I toccamenti del polipo Donald: Trump mette Hilary nel (Meco di) sacco?

I toccamenti notturni di Donald il polipo, su cui si regge l’intera campagna elettorale di Hilary .

Theleme vi porta oltre la notizia, dove mai avreste pensato di arrivare: Meco da Sacco ed i suoi Sacconi.

Miss Clinton, una ex First lady ex Segretario di Stato molto ‘speciale’.

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Trump mima il triangolo massonico  (o la passera, fate voi)

Da qualche tempo a questa parte, superata la questione ‘tasse non pagate’ attraverso deduzioni fiscali molto generose – niente di illecito, naturalmente… del resto un businessman che non approfitti di ogni scappatoia legale è in genere considerato poco capace – tutta la campagna elettorale dei democratici e di Hilary Clinton, si è concentrata sulla grossolanità e sull’aggressività sessuale di Donald Trump.

Che in effetti sembra avere una cospicua carica libidica, unita ad una certa propensione per i pezzi di figa. Non altrettanto pare essere allettato dall’elevata formazione culturale, dal pedigree altolocato o dai gran modi. Egli è succube delle forme pure e semplici. Meglio se esibite grossolanamente da donne che nella vita puntano – con lungimiranza – solo su quello. Evidentemente poco sensibile al femminismo e ad ogni forma di parità di genere, tenutosi ben lontano dai chiostri benedettini e dalle austere accademie – come era pure suo diritto – riteniamo che parte non indifferente del denaro di Donald Trump sia stato impiegato nei piaceri della carne. E pure del pesceContinua a leggere

Edilizia sola igiene del mondo (I): dietro Renzi, CDP ed Impregilo Theleme riscopre “l’età palaziale”

Dal voto alla Cassa Depositi e Prestiti, senza passare dal via: le scelte prevedibili del cattocomunismo.

Renzi burattino mette le mani sul salvadanaio per salvare sé stesso e la neoDC. Non prima d’esser umiliato da Guzzetti.

I “grandi classici” del voto di scambio nel dirigismo da socialismo reale. ILVA e edilizia = Ponte sullo Stretto

Macchè GoldmanSachs, il nodo saliente è Impregilo, la grande ditta dell’età del bronzo.

Assetto societario CDP e Board pre Costamagna

Assetto societario CDP e Board pre Costamagna

Nei giorni scorsi non facevamo a tempo ad anticipare i risultati elettorali dei ballottaggi – i quali, sommati a quelli delle regionali già passate, davano un’idea dell’abisso elettorale in cui s’era trovato il Partito Democratico ed ancor più Renzi – che già c’era da parlare delle vicende di Cassa Depositi e Prestiti.

A differenza della stantia e prezzolata stampa italiana, quando non semplicemente inetta, qui si era immediatamente collegata la causa all’effetto,  soprattutto dopo che gli esiti delle votazioni avevano confermato alcune tendenze generali, di cui ai fini del discorso odierno ci interessano solo quelle relative al PD, considerato cavallo di troia mediante cui il centrismo clericale italiano avrebbe finalmente potuto abbandonare la dispendiosa e rischiosa strategia elaborata a partire da mani pulite e dalla sconfitta di Occhetto e della sua macchina da guerra. Questa strategia, come più volte sottolineato in questo blog, consiste nel presentare alle elezioni una grande quantità di candidati neoDC, “nascosti” negli schieramenti di sinistra e di destra, consentendone l’elezione altrimenti impossibile. In numerose occasioni si è visto infatti che, quando il centro si presenta a sé stante, non basta a premiarlo elettoralmente né le phisique du role di un Monti, col suo plumbeo grigiore di sedicente tecnico – made in Cirino Pomicino – né la finta simpatia del più giovane Casini o la bonarietà saccente d’un Buttiglione.

