delitto politico: categorie diverse.

Al Sisi scaccia la Fratellanza Musulmana, vicina a Erdogan ed Iran. E forse non lontana da comunisti e gesuiti.

La “porta italiana” e le tre strade. Nel posto sbagliato al momento sbagliato?

Una prima ipotesi, ma purtroppo non finisce qui.

L’Italia è nazione in cui si tende a non informare e a non informarsi sulle grandi questioni che muovono il mondo, di modo da lasciare sempre la scena principale al teatrino controllato e controllante della politica nostrana, ai suoi burattini, alla sua provincialità. Esistono molte ragioni a dar conto di questa nostra incapacità di approfondire gli scenari globali ed in particolare la nostra posizione al loro interno. Conosciamo tutti il ritardo con cui l’Italia divenne nazione; il disperato tentativo di atteggiarsi a potenza coloniale con un ritardo di almeno 300 anni sulle altre; la manifesta superiorità dell’antichissima, straordinaria rete informativa e diplomatica del Vaticano (che ci considera il suo cortile); il deficit di sovranità derivato dall’aver perso la Seconda guerra mondiale; la scarsità di poliglotti e “viaggiatori” nel senso pieno del termine, che ha contraddistinto gli ultimi 40 anni; la ridottissima quantità di esperti nel campo ed ancor più l’assoluta mancanza di divulgazione dei saperi di costoro sui media. Ben peggio che ai tempi del grande Giuseppe Mazzini, quando l’elite laica era quantomeno in possesso di nozioni, visioni e coraggio. Questo è un problema serissimo per una penisola protesa nel Mediterraneo, sempre più gomito a gomito con le dinamiche politiche, sociali e religiose dei vicini islamici, fuori e dentro i confini nazionali,  in virtù delle conquiste tecnologiche contemporanee. Un campo estremamente complesso in cui le nozioni storiche (il che significa anche culturali, teologiche, letterarie), politiche nazionali, geopolitiche internazionali, militari, tecnologiche e la cronaca si fondono all’attitudine all’azione ed al rischio personale sul campo: solo un “lavoro di squadra”, consapevole o meno – di cui certamente Giulio Regeni ha fatto piena parte, sia pur per il poco tempo che una sorte crudele ed ingiusta ha voluto riservargli – consente di seguire al suo interno le tracce lasciate dai grandi sistemi di potere, non sempre coincidenti con le identità nazionali, che  giocano cinicamente a dadi col mondo. E con le vite di chi incontrano sulla loro strada.

Per provare ad accendere una fiaccola su questo orribile buio egiziano costato la vita al ventottenne friulano – senza ovviamente credere di dare un nome ed un volto agli autori materiali dei fatti, né all’eventuale catena di comando, ma con la legittima pretesa di rischiarare la realtà del contesto mediterraneo e mediorientale in cui ciò è purtroppo avvenuto e in cui riteniamo sia da cercare il movente – è necessario partire dal fatto. O meglio dal poco che ci è noto delle circostanze.  Mettendo da parte, almeno per il momento, i commenti della politica e degli analisti italiani sulla vicenda, viziati dai limiti ricordati. Ed investendo invece grande attenzione sulle notizie pure e semplici e sulle date degli eventi. Continua a leggere

Banca Etruria & C: un paese da ricoverare

Arrivano le bufale che attendevamo, ma prima c’è da levarsi di torno il caso delle banche popolari. I media italiani, questi grandi controinformatori.

La follia dei risparmiatori, le gesta truffaldine delle banche, la pigrizia dolosa degli organi di controllo: un paese da ricoverare, tecnicamente.

Il salvataggio impossibile pagato a prezzo insostenibile. Senza un Madoff finisce malissimo: chiudono la stalla dopo che tutte le vacche son scappate, ma nemmeno il portone funziona.

E forse siamo solo agli inizi. Anzi, probabilmente.

