Il Palantir di Theleme e i misteri d’Italia. Da Gargantua a Casaleggio, passando per Kissinger

A Theleme si possiede un Palantir, conservato nella più alta torre. La sua storia recente.

Sonderemo il grande occhio senza palpebra del partito unico della nazione, Alias DC.

Tonino non c’azzecca e lo passa a Gianroberto.

“Che lo sforzo sia con noi”.

Ebbene si, a Theleme abbiamo un Palantir. Proprio uno di quelli di cui parla Tolkien… resta un mistero come sia giunto dalla terra di mezzo sino in Europa, nell’evo moderno. Comunque, in un frammento manoscritto e segreto conservato a Saragozza, risulta che Gargantua lo avesse dato all’abbazia di Theleme, in cambio di 10.000 prosciutti de bellota perfettamente curati.

Il Palantir, purtroppo, non può esser fotografato...

Il Palantir, purtroppo, non può esser fotografato…

Per secoli dimenticato dietro un ciclopico barile di cognac, fu ritrovato da Aleister Crowley agli inizi del secolo. Tutto impolverato, finì per scambiarlo per una palla decorativa di onice ed utilizzarlo quale fermaporta del salone di rappresentanza a Cefalù, dove nessuno ci badava mai, perché tutti erano intenti ad attività esoteriche piuttosto accattivanti. Attività rimaste riservate a causa dell’inesistenza della pratica del selfie (nonché di Andrea Diprè).

E’ proprio li che il pro-prozio dell’attuale Abate, protonotaro apostolico, ebbe modo di avvistarlo. E di appropriarsene, dopo la “cacciata” del mago inglese. La storia si fa poi confusa, difficilmente traducibile. Pare di capire sia finito nella disponibilità di Padre Pio da Pietralcina, che  lo usava però di rado, in quanto poi, immancabilmente, gli toccava di lottare coi Nazgul.

Un giorno ebbe la cattiva idea di prestarlo ad Andreotti, il quale ovviamente non glielo rese mai più, perché finalmente ci poteva parlare con Kissinger senza che i Papi mettessero becco. E senza teleselezione. Per inciso, ciò era possibile perchè risulta Kissinger ne possedesse un altro, ragione fissa di litigio con Brzezinski, il quale ancora oggi lo minaccia di sguinzagliargli contro Prince Bandar quando per troppo tempo non lo invita a giocarci.

Tornando ad Andreotti, le cronache dell’abbazia, scritte rigorosamente in sanscrito cerimoniale, dicono che se ne servì solo occasionalmente (talvolta in compagnia di Togliatti, che proprio lì lesse le vere intenzioni di Stalin nei suoi confronti) e infine lo chiuse in cassaforte a piazza del Gesù, perché troppo avanti negli anni per usarlo. Durante la detenzione di Moro Romano Prodi riuscì a metterci le mani sopra, ottenendo una visione sfumata (apparentemente ambientata in Cina), in cui però si leggeva distintamente la parola “Gradoli”. Purtroppo, per sua innata goffaggine, lo fece cadere per terra, incrinandolo e facendo un gran baccano. Il primo ad accorrere fu Emilio Colombo, di recente scomparso. Questi, in cambio del silenzio presso Andreotti, ebbe modo di richiudere la cassaforte e tener per sé il Palantir, ormai seriamente danneggiato.

Cronache di Theleme, fustelle paleografiche

Cronache di Theleme, fustelle paleografiche

Alcune “pagine” delle cronache sono mancanti, o strappate. A Malapena si legge un “…inkus …… rlandi .. dis” da cui non sappiamo trarre alcuna informazione utile. Un frammento più corposo cita invece “Crax … lantir … ddafi…bombin…” ma non sapremmo a cosa ben riferire la cosa.

