In Siria Bannon l’influencer e Trump il wrestlemaniac ce la fanno sotto il naso?

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La propaganda di guerra, un’antica e valida arma di offesa. Quasimodo e l’uomo del suo tempo.

Dalla poesia alla pratica: gli attacchi chimici di Assad e la risposta telefonata degli USA.

Una rondine non fa primavera, in specie se di plastica: Bannon maestro d’illusioni alla corte di Trump.

La rete internazionale antiamericana, media in prima fila, ingabbiata nella sua stessa gabbia. Nell’attesa di vere azioni contro Nord Corea (e quindi Iran).

I cazzottoni simulati del Wrestling, che fanno impazzire la gente e forse le nazioni.

Dulcis in fundo, quel video che vale da solo la fatica di leggere l’Abate…

Uno dei più gravi errori della seconda metà ‘900 è stato immaginare un mondo completamente nuovo, irrevocabilmente rivolto al superamento di ogni limite, non solo tecnologico, ma addirittura antropologico. Come se di colpo la voce di migliaia di grandi pensatori – che da secoli presentavano assai ardua l’elevazione del singolo individuo, figuriamoci quella di comunità, stati e loro apparati – fosse divenuta solo l’eco di un passato lontanissimo. Eppure Salvatore Quasimodo ci ammoniva, ancora nel 1947…

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.

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Muhammad Ali: un campione (molto) controcorrente

Oggi ci lascia un grande boxeur. Ed un uomo coraggioso.

Quel che l’uomo di colore può dire ed il bianco no: intervista indimenticabile.

Dalle parole di Cassius Clay agli elefanti d’Africa e d’India.

L’ammissione della differenza presupposto per la sua accettazione? A Theleme crediamo di si.

cassius

Il vero Muhammad Alì, quello che mai si fece tappare la bocca…

In un’annata che è sembrata simboleggiare più di altre la definitiva conclusione del XX secolo – con le dipartite di Eco, Pannella, Cruyff, Prince, David Bowie, Ettore Scola, Cruyff, Silvana Pampanini, Keith Emerson, Paul Bley,  Massimo Ottolenghi, Paolo Poli, Giorgio Albertazzi, Cesare Maldini… la lista è lunghissima – arriva oggi la triste notizia della morte di Muhammad Ali. Cassius Clay. Non è qui che troverete la sua biografia completa, né le vicende della sua conversione islamica né le (mirabili) riprese delle sua grandissima abilità sportiva. Un video però vogliamo presentarlo, debitamente sottotitolato in italiano… ritenendolo degno d’esser visto più di altri, perché rappresenta una parte tanto importante quanto sottaciuta, per ossequio al conformismo totalizzante, del pensiero di Muhammad Ali. Che tutti si affrettano ora a ricordare oleograficamente (un po’ come accaduto al nostro Pannella), senza davvero sapere chi ricordano. Ma anche perché esso fa da spunto ad un discorso della massima importanza e delicatezza. Che ha a che fare con la verità, i diritti umani, la politica, la società, la cultura, i media.  Continua a leggere

Quando il giornalismo non è propaganda: “L’assedio di Berlino” di Stefano Cingolani

L’assedio di Berlino, pubblicato su Il Foglio

La geopolitica, questa sconosciuta. Nell’Italia provinciale.

Il pezzo che leggerete a seguire è di una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano. E non prestigiose per ragioni di notorietà mediatica, ormai più che agevole a realizzarsi (se “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole… e più non dimandar“). Anzi. Infatti non gode della fama di un Vespa, di un Lerner, di uno Zucconi. O, per restare nel settore della carta stampata, di uno Stella.

China-Germany-USA-flagsCerto, si occupa in genere di un argomento che il lettore italiano è storicamente poco preparato ad affrontare. Ovvero del resto del mondo. Un po’ perché l’Italia unita, a differenza degli stati preunitari, fu assai brevemente potenza coloniale e certo non ebbe respiro globale. Un po’ perché il regime clericalfascista, ma più spesso cattocomunista – che ci governa costantemente dal dopoguerra – non ha piacere che i cittadini si intendano di cose “più grandi di loro” e possano far raffronti. O persino avere metri utilizzabili per giudicare delle scelte globali dei loro “potentati” (autentica lesa maestà). Solo talvolta, e sempre a fini di piccole beghe interne, lo scenario internazionale appare alla ribalta, ma in forme del tutto ripiegate sulle esigenze della politica interna, narrazione operata da una pletora di media compiacenti, sempre fedeli al potere e mai al lettore.
Ad esempio, alzi la mano chi ha capito che ogni azione rivolta alla stipulazione di accordi stringenti sulla distribuzione dei cosiddetti “migranti” (fittizio cavallo di battaglia del governo Renzi) è completamente fallita. Non potendo essere altrimenti in un contesto europeo che su moltissimi campi sensibili decide solo all’unanimità. Politiche di immigrazione incluse. Ma tutti rammenterete le (tragiche) foto del bimbo annegato in mare, che Premier e tutti i media ci hanno mostrato. A loro detta, patente dimostrazione dell’abiezione della Comunità Europea, che andrebbe superata consentendo, anzi promuovendo, i flussi migratori da ogni paese meno fortunato. Come se lo scopo degli Stati fosse mai stato la carità o la beatificazione. E come se il 90% delle nazioni del pianeta non vivesse questa condizione.