La tecnica consiste nel riunire poi i pezzi di questo puzzle una volta che risultano eletti, protetti dal palazzo e dal degradato parlamentarismo made in Italy. Questo spiega, nell’80% dei casi almeno, il trasformismo e la ricollocazione di onorevoli eletti con voto di fazione avversa. Uno degli ultimi casi evidenti è Alfano, ad esempio. Avendo miseramente fallito in ciò che a Renzi era invece riuscito, ciò hackerare il suo partito per consegnarlo al più tristo centrismo, Angelino ha abbandonato l’idea di far le scarpe a Berlusconi e, raccolta la sua truppetta baciapile, è andato a sostenere il progetto della CEI, che già perdeva pezzi a sinistra. Continua a leggere

L’India diventa ultima grande speranza dell’Occidente – Commento e reblog

INDIAInteressante, come d’abitudine, questo post di Sgroi.
Che si occupa del subcontinente indiano.
Sono persuaso anche io, per una serie di ragioni strettamente intrecciate fra loro, che sia in effetti l’India una delle vere speranze del mondo, se non l’unica.
Oltre ad essere indiscutibilmente “madre patria ancestrale” di tutti gli occidentali, non fosse altro che linguisticamente (ma  la semiologia del XX secolo non ha fatto altro che dimostrare come facoltà intellettive, simboli e linguaggio si condizionino reciprocamente) e filosoficamente (è quasi noia rammentare Eraclito, Pitagora e Platone), essa è pure la più grande “democrazia” del pianeta.
Le virgolette sono d’obbligo, ma temo dovremmo usarle anche quando parliamo del nostro paese, singolarmente affine… ma sarebbe lungo qui dire esattamente perché.

Nonostante in India convivano pratiche risalenti all’età della pietra (quasi) con la missilistica futuribile e i “paria dei paria” con i più grandi scacchisti, o forse proprio a causa delle dinamiche innescate da un miscuglio così drammatico eppur fertile, i numeri del post a seguire ne confermano le prospettive dal punto di vista economico, più che positive.
Per qualunque occidentale abbia visitato sia India che Cina, infine – nonostante la prospettiva sia certamente parzialmente viziata in origine dalla somiglianza, nel primo caso, e dalla diversità nel secondo (quei famosi “muri di idee” di cui parlava il grande Fosco Maraini in “Paropapomiso”, costruiti dalla geografia che diviene genetica che diviene cultura, o viceversa) – appare evidente come la crescita cinese si fondi su di uno sviluppo “pilotato” dall’alto, all’apparenza più ordinato e continuo di quello indiano, ma in realtà ben poco diffuso e sentito, se non nelle sue conquiste materiali studiatamente riservate a pochi, quali storicamente e tipicamente la conoscenza stessa della lingua scritta.

Non ultima la notazione di carattere geopolitico per cui Delhi, dopo decenni di ostilità più o meno aperta, è finita per allearsi con Washington, in modo affidabile. Specialmente dopo l’indebolimento di Mosca, l’abbandono americano del Pakistan e la pressione del vicino cinese, assai aumentata. Lo spostamento di questa importantissima “torre”, per restare negli scacchi, – sul punto di acquistare top tecnologia aerea (Rafale) dai francesi -ha avuto conseguenze rilevantissime. Sempre da rammentare è il suo far parte del Commonwealth degli odiati/amati ex padroni inglesi.

Buona lettura.

The Walking Debt

La frana dei Brics, stremati dalla fragilità del loro successo, ha lasciato sul campo una pletora di illusioni perdute per l’Occidente che con troppa facilità, all’inizio del secolo, aveva contato sulla forza di queste economie.

Si pensava, e in qualche modo si pensa tuttora, che la fame di queste immense popolazioni avrebbe compensato la nostra sazietà, e che i loro sistemi produttivi, assai più economici dei nostri, avrebbero condotto al miracolo di costi di produzioni decrescenti a fronte di una domanda globale resa gagliarda dall’aumento dei loro redditi.

