Edilizia sola igiene del mondo (I): dietro Renzi, CDP ed Impregilo Theleme riscopre “l’età palaziale”

Dal voto alla Cassa Depositi e Prestiti, senza passare dal via: le scelte prevedibili del cattocomunismo.

Renzi burattino mette le mani sul salvadanaio per salvare sé stesso e la neoDC. Non prima d’esser umiliato da Guzzetti.

I “grandi classici” del voto di scambio nel dirigismo da socialismo reale. ILVA e edilizia = Ponte sullo Stretto

Macchè GoldmanSachs, il nodo saliente è Impregilo, la grande ditta dell’età del bronzo.

Assetto societario CDP e Board pre Costamagna

Assetto societario CDP e Board pre Costamagna

Nei giorni scorsi non facevamo a tempo ad anticipare i risultati elettorali dei ballottaggi – i quali, sommati a quelli delle regionali già passate, davano un’idea dell’abisso elettorale in cui s’era trovato il Partito Democratico ed ancor più Renzi – che già c’era da parlare delle vicende di Cassa Depositi e Prestiti.

A differenza della stantia e prezzolata stampa italiana, quando non semplicemente inetta, qui si era immediatamente collegata la causa all’effetto,  soprattutto dopo che gli esiti delle votazioni avevano confermato alcune tendenze generali, di cui ai fini del discorso odierno ci interessano solo quelle relative al PD, considerato cavallo di troia mediante cui il centrismo clericale italiano avrebbe finalmente potuto abbandonare la dispendiosa e rischiosa strategia elaborata a partire da mani pulite e dalla sconfitta di Occhetto e della sua macchina da guerra. Questa strategia, come più volte sottolineato in questo blog, consiste nel presentare alle elezioni una grande quantità di candidati neoDC, “nascosti” negli schieramenti di sinistra e di destra, consentendone l’elezione altrimenti impossibile. In numerose occasioni si è visto infatti che, quando il centro si presenta a sé stante, non basta a premiarlo elettoralmente né le phisique du role di un Monti, col suo plumbeo grigiore di sedicente tecnico – made in Cirino Pomicino – né la finta simpatia del più giovane Casini o la bonarietà saccente d’un Buttiglione.

La tecnica consiste nel riunire poi i pezzi di questo puzzle una volta che risultano eletti, protetti dal palazzo e dal degradato parlamentarismo made in Italy. Questo spiega, nell’80% dei casi almeno, il trasformismo e la ricollocazione di onorevoli eletti con voto di fazione avversa. Uno degli ultimi casi evidenti è Alfano, ad esempio. Avendo miseramente fallito in ciò che a Renzi era invece riuscito, ciò hackerare il suo partito per consegnarlo al più tristo centrismo, Angelino ha abbandonato l’idea di far le scarpe a Berlusconi e, raccolta la sua truppetta baciapile, è andato a sostenere il progetto della CEI, che già perdeva pezzi a sinistra.

Forti di questa condizione in aula, abbiamo visto un candidato “del partito unico della nazione” presentato al popolo ligure. Raffaella Paita, grazie all’effetto Renzi, nonché alle più prosaiche entrature dei suoi padrini Burlando e Scajola e dulcis in fundo alla benedizione del cardinal Bagnasco, pastoralmente coinvolto nella siderurgia e nella politica, avrebbe dovuto essere testa di ponte nazionale della rinata DC. Ciò avveniva in una regione strategica assai più di quanto si pensi (non a caso lì è stato candidato Toti, fedelissimo dell’ex cavaliere… ricordiamo il confine con la Francia, la siderurgia, gli affari della ‘ndrangheta, Impregilo – 3 di questi argomenti torneranno nel prosieguo).

