La politica cancella il Paese, il Paese cancella la politica: Au Revoir, Italia

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Il Governo Gentiloni accolto dal vivo interesse della nazione

Theleme abbandona l’analisi politica, per carenza dell’oggetto.

Quello che c’era da dire è stato già detto. Le ultime chiacchiere sul nulla.

Il governo è fotocopia perché Mangiafuoco ha finito i burattini. E c’è un Europa francotedesca da rassicurare (che il pasto non le sfuggirà).

Gli assetti del PD dopo il congresso, la scissione probabile. Forza Italia terza gamba? Ma in fondo, chissenefrega.

Quel tunnel che conduce al caos a cinque stelle.

I prossimi post svincolati dalla cronaca.

Come abbiamo ampiamente sottolineato nei giorni trascorsi, l’applicazione pedissequa del parlamentarismo sommata alla totale indifferenza per l’espressione della volontà del popolo sovrano segnano l’irrecuperabile frattura fra governanti e governati e l’apertura di nuovi scenari, implicanti la dissoluzione dell’esistente attraverso un’inevitabile fase autodistruttiva che, in assenza di adeguata reazione (leggete generazione per tempo di nuove forze politiche adeguate al XXI secolo), potrebbe anche passare per un governo a cinque stelle.  Più non può dirsi, a riguardo. Disgraziatamente, la caratura pressoché nulla della nuova compagine governativa, quasi del tutto sovrapponibile alla precedente se non per qualche vistoso peggioramento, priva ulteriormente di qualsiasi interesse ogni decisione che da essa promani. Siamo certi che sino al superamento della fatidica soglia del settembre 2017, quando i 2/3 dei parlamentari avranno quantomeno conseguito il diritto al vitalizio, la navigazione sarà a vista e prevederà, fra le altre disastrose priorità, il vano tentativo di recuperare le clientele perdute per sempre, per carenza di appeal e di risorse assistenziali sufficienti. Oltre che evitare le elezioni come la peste. Dedicheremo qualche ultima riga alla cronaca politica per poi abbandonarla a tempo indeterminato. In piena sintonia con il paese, che essendo cancellato dalla politica la cancellerà a sua volta.

Agevole ipotizzare, a riprova di ciò, una riduzione netta dei lettori della carta stampata – già ai minimi termini – come degli spettatori dei talk show televisivi. Nonostante tutti i loro sforzi, i media italiani non riusciranno a rendere interessanti e degni di uno sguardo personaggi già del tutto erosi da anni di mediocrità ed insuccessi, a cui hanno aggiunto il dispregio palese della volontà popolare. I dati auditel parleranno chiaro. E presto.

Ed eccoci alle ultime chiacchiere sul nulla. Andiamo con ordine. In primo luogo ci si potrebbe chiedere come mai si compia un tale gesto autolesionistico. Ovvero come nemmeno si tenti di proporre una figura fintamente terza e qualche nome nuovo fra i ministri. La lettura faziosa degli stolti potrebbe esser quella di ipotizzare una forza inusitata di Matteo Renzi e dei suoi fedelissimi. Prendiamo la Boschi, ad esempio. Che ci fa ancora là? Di che platea di consenso dispone? La risposta è ‘di nessuna’. Non dimentichiamo che nemmeno 2 anni fa, per la prima volta dal dopoguerra, la Arezzo dei Fanfani passava alla destra. Proprio in concomitanza con la sua massima esposizione politica. A Laterina, il suo paese, la villa dei genitori è guardata costantemente dalle forze dell’ordine, in seguito ai disastri perpetrati da Banca Etruria, di cui i Boschi erano componente dirigenziale (e quando diciamo i Boschi intendiamo più di uno). Ciò dovrebbe bastare.

