Boschi – Parisi Celebrity Deathmatch: Il vecchio, il compare e il ministro.

Monte Pathos, il sancta sanctorum: Boschi e Parisi sfidano la pazienza dei santi monaci di Theleme.

Il paradosso di Maria Elena. Ripetita juvant: la riforma è un abuso malriuscito.

Parisi, il compare al tavolo da poker.

Il copione pro referendum in due semplici step. Ma tutto ciò vale a pochissimo: non c’è Peron senza manganelli.

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Già duramente provato dal precedente dibattito Renzi – Zagrebelsky, l’Abate si è circondato dei suoi più fidi accoliti per affrontare degnamente un nuovo confronto referendario che pochissimo faceva presagire di buono. I santi padri si sono pertanto rinchiusi nel sancta sanctorum dell’Abbazia, un’altura inaccessibile nota come Monte Pathos. Lì si conservano le potentissime reliquie che permettono a Theleme di resistere al Kali Yuga: Il manoscritto di ‘Gargantua e Pantagruel’; l’edizione principe di ‘Nuova Atlantide’ di Francis Bacon; ex voto di vario genere (coreografiche lingerie lasciateci da star dell’intrattenimento per adulti, portapeni di remote tribù amazzoniche, catetere d’argento del compianto Kalergi, etc…); un Palantir della terra di Mezzo; la brillantina Linetti usata da Groucho Marx negli ultimi anni; un plettro di John Lee HookerIl baffometto di cui parlarono i delatori al processo dei templari (peculiare la somiglianza con Massimo D’Alema); i dischi di platino dei Traffic con dedica; un pelo di cane tripede (arcano, appunto); il rossetto di una nipote di Mubarak; l’unico VHS esistente (a parte la copia personale dei Papi, conservata in Vaticano) in cui Benigni canta gratis l’inno del corpo sciolto seduto sul water di Berlinguer; le sei bottiglie di vero Cirò appartenute a Antonio Pelle (le altre sei le tiene in carcere, grazie ad una classica trattativa Stato – Mafia), una foto di modella cicciona scattata da Donald Trump (sul retro si legge distintamente, ‘fat ass, I’ll win big’. La CNN la cerca da mesi, invano); la miniatura drone con cui Hilary Clinton giocava ad assassinare Assange (dotata di missili a molla realmente esplosivi); tre obbligazioni del Monte dei Paschi su cui Daevid Allen ha praticato riti candomblè nel 2010; La storia Universale di Toynbee in folio; la collezione di mudra cristiani, nu cuorne’ i curall’, nu manic’ ‘mbrell ed il becco di un pappagallo che perdemmo nel ’23. E altri parafernalia troppo tremendi perché li si possa anche nominare.

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D’Alema – Baphomet

Inutile dire che qui si riunisce un consesso sciovinista, machista, sessista, non migrante. Per fare solo un esempio, i gay possono entrare solo se dichiarano di non sposarsi mai, se non in Chiesa. Conserviamo lettere di protesta vergate da Pio Filippani Ronconi, Salvini, Farage e Rocco Siffredi. L’Abate di Theleme racconta che Orban ha pianto, durante un meeting, stringendo al petto il suo scarafaggio pelouche, che gli ricorda Kafka e la grandezza della patria.

Perché io cronista abbaziale mi dilungo così tanto sugli arcani di Theleme? Perché del confronto televisivo fra Boschi e Parisi non c’è da dir nulla, se non quel poco – ma importante – che seguirà: il tedio ha presto attanagliato l’elevatissimo consesso. Lunghe volute di fumo hanno sostituito le discussioni, una volta compreso il gioco delle tre carte che Bruno Vespa ospitava compiacente a ‘Porta a porta’.  Continua a leggere

Renzi – Zagrebelsky Celebrity Deathmatch. Chi ha davvero perso (oltre allo spettatore)?

La battaglia che non avreste mai immaginato: Quando la dialettica non è affatto un arricchimento.

Matteo Renzi contro Patrizio Oliva, che ne direste?

Cosa è accaduto davvero fra l’anziano prof ed il giovane politico. I due momenti del confronto.

L’inciso metagiuridico e ‘Il paradosso di Renzi’: il referendum che non doveva mai esserci.

I giuristi di Vergate sul Membro han curato la stesura dell’articolo 70?

Sei ragioni del No, più che sufficienti per decidere e guardare con sospetto chi vota SI. A cominciare dagli amici degli amici della Salini Impregilo.

