Quei due Maroni rivelatori: dopo le elezioni si passa da Salvini

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Salvini ha fatto due Maroni così a Berlusconi. Il quale può solo accontentarlo. Il centrodestra di oggi non è per nulla quello di ieri.

Nessuno racconta la realtà. Ma eccola che arriva.

Alle urne vecchi contro giovani. Quarantenni e single ago della bilancia. Sbilanciata.

Le poche alternative rimaste. Il fantasma dei governi futuri: adieu democristiani, farewell comunisti.

Di nuovo al voto? O Lega, Fratelli d’Italia e Movimento Cinque Stelle?

Attenzione, stavolta non finisce a tarallucci e Gentiloni.

Sino alle elezioni avremo modo di approfondire, in ogni senso.

Che (?) Due Maroni (?)

Da oggi non abbiamo più un solo Maroni, ne abbiamo due. Il primo è quello che decide di non correre più alla presidenza della Lombardia per ragioni personali. Il secondo è invece sempre a disposizione. Già, ma per cosa? Questa pantomima nasconde in realtà una notevole vittoria di Salvini. Ovvero esattamente il contrario di quel che leggerete sui nostri media, talmente ricolmi di fakenews da odiare a morte chi possa intromettersi in quello che era, sino a pochi anni fa, un monopolio servile assai ben remunerato.

E’ evidente, infatti, che Maroni rinuncia a correre verso una sicura riconferma alla presidenza della più ricca e popolosa regione italiana per ragioni che poco hanno a che vedere col ‘personale’. Le vere motivazioni ci conducono nel vivo degli scenari elettorali possibili e quindi nel vivo delle schermaglie per il prossimo Governo. Che non sarà MAI un Gentiloni bis. Ma andiamo per ordine. E iniziamo dal Centrodestra: come vedremo, esso rappresenta l’unica vera ragione di interesse di questa, per ogni altro verso segnata, competizione.  Continua a leggere

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Il Biotestamento scatena la corsa all’urna: in Italia si muore al top

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L’Italia è finalmente alla pari con le grandi democrazie. Grazie a radicali e PD (e M5s), il biotestamento è legge.

La morte non offre più la sola vita eterna, ma tanti diritti: quale strenna è più bella?

Un successo enorme, i numeri lo dimostrano: E’ partita (da un po’) la corsa all’urna!

 Che meravigliosa danse macabre… Chi non muore s’arrangi!

La legislatura volge al termine – ma non il premierato di Gentiloni, almeno nei desideri più pavidi – ed è sempre il fondo del barile a riservare il distillato più dolce. L’Italia ha da oggi una legge sul cosiddetto ‘biotestamento’. Ovvero un insieme di norme che regolano i diritti e i doveri degli ammalati e dei moribondi, nei confronti di sè stessi e del prossimo. Per una prima analisi di questa novità – che si allontana dal tradizionale vuoto legislativo italiano sul tema (considerato appannaggio curiale, escatologico), anche grazie alla lunga pressione dei radicali (ma soprattutto alla necessità elettorale di presentare qualche straccio di esito ‘progressista’ ad un pubblico di sinistra sempre meno persuaso della bontà dei suoi rappresentanti) – potete leggerne qui un resoconto essenziale, pubblicato da Sky.

In sostanza, il malato, il moribondo o il suo fiduciario hanno il diritto di decidere delle proprie o altrui ultime ore con assai maggior ampiezza che in passato. Chi sta per trapassare ha più diritti e possibilità di prima. Più di quanti ne avesse da vivo e da sano. Da oggi la morte non offre solo la speranza della vita eterna, ma anche numerose opzioni accessorie.  Continua a leggere

La Consulta che ci insulta: su Jobsact un nuovo verdetto anticostituzionale

La consulta che ci insulta: una slabbrata foglia giuridica di fico copre il palese verdetto politico.

Qualche precedente recente, dall’ILVA alla legge elettorale. La deriva partitocratica della Corte Costituzionale.