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concittadini della Boschi, a Laterina

Lo stesso Renzi, mai eletto in Parlamento, non dispone di un elettorato suo proprio e tutto il castello di carta costruito sinora, che doveva essere la base di un potere di lunga durata, è venuto malamente giù. Ha anzi dimostrato di essere assai antipatico a larga parte della nazione ed incapace di sottrarre voti a Berlusconi, sua vera missione elettorale. Come mai i media lo hanno mostrato quale alter ego di Mattarella nelle decisioni sul nuovo esecutivo? Forse la risposta è più semplice di quella che crediamo: nel PD non esistono alternative a questo gruppo di toscoemiliani. Esistono solo loro, ultimi burattini dei poteri (ex) forti del paese… e per quanto potesse esser utile ed auspicabile una rotazione di volti, semplicemente essa non è possibile. Non sottovalutiamo inoltre quanto questa sorta di prova di forza abbia il senso di mostrare ai partners europei ed alle istituzioni UE l’oligarchia italiana ancora in sella, nonostante la brutta battuta d’arresto del referendum, che ha evidenziato tutti i limiti del consenso e della propaganda. La rapidità di quanto avvenuto e la ‘fotocopia’ che ne deriva non può avere altro senso. Con quali conseguenze effettive, vedremo a breve.

Tornando un attimo a premier e ministri, la stessa scelta di Gentiloni è sprovvista di qualsiasi ragione che non sia emergenziale. Forse non sarà male dare nuovamente conto di chi egli sia. Dal post precedente:

Ecco cosa sappiamo del conte Paolo Gentiloni Silverj (omonimia non casuale col Conte Vincenzo Ottorino Gentiloni, autore del celebre patto papalino giolittiano):

discendente di una nobile stazza di marchigiani imborghesiti e trasferiti nella capitale, è così, un uomo per tutte le stagioni. Soprattutto le mezze stagioni, quelle che notoriamente non esistono più e quindi sono perfette per lui che si nota allo stesso modo se c’è o non c’è. Da politico ha sempre vissuto negli interstizi del potere… sempre in seconda fila, dove si sta più comodi. Nato cattolico, sedotto nei primi anni Settanta dalla sinistra extraparlamentare che si dissolve senza avvertirlo, si ricicla in ambientalista negli anni in cui green is the new black e da direttore della rivista di Legambiente La Nuova Ecologia conosce Francesco Rutelli, del quale diventa portavoce quando questi viene eletto sindaco di Roma, nel 1993. La stagione del rutellismo…se la fa tutta. L’ultima pagina è però infelice: nel 2001 Rutelli è il candidato premier contro Berlusconi, e Gentiloni ne è il megafono… In trance agonistica garantisce una vittoria che non ci sarà, perché il Cavaliere asfalta il sindaco con oltre 5 milioni di voti di vantaggio.

Così Gentiloni torna a tacere e si ricicla. Saluta Rutelli e si fa eleggere con la Margherita, di cui è uno dei fondatori, alla Camera dei Deputati dove si dà alle telecomunicazioni, diventando presidente della Commissione Rai e, nel 2006, con il governo Prodi-bis, ministro. Qui ingaggia la battaglia delle battaglie: abbattere la legge Gasparri da Prodi ritenuta troppo filoberlusconiana. Non ci riesce … il governo Prodi dura un amen, e lui passa alla storia come il ministro delle promesse non mantenute…. rientra nei ranghi, viene rieletto deputato anche nel 2008 e nel 2013, nei ritagli di tempo fonda il Pd e diventa l’eterno candidato a sindaco di Roma. Fin quando Renzi lo riporta al governo come ministro degli Esteri.