E invece è accaduto il disastro. Non solo la Liguria ed il Veneto (e per poco l’Umbria) finiscono alla destra, ma il voto ai comuni, persino nella Arezzo della Boschi, conferma come:

  • il PD non recupera un solo voto dagli indecisi ed astenuti, anzi ne cede
  • i tanti voti personali di Berlusconi, indispensabili al bramato “partito unico”, restano ancorati a lui, nonostante i tanti scandali (strumentalizzati) e le condanne (improbabili)
  • l’effetto Renzi, se pure mai esistito (per noi solo invenzione dei media, essendo le europee dominate dagli 80 euro e dalla paura  di un Grillo vincente, indotta da sondaggi manipolati), non conta nulla (Liguria, Venezia, Arezzo!)
  • Svanisce anche il cavallo di battaglia della sinistra, la pregiudiziale antifascista. Anche il rischio concreto, poi verificatosi, di vedere eletto un candidato di destra, o persino leghista, non spinge più l’elettorato del PD alle urne (da qui spiegata l’ossessione sulla Resistenza, da Mattarella sino alle tracce della maturità). E se tale pregiudiziale ancora esiste non è nel campo raggiungibile dal centro, ma nell’estrema sinistra
  • Il Pd oscilla in una forbice elettorale – alle politiche – calcolabile intorno al 20% max 28% (come qui si argomenta, entrando in dettaglio del voto espresso), essenzialmente abbarbicato alla sua clientela ed all’apparato burocratico, in senso lato, che ne dipendono e da cui dipende. Non gode di alcuna stima né credito e le recenti indagini non possono se non aver aggravato la disaffezione
ILVA, 2 anni fa: ancora in funzione

ILVA, 2 anni fa: ancora in funzione

La banale verità è che oggi, dopo aver esaurito tutte le carte, sia mediatiche sia istituzionali (da Napolitano a Mattarella), essendosi persino la CEI spaccata sul suo ruolo, visto con sempre maggior scetticismo sino ad appoggiare apertamente la Lega in Veneto, Renzi non può più mostrare il pollo in tv al popolo, ma sa di doverglielo mettere a tavola.

“Franza o Spagna, purché se magna”, ecco tutto. In quel “purché” era segnato il destino di Cassa Depositi e Prestiti, dopo le disastrose elezioni. Nonostante la sorte fosse scritta, segnaliamo che i fratelli La Bufala, Renzi e Padoan, sono riusciti persino ad incassare l’ennesima sonora sberla. Questa volta da un ultraottantenne, Guzzetti, al quale le fondazioni avevano astutamente affidato le deleghe. E il vecchio marpione le ha ricompensate alla grande, scucendo al governo un alleggerimento fiscale importante, che ovviamente peserà sul risibile DEF.

Ma veniamo al dunque… prendiamo ad esempio la siderurgia. Taranto, Marghera, Savona, Terni, Piombino, Brescia… dedite ad un business che ormai non copre i costi (con qualche sporadica eccezione), senza più clienti, legato alla ricostruzione del dopoguerra ed alla successiva grande infrastrutturazione europea, agli equilibri della guerra fredda e della CECA, sopravanzato dalla concorrenza BRICS che ormai non solo fa per sé ma anche esporta… eppure si tratta di un milione di voti, sotto forma di posti di lavoro diretti ed indiretti… già ai confini dell’insostenibile da decenni. E allora che fare?

Ma è l’edilizia ad esser esempio lampantele case in 5 anni hanno dimezzato il valore, il calo demografico dei cittadini italiani è rilevantissimo ed impossibile da compensare con l’aumento degli stranieri, assai poco integrati, costringendo le Banche ad entrare innaturalmente in gioco nel mercato immobiliare; i locali commerciali sono sfitti in tutto il paese e capannoni non si alzano ma anzi si eliminano per non pagare tasse esorbitanti; la rete autostradale è talvolta in sovracapacità (pensiamo alla Brebemi, non caso ritorna CDP alias Pantalone), grandi infrastrutture non se ne richiedono e

ILVA oggi, 2015

ILVA oggi, 2015

operazioni illogiche come il Ponte sullo Stretto hanno trovato la strada del cestino *.. eppure i cantieri, dagli anni ’50 in poi hanno rappresentato tutto, o quasi, per il paese… milioni di consensi dipendono dalle grandissime ditte parastatali in cui si è concentrata la forza lavoro, secondo una logica che ricalca del tutto quella dei paesi di socialismo reale… in realtà l’edilizia rappresenta l’ideale, la quintessenza del voto di scambio polifunzionale, a tutti i livelli. Ma ne parleremo nella seconda parte di questo post.

Per ora torniamo ai soldi… A questo punto Renzi non può se non ricercare immediatamente denari veri. Ma come e dove?