Non ci crederete, ma la Storia umana non si ferma se Matteo Renzi ed il suo PD escono di scena.

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Nessuno avrebbe immaginato, credo, di vedere un Premier direttamente confrontarsi, anzi scontrarsi, con un tecnico. Sia pure di alto profilo giuridico e sulla materia che fra le altre più confina con la Politica. Ciò per la semplice ragione che se è in qualche modo ragionevole il confronto fra una mela golden ed una mela fuji – sebbene diverse, hanno in comune alcune caratteristiche di fondo della loro specie (buccia, croccantezza, profumo… valutabili secondo delle scale) –  l’opinione per cui preferiamo la banana alla nocciola è personalissima e, francamente, poco dibattibile.

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Tramonta l’opzione cioccolato:L’ILVA agli Ilvaliani!

Ecco il parere richiesto da Willy Wonka.

Un vero mercato in crescita, quello del cacao, a fronte della catastrofe economica e giuridica che ruota intorno ad ILVA.

“Banane, non tubi”, le opinioni dei tecnici sulla qualità degli acciai.

Ma di chi è ILVA? i Riva e gli Amenduni. Promessa di fatto di terzo, vendita di cosa altrui. Chi compra in effetti non compra nulla.

Gnudi non balla: tramonta la riconversione al cioccolato. Di amaro restano solo i cazzi.

L’Italia agli italiani, l’ILVA agli Ilvaliani!

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Willy Wonka se ne va: L’ILVA agli Ilvagliani!

A seguire, copia del parere giuridico/economico, esperito a richiesta di Willy Wonka, in merito all’acquisizione dello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, col fine di realizzare il ciclo continuo del cioccolato, di cui nel precedente post: Continua a leggere

Redde rationem (inutile) sulle prescrizioni AIA: All’ILVA carta canta, ma non suona mai.

Districhiamo la lunga tela delle prescrizioni AIA per ILVA: Una truffa di Stato.

Le opinioni dei tecnici e politici, per nulla rassicuranti. Clini, Bovino, Bonelli, Venosi.

Come e perché dalla carta nasce solo carta (straccia) e quel che di concreto si prescrive non si fa mai.

Si salvi chi può, in primis dalle discariche.

il 9 maggio 2014, dopo anni di tribolazioni normative, amministrative e politiche, entrava in vigore il cosiddetto “piano ambientale” per l’ILVA di Taranto. Siffatto piano essenzialmente non ha fatto altro che riprendere le prescrizioni precedenti, dando loro un nuovo timing. Fondamentale è comprendere il complesso meccanismo che ha condotto a questo punto, analizzato con occhio oggettivo, grazie alle opinioni che, a nostro parere, son risultate infine più interessanti per dare coerenza a quel che viene in genere narrato malamente, propagandisticamente e parzialmente. Questa coerenza ci conduce ad affermare come il modo più realistico di guardare al futuro business della siderurgia tarantina – ed alle inerenti attività di bonifica – sia a tutt’oggi quello della “truffa di Stato”. Una truffa che ha coinvolto, infangandoli, tutti i poteri e le istituzioni, dalle presidenze della Repubblica al TAR, dalla Consulta alle stesse procure, in primis quella milanese (autrice della bufala “obbligazionaria”). Come pure montagne di sedicenti giuristi e tecnici in rem propriam.

tramonta il siderurgico, fra mille balle blu

inesorabile tramonto del siderurgico tarantino, fra mille balle blu

Il suddetto piano è proprio in queste ore soggetto alle verifiche degli enti incaricati, ARPA ed ISPRA. Indipendentemente dall’esito che avrà la verifica, proviamo a comprendere quali, quante e di che qualità siano quell’ 80% di prescrizioni che ci trasciniamo da un quinquennio, già da attuarsi entro l’agosto 2015. E che affidabilità e credibilità abbia tutto il sistema che ha prodotto quel che di seguito leggerete.