La narrazione riprende integrale da una perquisizione, dovuta alle note abitudini trasgressive, anzi curative, del decano DC: in tale occasione, si legge, il Palantir fu affidato d’urgenza a Serena Grandi, la quale lo nascose istintivamente dove tutti possiamo immaginare. Ma un appuntato dei carabinieri che attenzionava senza posa i capienti nascondigli della nota attrice seppe cogliere il riflesso innaturale provocato dal magico geode. Sia come sia, le cronache thelemite (che raccolgono anche testimonianze più antiche, pare di Lupo Protospata e Michele Psello) raccontano come esso finì per languire in un’oscura depositeria giudiziaria milanese, sempre misconosciuto.

..Per brevi momenti portatrice del Palantir..

“..Per brevi momenti portatrice del Palantir..” dalle Cronache di Theleme

Finché, in un pomeriggio assolato, Antonio Di Pietro si trovò a passare di lì, alla ricerca di corpi di reato per un’indagine sul furto di 3 casse di cavolfiori che aveva già seguito da poliziotto… proprio in quel momento il Palantir, malfunzionante, s’illuminò… mostrando la faccia corrucciata di Kissinger, che ancora cercava Andreotti (o Scalfaro) per far due chiacchiere sulla guerra di mafia in corso. Era il 10 febbraio 1991.

A quanto pare l’uso protratto del Palantir provocò seri problemi al noto magistrato, soprattutto linguistici. Ma anche l’invidia da parte di altri pubblici ministeri milanesi, i quali da allora cercano disperatamente di entrarne in possesso (considerato che l’anello del potere proprio non si trova più). La stessa ossessione pare avessero del resto Massimo D’Alema ed il suo alter ego Minniti, a cui risulterebbe (ma il testo non è chiaro in quel punto) sia stata data una copia giocattolo, per tenerli buoni.

Infine, un grave malfunzionamento della “pietra veggente” – causa della sconfitta elettorale dell’Italia dei Valori – fece traboccare il vaso di Tonino. Di Pietro se ne disfece d’amblais (“non c’azzecca!”), consegnandolo a GianRoberto Casaleggio. In cambio della realizzazione del suo sito, nonché, ovviamente, di una Mercedes…

I testi thelemiti collegano il Palantir ai successi elettorali pentastellati ma molto più alle visioni futuriste del Casaleggio… il problema comunque non sussiste, perché da tre anni esso non è più in possesso grillino, essendo rientrato nella disponibilità dell’Abbazia. Questo grazie a due generazioni di fedeli d’amore i quali, orientati dalla descrizione del protonotaro cefaludese coevo del Crowley e pro-prozio dell’Abate, seguirono discretamente per un secolo il percorso della magica sfera, attendendo il momento propizio per recuperarla.

Tale momento giunse durante una delle rarissime occasioni in cui i due capelluti leader a cinque stelle erano insieme dal barbiere, di fronte alla spiaggia di Varigotti, in Liguria. Il Palantir, consultato sino alla mezz’ora prima, fu trafugato dalla vettura, con tutta la sua speciale custodia tucano e gli adesivi NO TAV. Una curiosità, sembra che nell’ultima attivazione avesse mostrato Rosseau, secondo quanto riportato dall’autista della Casaleggio Associati, al quale la cosa era stata spacciata per una nuova televisione ad impatto zero.

La pietra veggente è oggi qui.

Sinora abbiamo resistito a farne uso, considerati i pericoli che comporta, la compromissione del suo potere e la cattiva digestione che da qualche mese perseguita i santi padri, obbligati dalla regola a riti edonistici assai frequenti…

Ma per comprendere le intenzioni del grande occhio senza palpebra del partito unico della nazione siamo pronti a tentare il cimento.

Che lo sforzo sia con noi.

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2 commenti su “Il Palantir di Theleme e i misteri d’Italia. Da Gargantua a Casaleggio, passando per Kissinger

  1. […] Movimento cinque stelle: a che serve, quali sono le sue idee, i suoi scopi. Da dove viene e dove va. Segue da il Palantir… […]

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  2. […] di remote tribù amazzoniche, catetere d’argento del compianto Kalergi, etc…); un Palantir della terra di Mezzo; la brillantina Linetti usata da Groucho Marx negli ultimi anni; un plettro […]

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