Tale utopia è stata nutrita, prima della crisi, da poderosi investimenti diretti esteri in queste località che, dopo la crisi, sono diventati investimenti di portafoglio e credito bancario, guidati da una cieca fame di rendimento, che ha finito con trasformare questi paesi in depositi di debiti.

Ora che i timori sulla fragilità di una ripresa che si…

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Il Palantir di Theleme e i misteri d’Italia. Da Gargantua a Casaleggio, passando per Kissinger

A Theleme si possiede un Palantir, conservato nella più alta torre. La sua storia recente.

Sonderemo il grande occhio senza palpebra del partito unico della nazione, Alias DC.

Tonino non c’azzecca e lo passa a Gianroberto.

“Che lo sforzo sia con noi”.

Ebbene si, a Theleme abbiamo un Palantir. Proprio uno di quelli di cui parla Tolkien… resta un mistero come sia giunto dalla terra di mezzo sino in Europa, nell’evo moderno. Comunque, in un frammento manoscritto e segreto conservato a Saragozza, risulta che Gargantua lo avesse dato all’abbazia di Theleme, in cambio di 10.000 prosciutti de bellota perfettamente curati.

Il Palantir, purtroppo, non può esser fotografato...

Il Palantir, purtroppo, non può esser fotografato…

Per secoli dimenticato dietro un ciclopico barile di cognac, fu ritrovato da Aleister Crowley agli inizi del secolo. Tutto impolverato, finì per scambiarlo per una palla decorativa di onice ed utilizzarlo quale fermaporta del salone di rappresentanza a Cefalù, dove nessuno ci badava mai, perché tutti erano intenti ad attività esoteriche piuttosto accattivanti. Attività rimaste riservate a causa dell’inesistenza della pratica del selfie (nonché di Andrea Diprè).

E’ proprio li che il pro-prozio dell’attuale Abate, protonotaro apostolico, ebbe modo di avvistarlo. E di appropriarsene, dopo la “cacciata” del mago inglese. La storia si fa poi confusa, difficilmente traducibile. Pare di capire sia finito nella disponibilità di Padre Pio da Pietralcina, che  lo usava però di rado, in quanto poi, immancabilmente, gli toccava di lottare coi Nazgul.

Un giorno ebbe la cattiva idea di prestarlo ad Andreotti, il quale ovviamente non glielo rese mai più, perché finalmente ci poteva parlare con Kissinger senza che i Papi mettessero becco. E senza teleselezione. Per inciso, ciò era possibile perchè risulta Kissinger ne possedesse un altro, ragione fissa di litigio con Brzezinski, il quale ancora oggi lo minaccia di sguinzagliargli contro Prince Bandar quando per troppo tempo non lo invita a giocarci. Continua a leggere

Conflitto di interessi: Mons. Bagnasco fa da Premier o da Presidente di Federacciai?

Un dubbio ci assale, qui a Theleme. Per fortuna Raffaella Paita viene in soccorso.

La soluzione di compromesso che piacerà ai dorotei.

Monti col collega Bagnasco

Monti col collega Bagnasco

Che la Chiesa agisca da player politico è nozione di largo consumo, almeno da qualche secolo. Anche in precedenza, comunque, l’elite del paese era più che avvertita della faccenda. Paradossalmente oggi tale consapevolezza sta sbiadendo. Vediamo in due righe due che si può dire in merito.

L’eredità dell’impero Romano in occidente risulta suddivisa fra impero a trazione nordeuropea e papato romano (a differenza che nell’oriente del cesaropapismo bizantino). Con addirittura una certa prevalenza dei Pontefici durante lunghe fasi di incertezza politica. Sovente provocate dal medesimo Vaticano.

Basti pensare alla sorte dei Normanni, osteggiati sino alla distruzione da successori di Pietro che, lungi dal porgere l’altra guancia, menavano per primi tremendi schiaffoni. Nel ruolo, come già nel passato (e poi in futuro), di capi di coalizioni politico-militari. E giustizieri di principi e re, anche fanciulli (vedasi Corradino). Continua a leggere