Elezioni in Germania, il peggior risultato possibile per l’Italia e la UE

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La corretta interpretazione dei risultati tedeschi ci dice molto del (gramo) futuro dell’Unione Europea, posto se ne conosca il vero presente. I tanti afflitti dalla morte (indesiderata) della ‘Grosse Koalition’. La prima vittima sarà l’Italia, che si ritrova lo sponsor principale con le mani legate. La seconda, la UE post Muro di Berlino. 

Finalmente sono arrivate le elezioni tedesche, ed a giudicare dalla lettura dei principali media internazionali, ma ancor più nazionali, sono state un enorme successo per gli ‘amici’, finanziari e ideologici, di quegli stessi media. Nessun complottismo, diciamo che il gioco è scoperto dai tempi della Brexit: secondo tale stampa per la Regina si sarebbe aperto un abisso, laddove l’IMPOSSIBILE uscita dall’eurozona si fosse compiuta. E invece non solo l’uscita fu ben possibile, e sostanzialmente consona ai tempi ed ai voleri di Londra, ma l’Inghilterra ha appena sostituito la Francia, unica potenza militare rimasta nella UE, in un appalto plurimiliardario in Australia che, non dimentichiamolo, ha pur sempre l’effige della Regina sulle monete. 

Ma torniamo al punto, quale sarebbe questo grande successo colto dall’occhio professionale e vigile di così tante penne mondiali e nazionali? Schematizziamo:

  • Vince il partito della ‘solidarietà’, dell’europeismo, del rifiuto del rigore finanziario, dell’accoglienza, insomma, suvvia, del bene e della bontà. Si intende che detto partito sia la SPD, il PD tedesco. 
  • I Verdi, movimento che traccia la rotta verso un mondo migliore, pulito, sostenibile, inclusivo, gender free, ormai ricevente plauso persino da industriali e banchieri, ottengono un successo decisivo
  • Perde nettamente, quindi, il pensiero politico – ma che dico pensiero politico, il pensiero criminale, non inclusivo ed inquinante, ma che dico pensiero, il male e la malvagità – proponente rigore, selezione degli obiettivi (ed anche dei migranti) e soprattutto fascismo, sotto le mentite spoglie del ‘sovranismo’ destrorso

La conseguenza è una grande felicità, che certo potrà metterci qualche mese per arrivare, ma sicuramente non mancherà, per tutta l’Europa, regalataci da Scholz, lo splendido giovinotto che ha il sol dell’avvenire davanti a sé.

Scholz

Questo è quanto il cittadino medio europeo potrà apprendere dai media, ovvero quanto basta per vivere contento e fiducioso. Ma appena si va a controllare, le cose cambiano nettamente. E la prima cosa da controllare di persona sono i risultati elettorali, magari paragonandoli con quelli delle politiche precedenti, come un tempo si faceva, quando i cittadini europei venivano da percorsi formativi meno inclusivi ed esistevano ancora le tribune elettorali. Ricordiamo che in Germania il numero degli onorevoli NON è fisso, come quasi ovunque, ma variabile, secondo un sistema di calcolo abbastanza complesso. A questo giro abbiamo un Parlamento di 735 deputati, dai 709 che erano. Teniamolo a mente, mentre guardiamo le tabelle. Non ci crederete, ma ci aspettano delle sorprese non da poco.

 