  • Il debito pubblico è ormai un’arma azzoppata: finita la guerra fredda ed entrati nella UE, nonostante alcune crisi d’astinenza (particolarmente acute con Renzi), la tossicomania dei titoli di Stato non può crescere significativamente, ma solo goccia a goccia
  • Le tasse sono elevatissime ed aumentarle ancora significherebbe ridurre paradossalmente il gettito. Come appare evidente con la rinuncia alla riforma del catasto (vedi seconda parte)
  • Scudi fiscali se ne son fatti troppi e poco chiari
  • La lotta agli evasori è una barzelletta che si racconta al popolino ma, a parte l’enorme conflittualità che creerebbe in ogni governo, essa è ridotta a confrontarsi o con l’evasione totale, di difficilissimo contrasto, oppure con l’endemica e di sopravvivenza. Un inasprimento potrebbe portare ad ulteriore avvitamento negativo dell’economia, nera o bianca che sia
  • Il prelievo forzoso sui conti, sebbene sia un’opzione sul tavolo, ha costi politici nazionali ed internazionali molto elevati
  • Le risorse che riceviamo dalla UE (spesso dando cattiva prova di progettazione, pertanto disperdendone) sono ormai ben inferiori a quelle che eroghiamo, in seguito ai nuovi ingressi dall’Est.

Ma la soluzione c’è ed è l’uovo di Colombo (secondo loro), cioè la possibilità di ottenere un risultato affine al prelievo forzoso senza tanto scalpore… parliamo ovviamente del deposito postale e della Cassa Depositi e Prestiti che tradizionalmente vi attinge, con esiti assai dannosi per il paese da quando l’IRI, che oggi non esiste più ma all’epoca ci lavorava in tandem, è diventato mera cinghia di trasmissione per clientele e potere – diciamo dalla metà degli anni ’70 – contribuendo al disastro del paese. Fino alle criminali dismissioni prodiane degli anni ’80-90′.

Congiura ebraica o solito cattocomunismo?

Costamagna, Congiura ebraica o solito cattocomunismo?

Dopo essersi fatti i conti (veri) post elettorali, come qui a Theleme, è diventata prioritaria per Renzi l’urgenza di sostenere tutte le attività decotte del paese, i cui operatori al momento non lo votano più, accollandone i costi ai conti postali degli italiani. Solo così può sperare di giocarsi un’ultima carta, contro quello che sembra il disfacimento del progetto a lui affidato. I tiepidi Bassanini e Gorno Tempini sono stati sostituiti in tempo record da tal Claudio Costamagna, della scuderia Luxottica, proprio come Guerra.

Costamagna ha nel curriculum ruoli di primo piano in Goldman Sachs Group e Impregilo (recentissimo). Come pure ebbe  in Reuters e Sole24. Ma tutti, da Grillo ai media, si son focalizzati solo sul primo incarico, immaginando Costamagna come emissario del protocollo dei Savi di Sion, se non peggio. Del resto anche gli splendidi Mario Monti, Gianni Letta, Mario Draghi e Romano Prodi (nomi quasi tutti già citati) hanno avuto a che fare con Goldman Sachs. E’ chiaro che un certo milieau finanziario internazionale esce tutto dai medesimi lombi, con le conseguenze che ciò ha. Nessuno però ha evidenziato la ben più recente ed interessante carica italiana. Perché più interessante?

Perché Il fatto da sottolineare qui è un altro: non abbiamo di fronte una gestione patrimoniale rivolta all’incremento del capitale impiegato, sia pure per il benessere principale di pochi e luridi pescecani… ne abbiamo una rivolta essenzialmente alla sua dissipazione. Cioè al sostegno impossibile di un sistema economico nazionale fondato su quello che la storia ha già superato. E’ come un accanimento nel restare nell’età del bronzo, perché quell’età garantisce gli equilibri socio-economici-politici-culturali di quella civiltà, rifiutando scientemente di passare nell’età del ferro, a cui tutti i circonvicini sono o stanno pervenendo.