Oggi avremmo voluto avere il tempo di stigmatizzare le nuove favole governative su ILVA, preconizzate già negli auguri thelemiti di capodanno. La faccenda dello stabilimento s’è fatta ancora più intricata e quasi sconfina nel thriller, anche se nessuno pare essersene accorto, o avere il coraggio di dirlo. Del resto questa disattenzione, o infingardaggine, non è una novità, anzi è una conferma. Di cosa? Ma della pochezza dei media italiani! Dalla carta stampata alle televisioni a buona parte dei siti professionali d’informazione: le eccezioni ci sono, ma assai poche e tenute ai margini.

Quando dico pochezza intendo soprattutto:

  • assenza cronica di logica plausibile
  • incapacità di riflessione autonoma rispetto al mainstream
  • ripetizione sic et simpliciter delle veline del potere, dai comunicati delle questure alle dichiarazioni dei membri del governo
  • scarsità di nozioni specifiche e di cultura generale
  • autoreferenzialità
  • dirottamento deliberato su questioni di poco peso, atte a distrarre il pubblico da accadimenti spigolosi, oppure loro interpretazione secondo canoni incapaci di reggere al vaglio di un’intelligenza media
  • acquiescenza alle linee editoriali imposte dai direttori i quali, in genere, rispondono rigorosamente alla proprietà, che a sua volta tende a coincidere con un apparato partitocratico

Riassumendo, lungi dall’esser mai diventato un quarto potere, come nei paesi avanzati, il mondo dell’informazione italiana è la stampella dei tre originari. Come nei paesi del terzo mondo o, al massimo, in via di

Quarto_potere

Il quarto potere in Italia è al servizio esclusivo degli altri tre

sviluppo. Vediamo se ciò si dimostri inoppugnabile mediante una serie inedita di riflessioni sulla recente crisi delle banche popolari del centro Italia (alias ex Stato della Chiesa e confini). Riflessioni che, a mio parere, avrebbero dovuto sin dall’inizio campeggiare nei dibattiti pubblici, in articoli e servizi televisivi… ed invece no. Nulla di troppo tecnico, solo ragionamenti conseguenziali, semplici nozioni e fatti notori. Se la questione vi interessa, seguite questo filo… e mi direte.

Quando si parla di un salvataggio, c’è qualcuno che deve essere salvato. In questo caso, quattro banche popolari. Sarebbe interessante entrare nel merito, nei come e nei perché, finanziari e giuridici, le banche popolari italiane abbiano spopolato per decenni (mi si perdoni il bisticcio)… ma porterebbe troppo lontano. Continua a leggere

Terza e (speriamo) ultima puntata del “giallo” Giardiello. “Lo stratagemma funziona”, eccome

Torniamo in tribunale, i media (e non solo) insistono coi “gialli”.

Giardiello, l’agente immobiliare che ne sapeva più di James Bond.

Italia Italia delle mie brame, chi è il più fariseo del reame?

giornale giardielloAlla drammatica storia di Giardiello, l’immobiliarista di Arcore protagonista della sparatoria nel tribunale di Milano, abbiamo dedicato ben 2 post. Non incentrati sulla vicenda umana e giudiziaria, in cui si era trovato come parte avversa persino il suo avvocato e un magistrato, ambedue periti sotto i colpi di pistola. Ma soprattutto sul modo in cui i media italiani presentavano il fatto – oggettivo – del Giardiello che aveva introdotto un’arma carica dentro le aule, all’apparenza senza alcun problema.

Una serie di bizzarie, iniziata col collegare quegli omicidi a ben altro caso giudiziario, relativo ad Eutelia-Agile. E proseguita diffondendo – di certo imbeccati – una serie di illazioni in base a cui l’immobiliarista avrebbe approfittato di “tesserini falsi da avvocato” o di accessi secondari o di chissà quale misteriosa diavoleria. Continua a leggere

Formia, ucciso nel suo studio l’avvocato Mario Piccolino, blogger pro legalità – Italia, un narcostato?

Home page 30.5.2015, giorno dell'omicidio. La notizia non è presente.

Home page 30.5.2015, giorno dell’omicidio. La notizia non è presente.

Alla notizia che leggerete non è stata affatto dedicata l’attenzione che avrebbe meritato.
Per la notorietà locale dell’assassinato, l’avvocato Mario Piccolino.
Per il fatto che egli si fosse in sostanza dedicato negli ultimi anni all’informazione libera sulla rete.
Per le modalità, evidentemente professionistiche, con cui è stato freddato. Nel suo studio, a volto scoperto, con un colpo alla testa e la massima freddezza.
Per la notoria asprezza dei territori dove prestava la sua opera.

