La politica cancella il Paese, il Paese cancella la politica: Au Revoir, Italia

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Il Governo Gentiloni accolto dal vivo interesse della nazione

Theleme abbandona l’analisi politica, per carenza dell’oggetto.

Quello che c’era da dire è stato già detto. Le ultime chiacchiere sul nulla.

Il governo è fotocopia perché Mangiafuoco ha finito i burattini. E c’è un Europa francotedesca da rassicurare (che il pasto non le sfuggirà).

Gli assetti del PD dopo il congresso, la scissione probabile. Forza Italia terza gamba? Ma in fondo, chissenefrega.

Quel tunnel che conduce al caos a cinque stelle.

I prossimi post svincolati dalla cronaca.

Come abbiamo ampiamente sottolineato nei giorni trascorsi, l’applicazione pedissequa del parlamentarismo sommata alla totale indifferenza per l’espressione della volontà del popolo sovrano segnano l’irrecuperabile frattura fra governanti e governati e l’apertura di nuovi scenari, implicanti la dissoluzione dell’esistente attraverso un’inevitabile fase autodistruttiva che, in assenza di adeguata reazione (leggete generazione per tempo di nuove forze politiche adeguate al XXI secolo), potrebbe anche passare per un governo a cinque stelle.  Più non può dirsi, a riguardo. Disgraziatamente, la caratura pressoché nulla della nuova compagine governativa, quasi del tutto sovrapponibile alla precedente se non per qualche vistoso peggioramento, priva ulteriormente di qualsiasi interesse ogni decisione che da essa promani. Siamo certi che sino al superamento della fatidica soglia del settembre 2017, quando i 2/3 dei parlamentari avranno quantomeno conseguito il diritto al vitalizio, la navigazione sarà a vista e prevederà, fra le altre disastrose priorità, il vano tentativo di recuperare le clientele perdute per sempre, per carenza di appeal e di risorse assistenziali sufficienti. Oltre che evitare le elezioni come la peste. Dedicheremo qualche ultima riga alla cronaca politica per poi abbandonarla a tempo indeterminato. In piena sintonia con il paese, che essendo cancellato dalla politica la cancellerà a sua volta. Continua a leggere

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Quando il giornalismo non è propaganda: “L’assedio di Berlino” di Stefano Cingolani

L’assedio di Berlino, pubblicato su Il Foglio

La geopolitica, questa sconosciuta. Nell’Italia provinciale.

Il pezzo che leggerete a seguire è di una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano. E non prestigiose per ragioni di notorietà mediatica, ormai più che agevole a realizzarsi (se “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole… e più non dimandar“). Anzi. Infatti non gode della fama di un Vespa, di un Lerner, di uno Zucconi. O, per restare nel settore della carta stampata, di uno Stella.

China-Germany-USA-flagsCerto, si occupa in genere di un argomento che il lettore italiano è storicamente poco preparato ad affrontare. Ovvero del resto del mondo. Un po’ perché l’Italia unita, a differenza degli stati preunitari, fu assai brevemente potenza coloniale e certo non ebbe respiro globale. Un po’ perché il regime clericalfascista, ma più spesso cattocomunista – che ci governa costantemente dal dopoguerra – non ha piacere che i cittadini si intendano di cose “più grandi di loro” e possano far raffronti. O persino avere metri utilizzabili per giudicare delle scelte globali dei loro “potentati” (autentica lesa maestà). Solo talvolta, e sempre a fini di piccole beghe interne, lo scenario internazionale appare alla ribalta, ma in forme del tutto ripiegate sulle esigenze della politica interna, narrazione operata da una pletora di media compiacenti, sempre fedeli al potere e mai al lettore.
Ad esempio, alzi la mano chi ha capito che ogni azione rivolta alla stipulazione di accordi stringenti sulla distribuzione dei cosiddetti “migranti” (fittizio cavallo di battaglia del governo Renzi) è completamente fallita. Non potendo essere altrimenti in un contesto europeo che su moltissimi campi sensibili decide solo all’unanimità. Politiche di immigrazione incluse. Ma tutti rammenterete le (tragiche) foto del bimbo annegato in mare, che Premier e tutti i media ci hanno mostrato. A loro detta, patente dimostrazione dell’abiezione della Comunità Europea, che andrebbe superata consentendo, anzi promuovendo, i flussi migratori da ogni paese meno fortunato. Come se lo scopo degli Stati fosse mai stato la carità o la beatificazione. E come se il 90% delle nazioni del pianeta non vivesse questa condizione.

Tornando a noi, Cingolani fa invece il lavoro del giornalista e non del propagandista. Ovvero aggiorna su quel che accade, tentando di districare maglie assai fitte e trame assai lasche, senza violentare le fonti e senza applicare teoremi precostituiti. Fornendo dati, nomi, cifre, deduzioni a sostegno del suo dire. Non slogan. Questo è il giornalismo che Theleme apprezza. Perché per suo tramite si può sviluppare un giudizio indipendente, senza esser dissennato, sulle tante forze in campo e sulle linee tendenziali di sviluppo: politiche, militari, finanziarie, economiche, sociali. Per poter essere cittadini consapevoli, almeno in parte, di questa Babele infinita che è il nuovo millennio.

Buona lettura.

P.s. In calce alla pagina online de ‘Il Foglio’ compare un mio breve commento nel merito.

