Ospizio Sud chiama UE Villa Arzilla: fuggono i cervelli arrivano i pannoloni?

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D. Cantatore, ‘Uomini del Sud’

I mali endemici del Meridione, nessun mistero. E ce n’è anche qualcuno nuovo.

Detassare le aziende nascenti e investire in innovazione no, agevolare fiscalmente gli anziani europei si.

Meridione e Portogallo, il paragone che non c’entra.

La manovra di chi non sa cosa manovra.

Il Meridione d’Italia è stato oggetto di infinite trattazioni. Incentrate sul ritardo economico e sociale, nei confronti del resto d’Europa e soprattutto del Nord del Paese. Ciò chiamasi ‘questione meridionale’. Argomento d’enorme complessità, con le radici ben piantate nella Storia e nella Geografia di questa parte della penisola, non può essere qui affrontato. Ai fini di quanto stiamo per dire basti una breve successione di punti pacifici, assolutamente non esaustiva nè esauriente, per fornire un’idea d’insieme, così, alla spicciolata: Continua a leggere

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Gentiloni imprenditore, Draghi finanziatore: il default è servito

Una nazione europea si trasforma in Stato totalitario: lui si gonfia, noi ci sgonfiamo. Senza troppo clamore.

Dalle cooperative dei migranti all’Alitalia, dall’ILVA a Piombino, dai call center agli avvocati: unico datore di lavoro, il Premier Gentiloni.

Nel frattempo si spegne l’attività privata. Come si pagano le tasse? Coi soldi del debito Pubblico.

Italiani drogati dalla guerra fredda. Ma nel 2017 ‘se la gode’ la Turchia.

Il ‘medico pietoso’ Draghi ‘fa la piaga verminosa’. Nonché il finanziatore, in bello stile MPS. Quanto dura?

L’epifania ci porta tanto – e solo – carbone.

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Nota bene. Quel che segue non è un saggio di Scienza delle Finanze. Non si prefigge di essere esauriente e nemmeno ‘preciso’, nelle definizioni e nei meccanismi, presentati a livelli estremi di semplificazione, più che grossolana. Ha il mero intento di creare un po’ d’ordine intellettuale, rivolto alla comprensione istintiva d’un organismo socioeconomico – quello italiano – malato, insostenibile e matematicamente alla fine del percorso.

Presenza e ruolo dello Stato sono stati sempre evidentissimi, nella società e nell’economia italiana. Il nostro quotidiano – scaturito dal centralismo sabaudo, dal totalitarismo fascista e dal consociativismo statalista cattolico e comunista – ha vissuto nei decenni un’impennata dell’azione economica dei governi. Le numerose privatizzazioni non hanno mai davvero affrancato i grandi gruppi… e nel contempo – senza dar troppo nell’occhio, grazie ad una stampa servile e poco brillante –  moltissime imprese, un tempo effettivamente private  (o privatizzate) sono oggi entrate (o rientrate) nell’alveo pubblico, a titolo più svariato (gestione, finanziamento, partecipazione azionaria…). Tutto ciò in ragione della logica per cui esse – ridottesi in miserevoli condizioni per obsolescenza o mala gestione, spesso clientelare – ‘non potevano fallire’, a causa delle conseguenze sociali (e politiche, aggiungiamo noi) che avrebbe comportato la loro scomparsa. La lista è davvero lunghissima. Il Monte dei Paschi, il siderurgico ILVA, la ex Lucchini di Piombino, la ex Fiat di Termini Imerese, le banche popolari, la SAIPEM, l’Alitalia, i maggiori Call Center (che non appena si riduce l’enorme esposizione pubblica chiudono tutto)… Continua a leggere

Brexit: Il Regno Unito lascia la UE, ma l’Italia ha già lasciato il mondo.

Il voto nel Regno Unito. Un Popolo che non ragiona solo con la pancia ha governanti che non agiscono solo per conservare il potere.

L’Inghilterra e il suo universo: c’è chi può e chi non può. Noi non può. Svalutazione si, ma soprattutto guerra fredda.

I guai li passa l’Europa che ha voluto tenere la Grecia e perdere il Regno Unito. In primis l’Italia: rimarrà nella UE, ma è già da tempo fuori dal mondo.

Riduciamo il danno privato, certamente in arrivo.

Alla Scozia potrebbe bastare assai meno di un nuovo referendum.

*Supplemento necessario: Gazzetta e Repubblica, la prova del nove.