Tornando a noi, Cingolani fa invece il lavoro del giornalista e non del propagandista. Ovvero aggiorna su quel che accade, tentando di districare maglie assai fitte e trame assai lasche, senza violentare le fonti e senza applicare teoremi precostituiti. Fornendo dati, nomi, cifre, deduzioni a sostegno del suo dire. Non slogan. Questo è il giornalismo che Theleme apprezza. Perché per suo tramite si può sviluppare un giudizio indipendente, senza esser dissennato, sulle tante forze in campo e sulle linee tendenziali di sviluppo: politiche, militari, finanziarie, economiche, sociali. Per poter essere cittadini consapevoli, almeno in parte, di questa Babele infinita che è il nuovo millennio.

Buona lettura.

P.s. In calce alla pagina online de ‘Il Foglio’ compare un mio breve commento nel merito.

strapagate

La batosta alla Volkswagen, le mazzate alla Deutsche Bank, i contrasti su Putin fino alle gelosie turche. Perché l’America non ne perdona più una alla Germania

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Perchè è probabile che Marino rimanga dove è: I calcoli viscidi del PD (II)

Le dimissioni revocabilissime.

I veri fatti odierni, fuori di propaganda.

Arriva SEL su la7 e di colpo tutto prende il senso dettovi…

Prosegue da Perchè è probabile che Marino rimanga dove è: I calcoli viscidi del PD

La giornata di ieri si era conclusa con la dichiarazione urbi et orbi di Marino. Dimissioni sua sponte, nessuna sfiducia in consiglio comunale (quella si avrebbe messo il punto). Sui media e nei social si è data per scontata la serietà e irrevocabilità del gesto. Tutt’altro. Per legge il sindaco può ritirare le dimissioni entro 20 giorni, una realtà normativa che Ignazio Marino non lascia intuire, ma addirittura ribadisce sin dall’inizio, proprio nel discorso di “dimissioni”. Raccomandandoci di non scambiarla per “astuzia politica”. Ma leggiamo le sue vibranti parole. Qui da Lettera43 (testo completo):

Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni.
Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni.

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Perché è probabile che Marino rimanga ancora dove è: i calcoli viscidi del PD

Sorvoliamo sui (tanti) peccatucci di Marino, sindaco loffio anche nel male. Ma i guai giudiziari sono alle porte, non solo il semicommissario.

I calcoli viscidi del Partito più viscido d’Italia, il Partito Democratico.

Perché per l’ennesima volta si dice una cosa volendone fare un’altra, in quanto gli assessori non sono i consiglieri.

Che teatrino sbilenco, fra media marchettari.

Marino sindaco

L’opinione più diffusa a Roma…

E’ invero tedioso riprendere a scrivere qui – dopo una lunga partentesi europea di studi e libagioni, condivise coi fedeli d’amore di Theleme – partendo dalla figura di Ignazio Marino, uomo dappoco, sindaco di una città ormai dappoco, appartenente ad un partito da sempre dappoco. Ma purtroppo urge trattarne, sebben brevemente: perché è evidente che la descrizione data dai media dappoco (ovvero di regime) è del tutto antitetica alla realtà. Sino all’odierno capolavoro, circa le sue “dimissioni”.

Sorvoliamo sulle storiche dimostrazioni di meschinità del Sindaco, anche oltralpe. Passiamo sopra le ambiguità della sua giunta, come anche su Mafia Capitale. Accenniamo appena al viaggio negli Stati Uniti, a trovare un Papa che ci ha tenuto a specificare quanto poco tenesse a vederlo anche lì, per concentrarci invece sull’episodio ultimo, relativo all’uso “inappropriato” delle carte di credito comunali nella sua disponibilità, con plafond portato da poco ai 50.000 euro mensili (in precedenza 10.000): Continua a leggere

Necrologio per Claudio Vaccari, Bertoldo 2.0 che twittava alla grande il #madeinItaly

Ripartiamo con un grande dispiacere, quello di un buon conoscente che se ne va, nonostante tante speranze.

La litania mortifera dei media italiani non ha spazio se non per chi paga loro lo stipendio. “Cos’è una bresaola di fronte al funerale Casamonica” e cos’è il suicidio di Vaccari di fronte alla sorte dei migranti?

Forse non c’è davvero più spazio per i Bertoldo “scarpe grosse cervello fino” che fanno ancora business da noi.

Cosa rimane da fare per poter restare, vivi e con la schiena dritta, in Italia?

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L’avatar “boteriano” scelto da Claudio Vaccari su twitter

La diceria dell’Abate riparte, dopo la pausa agostana.

Non come previsto, cioè dedicando la sua attenzione a Duilio Poggiolini, il quale a distanza di “soli” 22 anni dai fatti atroci di cui fu protagonista ha perso il titolo di cavaliere, ma è ancora sotto processo… bensì  ricordando una persona che non è più fra noi, purtroppo. Claudio Vaccari, titolare di mobilifici a Soresina, Cremona, imprenditore e uomo stimato. Ricco soprattutto di iniziativa e di idee e di fiducia, probabilmente mal riposta.

