La propaganda post elettorale vuol volare con Alitalia, ma finisce sotto il tram di MafiaCapitale

“Franza o Spagna purchè se magna” finisce in gran pompa all’Alitalia. Le assunzioni nuove, anzi usato garantito.

Renzi, vero perdente falso vincente, mette in difficoltà i media di regime. MafiaCapitale si mangia tutto (in primis i popolari).

Il popolo italiano non ha bisogno di balie in toga, ma solo di dignità.

Ieri, nel post

Elezioni regionali (3): “Franza o Spagna purchè se magna” …

avevamo evidenziato le prime tre “gambe” della propaganda governativa, ideata nei due giorni afgani del Premier. Retorica rivolta alla copertura di quella che, se letta correttamente, è una vera débâcle elettorale, capace di gettare ombre enormi sul futuro del Governo e dello stesso PD.

Quali ombre siano poi, sarà argomento di prossimo approfondimento. Qui (purtroppo) occorre ancora una volta soffermarci sulla correttezza della nostra ipotesi propagandistica (e quindi sull’importanza di ciò che vuol nascondere, ovvero l’esito elettorale), confermata dagli accadimenti di oggi:

  • mimetica da indossare per allontanare visivamente Renzi dalle giacche di De Luca e tailleur di Moretti
  • negazione assoluta di qualsivoglia difficoltà emersa nel voto. Il criterio unico del “5 a 2″ inaugurato dalla Boschi. (Poi nella megalomania del Premier divenuto 10-2)
  • censura mediatica dei risultati inequivocabilmente negativi emersi inequivocabilmente nelle votazioni comunali. E da noi sottolineati degnamente.

questi erano i capisaldi, sino all’arrivo delle notizie estremamente positive fornite sull’occupazione dall’ISTAT di Alleva (a tal proposito non posso che rimandarvi al già citato precedente post, ma vi faccio presente che persino il sen. Damiano del PD, oggi in TV, non si è voluto assolutamente sbilanciare). Ovviamente un bel tweet renziano giungeva a coronamento.

A tal punto ipotizzavamo ieri che la scelta del MINCULPOP fosse stata appunto quella di introdurre un’informazione purchessia positiva che, giocando sulla disperazione di un paese sempre pronto ad autoingannarsi, tamponasse al momento l’ansia determinata dalla “non vittoria”. Nello specifico, i dati dell’occupazione… “se ci dai il lavoro che importa  tu non possieda nemmeno una parvenza di legittimazione elettorale politica?”

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Renzi e Orfini nella più sfigata partita della storia

Tutto sommato un’applicazione del famoso “Franza o Spagna, purché se magna”, di sicuro successo nel paese del milione di posti di lavoro e degli 80 euro. E guarda un po’ che succede oggi?

In pompa magna, con tanto di Ilaria D’Amico di regime (non a caso ormai compagna di Buffon), ti appare Matteo Renzi all’Alitalia (ormai praticamente araba) e parla di volare, di ali, di cinture di sicurezza – che fantastica allegoria… che potente evocazione simbolica… l’aereo il cielo il decollo il volo d’uccello il maschio 😉 – la lungimiranza l’occhio d’aquila ma in sicurezza… perché al comando c’è top gun Renzi… WOW).

Ma soprattutto parla di 310 nuovi posti di lavoro!!!

A poco rileva che i 310 posti siano in realtà restituiti a dipendenti in esubero (a migliaia, però) e che il Premier sino a pochi anni fa volava al massimo su Rignano e forse, non conoscendo nemmeno l’inglese, lo avrebbero scartato persino alle selezioni Alitalia, oggi sedicente smart company ma sinora carrozzone assistenziale di tradizione democristiana.

Davvero una splendida esibizione: vuota di contenuti ma di sicuro effetto, soprattutto su di un popolo che ama l’autoinganno consolatorio. Avrebbe di certo attutito l’effetto negativo del voto e magari anche degli esiti dei ballottaggi comunali in arrivo…

Non fosse che il povero Matteo vince solo nelle sezioni e nelle parrocchie del suo PD… al di là di ciò è un perdente perenne, il cui carisma risulta frutto della propaganda di regime, che ha la fortuna di riguardare  tutti i media. Come spesso dimostrammo. Perché questa non sarà mai la giornata del decollo del paese, ma dell’atterraggio duro e d’emergenza del PD (come ore di altri) sull’inchiesta MafiaCapitale, ormai arrivata a livelli comparabili alla cara vecchia Mani Pulite.

tendenze in Italia, 4 giugno ore 17

tendenze in Italia, 4 giugno ore 17

In seguito a tale devastante accadimento (di cui non parleremo, c’è carne a cuocere per mesi e mesi, tra vacche e zoccole) ogni parola pronunciata dal Premier suona caricaturale, i media non possono evitare di dare le aperture agli arresti ed alle cospicue intercettazioni, Orfini (appena immortalato nella più sfigata partita di playstation della storia, insieme al Premier) diviene zimbello, persino le tendenze di Twitter – probabilmente pompate ad arte da società di settore, su incarico del Governo (pare folle che troppi privati vi si dedichino, oggi che la GDF è arrivata addirittura dalle COOP a Zola Predosa) – non riesce a far svettare Alitalia più di come in foto. Le discussioni sulla crescita occupazionale e decolli vari (ora ovunque in TV), finiscono per apparire quel che sono, succedanei di una realtà evidentemente assai ammalata. E figuriamoci cosa accadrà nei tantissimi talk show di argomento “politico”.

Ma prima di chiuder questa ennesima dimostrazione dell’esistenza di un meccanismo di propaganda rivolto, sempre con meno successo, ad alterare costantemente la realtà e capace di trovare sponda in ogni media del paese, come mai prima, mette conto costatare come nella tarda serata di ieri i primi topi centristi siano sfuggiti dalla barca di Renzi. Per una serie di complessi motivi politici, economici e di potere (su cui altrove torneremo), ma soprattutto perché evidentemente avvisati in tempo dell’operazione MafiaCapitale, che sappiamo essere stata (riteniamo opportunamente) ritardata per evitare di impattare direttamente sulle elezioni.

Opportunamente in quanto riteniamo che il popolo italiano non sia bisognoso di attendere i magistrati per sapere cosa va o cosa non va ed esprimere un giudizio politico. E’ soltanto bisognoso di abbandonare, una volta per tutte, il medioevo cui la propaganda tende a conservarlo al fine di proteggere secolari disequilibri di potere.

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