Segnalatosi apertamente mendace, in merito alla liberazione prezzolata delle cooperanti Greta e Vanessa (con italica ‘cresta’ inclusa), egli non riesce a difendere adeguatamente la posizione italiana sul caso dei due marò, dopo anni di prigionia finalmente in Italia ma ancora soggetti alla corte indiana (che nemmeno ha iniziato a processarli). Non pervenuto sul caso Regeni che, pure, ha palese rilevanza geopolitica, il papalino Gentiloni si fa detestare da Israele, in seguito all’astensione sulla tristemente famosa risoluzione Unesco che cancella l’eredità storica ebraica in Gerusalemme. Ma fosse solo questo… si dice sicuro che Brexit non vi sarà, grida un bel ‘forza Hillary!’a New York, prima delle elezioni (immaginate quanto lo amino chez Donald…) e, per non farsi mancar nulla fra i successi che lo rendono meritevole dell’incarico da premier, è paladino senza se e senza ma del SI al referendum. Eppure questo è nulla, rispetto all’inferno di fiamme e macerie che ha contribuito a far prosperare nel Mediterraneo. Un autentico burning hell che merita tutta l’attenzione, oltreché l’ascolto. La Libia pervenuta al governo Renzi era già un campo di battaglia, senza dubbio. Suddivisasi in zone tribali subito dopo la morte di Gheddafi, qualche anno prima vi si era consumato il decesso dell’ONU quale istituzione in grado di incidere per compromessi sulla scena mondiale (chi volesse approfondire sul serio, legga QUI). Ma pur di proseguire un’impossibile politica di influenza autonoma – senza averne i mezzi economici, militari e l’arguzia diplomatica – Gentiloni ha fatto come se nulla fosse, appoggiando il presidente Serraj il quale, nei fatti, era rimasto quasi completamente isolato. Tripoli stessa, dove venne sbarcato con un’azione da operetta, è ormai in buona parte sfuggita al suo controllo. Del tutto fuori del controllo di Serraj, invece, sono le principali regioni petrolifere della Cirenaica, un tempo dependance dell’ENI ed oggi invece saldamente nelle mani del generale Haftar… Le ditte italiane ed i loro dipendenti in loco, come numerosi fatti di cronaca hanno dimostrato, rischiano moltissimo ogni giorno. Insomma, a 130 anni dalle gesta crispine, la Libia ci è nuovamente preclusa, fruttando solo ‘migranti’ che arrivano in Italia attraverso un’oscura rete…

Dal conte Paolo non possiamo quindi attenderci nulla. Idem da Angelino Alfano, figura mediocrissima e gramissima, partorita dal sottobosco siculo. La nuova ministra della pubblica istruzione, Fedeli, sindacalista e con diploma di scuola da assistente sociale, va esattamente nella stessa direzione. Il De Vincenti ripetutamente fallimentare nelle varie crisi su cui ha messo mano, inclusa l’oscena vicenda delle risorse per gli ospedali di Taranto, diviene ora ministro per il Meridione, aggiungendo ridicolo al ridicolo. Forse solo l’inserimento del succedaneo di D’Alema – il quale avendo mostrato tutta la sua pericolosità ha ottenuto il posto che gli spetta nell’Olimpo partitocratico – ovvero Marco Minniti, merita la sottolineatura quale italico Fouchèpreso di peso dai servizi segreti e passato al Viminale.

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La rassicurante presenza di Marco Minniti agli Interni

