Scambiamo migranti con debito pubblico per salvare ILVA? La legge non c’è, ma la UE è già nemica

La finanziaria al momento non esiste (15.10.2015 ore 16).

La “clausola migranti”: incamerare clandestini in cambio di deficit.

E il deficit dove finisce? A finanziare ILVA, un’impresa tanto fallita quanto di Stato.

Massì, sputiamo in faccia alla CECA e chiediamo soldi alla UE.

Renzi guida il paese a passo di carica verso il default. E individua il nemico, sperando di dirottare la rabbia.

Fare i forti essendo debolissimi: Tsipras 2, la vendemmia.

Horribile dictu, la finanziaria twittata da Renzi, o legge di stabilità, a tutt’oggi non esiste. Esistono delle bozze ufficiose che circolano in ambienti riservati dell’etere. E che naturalmente Theleme, grazie al suo Palantir, può intercettare. A spizzichi e bocconi, ma sufficienti a farsi un’idea. L’arcana pietra oggi funziona un po’ meglio, sarà forse per via dello scatenarsi degli agenti atmosferici. Che, ennesimo segno fatale, sono stati impietosi con quel relitto novecentesco dell’ ILVA… e con operai sempre più legati ad un filo, sia per il lavoro che per la salute . Come scritto in precedenza, pare ormai certo che a Taranto dovremo fare a meno di ambedue… nel frattempo godiamoci nuovamente questa centralità nella politica italiana ed europea: infatti i casi siderurgici  ci conducono assai vicino alla strada senza uscita imboccata dal governo e dal suo Presidente del Consiglio.

Il quale, lungi dall’essere un decisionista, è in realtà marionetta obbediente dei tanti meccanismi di potere che si arroccano dietro la sua immagine (ben più di quelli che qui troverete, ma link comunque utile…). Chi proprio abbia voglia di approfondire come la si pensi a Theleme, o diffidi di queste anarchiche opinioni, cerchi da sé “Renzi” in questo umile blog e troverà pane e fonti per i suoi denti. Operazione sconsigliata però ai disonesti intellettualmente e soprattutto a chi lavora nel o per il PD, in quanto potrebbe inquinare l’efficacia della propaganda che tocca loro fare.

Stabilità, sotto i tweet niente

Stabilità, sotto i tweet niente

Ma veniamo appunto al nocciolo. Poiché il presidente del Consiglio si azzarda a parlare per tweet di contenuti tutt’ora in bozza , egli autorizza chiunque ad analizzare la legge più seria e “precisina” dello Stato (parliamo di soldi, bilanci, leve fiscali…) sulla base di illazioni, mezze soffiate, articoli di giornali appena un po’ informati… e appunto tweet. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso: non tutti coloro i quali pensano o scrivono sono al soldo del regime, o lavorano in redazioni/capestro, con linea politica ben delimitata dal certamente compiacente direttore.

A Theleme ad esempio piace chiamare le cose col nome loro. Pertanto riassumeremo l’opinione che ci siamo fatti della fantasmagorica, twitterina, “legge di stabilità” – o meglio “di fiducia”, come Renzi avrebbe preferito chiamarla… la fantasia al potere… poeti al posto dei ragionieri… sarà che davvero l’elettore medio del PD è ancora più tonto di quello a cinque stelle? – nel periodo seguente: Continua a leggere

Annunci

Krisis, Hybris, Demagogia, Catarsi, Proskýnesis: Grecia interprete tragica di sè stessa. Per il bene d’Europa

La Krisis del greco Ippocrate, il momento di passaggio…

Dalla Grecia di allora a quella di oggi, la sorpresa del “no” (almeno per noi e Claudio Velardi):  hybris ellenica.

Il populismo tardocomunista schiacciato fra l’ideologia, le promesse e la fame: I greci ci ammoniscono da loro stessi.

Perché non si tratteranno nuove concessioni… la vittoria di Pirro ed un percorso obbligato.

giuramento_ippocrateKrisis

La parola “krisis” viene dalla radice che indica giudizio, capacità di distinzione, capacità di scegliere. Vicina al verbo krino, “giudicare”, ma anche a kritèrion, “norma di giudizio” ed a kritikòs, “capace di distinguere”. L’uso iniziale del lemma fu medico… proprio il greco Ippocrate, padre della medicina occidentale, se ne servì sistematicamente per indicare il momento di mutamento nella vicenda clinica del paziente, da cui in poi o si migliora rapidamente o si peggiora altrettanto rapidamente.

Vedete quanto dobbiamo al mondo greco di 3000 anni fa? E’ difficile anche immaginarlo. Nonostante tantissime generazioni si siano succedute da allora (ed il sangue immortale di Solone, Ipparco, Aristotele, Eraclito si sia via via disciolto in quello mortalissimo di Tsipras, Varoufakis, Papandreu, Kammenos), a Theleme crediamo che la “crisi” secondo l’intuizione semantica Ippocratica si attagli perfettamente al percorso “terapeutico” europeo, guardacaso pervenuto al suo momento “topico” proprio ad Atene. Un momento in cui la UE “o si ammazza o si ingrassa”, come la tradizione popolare dell’altra Grecia, quella Magna, tramanda da secoli. Continua a leggere

Le conseguenze per l’Europa del populismo tardocomunista : Grecia, Tsipras e referendum

Un post breve per una questione lunga.

La (brutta) fine dell’ultima generazione del “paga Pantalone”, incatenata al novecento.

Struttura sovietica, efficienza mediorientale e tenore di vita tedesco. Grecia specchio dell’Italia futura?

Le motivazioni del crack finanziario della Grecia sono, ovviamente, molte. A modesto giudizio di Theleme la bilancia pende più dal lato delle responsabilità elleniche, poiché è risaputo che il mare della geopolitica non è una piscinetta per educande.

Tsipras e Varoufakis, i becchini del '900 europeo

Tsipras e Varoufakis, i becchini del ‘900 europeo

Se certamente vi è stato approfittamento di altri Stati europei, in quel simulacro burocratico di Europa che è la Comunità, non si può dimenticare che nella scena internazionale la regola è purtroppo “chi pecora si fa il lupo se la mangia”, corredata dal corollario “l’occasione fa l’uomo ladro”, quasi un dovere di aspro insegnamento all’incauto, in stile napoletano: inaccettabile e colpevole che leader politici, di qualsiasi area, non ne abbiano tenuto debito conto. Dell’approfittamento abbiamo già trattato con grande puntualità, particolarmente riguardo al delicato, segreto ed esoso campo militare, che ha visto la Grecia sospinta ad essere grande acquirente di strumentazioni belliche, infinitamente al di sopra della sua necessità e dei suoi mezzi, ad esempio dalla Germania. Lo stesso potremmo dire per i finanziamenti concessi da altri Stati europei o da istituzioni internazionali, che non andavano pompati in un’economia notoriamente assai debole. Se non a fondo perduto, ma con un controllo capillare del loro impiego. Perché non si trasformassero, come inevitabilmente accaduto, in un mix letale di oppio e di cappio, al collo. Continua a leggere