Il paragone con l’età del bronzo fa sorridere, eppure ha un senso… in specie con le “società palaziali”, dedite alla costruzione di grandi edifici ed in mano ad un’oligarchia altamente burocratizzata ed accentratrice che impegnava la forza lavoro, malamente retribuita, proprio alla costruzione di immense opere, pubbliche e private. Nonché al suo sostentamento. Inutile dire che fine fecero quando incontrarono società più avanzate, capaci di lavorare il ferro.

l'Italia resta nell'età del bronzo, fase palaziale

l’Italia resta nell’età del bronzo, fase palaziale

Ecco, a Theleme noi vediamo Impregilo, certo da uno specifico angolo di visuale e senza negare alcune alte professionalità possedute, più o meno come la maggior ditta presente nella  “società palaziale” contemporanea, attardatasi culturalmente nell’età del bronzo. Questo il senso più rilevante della nomina in questione: un segnale specifico per la Impregilo (sopravviverete grazie ai soldi del risparmio postale) e per tutto l’abusatissimo settore, dal grande al piccolo.

Senso confermato da recentissime ed inedite uscite “a comando” di Renzi, che però analizzeremo nella seconda parte. Insieme al funzionamento del voto di scambio clientelare come storicamente manifestatosi nel settore edile, alle singolari specificità di Impregilo e a quello che potremo attenderci da tutti loro. Ma anche cosa avremmo potuto fare, al limite, di meglio con le risorse emergenziali e collettive di Cassa Depositi e Prestiti, non fossimo il paese che siamo, assopito ed avvelenato da 50 anni di cattocomunismo puro (o di destra sociale, che alla fine gli somiglia come una goccia d’acqua).

P.s. Successivamente alla stesura del pezzo, abbiamo costatato come sia stato riportato in auge persino il più che centenario dibattito sullo stretto di Messina. Guardacaso da Impregilo prima e da Renzi poi. La possibilità che esso venga realizzato è davvero scarsa, in primis da un punto di vista meramente tecnico, anche se per la “società palaziale” italiana rappresenterebbe certamente un must: darebbe commesse importanti alla più che decotta ILVA, riconferirebbe il ruolo di capofila ad Impregilo e i subappalti alle ditte mafiose di Calabria e Sicilia. Un colpo solo, da milioni di voti. Che potrebbe tenere un minimo a galla il PD.

Ma se non è stato possibile negli anni ’90, quelli del canto del cigno del sistema paese, quando era fra le opere finanziabili dalla UE (oggi non più); se non è stato possibile nel 2012 quando la Cina era in pieno boom e si era dichiarata disposta a cofinanziarlo (oggi non più); se nel frattempo le infrastrutture locali sono persino più degradate che 20 anni fa; allora molto probabilmente tutto si ridurrà, come già accaduto più volte – l’ultima con Berlusconi – con qualche centinaia di milioni di euro, arrabattate fra tasse e debito pubblico, ad ungere le ruote di cui sopra, quel tanto che basti a rassicurarle che il ‘900 da noi non è ancora terminato, che gli anelli da baciare son sempre gli stessi. Eppure molto ci dice che tali sistemi, invero desueti, difficilmente potranno nel 2015 sortire risultati adeguati alle aspettative di chi li pone, per l’ennesima volta, in essere.

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5 commenti su “Edilizia sola igiene del mondo (I): dietro Renzi, CDP ed Impregilo Theleme riscopre “l’età palaziale”

  1. […] ma da utilizzarsi ad uso cassa, per far fronte a fornitori e dipendenti. Tali erogazioni, come da noi anticipato già mesi fa , dovrebbero aver luogo tramite la Cassa depositi e prestiti che, esclusivamente in quanto comandata […]

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  2. […] settentrionali che dovrebbe esser pronta a spiccare il folle volo, spronata dal Costamagna di Cassa Depositi e Prestiti su ordine di un Governo annaspante… non fosse che un sinistro tintinnio sale dalle gravine […]

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  3. […] a Totò, per cogliere appieno le nuove scelte di Cassa Depositi e Prestiti, che sembrano confermare le nostre previsioni. Oggi però vogliamo chiudere da dove abbiamo cominciato, ovvero Roma. Capitale capace di […]

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  4. […] conti correnti. Col rischio di un uso spregiudicato della Cassa Depositi e Prestiti quale tampone, da noi tante volte paventato e stigmatizzato, cioè dello sputtanamento delle ultime risorse ‘vere’ del paese. Dopo cui c’è […]

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  5. Marylouise ha detto:

    Pe-jota, muchas gracias. Espero que te guste el próximo artículo. En Austria he topado con una personalidad inb.bcenicle.o. Doy gracias a la realidad, siempre tan fantástica, que cubre los huecos que no logramos imaginar.

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