La verità, vi prego, su legge elettorale, fiducia e maggioranza: i vagiti DC nel (voto) segreto

L’importanza del momento. Il disastro costituzionale.

Perché Renzi ha avuto tanta fretta. I vagiti DC, la vera maggioranza. Una vita di vitalizi.

Il governo supera indenne la fiducia, come tutti ben sapevano. Mi chiamo Verdini e risolvo i problemi (della nuova balena bianca)

Oggi si vota sulla legge elettorale, intrecciata con la riforma del Parlamento. I motivi di interesse, notevoli, si organizzano intorno a 2 poli principali:

Che si cela dietro legge elettorale e fiducia odierna?

Che si cela dietro legge elettorale e fiducia odierna?

  • il merito delle leggi in questione, ovvero del cosiddetto Italicum e della profonda alterazione del Senato. Senza dimenticare come alla promulgazione di nuova legge elettorale si sia giunti per sentenza della Corte Costituzionale, che ha però lanciato il sasso e tirato indietro la mano. Essenzialmente rinnegando la sua funzione in seno all’architettura costituzionale, violando la Costituzione anch’essa. Ma di ciò occorrerà trattare in separata sede, in modo giuridicamente piuttosto denso.
  • la scelta dei tempi e delle metodologie di votazione, che in questi giorni (ed ore) stanno tenendo banco su tutti i media ed in tutte le segreterie di partito. Ed è di questo che intendiamo occuparci oggi. Nel tentativo di dipanare una vicenda altrimenti assai confusa e poco comprensibile, nonché di avanzare una previsione sull’esito delle votazioni e della Repubblica, primieramente per mettere alla prova l’analisi su cui la previsione si fondava.

Per riuscirci, occorre come sempre partire da una serie di costatazioni e deduzioni.

  • E’ di tutta evidenza che la legge elettorale si sarebbe dovuta votare come primo provvedimento del governo, a seguire la famosa sentenza della Consulta che cancellava la precedente legge. Logica e diritto (un’endiade indissolubile… e dovremo tornarci, perché la cosa a tanti non sembra chiara) avrebbero voluto poi il ritorno alle urne, attraverso la nuova formulazione in sintonia con i principi costituzionali elencati dalla Corte. Una volta che così non è stato, per basse convenienze elettorali e dinamiche di palazzo, altre priorità avrebbero dovuto far accantonare la questione, o proseguirne la complessa trattazione sino a quando un vasto consenso non si fosse raggiunto. Al tempo delle migrazioni epocali, delle guerre dietro casa, della diatriba sulla Grecia, della deflazione continua e della disoccupazione galoppante, pare evidente che cedere l’assoluta ribalta politica e mediatica a tale normazione è cosa risibile.
  • Il governo Renzi, mai votato alle urne (attenzione, questa considerazione è della massima importanza per il prosieguo della logica del discorso), ha esordito con la medesima spavalderia che sfoggia ancora oggi. Con l’unica differenza che allora tutto era futuro e quindi speranza. Oggi una parte di quel futuro è già passato, idem la speranza. Chi volesse prendersi la briga di leggere le misure originariamente previste nei primi 100 giorni troverebbe che dopo un anno l’unico risultato strutturale, normativizzato ed operativo, è il jobsact. Ma purtroppo anche tale singolo esito è minacciato*. Per un lato da dati che intravedono poco più della mera “sostituzione” nominale dei vecchi contratti già in essere, per l’altro dalle conseguenze perniciose sui conti pubblici e sulle imprese, che già si iniziano a stimare. A tal proposito non posso non suggerire un’ottima intervista al professor Tiraboschi, stimato giuslavorista.
  • Nell’analizzare la successione degli ultimi 3 governi seguenti quello del premier Berlusconi, non se ne potrà negare una progressiva accentuazione del carattere centrista. Neodemocristiano, direi. Per chi lo desideri c’è sempre la possibilità di controllare le biografie dei Premier, come dei principali ministri (da Profumo a Del Rio a Gentiloni). All’epoca mi son divertito con Monti, in ben 2 casi: Monty Dick, la balena bianca  e  Il nuovo Forlani  (purtroppo il sito è stato censurato e le immagini “rapite”, ma il testo resiste). Lo stesso potreste far voi con Enrico Letta e Renzi, senza sforzo. La verità è che le occasioni in cui un partito apertamente “scudocrociato” si è accostato alle urne è finita davvero male. Pensate a PPI, UDC, NDC, Lista Civica. Dai tempi di mani pulite in poi, conseguentemente, la strategia del mondo clerical/politico è stata quella di “imboscare” nel bipolarismo  (“destra sociale/socialista” – “sinistra veterocomunista”) quello che rimaneva della grande democrazia cristiana, falcidiata delle prime file, bruciate dalla grande stagione manettara. Nell’attesa che gli Alien crescessero e prendessero la guida dei corpi in cui avevano trovato sede. Pensate ad Alfano e Renzi, giusto per avere un’idea di massima.
  • Proprio Matteo Renzi, nato nella clericalissima toscana paesana, ha portato a compimento il percorso nel PD,
    Renzi e De Mita etc.