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In primo luogo notiamo come il partito ‘comunista’ tedesco, Linke, pur non avendo superato la soglia di sbarramento, grazie ad un cavillo legislativo tedesco finalizzato all’estremo consociativismo, sopravvive in parlamento con 39 eletti, e determina quindi l’espansione del numero assoluto di deputati. All’atto pratico ne perde però 30, che sono andati a rimpinguare la SPD, arrivata ad un totale di 206 onorevoli, dai 153 che erano. La CDU/CSU, indietro di solo 1,7% nei consensi rispetto alla SPD, risulta così rappresentata: 151 seggi attuali (contro i 200 del 2017) per la CDU, per la bavarese CSU da 46 a 45. Scopriamo quindi che i rapporti di forza interni al mondo ‘popolare’ tedesco – quello della Merkel per intenderci – sono nettamente cambiati a favore di CSU, come fa notare uno Stoiber comunque molto deluso dal suo erede. Tutti i media escludono la possibilità di una nuova ‘grande coalizione’ – accadde anche 4 anni fa, quando appunto si finì con una ‘grande coalizione’ – noi invece vogliamo controllare cosa ne sarebbe oggi di questo tipico salvagente consociativo tedesco, simile al governo Draghi attuale, che in un certo senso ne è il clone, l’epigono. Fermo restando che la Lega, espressione localista quanto la CSU, rimane su posizioni nettamente più destrorse e gridate, almeno all’apparenza. Del resto, come raccontava Rino Formica, non precisamente un sovranista, alfine Draghi è certamente più tedesco che italiano. 

All’epoca c’erano 709 eletti, e la maggioranza era quindi di 355 deputati. SPD 153 + CDU 200 + CSU 46, insieme ne avevano ben 399, ed SPD con CDU quasi autonomi (353), due parlamentari alla fine si raccattano subito, persino a Berlino (a Roma anche 50). Vediamo invece i numeri attuali di una eventuale ‘Grosse koalition’: SPD 206 + CDU 151 + CSU 45 = 402. Come potete notare, sono quasi gli stessi della turnata precedente, ma a parti invertite. E con la caratteristica che per la prima volta nessun ‘blocco’ arriva al 30% dei consensi. Adesso però la maggioranza necessaria è aumentata, servono 368 voti, e sono 402: senza CSU diventano 357, iniziano a mancarne 11 alla soglia, è diverso. La CSU diventa davvero decisiva ed è più forte internamente. Sarebbe il caso di buttare un occhio su chi sia il leader di tale partito, sino a pochi mesi fa persino papabile per il premierato, nelle ‘primarie’ popolari.

Le colpe di Soder

Markus Söder – a differenza del grigissimo Laschet, gemello di Scholz separato alla nascita, campione della Germania pannalonica – conserva qualche forma di personalità, quindi viene considerato ‘pericoloso’, in quanto imprevedibile e con troppa poca canizie. Dall’abito scelto a Carnevale – re di Baviera – si capisce perché:

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Possedendo qualche traccia residua di quel testosterone che tanto diede filo di torcere ai Cesari, non può non atterrire media come ‘Politico’, ennesimo centro di debunking che si professa seguace della verità, la sua, per cui tutto ciò che contrasta col sogno dell’editore è ‘fake news’. Che infatti ne elenca le colpe, direi le ‘lacune morali’: a) avrebbe volentieri fatto uscire la Grecia dall’eurozona, b) non ritiene che il destino dell’Europa sia quello della balia gratuita di ogni abitante africano ed asiatico, c) si oppone allo svenamento della Bavaria per aiutare i lander meno ricchi d) ha proposto l’uso del vaccino Sputnik in Germania, ovvero reato di lesa Pfizer. Quindi, conclude Politico, sebbene sia molto più seguito di Laschet, e potrebbe far vincere la CDU/CSU, non è il caso sia lui il candidato Premier. E la CDU ha seguito il consiglio, consociativamente e volontariamente perdendo le elezioni pur di non esprimere tali posizioni ‘soderiane’, ben presenti in generale, nel suo elettorato.

