I (tanti) motivi per cui il No prevarrà al referendum: la politica (I)

whatsapp-image-2016-11-27-at-19-21-00

Renzi & Family. ‘Il Trump italiano’ (cit. V. Sgarbi) in una tipica espressione di rivoluzionario contropotere riformista.

Qui non entriamo nel merito, previsione pura e semplice.

Come siamo arrivati al referendum dice già tanto: le elezioni degli ultimi anni e il gioco dei sondaggi.

Perché, se non si vota mai pur cambiando sempre governo, qualsiasi voto diviene politico. E i numeri non ci sono.

I social, da brexit a Trump, tendono a non mentire. Ma c’è una specificità italiana.

Il viaggio nelle ipotetiche terre del SI. Una riforma che non entusiasma.

Quei segnali politici e mediatici che inducono ad immaginare una prevalenza netta. Le elezioni americane, le dimissioni di Hollande, il colpo di coda di Silvio.

Cosa resta al SI?

Il peggio sarebbe una vittoria risicatissima di uno dei fronti. Ma non accadrà.

Lo scopo di questo intervento non è addentrarsi nei meandri del merito costituzionale della riforma, ma fornire una previsione sull’esito del Referendum. Opinione dello scrivente è che la bilancia di merito penda quasi integralmente dalla parte del NO, come dicemmo. E che il numero cospicuo di giuristi incapace di ammetterlo segni un livello di declino della grande scuola del diritto italiano, che nemmeno il fascismo seppe indurre o volere. A questo proposito dedicheremo un secondo post, nella giornata di domani. Che provi a dare conto della pochezza linguistica e giuridica del testo voluto dal PD. Già, voluto dal PD. E basta. A poco rileva un iniziale apporto di Forza Italia, poi ritirato per le ben note vicende che hanno messo in crisi il patto del Nazareno. E’ infatti il PD in solitaria, lucrando su di un premio di maggioranza smisurato ed irripetibile – perché oggetto della censura della Consulta – ad avere quella maggioranza ‘anticostituzionale’ alla Camera che, unita alla maggioranza trasformista al Senato (attraverso l’appoggio dei senatori eletti nelle file del centrodestra, che han voltata gabbana), ha consentito l’approvazione in Parlamento del testo della riforma. Una maggioranza non qualificata, incapace di raggiungere quei 2/3 richiesti dalla Carta attuale per la promulgazione: ciò ha obbligato il PD alla via del referendum confermativo, previsto quale alternativa.   Continua a leggere

Annunci

Donald Trump versus Hillary Clinton: analisi accurata del voto possibile (II)

trump-sanders-clinton

Prosegue da Donald Trump versus Hillary Clinton: analisi accurata del voto possibile (I) 

Che accade su internet. Twitter, un semplice confronto.

Obamacare? No grazie.

Quelle inchieste che fanno milioni di spettatori su youtube. Wikileaks ed una censura che volge al termine. Potenza della rete o inseguimento della realtà?

L’improvviso cambio di tendenza nei sondaggi nasconde altro. Indirizzare il voto va bene, la figura da cialtroni meno.

Il formidabile argomento ‘toccata di culo’ varrà davvero l’elezione del Presidente? Forse no.

Un video per rifletterci su.

Ci siamo lasciati qualche giorno fa, quando ancora tutti i mass media concedevano mirabolanti vantaggi elettorali ad Hillary Clinton. Parliamo addirittura di 12 punti percentuali. Oggi le cose sono cambiate, e di molto: improvvisamente leggiamo di parità e persino di sorpasso di Trump. Questa seconda parte dell’analisi è destinata a completare la prima – dedicata ad evidenziare il magnate americano quale candidato più adatto a conservare il voto della sua parte politica, drenandone altro dalla sponda opposta – nel dimostrare che Donald molto probabilmente non fu mai davvero distanziato nella corsa alla presidenza. Se non sui sondaggi. Apparente paradosso che qui proveremo a spiegare.  Continua a leggere

Ballottaggi alle comunali 2016: previsioni, non sondaggi

Cosa è successo un anno fa. Cosa è cambiato.

Perché è possibile immaginare che il PD vada incontro ad una sorte nefasta.

Renzi l’asiatico, ogni volta che si vota.

‘Previsioni’sul filo di lana del silenzio elettorale.

ballottaggioParrebbe che anche i sondaggi, più o meno pirata, abbiano mostrato grandi esitazioni nel fornire ipotesi sull’esito del secondo turno elettorale delle comunali. Qui proviamo ad avanzare delle previsioni, secondo un metodo ben diverso, certamente non scientifico, che però non ha mancato di rivelarsi sensato. Ad esempio nel consentirci di prevedere, a differenza di tanti altri, la dignitosa affluenza del 5 giugno. Non dimentichiamo, infatti, che l’evidente politicizzazione del dato comunale – resa manifesta dal desiderio dei candidati del PD di non essere affiancati dal Premier dopo i deludenti risultati della prima turnata, e secondo noi già emersa nel 2015 – deriva dalla successione di governi (Monti, Letta, Renzi) alla guida del paese senza che mai si chiedesse un’opinione in merito al popolo sovrano. Rifugiarsi nella liceità formale di tali accadimenti, permessi da un sistema parlamentare ‘puro’ come il nostro, non fa che esasperare la dimensione nazionale di fatti e scelte locali. Da qui la presunzione di poter prescindere dall’esame dettagliato del dato cittadino in favore di un criterio generale. 

Esattamente un anno fa analizzavamo gli esiti delle elezioni comunali del 2015, tenutesi in concomitanza con alcune competizioni elettorali regionali. Emergeva un quadro che qui ripresentiamo, allo scopo di raffrontarlo con la situazione attuale. Iniziamo dai comuni che avevano risolto il problema, per così dire, al primo colpo: Continua a leggere