Verrebbe da prender le mosse dalle “bonifiche” serie, che per esser serie sono da immaginarsi su scala talmente ciclopica da non risultar fattibili. Ad esempio, la famigerata “copertura dei parchi minerari” (per adesso affidata alle “collinette”, miti declivi prospicienti il parco, notoriamente del tutto inadeguati al contenimento… non più del voler versar del brodo nel piatto con la schiumarola). Continua a leggere

Carceri, tortura, Governo, clientele, DEF: quell’eterno “Modulo H” che ci manda a fondo

Ennio Flaiano

Ennio Flaiano

Presentano al direttore generale il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora però l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando“, E. Flaiano

Mentre la nazione attende, estenuata, qualche benedetto dettaglio del documento di programmazione economica (DEF) – e invece la si costringe a sperare nell’ennesima elemosina di un tesoretto oppure a bestemmiare la palese falsità, condita di triti trucchi mediatici, di chi la governa – la diceria odierna è dedicata ad un altro provvedimento ministeriale prossimo venturo.

Che riguarda le carceri e passa e passerà assai sotto silenzio, secondo la peggiore tradizione italiana. Continua a leggere

Sparatoria in tribunale: o la realtà s’accorda alla notizia o non è realtà.

La boiata - capolavoro del Sole24ore
La boiata – capolavoro del Sole24ore

Del come e perché hanno fallito del tutto sia i media che i controlli.

Avremo gli stessi ad Expo?? (Si)

Al di là di ogni riflessione sui tragici fatti occorsi questa mattina nel tribunale di Milano, le cui ultime risultanze potete esaminare su Repubblica, determinati a quanto pare da una folle reazione a seri problemi economici e relazionali (con qualche zona d’ombra restante, ad esempio il movente per l’omicidio del giudice Ciampi, forse “testimone chiave” nel processo – civile o penale? – del killer Giardiello) che trovate con molti dettagli nella versione della controparte processuale, quel che qui preme ha a che fare con due questioni di grande importanza, non a caso assai trascurate sugli organi d’informazione ufficiali.

La prima riguarda appunto l’informazione. In un periodo storico che vede la divaricazione assoluta tra ‘notizia” e fatto narrato, del tutto funzionale alla propaganda di Stato nel senso che la realtà delle cose, ben poco rassicurante in ogni campo, viene considerata eversiva perché potenzialmente foriera di agitazione del popolo (bue ma votante) e pertanto inenarrabile, l’abitudine al fact checking, al controllo della veridicità, da sempre severo tallone d’Achille di un quarto potere italiano del tutto schiavo delle sovvenzioni pubbliche, o di imprenditori a lor volta di esse schiavi, è stata completamente abbandonata.

La notizia fornita dalla agenzie, dagli organi istituzionali e simili, come pure talvolta dalle “soffiate” del primo che passa, non viene più sottoposta a debito controllo. E nemmeno a forme linguistiche dubitative. Nossignore. Viene sparata a tutta fretta nell’etere, incalzata dall’ansia di arrivar secondi nel mare magnum della rete, come fosse certezza. Altrettanto dal pio desiderio di evitare che un controllo oggettivo dei contenuti possa andare a rovinare, che so, la frase roboante di un ministro, di un ermellino, di un Presidente di Partito… Continua a leggere

“L’Italia è un paese povero pieno di gente ricca”. Sinora.

O si comanda o si obbedisce (più spesso la seconda)

Graziano è più liberale di Renzi

Forte è in questi anni il dibattito sullo stato etico, che tutte le democrazie continentali occidentali conoscono molto bene. Un pò meno forte da noi, che lo viviamo sulla pelle. Parliamone.
Storicamente, nella modernità, esso è il portato naturale dell’idea di stato così come fuoriesce dalle pagine hegeliane.
Entità sovraindividuale, fonte del diritto, superiore ad ogni altra autorità; avente il potere, anzi il dovere, di premettere all’interesse del cittadino quello dello stato. E’ evidente che entro certi limiti, e se si intende per stato la collettività, posto che qualcuno riesca a definirla, il discorso fila. Del resto, la politica non è altro se non ricerca asintotica di contemperazione ed equilibrio tra gli opposti interessi dei consociati. Una volta attribuito alla totalità della popolazione maggiorenne il potere di decidere delle sorti della nazione tramite la democrazia rappresentativa, il problema della fonte del potere politico non dovrebbe sorgere. Se non a livello pratico, ovverosia della effettività (parola cara a Kelsen) dell’esercizio di tale potestà. Che, ad esempio, potrebbe essere inficiata dalla eccessiva povertà di alcune zone o dal loro isolamento culturale. O, anche, da un diffuso astensionismo. O da un’informazione integralmente asservita agli interessi del potere (mal) costituito. Ma questa è altra questione. Facciamo un passo indietro.  Continua a leggere