Dalla padella nella brace

In una nuova ‘grande coalizione’, insomma, avremmo un personaggio come Soder molto più forte di prima, all’interno dei popolari, e veramente decisivo per la maggioranza. Adesso sapete perché, questa volta, l’ipotesi è davvero scartata: la CDU/CSU non ha voluto vincere, ma non ha saputo conservare sufficiente forza per l’eventuale ‘paracadute’. E la ‘compare’ SPD non ha comunque preso il volo necessario. Ora avete compreso la gravità dell’accaduto, per la stabilità tedesca. E quindi Europea. Quindi dalla padella si passa alla brace, anzi alle braci. Iniziamo dalla prima alternativa, che è anche la meno probabile, anzi direi quasi impossibile: CDU/CSU-Liberali-Verdi. L’inferno per la stabilità tedesca ed europea, un abisso di NON socialismo ed insieme di utopia. I liberali hanno guadagnato un bel po’, sono arrivati ad oltre 90 seggi. Ed i verdi hanno guadagnato tanto, siamo a 118 seggi. Esisterebbe una maggioranza, astrattamente? Si, anche superiore a quella appena esaminata, ben 416 seggi. Ma che maggioranza sarebbe? Una maggioranza in cui un terzo dei voti, (92+45) hanno alcune posizioni comuni su molti punti ben poco merkeliani (FDP-CSU), e leader molto più carismatici e pragmatici. Ed a compensare, gli altri due terzi in mano a figure più evanescenti, che fra loro hanno poco in comune. Livelli di conflittualità elevatissima, che riverbererebbero subito nelle politiche europee ed in patria rischierebbero di potenziare proprio Soder e liberali: impossibile, Laschet finge evidentemente di provarci, ma sa che deve cedere la palla all’altro versante. 

L’altro versante

L’altro versante, amici, era il sogno dell’Europa dirigista socialista reale che negli anni ha piazzato tante bandierine nei governi continentali. Il sogno dei Prodi, dei Gutierrez, dei Biden, delle Ursule, delle Lagarde. Esattamente quello che sarebbe accaduto in Italia laddove, 4 anni fa, Sinistra e Libertà fosse sopravvissuta alla falcidia e Renzi non avesse rinculato: avremmo avuto direttamente PD+5s+LeU, invece che tutta la messa in scena a cui Salvini, consapevolmente o meno, si è prestato. Tornando in Germania, contiamo i voti di questa coalizione molto omogenea, amica dell’elettricità, della Cina e delle migrazioni: SPD 206 + 118 Verdi + 39 Linke = 363, mancano 5 voti al minimo e le purissime forze del bene hanno esaurito le cartucce, nonostante la desistenza della CDU! Svanita l’ennesima speranza, senza poter tornare indietro alla ‘grande coalizione’, con un Soder in palla ed un Laschet moribondo, quindi senza la possibilità di ‘ricattare’ liberali e verdi con un possibile dietrofront (ciò che accadde già 4 anni fa, insomma)… a questo punto resta una sola chance,  quella davvero emersa dalle urne… ma più che di altra chance si tratta di altra brace. Ovvero la brace che toccherà alla Germania. Parliamo naturalmente della coalizione che mette insieme i tre partiti vincitori, SPD, Liberali e Verdi. Esaminiamo i numeri, molto lusinghieri: 206 + 118 + 92 = 416 voti, una vera pacchia. E forse, se si trattasse delle sorti della sola Germania, una maniera di sopravvivere nonostante le contraddizioni si troverebbe, senza dubbio. Persino con la consapevolezza che NON esiste un’altra possibilità di Governo e che quindi ciascuno potrebbe tirare la barca dalla sua parte senza timore di essere sostituito, magari incassando presto i dividendi dell’intransigenza, presso il suo pubblico. Ma non è così: questo Governo ha la missione di essere esempio, guida e sostegno al progresso della Unione Europea verso sorti mirifiche (in realtà, come vedremo, di farla sopravvivere ai tanti azzardi ed alle tante miopie). E per questa missione è davvero negato

Un (auto) recovery traballante 

Se quel che avete letto sinora vi sarà risultato in parte nuovo – lo scopo dei media non è quello di informare, al limite inviano report riservati, più realistici, a clienti privati e paganti, ma di fare propaganda – ciò che vi propongo adesso risulterà facilmente del tutto sconosciuto. Eppure è indispensabile per capire che guaio potrebbe essere mettere insieme le capre tedesche coi cavoli comunitari. Naturalmente si tratta di un sunto, di una esemplificazione, ma senza menzogne e nessuna ‘fake news’. 

