Il Letta che alletta (II): analisi (e dialisi) del voto nei comuni e delle mosse nel palazzo

Come volevasi dimostrare, i comuni sono stati la Caporetto del PD. In Veneto Zenti batte Barca, tanto a poco. Ma Arezzo non è da meno.

Analizziamo insieme il voto: Gli ultimi valzer del cattocomunismo senza denari, aggrappato alla dialisi di CDP ed ENI. E’ morta la pregiudiziale antifascista, dramma elettorale nel PD.

Ma più che a Pistelli ed al Renzi uno, attenzione ad Enrico Letta, il vero piano B forse è lui.

Segue da IL LETTA CHE ALLETTA (I) –

Comprendere le tecniche di propaganda significa molto spesso poter leggere anzitempo gli eventi. In questo caso era evidente che il tentativo di “nascondere” i ballottaggi delle consultazioni elettorali comunali, in tante città non irrilevanti, aveva la sua ovvia ragione d’essere nella sensazione del governo di avere poche chance.

Se per qualsiasi compagine la cosa sarebbe risultata spiacevole, per quella di Matteo Renzi, figlio e nipote di due governi non eletti, tutti a trazione cattocomunista (più catto a dire il vero), risulta davvero amara. Soprattutto ora che, come vedemmo, Renzi vorrebbe scippare alla Cassa depositi e prestiti l’ultimo denaro liquido dei cittadini per sostenere l’assistenzialismo, secondo la tradizione italiana.

Le voglie di Barca, sempre 40 anni indietro

Le voglie di Barca, 40 anni in ritardo

Prendere decisioni come questa – pericolosissime, dal profilo legale oscuro, invise alla Comunità Europea ed ai cittadini dotati di conto postale – senza poter vantare nemmeno il 40% delle Europee (drogato dal terrore per Grillo, istillato ad arte dai sondaggisti), diventa davvero dura. Allo stesso filone, cioè al reperimento di risorse per sostenere assistenzialismo e clientele, appartiene l’improvvisa nomina dell’agente speciale 000 Lapo Pistelli a vicepresidente ENI. Gesto inusuale, irrituale, zeppo di conflitti di interesse e quindi assai fragile, ulteriore testimonianza della disperazione di un intero sistema di potere che ha in Renzi il suo Misirizzi.

ercolino sempre in piedi

“Ercolino sempre in piedi”, Misirizzi precursore di Matteo Renzi

Come sappiamo, infatti, ENI possiede in pancia non pochi pacchetti azionari, flussi di cassa e tecnologie, che fanno il paio con quelli della Cassa Depositi e Prestiti nell’essere gli ultimi veri valori della nazione. Una distorsione del loro uso è evidentemente in programma, urge una dialisi. Si è infatti visto che senza soldi in mano (o posti di lavoro) al terzo giro di “speranza” da lui venduta, tanti elettori del PD non sono andati alle urne. E nessuno si duol più davvero che siano Lega o Forza Italia o Cinque stelle a stare al posto dei vari Orsoni o Adduce. Nemmeno fra gli elettori democratici, tranne i più pesantemente ideologizzati, nonché rifocillati, dal cinquantennale regime. L’ansia di aver freschi sesterzi per il popolo vociante è tanta, ma altre tasse davvero non se ne possono mettere: capirete, in base ai dati che fra poco vedremo insieme, che in questa temperie s’è usurata addirittura la pregiudiziale antifascista. Hai voglia, povero Mattarella, a ricordare ogni ora i codardi gappisti di via Rasella… niente, non basta più agli infedeli del 2015. Non solo. A Venezia il cattocomunismo aveva schierato tutti i suoi uomini migliori: Magistrati, intellettuali, giornalisti, politici di centro e di estrema sinistra. Da Imposimato (imbalsamato) a Travaglio e Rodotà, a Zucconi all’Unesco, addirittura . Tutti rigorosamente col birignao del pensiero debolissimo, che a Theleme tanto abbiamo in stima. Niente da fare: il popolo bue, insensibile alle sottigliezze morali ed erudite di uno Zucconi, ad esempio, se ne è fregato: quasi 8 punti di scarto su Casson … che débâcle, nella città italiana più nota al mondo! E le sorti dei fratelli migranti (attenzione, qui si apre un’altra questione interessante, che qualcuno vorrebbe rendere fonte di quel denaro/credito assolutamente necessario di cui parliamo, ma dovremo tornarci…)?? E la speranza, il cambiare verso?? E la ferocia dei padroni contro la bontà dei proletari?? Nulla, a queste bestie egoiste non gliene frega più niente… se i loro negozi chiudono, i figli non lavorano, le ragazze non le puoi più portare manco dal vinaio, le tasse sono al 70% e le procure arrestano sempre tutti gli amministratori, mentre loro si trovano la GDF sempre in ditta. Chi conosce Theleme sa che a questo punto, laddove vi fosse stato, si sarebbe certamente sottolineato l’appoggio al PD dei preti, o meglio dei Vescovi locali.