Stamp printed in Australia shows a portrait of Queen Elizabeth I

AUSTRALIA – CIRCA 1947: A stamp printed in Australia showing queen Elisabeth II., circa 1947

Non era agevole prevedere il risultato di questo referendum inglese, presentato peraltro attraverso un quesito fornito della chiarezza necessaria ad una votazione popolare. Che in Italia non conosciamo, a causa dell’insincerità della nostra democrazia. Ma una cosa era sicura e l’abbiamo evidenziata sin dalle prime ore del tristissimo, inquietante, fatto di sangue che aveva segnato i giorni immediatamente precedenti la votazione epocale:

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Gli inglesi non votano solo con la pancia, checché ne dicano gli stessi sedicenti esperti italiani di politica internazionale che in questi ultimi anni non ne hanno mai azzeccata una (ne parleremo dopo) e oggi si scagliano contro ‘popolo’ ed ‘anziani’, responsabili a loro dire del risultato. Come se democrazia universale non significasse, appunto, questo. E l’esperienza e la semplicità non fossero anch’essi valori universali, al pari della gioventù e della complessità. I cittadini britannici sono consapevoli sia dei loro limiti – e da sempre ciò li porta a comprare quel che apprezzano e manca loro (oppure direttamente a saccheggiarlo) – che della loro forza. Scambiare l’Inghilterra per una nazione europea come altre è del tutto fuorviante. Solo la Francia, ma sino ad un certo punto, può esserle paragonata. Tant’è vero che mentre Parigi non ha più la sua valuta, al pari di Italia e Germania, La Gran Bretagna l’ha conservata. E la cosa le è infine tornata assai comoda. Ma come ha potuto quell’isola rocciosa – dove non cresce l’ulivo, non c’è il bidet e si producono 5 varietà di formaggio al massimo – permettersi questi lussi persino nel mondo globalizzato, mollando un sonoro ceffone al continente intero?  Continua a leggere

Banca Etruria & C: un paese da ricoverare

Arrivano le bufale che attendevamo, ma prima c’è da levarsi di torno il caso delle banche popolari. I media italiani, questi grandi controinformatori.

La follia dei risparmiatori, le gesta truffaldine delle banche, la pigrizia dolosa degli organi di controllo: un paese da ricoverare, tecnicamente.

Il salvataggio impossibile pagato a prezzo insostenibile. Senza un Madoff finisce malissimo: chiudono la stalla dopo che tutte le vacche son scappate, ma nemmeno il portone funziona.

E forse siamo solo agli inizi. Anzi, probabilmente.

Oggi avremmo voluto avere il tempo di stigmatizzare le nuove favole governative su ILVA, preconizzate già negli auguri thelemiti di capodanno. La faccenda dello stabilimento s’è fatta ancora più intricata e quasi sconfina nel thriller, anche se nessuno pare essersene accorto, o avere il coraggio di dirlo. Del resto questa disattenzione, o infingardaggine, non è una novità, anzi è una conferma. Di cosa? Ma della pochezza dei media italiani! Dalla carta stampata alle televisioni a buona parte dei siti professionali d’informazione: le eccezioni ci sono, ma assai poche e tenute ai margini.

Quando dico pochezza intendo soprattutto:

  • assenza cronica di logica plausibile
  • incapacità di riflessione autonoma rispetto al mainstream
  • ripetizione sic et simpliciter delle veline del potere, dai comunicati delle questure alle dichiarazioni dei membri del governo
  • scarsità di nozioni specifiche e di cultura generale
  • autoreferenzialità
  • dirottamento deliberato su questioni di poco peso, atte a distrarre il pubblico da accadimenti spigolosi, oppure loro interpretazione secondo canoni incapaci di reggere al vaglio di un’intelligenza media
  • acquiescenza alle linee editoriali imposte dai direttori i quali, in genere, rispondono rigorosamente alla proprietà, che a sua volta tende a coincidere con un apparato partitocratico

Riassumendo, lungi dall’esser mai diventato un quarto potere, come nei paesi avanzati, il mondo dell’informazione italiana è la stampella dei tre originari. Come nei paesi del terzo mondo o, al massimo, in via di

Quarto_potere

Il quarto potere in Italia è al servizio esclusivo degli altri tre

sviluppo. Vediamo se ciò si dimostri inoppugnabile mediante una serie inedita di riflessioni sulla recente crisi delle banche popolari del centro Italia (alias ex Stato della Chiesa e confini). Riflessioni che, a mio parere, avrebbero dovuto sin dall’inizio campeggiare nei dibattiti pubblici, in articoli e servizi televisivi… ed invece no. Nulla di troppo tecnico, solo ragionamenti conseguenziali, semplici nozioni e fatti notori. Se la questione vi interessa, seguite questo filo… e mi direte.