    Renzi e De Mita etc.

    hackerato e ricondotto al centrismo più spinto. Per far questo, approfittando della palese debolezza ed inconcludenza della controparte “marxista”, ha smobilitato (almeno in parte) l’apparato storico degli ex PCI. Il quale oggi lotta per evitare l’irrilevanza politica: non possedendo sufficiente forza e carisma per dar vita ad una casa autonoma, non resta che l’ingrato compito di togliere di mano il timone al clandestino, divenuto comandante del veliero. La pratica è nota sin dai tempi di Prodi, ma oggi pare riuscire assai male.

  • All’interno del PD ecco nascere le fronde: una centrista, che si pone in concorrenza con Renzi alla guida della nascente, anzi forse oggi nata, DC. A guida Bindi/Letta, il quale Enrico Letta* non a caso questa settimana si smarca dal contesto e si propone da qualificato anti Renzi, laddove (come è certo) il rottamatore verrà rottamato dalla catastrofe economica del paese, che egli non è in grado né di conoscere né di affrontare. L’altra fronda è post comunista, civatiana e bersaniana. Essa sgomita al tavolo e vuole mobilitare la base militante del partito, assai demotivata. A tale scopo, pur sapendo di non poter abbandonare (né quindi affondare) la nave, deve sapersi mostrarsi “contro”. Non dimentichiamo anche la paura di cedere tutti i voti movimentisti a Grillo, mostrandosi troppo “istituzionalizzati”.
  • La manovra perfettamente riuscita a Renzi nel PD è invece miseramente fallita ad Alfano in FI, poichè aveva di fronte l’immarcescibile Berlusconi ed i suoi 10 milioni di voti alla persona. Tutto quel che ha potuto fare è stato un partitino cattolico, luogo equivoco di appuntamento per tutti i clericali al 100%, transfughi di Arcore (ultima la Bondi family), che fa da stampella al Partito Democratico. Quei 10 milioni di “fedeli” rappresentano ancora oggi l’ostacolo più duro alla rinascita elettorale della DC, nonché il principale bacino di voti potenziali dello stesso Renzi. Da qui l’accanimento giudiziario/pretesco sulla moralità del cavaliere, nonché sfortunatissimi libri quali Royal baby di Ferrara. Ma il vero jolly NeoDc in Forza Italia è Verdini. Ed a lui ora arriviamo.
  • Oltre ad essere notorio sponsor e mentore di Renzi , Verdini è appunto alla testa del braccio destro (occultato in Forza Italia) della vera maggioranza presente nel paese, quella che spesso ci si ostina a chiamare “partito della nazione”, ma il cui nome è “neo democrazia cristiana” (io direi, per rispetto al Cristo, “neo democrazia cattolica”). Di tale contiguità, espressa nel concreto delle aule parlamentari, s’è accorto spesso l’intelligente Damilano. Qui lo citiamo, relativamente all’elezione del mummificato Mattarella, l’unica funzione del quale è da sempre quella di protonotaro Vaticano presso le istituzioni della moribonda Repubblica. In tale occasione l’appoggio di FI al presidente di Renzi, (appoggio nascosto dietro il voto segreto, che non a caso ricompare nella fiducia odierna… ma ci arriviamo) è di ben 28 deputati e 15 senatori: La lista dei veleni.  Forse non a caso, dopo quel post sul suo blog non ce ne sono altri, addirittura da febbraio… ma chissà…
  • Si evidenzia quindi come Il patto del Nazareno, al modo in cui pare  lo intendesse Berlusconi, non sia probabilmente
    La Dc ha lanciato i componenti, come JEEG?

    La Dc ha lanciato i componenti, come JEEG?

    mai esistito. Il cavaliere non è infatti includibile in alcun modo nel progetto clericale della neo DC, i cui modelli “estetici” sono Renzi, Alfano, Casini, Letta, Mattarella, Boschi, Bindi, Del Rio. E’ sempre esistito, invece, l’accordo tra le componenti centriste inserite nei poli. Da qui le accuse dei suoi fedelissimi a Verdini e Gianni Letta, i doppiogiochisti.