In effetti, come sempre, il clero una partita politica l’ha giocata… ma non quella che penseremmo! Spinto dalle perplessità di Bagnasco, scottato dall’esperienza ligure, ha letto assai meglio di Annibale Barca il vero spirito del popolo votante… e l’ha anticipato, sostenendo apertamente la Lega!!

Un dì parleremo della Lega nell’Italia secondo il Vaticano, tassello importante (assai fedele, anzi il partito più praticante d’Italia) sempre un po’ riottoso… intanto stiamo però sul pezzo, per cortesia del Corriere del Veneto.

Le scelte politiche della Chiesa, che indica i candidati come nel '50.

Le scelte politiche della Chiesa, che indica i candidati come nel ’50.

Non credo che sul punto ci sia molto da aggiungere: 4 a 0 per Zenti contro Barca. Ma lasciamo Venezia e allarghiamo lo sguardo agli altri comuni.

Possiamo riassumere gli esiti in questo modo: Ai ballottaggi, dopo aver perso 3-1 le elezioni dirette al primo turno, il PD è riuscito a conservare, spesso per un’incollatura, solo i comuni in cui al primo turno partiva in enorme vantaggio. Diciamo di circa 20 punti percentuali. In ogni altro caso ha perso, vuoi con il M5s vuoi soprattutto con la destra.

Andiamo a farci 2 conti più precisi, dati alla mano. Scrivevamo così dopo il primo turno:

abbiamo un successo unitario (centro destra più centrosinistra) nella tradizionalmente mafiosissima Agrigento (in cui dobbiamo rimarcare il quasi 10% della Lega!). Calogero Firetto ce la fa al primo colpo.

Come lui al primo colpo ce la fanno:

  • del centrodestra Andria, Tempio Pausania, Vibo Valentia (tutti superano il 50% dei voti, evitando il ballottaggio)
  • del centrosinistra la sola Sanluri, che essendo assai piccola riconferma a turno unico (infatti con meno del 50%) il sindaco Urpi.

Quindi un secco 3 a 1. E continuavamo:

Essenzialmente vanno al secondo turno tutti gli altri capoluoghi, come da lista de IL POST. In moltissimi casi comuni amministrati attualmente dal PD e di grande tradizione di sinistra. Spesso il distacco fra destra e sinistra è tutt’altro che abissale. Di certo ciò accade nel comune di gran lunga più rilevante, Venezia. Ma altrettanto a Rovigo e Matera. E persino a Chieti e ad Arezzo, rendendo il secondo turno una grandissima incognita, legata ad imponderabili fatti locali.

Confrontiamo quei dati “non abissali” e vediamo che in tali casi la sinistra ha sempre perso, dimostrando di non avere alcuna capacità di allargare il consenso, anzi perdendo elettori per strada, finiti in qualche caso addirittura alla controparte o più spesso alla totale astensione. Elettori beninteso disposti, quindi, ad esser governati da avversari evidentemente non più avvertiti come irredimibili.

Renzi, che doveva mangiare Berlusconi per andare avanti, è stato quantomeno “sbocconcellato” dalla destra a trazione leghista. E non solo, se pensiamo ai tanti casi al sud.

Si partiva così:

  • Ad Arezzo Matteo Bracciali (centrosinistra) – 44,21 e Alessandro Ghinelli (centrodestra) – 35,98. Vince Ghinelli col 50,83%
  • A Chieti Umberto di Primio (centrodestra) – 37,00 e Luigi Febo (centrosinistra) – 30,27. Vince Di Primio col 55,01%
  • A Matera Salvatore Adduce (centrosinistra) – 40,13 e Raffaello De Ruggieri (centrodestra) – 36,00. Vince De Ruggieri col 54,51%
  • A Nuoro Alessandro Bianchi (centrosinistra) – 29,94 e Andrea Soddu (liste civiche) – 21,45. Vince Soddu col 68,39%
  • A Venezia Felice Casson (centrosinistra) – 38,01 e Luigi Brugnano (centrodestra) – 28,56. Vince Brugnano col 53,21%
  • A Rovigo Nadia Romeo (centrosinistra) – 24,15 e Massimo Bergamin (Lega Nord) – 18,84. Vince Bergamin col 59,72%
  • A Enna Mirello Crisafulli (centrosinistra) – 40,95 e Maurizio Dipietro (Patto per Enna, centrodestra) – 24,36. Vince Dipietro col 51,89%

Tutti distacchi importanti, ma non abissali. Tutte sconfitte. Persino a Venezia, Matera, Arezzo, più che feudi della sinistra, in cui Renzi si era speso personalmente. Dov’è finito “l’effetto Renzi” di cui si è parlato per mesi? Dove invece il PD ha vinto?