Per fortuna c’è Gentiloni: Mao, Stalin, Mussolini avrebbero plaudito.

Per par condicio, ecco a voi un super Cazzola.

‘Iamm’ iamm’ ia’, funiculì funiculà’, fischietta Ettore Scola.

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Premesso che a Theleme dell’articolo 18 faremmo volentieri a meno, per un insieme di ragioni tutto sommato agevoli a comprendersi (ma che non tratteremo qui), la decisione della Consulta di dichiarare inammissibile il referendum sostenuto dalla CGIL rappresenta un’ennesima dimostrazione di come persino la Suprema Corte offra ai cittadini poca garanzia, scontando quel cinquantennio di partitocrazia pura che ha finito per far coincidere – al modo dei regimi totalitari – gli organi statuali con quelli partitici.  Continua a leggere

Gentiloni imprenditore, Draghi finanziatore: il default è servito

Una nazione europea si trasforma in Stato totalitario: lui si gonfia, noi ci sgonfiamo. Senza troppo clamore.

Dalle cooperative dei migranti all’Alitalia, dall’ILVA a Piombino, dai call center agli avvocati: unico datore di lavoro, il Premier Gentiloni.

Nel frattempo si spegne l’attività privata. Come si pagano le tasse? Coi soldi del debito Pubblico.

Italiani drogati dalla guerra fredda. Ma nel 2017 ‘se la gode’ la Turchia.

Il ‘medico pietoso’ Draghi ‘fa la piaga verminosa’. Nonché il finanziatore, in bello stile MPS. Quanto dura?

L’epifania ci porta tanto – e solo – carbone.

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Nota bene. Quel che segue non è un saggio di Scienza delle Finanze. Non si prefigge di essere esauriente e nemmeno ‘preciso’, nelle definizioni e nei meccanismi, presentati a livelli estremi di semplificazione, più che grossolana. Ha il mero intento di creare un po’ d’ordine intellettuale, rivolto alla comprensione istintiva d’un organismo socioeconomico – quello italiano – malato, insostenibile e matematicamente alla fine del percorso.

Presenza e ruolo dello Stato sono stati sempre evidentissimi, nella società e nell’economia italiana. Il nostro quotidiano – scaturito dal centralismo sabaudo, dal totalitarismo fascista e dal consociativismo statalista cattolico e comunista – ha vissuto nei decenni un’impennata dell’azione economica dei governi. Le numerose privatizzazioni non hanno mai davvero affrancato i grandi gruppi… e nel contempo – senza dar troppo nell’occhio, grazie ad una stampa servile e poco brillante –  moltissime imprese, un tempo effettivamente private  (o privatizzate) sono oggi entrate (o rientrate) nell’alveo pubblico, a titolo più svariato (gestione, finanziamento, partecipazione azionaria…). Tutto ciò in ragione della logica per cui esse – ridottesi in miserevoli condizioni per obsolescenza o mala gestione, spesso clientelare – ‘non potevano fallire’, a causa delle conseguenze sociali (e politiche, aggiungiamo noi) che avrebbe comportato la loro scomparsa. La lista è davvero lunghissima. Il Monte dei Paschi, il siderurgico ILVA, la ex Lucchini di Piombino, la ex Fiat di Termini Imerese, le banche popolari, la SAIPEM, l’Alitalia, i maggiori Call Center (che non appena si riduce l’enorme esposizione pubblica chiudono tutto)… Continua a leggere

Il Mattarella Blues pervade l’Italia: l’agonia pentatonica di Gentiloni

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John lee Hooker e  Mattarella, ovvero il blues e la trick bag democristiana.

Lo shopping fra le lapidi dell’oligarchia italiana, ritmato dalle consultazioni: it serves you right to suffer!

Paolo Gentiloni Silveri, detto ‘l’africano’: da Rutelli al burning hell libico.