Grecia e il Dracone tedesco: i punti del cosiddetto “accordo” nella traduzione dal “The Guardian”

Le “leggi scritte col sangue”, l’ Eurosummit per necessità si ispira a Dracone

Traduzione necessaria, causa stampa di regime. Un contributo all’informazione

Anche la BCE tiene duro. In arrivo un bell’Ostrakon per Tsipras, traditore dell’Agorà?

Purtroppo ci siamo ridotti a che in Italia non si disponga di un solo media sufficientemente professionale da fornire notizie vagamente credibili e coerenti. Nel caso della Grecia, come abbondantemente spiegato nei post precedenti (qui riassunti, con le loro conclusioni confermate al 100% dai fatti successivi: L’ Aporia non è solo una farfalla: ancora una volta la Grecia è l’unica a sapersi descrivere) c’è un motivo assai stringente.

Busto di Solone (640 a.C ca-560 a.C ca), marmo

Busto di Solone (640 a.C ca-560 a.C ca), marmo – del predecessore Dracone non v’è memoria figurativa

Oltre al nostro esser assimilabili in quanto a  ruolo giocato nella guerra fredda, abbiamo ingenti investimenti in titoli di Stato greci ed un’intera fazione politica italiana, anzi più fazioni, propongono ricette populiste non dissimili da quelle di Tsipras, o quantomeno in esso si riconosce. Il mancato accordo metterebbe a nudo in primis la nostra debolezza sui mercati, nonché la fallacità delle ricette di Syriza costruite sull’assistenzialismo da praticarsi coi soldi del debito pubblico, concessi dai mercati o dalle istituzioni internazionali: la dracma ed il mancato sostegno ridurrebbero in breve il paese nella miseria più assoluta, costituendo un severo monito per il futuro. Altro che orgoglio noeuro, sovranità e democrazia diretta.

Ma non solo la fuoriuscita dall’area euro, anche un accordo molto severo – come in effetti è quello appena concluso – rappresenta una sconfitta gigantesca d’un pensiero politico fatto tutto di illusioni, favole e carità pelosa, del tutto analogo a tanto di quello nostrano, da Vendola a Salvini passando per Grillo. E pure a tanta sinistra francese. Non a caso Italia e Francia son stati i più attivi contro l’uscita della Grecia dall’euro ed a favore di maggiore “benevolenza”.  Continua a leggere

Le conseguenze per l’Europa del populismo tardocomunista : Grecia, Tsipras e referendum

Un post breve per una questione lunga.

La (brutta) fine dell’ultima generazione del “paga Pantalone”, incatenata al novecento.

Struttura sovietica, efficienza mediorientale e tenore di vita tedesco. Grecia specchio dell’Italia futura?

Le motivazioni del crack finanziario della Grecia sono, ovviamente, molte. A modesto giudizio di Theleme la bilancia pende più dal lato delle responsabilità elleniche, poiché è risaputo che il mare della geopolitica non è una piscinetta per educande.

Tsipras e Varoufakis, i becchini del '900 europeo

Tsipras e Varoufakis, i becchini del ‘900 europeo

Se certamente vi è stato approfittamento di altri Stati europei, in quel simulacro burocratico di Europa che è la Comunità, non si può dimenticare che nella scena internazionale la regola è purtroppo “chi pecora si fa il lupo se la mangia”, corredata dal corollario “l’occasione fa l’uomo ladro”, quasi un dovere di aspro insegnamento all’incauto, in stile napoletano: inaccettabile e colpevole che leader politici, di qualsiasi area, non ne abbiano tenuto debito conto. Dell’approfittamento abbiamo già trattato con grande puntualità, particolarmente riguardo al delicato, segreto ed esoso campo militare, che ha visto la Grecia sospinta ad essere grande acquirente di strumentazioni belliche, infinitamente al di sopra della sua necessità e dei suoi mezzi, ad esempio dalla Germania. Lo stesso potremmo dire per i finanziamenti concessi da altri Stati europei o da istituzioni internazionali, che non andavano pompati in un’economia notoriamente assai debole. Se non a fondo perduto, ma con un controllo capillare del loro impiego. Perché non si trasformassero, come inevitabilmente accaduto, in un mix letale di oppio e di cappio, al collo. Continua a leggere

Grecia, la crisi e il mercato delle armi: Una traduzione che era il caso di fare

Spesa percentuale per la difesa dei paesi NATO

Spesa percentuale dei paesi NATO per la difesa

Il mercato di armi e gli influssi sulla Grecia. Le produzioni locali ed internazionali.

Il business (tedesco, francese, inglese etc.) prima di tutto, dentro e fuori la Comunità Europea.

L’Italia è nazione in cui si tende a non informare ed a non informarsi sulle grandi questioni che muovono il mondo, favorendo il teatrino controllato e controllabile e controllante della politica nostrana, i suoi burattini, la sua provincialità.

Tra queste c’è sicuramente la dimensione nevralgica della produzione e del mercato di armi, dalla notte dei tempi sino ad oggi intrecciati a doppio filo con gli Stati, i loro rapporti, il potere ed il controllo delle materie prime, il benessere (ed il malessere) delle nazioni.

Il testo a seguire è la mia traduzione di un interessante articolo incentrato proprio sul rapporto fra armi e Grecia, relativamente alla crisi economica che affligge il paese europeo. Per un insieme di ragioni, tra cui una singolarmente accentuata propensione alla spesa militare. Il discorso è valido per altre nazioni, inclusa la nostra, come esplicitamente lo stesso testo inglese dice (che potete leggere in lingua originale su ANALYZEGREECE! ). Almeno in parte. Continua a leggere