Per questo la sua morte rattrista e sgomenta tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui… a testimonianza un breve estratto dal ricordo che ne fa oggi la sua associazione di categoria:

In questi anni in cui è stato vicino alla Confcommercio, fino ad esserne vicepresidente vicario, ha sempre dato un grande esempio, gettando in ogni occasione il cuore oltre l’ostacolo, testimoniando concretamente come ad ogni problema dovesse corrispondere una soluzione, inviando così uno straordinario messaggio di positività. Non è mai stato un calcolatore. Aveva una umanità profonda, attenta agli altri. Gli piaceva essere chiamato ad esprimere una opinione su ogni tema. Eclettico e originale mai una volta mi è parso banale e le sue osservazioni sono sempre state preziose. Quando invece proponeva un’idea la sua passione diventava coinvolgente. Ha saputo realizzare progetti che ai più sembravano impossibili. Il suo approccio creativo ha lasciato un’impronta straordinaria nella evoluzione recente della Confcommercio. Era un dirigente e un imprenditore vero, instancabile, sempre con la mente aperta a nuove idee, nuove sfide e nuove avventure. Se oggi ci sono i distretti del Commercio e i gruppi territoriali, se oggi la Confcommercio ha una vera valenza provinciale la maggior parte del merito è proprio di Claudio…

E non solo. Nonostante per anagrafe non fosse certo un “nativo” internetico, si era adattato benissimo alla comunità di twitter  (con quasi 3000 followers) – autentica ridotta delle non molte intelligenze rimaste nel paese (oltreché naturalmente, e fortunatamente, del pattume più vario). Per me, anzi per lui, parleranno meglio d’ogni altra cosa le immagini che postava, in cui condensava pensieri mai banali o conformisti. Tutt’altro. Ecco perché mi arrogo il diritto, sperando di far cosa buona, di ripubblicare quantomeno i più recenti: Continua a leggere

Il Letta che alletta (III): Del “Nostos” di Enrico si accorgono finalmente media e politici

Arrivano i primi riscontri alla “magna teoria” di Theleme: Se non è zuppa è pan bagnato. Dopo Letta solo Renzi, dopo Renzi solo Letta?

Repetita juvant, diamo conto del passato in cui primi e soli profetammo sulla neoDC, eterno aborto clericale. I riscontri, da Libero a Taradash.

Il collasso elettorale non è bastato, tutti incollati alle seggiole. Ma si sa, quello economico è ben altra cosa. Abba Eban ci dice già molto.

Ebbene si, siamo giunti alla terza edizione incentrata su Enrico Letta, tassello fondamentale dell’appassionante (per modo di dire) vicenda definibile quale la ricostituzione obbligata della Democrazia Cristiana. Sono in realtà decenni, da Mani Pulite in poi, che l’Italia clericale (in combutta con ciò che resta della massonica) non riesce a far votare il paese in modo massivo verso la sua trita e ritrita proposta politica. La soluzione alla reiterata frustrazione alla fine è stata assai semplice: coperti dai media prezzolati,

L'Agosto di Libero è l'Aprile di Theleme

L’Agosto di Libero è l’Aprile di Theleme

imboscare in ogni corrente politica degli esponenti che, occultamente e soprattutto nel palazzo, utilizzassero contro la volontà popolare i seggi parlamentari al fine suddetto. Purtroppo per la tragica commistione sindacale, ideologica, religiosa, burocratica che regge il paese, la successione di fallimenti, persino nel palazzo, è stata epocale. Una delle sue conseguenze più evidenti è che il segreto è diventato di Pulcinella, per chi ha qualche neurone funzionante… e non basta nemmeno la cappa di propaganda sempre più pesante imposta dalla politica ai suoi servitori primi, organi di informazione, pennivendoli o anchor man d’accatto. Casini, Buttiglione, Follini, Tabacci, Monti… niente, nulla da fare. Presi a pesci in faccia, ad ogni elezione. Persino la Paita, simbolo di osceno consociativismo ed appoggiata senza remore dal Businessman (pardon cardinale) Bagnasco, è finita trombataDa qui un trasformismo galoppante obbligato a metter pezze gloriose a stracci inguardabili. E da qui l’esigenza di presidenti della Repubblica del tutto proni al progetto, seppur in modo diverso. Come Napolitano e Mattarella, capaci di firmare norme anticostituzionali a gogò se si tratta di ILVA, ma pronti a chiudere gli occhi di fronte a patenti trasformismi e stupri della volontà popolare, in teoria sovrana di tutto, in realtà sovrana di nulla. Chi si nasconde dietro al dito del parlamentarismo, ha già dimenticato i doppi pesi e misure di Re Giorgio.

Già il 29 Aprile, mentre delineavo con dovizia di spiegazioni e anticipazioni la vicenda parlamentare in corso, m’appariva Letta, quasi in sogno, come a Scipione. In

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