Non posso evitare di trovare in questa orribile vicenda, degna di paesi internazionalmente additati per l’efferatezza criminale (spesso impastata di complicità istituzionali) come il Messico, la Russia, la Nigeria, una conferma alla deriva italiana.
Sempre più simile ad un narcostato, preda delle sue caste, delle sue mortifere burocrazie, delle sue sanguinarie triadi.
Altrettanto devo suggerire la lettura diretta del sito Freevillage (link nella prosecuzione del testo), frutto dell’ingegno dell’avvocato ucciso. Un sito molto attivo. E assai puntuale nella censura sia delle mafie di provenienza campana, che affliggono endemicamente il territorio pontino. Sia delle forze di polizia, laddove esondanti i propri legittimi poteri.
Proprio negli ultimi giorni, se ci si fa caso, è presente un susseguirsi di post dedicati all’attività del di lui collega, avvocato Cupo, in grado di annullare giudizialmente numerosi provvedimenti restrittivi fondati esclusivamente su verbali e indagini, evidentemente tutt’altro che a prova di bomba.
Dell’attività antimafia non è il caso di aggiungere altro a quello che copiosamente potrete trovare da voi stessi, sia sul sito in questione che nei pezzi giornalistici già presenti sulla rete.

La sensazione che qui si ha addosso è quella di una nazione che ha perso ogni rotta, zeppa di disperati pronti a commettere gesti estremi, in un humus estremamente favorevole al crimine ed alla violenza, cui le istituzioni non sanno, non possono o forse non vogliono più porre freno. Altrettanto non vediamo mai il sedicente (in Italia) quarto potere compiere il dovere che pure avrebbe, di informare e sensibilizzare. E per cui riceve ingenti finanziamenti pagati con le tasse dei cittadini per cui, in teoria, lavorerebbe.
Le “aperture” odierne, anzi le intere homepage sono infatti dedicate a questioni che non dovrebbero mai e poi mai mettere in ombra episodi crudamente sintomatici e da stigmatizzare con la massima forza, come questo.
Riteniamo che il sensazionalismo riservato alla vicenda Scazzi, essenzialmente e morbosamente fine a sé stesso, potrebbe d’ora in poi ben riservarsi al “giallo” Piccolino (se così si volesse presentarlo, per renderlo “attraente” al pubblico), senza perdere una frazione di audience. Eppure abbiamo invece la netta sensazione che ben poco se ne parlerà nei talk show. Ed anche altrove.
Così come accadde della vicenda del sindaco di Pollica, Vassallo, barbaramente trucidato nel non così lontano Cilento e presto finita nel dimenticatoio, tra mille interrogativi.
Mai ebbe l’onore dell’attenzione di Vespa, né alcun plastico.
Facciamo noi, con i ridotti eppur possenti mezzi internetici (tanto possenti forse da spaventare al punto di commissionare omicidi), quello che sarebbe mestiere altrui fare.

Buona (si fa per dire) lettura…

Antimafia.info

E’ stato probabilmente colpito alla testa da un colpo di arma da fuoco. Aveva 71 anni, faceva l’avvocato e scriveva sul sito freevillage.it di una zona ad alta infiltrazione della camorra. Nel 2009 era già stato aggredito con un cric.
Mario Piccolino

Un unico colpo, diretto alla testa. Mario Piccolino è morto così, mentre si trovava nel suo studio di Formia. La vittima aveva 71 anni, era un avvocato e un noto blogger di freevillage.it, dove pubblicava articoli contro le mafie, indiscrezioni e commenti politici. Un omicidio avvenuto in una città ad alto tasso mafioso, in un territorio – quella di Latina – che Carmine Schiavone chiamava semplicemente “provincia di Casale”, dove da tempo vivono moltissimi esponenti storici dei principali clan dell’agro-aversano.
Formia

Piccolino è stato colpito nel suo studio in pieno centro, poco dopo le 17. Un uomo a volto scoperto, di statura media, vestito con una bermuda militare, ha…

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