Il recovery plan, ampiamente sbandierato quale panacea di tutti i mali e pozzo di San Patrizio, ha in realtà fallito nel conferire rilevanti risorse alla Commissione Europea, che quindi emette bond senza copertura propria, autonoma rispetto agli stati, a cui del resto ‘presta’ i soldi raccolti. Tutta questa manovra serve unicamente a consentire a stati essenzialmente in default – come l’Italia, per ragioni che vanno dal debito pubblico alla demografia alla perdita degli asset energetici – di ottenere il finanziamento della spesa corrente, più qualche investimento stile ‘piano quinquennale’ sovietico, a costi ridottissimi, che mai avrebbero potuto spuntare sul mercato, senza simili artifizi. Resta però che, appunto, non c’è alcuna garanzia diversa, in concreto, per tali eurobond, rispetto a quella degli stati falliti, se non la speranza – lungi dall’essere realtà giuridica – che nel caso tali stati non dovessero onorare, pagherebbero gli altri membri ‘liquidi’ della UE. Stando così le cose, andando a controllare, scopriremo che le prime tranche del recovery sono state vendute alle stesse banche e soprattutto ai fondi pensione europei, in gran parte appartenenti agli stati più bisognosi. Domanda sensata: ma perché allora non far loro comprare, direttamente, i titoli di Stato della loro nazione? Perché, come nel caso dell’Italia, tali titoli, a furia di debito e di decrescita, hanno un rating ‘spazzatura’, e per statuto i fondi pensione – cioè i fondi che dovrebbero far fruttare il denaro per coprire le spese pensionistiche di quelli che nei fondi han messo il loro denaro, invece che rischiarli a bassissima resa – non possono comprare titoli a rating così infimo. Insomma, un trucco formale per aggirare la realtà, che però non ha ingannato nessuno: praticamente ‘soldi freschi’, dal resto del Mondo, NON ne sono arrivati. Persino la Cina, che ha il massimo interesse, ai fini della sua via della seta, a che Merkel & co. rimangano dove sono seduti, ha comprato pochissimo. Nel mentre, è ripartita l’inflazione, al galoppo, per calo della produzione dovuto all’epidemia e per continuo scrosciare di moneta, stampata e contabile, nelle tasche degli abitanti. Quindi, comprare oggi bond della Commissione è non solo rischioso e scoperto, ma anche terribilmente non conveniente. Rendimenti zero e inflazione al 3%. Credete che un partito liberale abbastanza serio come quello tedesco, pieno di gente non senile e molto formata in economia, possa sposare senza dir nulla una simile costruzione crollante? Pensate che in una simile condizione l’afflusso incessante di migranti sia da loro visto come risorsa? Infatti, immediatamente, conscio dell’impossibilità di una ‘marcia indietro’ verso la CDU, il leader dei liberali tedeschi FDP chiede ad SPD la sedia di ministro delle finanze. Per Scholz, un vero e proprio incubo. Ed anche per i Verdi. I quali a loro volta chiederanno il loro prezzo di sangue. E veniamo ad altro, di cui si è parlato pochissimo ma che ha la massima rilevanza. 