  • L’attaccamento alla legislatura, in un parlamento composto da molti neofiti nonché da vecchie glorie, due categorie assai incerte di poter risedere ancora su quegli scranni (a partire dai cinque stelle), è notevolissimo. Anche al solo scopo di non perdere il vitalizio, un tempo (giustamente) concesso anche solo per un giorno di presenza, ma che oggi richiede un’intera legislatura. L’opposizione trasversale al voto è pertanto radicatissima.
  • Tornando a Renzi, la necessità di ottenere un successo purché sia, cioè di confermare una “fama” di vincente che solo fama è, è molto grande. E si fa assoluta se nei pressi degli appuntamenti elettorali. Come le prossime regionali.
  • A chi conviene andare al voto o comunque rischiarlo davvero? Al PD no, che ha tutto in mano, per ora… e si troverebbe a dover rinunciare ad un preziosissimo premio di maggioranza, non ripresentabile per via della sentenza della Corte Costituzionale. Alla sinistra del Pd nemmeno, in seguito alle alterazioni portate da Renzi nelle gerarchie del Partito, che potrebbero costare la testa a tantissimi, oggi deputati e in futuro nemmeno candidati. A FI nemmeno, poiché sconta molte lacerazioni, un leader appannato ancora non abilitato alla vita politica e una rotta per il momento incerta. Al movimento Cinque Stelle nemmeno, a tutt’oggi in lenta risalita (molto più lenta di quanto si pensi). A Sel non molto e stesso dicasi per Alfano. Forse solo alla LEGA, che da sola però non sposta l’ago della bilancia parlamentare. Pertanto, anche fermandoci alla superficie, non esiste nessun rischio reale per il governo. Il rischio viene paventato proprio per dare un senso di vittoria renziana (che esige un pericolo, se no che vittoria è) al popolo bue.
  • Ma soprattutto non conviene a nessuno dei partecipanti del summenzionato progetto NeoDC che, a tutt’oggi, può essere realizzato solo nel palazzo, perché indesiderato dall’elettorato. E nel palazzo le condizioni migliori sono già quelle presenti, quasi irripetibili. Qualsiasi cambiamento sarebbe certo in peggio.

In conclusione, la fiducia verrà votata ampiamente da esponenti trasversali del parlamento, dai transfughi 5 stelle al gruppo Verdini in FI, oltreché ovviamente dai DC del PD, come di UDC-NCD-LISTA CIVICA. Grazie al voto segreto, chiesto non a caso da Forza Italia **che, Verdini o no, deve guadagnar tempo. Così la sinistra PD potrà prendere le distanze in modo evidente, uscendo dall’aula. Senza però rischiar nulla.

Renzi ha quindi il suo inutile trofeo – in realtà condizionato a futuro referendum (ma l’importante è non dirlo sui media) – Bersani il “no” per la sua claque, Bindi e Letta si smarcano e affilano i pugnali. I grillini veleggiano verso il vitalizio, facendo il loro… E la vera maggioranza, quella neoDC, si roda piano piano, senza mettere in difficoltà Mattarella – come invece avverrebbe in caso di voto palese, per evidente mutamento di maggioranza (e necessità di fiducia apposita) – preparandosi a farci precipitare negli anni ’50. Anzi peggio.

Un favoloso consociativismo, uno splendido teatrino che il popolo italiano, del tutto tradito dai suoi media e intellettuali, si gode come fosse (quasi) vero.

*N.d.A. Il giorno dopo la pubblicazione di questa analisi tutti i media sono stati costretti a dedicare l’apertura all’aumento notevole della disoccupazione. Come ad esempio QUI. Tanto vistoso quanto prevedibile il fallimento del Jobsact, già ipotizzato nel testo.

E altrettanto la possibilità che lo smarcamento di Enrico Letta sia proprio rivolto a costituire una riserva clericale, attivabile nel momento in cui il tracollo finanziario economico dovesse, cosa quasi certa, travolgere Renzi. Non è impossibile che quest’ultimo sia, infatti, un burattino che si crede burattinaio. O a cui viene lasciato credere, finché risulta utile.

**N.d.A. 4.5.2015  h. 13.48 : nelle ore immediatamente precedenti alla votazione finale, i media riportano affermazioni di politici dell’opposizione che evocherebbero un nuovo Aventino, decidendo di non partecipare al voto finale, palese. Questo avrebbe significato un’importante errore nella previsione fatta, che vedeva nel voto segreto un momento chiave dell’analisi. Ma guardacaso, proprio sul filo di lana dei tg dell’ora di pranzo, arriva la smentita. Alla fine sarà scrutinio segreto, richiesto sia da FI che dalla Lega. Per quanto si ostinino a parlare di assenza in aula, è evidente che non avrebbe senso la richiesta del voto segreto se la volontà dei parlamentari di Forza Italia fosse davvero quella di lasciare aperta la possibilità di una sconfitta del governo. E sua conseguente caduta. Notate infatti la confusione, voluta, del titolo del Sole24.

Tutto pertanto secondo l’analisi di cui sopra, che anzi esce rafforzata dalla consapevolezza dei “burattinai” di dover tenere celata quanto più possibile la realtà dell’operazione politica appena compiuta, attraverso la serie di dichiarazioni concordate fra tutti gli attori in commedia, il cui unico scopo era creare la necessaria cortina fumogena.

Qui la posizione fittizia, mantenuta sino a circa un quarto d’ora fa, da LA STAMPA. Ma anche Corriere.

La posizione reale sul voto segreto, invece, è stata espressa dal TG di La7, tramite lettura del comunicato delle opposizioni (per modo di dire, naturalmente).

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Un commento su “La verità, vi prego, su legge elettorale, fiducia e maggioranza: i vagiti DC nel (voto) segreto

  1. […] una prova crudele attende il vero incantatore chiamato a riunire sotto di sé i democristiani, per troppo tempo nascosti in formazioni politiche sedicenti laiche, di destra e di sinistra. […]

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