Elezioni regionali (3): “Franza o Spagna purchè se magna…”, la sottile (LOL) propaganda DEM

Renzi conferma quanto anticipammo ieri, negazione assoluta. Perché egli somigli ad un capospalla femminile.

I 2 giorni afgani fruttano la (mesta) propaganda che pensavamo: arriva la quarta gamba, l’Istat di Alleva.

Qualche dato interessante inizia a comparire, buttiamoci un occhio (l’altro teniamolo su Enrico Letta).

Ieri analizzavamo la maniera in cui lo staff propaganda di Renzi avesse capitalizzato i due giorni di assenza asiatica del premier, escogitati da tempo quale rapida via di fuga dall’analisi delle elezioni nel caso di grandi dispiaceri.

Tale staff può vantare collaborazioni estremamente vaste sia negli ambiti istituzionali, dove si crea la favola (in questo caso la favola del “vincente”), che in quelli “redazionali”, dove la si vende al popolo. Questo grazie al fatto che egli rappresenta, almeno per il momento, l’alfiere di quel progetto clericale di ricostituzione della DC che negli ultimi anni tanto emoziona il palazzo.

La scelta sinora ci era sembrata fosse caduta su:

  • mimetica per allontanare visivamente Renzi dalle giacche di De Luca e tailleur di Moretti
  • negazione assoluta di qualsivoglia difficoltà emersa nel voto. Il criterio unico del “5 a 2” inaugurato dalla Boschi.
  • censura mediatica dei risultati inequivocabilmente negativi emersi nelle votazioni comunali

In effetti possiamo costatare come le prime parole del rientrante Renzi dedicate al voto siano state proprio:

renzi 5 a 2

Risultato positivo – dal 6 a 6 al sonoro 10 a 2“. In sostanza, una versione potenziata del “5 a 2” della Boschi, di nemmeno 24 ore prima. Ma tutto ciò deve essere sembrato comunque assai misero…  insufficiente a ripulire l’immagine fittizia di vincente che Matteo Renzi ha cucita addosso e che essendo fondata sul nulla risulta sempre poco resistente al confronto con la realtà.

Un po’ come quei capi, in genere da donna, che a vederli sembrano “veri”… ma se cadono due gocce di pioggia si inzuppano manco fossero di carta.

A Theleme eravamo da giorni in attesa della trovata eclatante, (anzi “della panzana”, scrivevamo)… ma dobbiamo confessare di esser rimasti un po’ delusi. Niente di che, quel che han saputo fare è rivolgere ancora lo sguardo ad Alleva, presidente dell’ISTAT.

Sarà pur vero che Alleva deve a Renzi tutto quel che è, essendo incappato persino in una petizione internazionale di suoi titolati “colleghi”, contestanti pubblicamente le sue qualifiche scientifiche … e magari non può rifiutarsi di compiacere, chissà… ma un’ennesima litania sui dati dell’occupazione, presentata e ripresentata trionfalmente 3 volte in nemmeno 2 mesi… e già aspramente criticata perché segnalava come nuovi contratti le conversioni dei precedenti… ci pare un po’ ripetitiva.

Ad ogni modo, vuoi per carenza di fantasia, vuoi perché forse non c’è altro cui aggrapparsi, vuoi perché la forza del detto “Franza o Spagna purché se magna…” è storicamente acclarata, la quarta gamba della propaganda renziana pare sia:

  • Introdurre un’informazione purchessia positiva che, giocando sulla disperazione di un paese sempre pronto ad autoingannarsi, tamponi al momento l’ansia determinata dalla “non vittoria”. Nello specifico, i dati dell’occupazione… “se ci dai il lavoro che importa  tu non possieda nemmeno una parvenza di legittimazione elettorale politica?” Ecco qui pronto il pretesto per il tweet, che è il vero obiettivo di tutta questa costruzione propagandistica.

Ma andiamo a leggere direttamente i comunicati che ci raccontano tale improvvisa (eppur col timing perfetto) crescita. Prendiamo La Repubblica, ad esempio

Il tasso di disoccupazione, sempre ad aprile, è così calato al 12,4%. Si tratta di un dato inferiore al 12,8% di cui parlavano in mattinata gli analisti di Intesa Sanpaolo, secondo i quali “è ancora presto perché il tasso dei senza lavoro scenda significativamente al di sotto dei recenti massimi”. L’Istituto ricorda che la diminuzione rispetto a marzo è stata di 0,2 punti: significa che il dato del mese scorso è stato rivisto al 12,6% dal precedente 13%, per effetto delle revisioni dovute al processo di destagionalizzazione. I disoccupati sono diminuiti dell’1,2% (-40mila a 3,161 milioni). Nei dodici mesi il numero di disoccupati è diminuito dello 0,5% (-17mila) e il tasso di disoccupazione di 0,2 punti. Da notare l’andamento positivo dell’agricoltura, che contribuisce con un terzo dei nuovi occupati.

Non sono uno statistico, ma parrebbe di capire che in un anno i disoccupati siano diminuiti nel numero di 17.000. E che il lavoro stagionale nell’agricoltura assorbirebbe un terzo dei nuovi occupati. Avrei bisogno di supporto, magari un lettore attrezzato potrebbe commentare, spiegando come mai allora

“Dopo il calo degli ultimi due mesi, ad aprile 2015 gli occupati aumentano dello 0,7% (+159mila) rispetto al mese precedente, tornando ai livelli registrati a fine 2012. Bisogna tornare indietro di sette anni per vedere un balzo simile.