Ma la figura al di sotto delle parti potrebbe essere un’altra. Cercasi the Healer che agevoli Forza Italia, se il PD si divide.

Suona the same old blues again e l’Italia sembra inabissarsi: i tempi saranno maturi per il Boom Boom di Grillo? (Non prima del Settembre 2017)

Chiudiamo con Sciascia.

Il No alle mediocri riforme costituzionali ha rigettato la consolatoria, evirata melodia de ‘Il volo’ – tutta per il SI – e si è tuffata in un maschio blues economico, politico sociale che non farà prigionieri. Il blues è infatti espressione di una malinconica sofferenza che trova però all’interno il vigore necessario per esorcizzarsi e superarsi. il-voloUna struttura ipnotica, incardinata nella scala pentatonica, che fu definita la musica del diavolo, ai tempi di Robert Johnson e non solo. Blues e rock sono stati sempre massimamente malvisti dai clericali, sino ai nostri giorni: come dimenticare la crociata di Mattarella contro Madonna, in combutta con numerosi vescovi… e correva l’anno del signore 1990. Insomma, energia, emozione, azione nel blues vengono incatenate e scatenate di battuta in battuta, con cromatismi capaci di neutralizzare la monotona cromatina e brillantina di cui sono ricoperti calzari e capelli dei malnati e canuti eredi degli Andreotti, dei Piccoli, dei Fanfani, dei Forlani. Quale migliore guida alle vicende politiche in corso, quindi, di John Lee Hooker, auctoritas fra le maggiori di Theleme? Sarà un po’ lui il nostro Virgilio, nell’inferno democristiano di questi giorni. Pur non essendo indispensabile, si consiglia caldamente al lettore l’ascolto dei brani inframmezzati al testo, in un inedito e interattivo pastiche politico – musicale: con crescendo non rossiniano, essi ci condurranno in superficie, ‘a riveder le stelle’. Le cinque stelle che ci attendono al varco per vergare l’epitaffio del post fascismo repubblicano: Se il paese non avrà saputo tagliare di netto col passato, avrà bisogno della dinamite grillina. Che farebbe Boom Boom.   Continua a leggere

Brexit: Il Regno Unito lascia la UE, ma l’Italia ha già lasciato il mondo.

Il voto nel Regno Unito. Un Popolo che non ragiona solo con la pancia ha governanti che non agiscono solo per conservare il potere.

L’Inghilterra e il suo universo: c’è chi può e chi non può. Noi non può. Svalutazione si, ma soprattutto guerra fredda.

I guai li passa l’Europa che ha voluto tenere la Grecia e perdere il Regno Unito. In primis l’Italia: rimarrà nella UE, ma è già da tempo fuori dal mondo.

Riduciamo il danno privato, certamente in arrivo.

Alla Scozia potrebbe bastare assai meno di un nuovo referendum.

*Supplemento necessario: Gazzetta e Repubblica, la prova del nove.

Stamp printed in Australia shows a portrait of Queen Elizabeth I

AUSTRALIA – CIRCA 1947: A stamp printed in Australia showing queen Elisabeth II., circa 1947

Non era agevole prevedere il risultato di questo referendum inglese, presentato peraltro attraverso un quesito fornito della chiarezza necessaria ad una votazione popolare. Che in Italia non conosciamo, a causa dell’insincerità della nostra democrazia. Ma una cosa era sicura e l’abbiamo evidenziata sin dalle prime ore del tristissimo, inquietante, fatto di sangue che aveva segnato i giorni immediatamente precedenti la votazione epocale:

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Gli inglesi non votano solo con la pancia, checché ne dicano gli stessi sedicenti esperti italiani di politica internazionale che in questi ultimi anni non ne hanno mai azzeccata una (ne parleremo dopo) e oggi si scagliano contro ‘popolo’ ed ‘anziani’, responsabili a loro dire del risultato. Come se democrazia universale non significasse, appunto, questo. E l’esperienza e la semplicità non fossero anch’essi valori universali, al pari della gioventù e della complessità. I cittadini britannici sono consapevoli sia dei loro limiti – e da sempre ciò li porta a comprare quel che apprezzano e manca loro (oppure direttamente a saccheggiarlo) – che della loro forza. Scambiare l’Inghilterra per una nazione europea come altre è del tutto fuorviante. Solo la Francia, ma sino ad un certo punto, può esserle paragonata. Tant’è vero che mentre Parigi non ha più la sua valuta, al pari di Italia e Germania, La Gran Bretagna l’ha conservata. E la cosa le è infine tornata assai comoda. Ma come ha potuto quell’isola rocciosa – dove non cresce l’ulivo, non c’è il bidet e si producono 5 varietà di formaggio al massimo – permettersi questi lussi persino nel mondo globalizzato, mollando un sonoro ceffone al continente intero?  Continua a leggere

Ilva: Guidi, Galletti e De Vincenti apprendisti stregoni

A Taranto non si possono pagare nemmeno gli stipendi, nel porto ILVA è sinonimo di lavorare aggratis.

Lo strumento legislativo si trasforma progressivamente in formula magica. Un’evocazione (fallita) dopo l’altra.

Dopo Clini, Bondi, Gnudi, Guerra, Renzi arrivano De Vincenti e Galletti, apprendisti stregoni. E la sacerdotessa Guidi.

Le banche non ci stanno più. E nemmeno le commesse. Come agevolare i compratori ponendogli a carico miliardi di spesa.

Sarà forse la Libia, oggetto di nuove bislacche speranze, a salvare ILVA?

Un suggerimento natalizio per Renzi e la compagine di Governo, “E vatt’ a curcà…”

Nonostante la vicenda del siderurgico si trascini da anni, c’è da ammettere che è ancora oggi capace di suscitare forti emozioni. Infatti, essendo la madre di tutte le battaglie del cattocomunismo essa da un lato catalizza gli sforzi dell’oligarchia moribonda della nazione, dall’altra rappresenta di quest’ultima uno straordinario sunto sociale, economico, politico.

Abbandonato ogni contatto con la realtà, cullato dal sonno della ragione che genera mostri, il paese viene scosso sin ne precordi dalla prepotente realtà di un’industria gigantesca – con un indotto gigantesco – senza più chance di vendere il suo prodotto e di sostenere i suoi giganteschi costi. E non solo, commissariata, sequestrata, indebitata, processata. Un tarlo incessante, che da anni trapana le propagande più varie. Un tafano mostruoso per cui sul pianeta non esiste insetticida selettivo che eviti di portare con sé anche l’intera baracca italiana del novecento, basata sulla grande industria di Stato che diviene banchetto per sindacati, imprenditori appaltanti, politici locali e nazionali, chiesa (con la c minuscola), malavita e perché no popolazione.

Della condizione generale della siderurgia in Italia, in specie a Taranto, abbiamo parlato spesso. Una nostra traduzione dal The Economist spiega assai bene lo stato dell’arte. Conferma ne siano le notizie che giungono dal Porto mercantile e dalle banchine di uso esclusivo ILVA: sempre più frequenti i casi di liberi professionisti che si rifiutano di prestare la loro necessaria opera, in quanto ripetutamente non pagati. La medesima difficoltà si incontra oggi nella corresponsione degli stipendi di Dicembre agli operai, essendo terminate a Novembre sia le somme prestate per l’ennesima volta dalla banche – ormai determinate a non sovvenzionare più un simile pozzo senza fondo… e che si perdano pure i soldi già investiti) – sia le risorse che FINTECNA aveva conservate per danni ambientali provocati dall’industria pesante italiana. Per non parlare dell’indotto, già “andato”. Questa la vera ragione dell’urgenza del nuovo “atto legislativo” di cui stiamo per occuparci: evitare di non saldare gli stipendi degli operai a Natale. Continua a leggere