Quando si parla di un salvataggio, c’è qualcuno che deve essere salvato. In questo caso, quattro banche popolari. Sarebbe interessante entrare nel merito, nei come e nei perché, finanziari e giuridici, le banche popolari italiane abbiano spopolato per decenni (mi si perdoni il bisticcio)… ma porterebbe troppo lontano. Continua a leggere

Steeled for worse, “Temprati per il peggio”: Taranto come Tjanjin, i dannosi sussidi delle nazioni arretrate

Le scelte eternamente miopi della politica italiana: ILVA, ovvero come gettare le ultime risorse dal balcone.

La coazione a ripetere del cattocomunismo. CDP per imprese decotte e Poste per azioni… due cose che stanno male insieme.

Traduzione di un articolo dell’Economist sul mercato dell’acciaio e la follia dei sussidi.

Conclusioni.

Lo stabilimento inglese di REDCAR, chiuso in questi giorni da SSI

Lo stabilimento siderurgico inglese di REDCAR, chiuso in questi giorni dal colosso SSI

Habemus Papam, la “Legge di stabilità” è finalmente un testo vero e proprio, dopo esser stata per 10 giorni solo Tweet. Ma che testo è? La disamina più accurata è per ora quella de “Il Fatto”. Un buon suggerimento è cliccare sul link e farsi un’idea.

Al di là dei singoli provvedimenti, si tratta di una manovra elettorale, proprio del tipo che attendevamo. E mai abbiamo perso occasione di rammentarlo: il PD negli ultimi 2 anni ha subito un calo di voti impressionante, che si è andato ingigantendo di recente. Ora il Partito-Stato tenta, con i pochissimi mezzi a disposizione, di giocare le carte che ha (persino il flusso dei migranti) allo scopo di reperire risorse da impegnare in provvedimenti populisti. Questi ultimi devono esser tali da apparire benefici nell’immediato – vuoi per la grande massa proletaria/stipendiata, vuoi per la cricca della grande industria – secondo uno schema applicato per quasi un secolo dal socialismo reale, notorio moltiplicatore di miseria globale.

Sottolineiamo nell’immediato, perché tutti i veri nodi al pettine sono stati ancora una volta rinviati. E’ solo nel futuro che, raccontano, vedremo meraviglie quali:

  • una vera spending review (4 commissari sinora silurati, non a caso) che liberi risorse dalla morsa clientelare della spesa pubblica;
  • la detassazione significativa (per adesso limitata a qualche escamotage sulle detrazioni e alla eliminazione della TASI), sufficiente a far tornare plausibile l’investire ed il fare impresa sul suolo nazionale (e quindi assumere);
  • la cancellazione delle clausole di salvaguardia – veramente scandaloso che esse siano state “sterilizzate” mediante un accrescimento delle stesse (IVA al 25% !!!), da regolarsi però l’anno successivo… secondo la tipica dinamica che conduce al fallimento;
  • il ritorno alla redditività dell’acciaieria ILVA di Taranto per cui, in patente violazione delle norme europee sugli aiuti di Stato, pare ci si prepari ad ulteriori erogazioni a fondo perduto, spacciate per necessarie alle bonifiche ma da utilizzarsi ad uso cassa, per far fronte a fornitori e dipendenti. Tali erogazioni, come da noi anticipato già mesi fa , dovrebbero aver luogo tramite la Cassa depositi e prestiti che, esclusivamente in quanto comandata dallo Stato, malverserebbe su di un business morto e sepolto usando i depositi postali degli italiani. Il tutto nell’attesa, divenuta grottesca, del rimpatrio del sedicente “tesoro di Riva” dalla Svizzera (chi volesse approfondire bene la cosa, leggesse con attenzione QUI). Senza contare che le Poste, proprio in questi giorni, sono state quotate in borsae già risentono di una brusca frenata. Al di là del nesso diretto, di certo queste scelte politiche non ne aiutano affatto la vicenda finanziaria.

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Scambiamo migranti con debito pubblico per salvare ILVA? La legge non c’è, ma la UE è già nemica

La finanziaria al momento non esiste (15.10.2015 ore 16).

La “clausola migranti”: incamerare clandestini in cambio di deficit.

E il deficit dove finisce? A finanziare ILVA, un’impresa tanto fallita quanto di Stato.

Massì, sputiamo in faccia alla CECA e chiediamo soldi alla UE.

Renzi guida il paese a passo di carica verso il default. E individua il nemico, sperando di dirottare la rabbia.

Fare i forti essendo debolissimi: Tsipras 2, la vendemmia.