Alla prima domanda rispondo da Zen… anche se chi segue il blog sa già, più o meno, la tesi che qui si sostiene e che i fatti vieppiù confermano: è dove è sempre stato. Cioè da nessuna parte. La cosa è chiarissima ad Arezzo, la città di Fanfani e della Boschi, come ben ricorda Scanzi… Maria Elena, sebbene non candidata, in sostanza fa la stessa fine della Moretti.

Alla seconda rispondo che il Pd ha vinto a Macerata, Trani, Mantova, cioè laddove c’erano almeno 20 punti percentuali al primo turno. E a Lecco, dove comunque non erano meno di 14. In tutti questi casi il distacco percentuale finale si è comunque ridotto (Lecco ad es. passa da 13% a 9%) o rimasto uguale, rispetto al primo turno. Ma con numero assai ridotto di votanti e tanti elettori, ma spesso meno, quanti erano al primo turno: nulla di più.

I davvero convinti e sicuri sono meno di circa la metà della metà dell’elettorato. Il PD, in base alle comunali, oscilla fra un 18% ed un 27%, nella migliore delle ipotesi, posto come affluenza alle urne il poco meno che 70% delle politiche.

Confrontiamoli con i dati regionali, da IL FATTO QUOTIDIANO:

voti pd regionaliE’ evidente che i conti tornano… il PD farebbe un’enorme fatica a contrastare le altre forze politiche nel caso di nuove elezioni. Per questo siamo persuasi che non vi saranno, grazie all’essere Mattarella e parte cospicua del Parlamento funzionali al piano di una ricostituzione DC che deve rifuggire come peste le urne per poter esser guida antidemocratica del paese. Al tempo stesso, però, Renzi risulta sempre più inadatto al compito e sempre più inviso … fiducia

Verdini, come vedemmo nella prima parte del post, può anche portar soccorso… ma quanto potrà durare questo pencolante equilibrio, ricchissimo di variabili e scarsissimo di qualità umane e politiche? E non dovesse durare, che accadrebbe alle elezioni? Ecco che arriviamo nuovamente ad Enrico Letta.

Il nipote dello zio è stato infatti sapientemente mosso da mani sante… le stesse che si son rese conto di quanto l’attuale compagine sia ad orologeria, di come l’esperienza elettorale corrisponda a quanto qui ricordato e del fatto che il consenso sia andato svanendo. Al burattino Renzi e a tutto il suo staff, incluso un Padoan sempre più penoso, chiunque imputa ormai mendacità, scarsezza di spessore culturale e consuetudine politicante.

Ed ecco che ad Enrico viene rifatta una verginità, in perfetta antitesi. Seguiamone i passi recenti:

Come non intravedere in lui, piuttosto che nel sedicente Renzi uno, la scelta più adatta all’ultimo capitolo fallimentare del cattocomunismo italiano, sopravvissuto ahinoi al muro di Berlino? O comunque una delle possibilità più evidenti per il nostro gramo futuro?

P.s. Non avevo notato che in un’intervista odierna alla Stampa (qui riportata da Il Giornale), dedicata a Renzi1 e Renzi2, il Premier sottolinea indovinate cosa e indovinate contro chi…

renzi letta

Come diceva il grande progenitore di questi galletti DC, “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende”.

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5 commenti su “Il Letta che alletta (II): analisi (e dialisi) del voto nei comuni e delle mosse nel palazzo

  1. […] si tratta di una manovra elettorale, proprio del tipo che attendevamo. E mai abbiamo mai perso occasione di rammentarlo: il PD negli ultimi 2 anni ha subito un calo di voti impressionante, che si è andato ingigantendo […]

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  2. […] Esattamente un anno fa analizzavamo gli esiti delle elezioni comunali del 2015, tenutisi in concomitanza con alcune competizioni elettorali regionali. Emergeva un quadro che qui ripresentiamo, allo scopo di raffrontarlo con la situazione attuale. Iniziamo dai comuni che avevano risolto il problema, per così dire, al primo colpo: […]

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  3. […] oggi affermare – sempre disinteressandoci dei sondaggi e con molte ragioni dalla nostra parte- che il PD viaggi di non troppo sopra il 20%, max 25%. Di questo elettorato del […]

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  4. […] nessuna’. Non dimentichiamo che nemmeno 2 anni fa, per la prima volta dal dopoguerra, la Arezzo dei Fanfani passava alla destra. Proprio in concomitanza con la sua massima esposizione politica. A Laterina, il suo paese, la […]

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  5. […] Costituzionale, le consultazioni comunali e quelle regionali hanno svolto il compito di succedaneo. Numerose previsioni fondate su questo assunto hanno già trovato conferma. Peraltro, trattasi di un processo politico di lungo periodo, […]

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