Il tasso di occupazione, pari al 56,1%, cresce nell’ultimo mese di 0,4 punti percentuali. Rispetto ad aprile 2014, l’occupazione è in aumento dell’1,2% (+261mila) e il tasso di occupazione di 0,7 punti

Cioè l’occupazione sale vertiginosamente di centinaia di migliaia di unità e la disoccupazione cala di decine? C’è sicuramente una buona spiegazione…vorrei tanto qualcuno me la raccontasse. Sono calcoli assai complessi… ho anche interpellato Giampaolo Galli, che essenzialmente me l’ha confermato. galli occupati

Il modo di porgere questi dati è comunque confusionario. Parrebbe tutto un po’ improvvisato, rispondente ad esigenze emotive più che tecniche.

Dal TGCOM scopriamo infatti che i dati non sono destagionalizzati, che ci sono molti più “anziani” al lavoro perché non possono più andare in pensione… et similia. Anche l’ OCSE (L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sembra essere un po’ nel pallone. Anzi, sibillina:

Il ritorno alla crescita in Italia “porterà” a un calo del tasso di disoccupazione, che rimarrà però ancora “elevato”. Lo afferma l’Ocse, prevedendo un tasso stabile al 12,7% nel 2015, e in calo al 12,1% nel 2016. Per l’Ocse inoltre “il Jobs Act ha il potenziale per migliorare drasticamente il mercato del lavoro”.

Il tasso di disoccupazione rimarrà elevato… stabile al 12,7% nel 2015 … 12,1% nel 2016″ però il Jobsact può “migliorare DRASTICAMENTE il mercato del lavoro”. Cosa ci sia di drastico nella stabilità del presente e nel lento calo ipotizzato nel futuro, è cosa da approfondire.

Andiamo invece a vedere (finalmente arrivano), qualche grafico sulla consistenza del consenso elettorale, per le principali forze in campo. Cioè alla vera ragione di tutto il can can, dalla mimetica sino – crediamo – al trionfalismo ISTAT. Tralasciando la questione, già assai rilevante, del voto alle comunali per nulla favorevole al PD, credo sia di tutta evidenza il significato di:

grafico di repubblica

Niente male: per il PD una perdita secca di oltre 2 milioni di voti, in nemmeno un anno… ma direte, che importa… si sa che il carisma “naturale” del giovane premier, così vincente, è al riparo da quelle che posson essere solo beghe locali…

renzi gradimento

E invece no, un crollo verticale, come se fosse un Monti qualunque… o un Enrico Letta.

Già, Enrico Letta… Lo avevamo lasciato al tempo del voto sull’ Italicum che sdegnosamente “abbandonava” la politica attiva per fare il docente… senza risparmiare qualche frecciata al Matteo nazionale.

Allora scrivevamo:

All’interno del PD ecco nascere le fronde: una centrista, che si pone in concorrenza con Renzi alla guida della nascente, anzi forse oggi nata, DC. A guida Bindi/Letta, il quale Enrico Letta* non a caso questa settimana si smarca dal contesto e si propone da qualificato anti Renzi, laddove (come è certo) il rottamatore verrà rottamato dalla catastrofe economica del paese, che egli non è in grado né di conoscere né di affrontare….

…. la possibilità che lo smarcamento di Enrico Letta sia proprio rivolto a costituire una riserva clericale, attivabile nel momento in cui il tracollo finanziario economico dovesse, cosa quasi certa, travolgere Renzi. Non è impossibile che quest’ultimo sia, infatti, un burattino che si crede burattinaio. O a cui viene lasciato credere, finché risulta utile.

La rottamazione di Renzi e del suo PD, come si vede dai grafici, sta seguendo il corso prevedibile. E ad essa si aggiunge la stagnazione economica più impressionante fra i paesi in via di sviluppo (ovviamente intendevo “paesi sviluppati”. Ma lascio il refuso a testimonianza di evidente lapsus feudiano). Come non citare in proposito VINCITORI E VINTI, l’ottimo sito di Paolo Cardena.

oggi Letta e Bagnasco, ieri Renzi e Betori.

oggi in foto Letta e Bagnasco, ieri Renzi e Betori…

E che ti fa oggi il bravo Letta? Sottolinea come l’astensione sia un problema gravissimo (cui  Renzi non osa nemmeno accennare, arroccato sul  10-2). In questo ripetendo le parole, assai preoccupate, del cardinal Bagnasco, che aveva buttato il suo peso sulla bilancia della Paita (così come Renzi), per poi portare a casa la feroce sconfitta del progetto neoDC e la sensazione, intollerabile per la Chiesa, di aver perso di mano il suo gregge. Anche per il presidente della CEI l’astensione è la tragedia.

Come vedete, Enrico nipote dello zio è sempre lì… attende nell’ombra che il cadavere del suo nemico glielo porti il fiume, in compagnia di altissimi prelati.

Ma voti, flussi, tabelle, astensione, tracollo economico e nuovi governi sono gli argomenti del prossimo, penultimo, special dedicato alle elezioni.

Per il momento ci fermiamo qui.

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