Horribile dictu, la finanziaria twittata da Renzi, o legge di stabilità, a tutt’oggi non esiste. Esistono delle bozze ufficiose che circolano in ambienti riservati dell’etere. E che naturalmente Theleme, grazie al suo Palantir, può intercettare. A spizzichi e bocconi, ma sufficienti a farsi un’idea. L’arcana pietra oggi funziona un po’ meglio, sarà forse per via dello scatenarsi degli agenti atmosferici. Che, ennesimo segno fatale, sono stati impietosi con quel relitto novecentesco dell’ ILVA… e con operai sempre più legati ad un filo, sia per il lavoro che per la salute . Come scritto in precedenza, pare ormai certo che a Taranto dovremo fare a meno di ambedue… nel frattempo godiamoci nuovamente questa centralità nella politica italiana ed europea: infatti i casi siderurgici  ci conducono assai vicino alla strada senza uscita imboccata dal governo e dal suo Presidente del Consiglio.

Il quale, lungi dall’essere un decisionista, è in realtà marionetta obbediente dei tanti meccanismi di potere che si arroccano dietro la sua immagine (ben più di quelli che qui troverete, ma link comunque utile…). Chi proprio abbia voglia di approfondire come la si pensi a Theleme, o diffidi di queste anarchiche opinioni, cerchi da sé “Renzi” in questo umile blog e troverà pane e fonti per i suoi denti. Operazione sconsigliata però ai disonesti intellettualmente e soprattutto a chi lavora nel o per il PD, in quanto potrebbe inquinare l’efficacia della propaganda che tocca loro fare.

Stabilità, sotto i tweet niente

Stabilità, sotto i tweet niente

Ma veniamo appunto al nocciolo. Poiché il presidente del Consiglio si azzarda a parlare per tweet di contenuti tutt’ora in bozza , egli autorizza chiunque ad analizzare la legge più seria e “precisina” dello Stato (parliamo di soldi, bilanci, leve fiscali…) sulla base di illazioni, mezze soffiate, articoli di giornali appena un po’ informati… e appunto tweet. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso: non tutti coloro i quali pensano o scrivono sono al soldo del regime, o lavorano in redazioni/capestro, con linea politica ben delimitata dal certamente compiacente direttore.

A Theleme ad esempio piace chiamare le cose col nome loro. Pertanto riassumeremo l’opinione che ci siamo fatti della fantasmagorica, twitterina, “legge di stabilità” – o meglio “di fiducia”, come Renzi avrebbe preferito chiamarla… la fantasia al potere… poeti al posto dei ragionieri… sarà che davvero l’elettore medio del PD è ancora più tonto di quello a cinque stelle? – nel periodo seguente: Continua a leggere

Le conseguenze per l’Europa del populismo tardocomunista : Grecia, Tsipras e referendum

Un post breve per una questione lunga.

La (brutta) fine dell’ultima generazione del “paga Pantalone”, incatenata al novecento.

Struttura sovietica, efficienza mediorientale e tenore di vita tedesco. Grecia specchio dell’Italia futura?

Le motivazioni del crack finanziario della Grecia sono, ovviamente, molte. A modesto giudizio di Theleme la bilancia pende più dal lato delle responsabilità elleniche, poiché è risaputo che il mare della geopolitica non è una piscinetta per educande.

Tsipras e Varoufakis, i becchini del '900 europeo

Tsipras e Varoufakis, i becchini del ‘900 europeo

Se certamente vi è stato approfittamento di altri Stati europei, in quel simulacro burocratico di Europa che è la Comunità, non si può dimenticare che nella scena internazionale la regola è purtroppo “chi pecora si fa il lupo se la mangia”, corredata dal corollario “l’occasione fa l’uomo ladro”, quasi un dovere di aspro insegnamento all’incauto, in stile napoletano: inaccettabile e colpevole che leader politici, di qualsiasi area, non ne abbiano tenuto debito conto. Dell’approfittamento abbiamo già trattato con grande puntualità, particolarmente riguardo al delicato, segreto ed esoso campo militare, che ha visto la Grecia sospinta ad essere grande acquirente di strumentazioni belliche, infinitamente al di sopra della sua necessità e dei suoi mezzi, ad esempio dalla Germania. Lo stesso potremmo dire per i finanziamenti concessi da altri Stati europei o da istituzioni internazionali, che non andavano pompati in un’economia notoriamente assai debole. Se non a fondo perduto, ma con un controllo capillare del loro impiego. Perché non si trasformassero, come inevitabilmente accaduto, in un mix letale di oppio e di cappio, al collo. Continua a leggere