Nuovi chiodi sulla bara dell’Europa di Draghi e Merkel 

L’est europeo, malamente integrato, di corsa, dalla Germania nella UE, per sottrarlo finalmente al controllo diretto dell’ex Unione Sovietica, ha infatti una FORTE disomogeneità culturale, linguistica, sociale, economica e politica col resto dell’Europa: in sostanza, al gruppo mediterraneo ed a quello nordico, s’è aggiunto l’orientalebalcanico. Il quale, dalla Slovenia all’Ungheria alla Polonia – forse anche sobillato da Londra post Brexit e necessario alla Francia in funziona antiturca – si oppone ormai nettamente alle politiche interne all’Unione ed anche alla linea estera della Commissione – fermo restando che non esiste una vera politica estera comunitaria. Poco indebitato, ha goduto molto dei finanziamenti UE, ma adesso ne potrebbe anche, seppur con sacrificio, fare a meno, potendo contare su popolazioni ancora molto frugali e forte crescita. Quindi esso NON si piega a molti dettami di Bruxelles -dalle leggi sul gender al taglio delle non rinnovabili, passando per le riforme costituzionali – al punto da trascinare la UE in tribunale e decidere, come già accaduto mesi fa e probabilmente ancora fra qualche giorno, che le leggi nazionali di rango costituzionale sono superiori a quelle della Comunità Europea. La famosa ‘rule of law’. La Commissione è arrivata addirittura al punto di imporre sanzioni pecuniarie agli stati, che sono state rifiutate drasticamente dai Governi: ‘non riceveranno un soldo’. Ora, cosa credete un partito Verde alla tedesca – quindi non esclusivamente cavallo di troia del partito comunista, come in Italia – iperprogressista e di grandi tradizioni, premiatissimo alle elezioni anche dal pubblico ‘gender fluid’, possa pensare di Orban, Jansa e Kascinski? E della loro pretesa di rimanere in UE senza rinunciare al carbone ed alla censura del mondo LGBT? 

Ahiloro, quella dei paesi dell’Est Europa, specie dopo la Brexit, è una posizione di forza. Per cambiare qualsiasi aspetto della UE che non sia già nei trattati serve l’unanimità, nessuno può espellerli dalla Unione, non esiste un sistema di riscossione di ‘sanzioni’ pecuniarie, hanno diritto di veto individuale sulla procedura di erogazione del recovery, come tutti, e possono resistere alla privazione dei fondi europei. Altrettanto, senza problemi – l’Ungheria ha voluto dimostrarlo recentemente, in euro e dollari – raccogliere prestiti a tassi ottimi sui mercati. 

Come si vede la presenza di queste forze non lascerebbe molti margini di manovra al Premier Scholz, su questioni basilari. E quindi intralcerebbe ulteriormente, invece di agevolarlo come tante volte poté fare la Merkel in passato, il lavoro di mediazione della Commissione, che si fa sempre più faticoso, anche a causa della infima caratura dei commissari e della Presidente, essenzialmente gli scarti della politica nazionale, basti pensare a Paolo Gentiloni. La prima vittima di tutto ciò, ovvero della perdita di coesione e capacità negoziale del suo sponsor principale, è ovviamente l’Italia, aggrappata disperatamente al recovery plan e con un governo che al suo interno contiene ogni possibile e divergente visione, affidato alle cure proprio del figlioccio ingrigito di quell’Europa entrata irrimediabilmente in crisi negli ultimi 5 anni. La seconda, l’Unione Europea per come immaginata a partire dalla caduta del muro di Berlino. Ce ne sarebbe eccome da dire, ma sarà per un’altra volta. 

Ah, beninteso, la AFD, alternativa per la Germania, equivalente tedesca – quindi ben più a destra – di ‘Fratelli d’Italia’, nonostante epidemia e demonizzazione quotidiana, ha lasciato sul terreno circa 2 punti percentuali e 10 parlamentari, non di più. E’ ancora viva e potrà turbare ulteriormente i sonni dei media e dei politici progressisti di tutta Europa, che riescono a rallentare i mutamenti indesiderati ma mai a invertire la rotta, in un vortice inarrestabile di alchimie politiche spesso rivelantisi peggio del male temuto. 

 

2 commenti su “Elezioni in Germania, il peggior risultato possibile per l’Italia e la UE

  1. […] In Italia balocchiamoci pure con vicende stile Luca Morisi, il mondo va avanti e non certo nella direzione auspicata da Roma e Berlino, impantanata nei risultati effimeri delle sue ultime elezioni.  […]

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  2. […] Germania della Merkel a fine mandato – con un governo futuribile in gestazione, zeppo di problemi in realtà irresolubili – è stata la prima ad aver intuito i rischi per la Comunità Europea, molto più che per la […]

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