Si potrebbe proseguire, ma ci siamo già tediati. Naturalmente, questo non sarà affatto un governo di scopo: la legge elettorale verrà infilata in un imbuto dalla durata imprecisata, indipendentemente dalla tardiva sentenza della Corte Costituzionale. Sarà però governo con uno scopo: proprio in questi mesi buona parte degli asset finanziari italiani, tragicamente malgestiti per decenni, stanno finendo in mano francese, dalle Generali ad Unicredit al Monte dei Paschi. Idem accade nelle telecomunicazioni, da Telecom a Mediaset (di queste ore è l’operazione aggressiva di Bollorè per Vivendi su Mediaset, ad esempio). Una sorte anche peggiore attende il comparto dell’industria pesante, come la siderurgia, in totale dismissione causa insuperabile obsolescenza, da Piombino a Taranto. E ciò non può non far felici i tedeschi, che tornano ad essere i dominatori incontrastati degli opifici europei. Serve un interlocutore stabile, affinché il destino si compia. E soprattutto le sue firme, bollorepurché siano. In fondo, si tratta di un modo di proseguire nel progetto dell’Europa unita, riducendo il numero dei posti al tavolo decisionale. Certo, una modalità occulta, quasi pirata, che metterà fine ad ogni indipendenza decisionale italiana – quasi come ai tempi preunitari, dei Borboni e dei Lorena – ed imporrà quelle razionalizzazioni che proprio non siamo riusciti a far da soli, ma senza venir filtrato da alcuna mediazione culturale. E potrebbe anche fallire, perché mentre noi certo non voteremo, sia la Francia che la Germania lo faranno a breve. Ed è difficile dire se prevarrà la voglia di conservazione, mascherata in qualsiasi modo, oppure il risentimento per una qualità della vita che ovunque viene percepita in diminuizione. La vittoria di Trump ed il riallineamento nei confronti della Cina e della Russia aprono inoltre scenari complessi, in cui ben poco rimarrà come era. Figuratevi la sorte dei nostri centristi, appena alfabetizzati e privi di ogni spessore e credito, arroccati nel Palazzo.

Peraltro, pare probabile la confluenza nella maggioranza di parti rilevanti di Forza Italia, non appena le componenti più ‘movimentiste’ del PD avvertiranno l’abbandono del loro elettorato nel paese e l’irrilevanza nelle aule. E quindi si scolleranno dalla ex margherita. Ciò dovrebbe iniziare nei pressi del congresso PD – o quel che sia – previsto per la primavera. Anche allora vi sarà ben poco da dire: dovesse pure cambiare il Premier per agevolare i forzisti e riproporre l’ennesima Democrazia Cristiana. La solfa non cambia più. The same old blues again, come abbiamo scritto e ‘musicato’.

Tale sinistra secessionista non farà altro se non aggiungersi alla Lega, a Fratelli d’Italia ed al M5s nello sbraitare alla luna, auspicandosi che prima o poi giunga una bella legge elettorale proporzionale che restituisca a tutti il diritto a campare indipendentemente dalle coalizioni, motivata dal rischio grillino. Non è impossibile immaginare che dalla destra possa sorgere un nuovo soggetto, sull’onda della vittoria repubblicana in America. E che padrino ne sia Silvio Berlusconi, ma per ora poco si muove in questa direzione. Probabilmente perché il vuoto di intelligenze che censuriamo a sinistra ha un contraltare quasi identico fra gli oppositori. Questo accenno basti e avanzi al riguardo.

Più interessante appare, quindi, il destino del Movimento Cinque Stelle. Palesemente inadatto ad esprimere un Governo, infarcito com’è di idee deliranti, potrebbe però essere scelto dagli italiani per spazzar via la marmaglia appena menzionata, le cui sorti non interessano più a nessuno. Col tacito intento che spazzi via anche sé stesso. Al di là delle sue specifiche ed insanabili incongruenze interne, ogni nodo economico sociale e politico sarà giunto nel frattempo al pettine. Non solo nella penisola ma in tutta l’Unione Europea: incapace di abbandonare un modello di sviluppo che tale più non è, preferisce drogarsi coi soldi del monopoli della Banca Centrale piuttosto che affrontare la realtà di un mondo assai mutato: Il caso Grecia avrebbe moltissimo da insegnarci in merito, ad esempio.

Alla compagine di Grillo spetta, dunque, il prossimo post prettamente politico della Diceria dell’Abate.

Vale et ego.

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6 commenti su “La politica cancella il Paese, il Paese cancella la politica: Au Revoir, Italia

  1. […] ci ha lasciato in eredità: di lui non scriveremo più nulla ed il suo nome sarà qui bandito. Avendo abbandonato l’analisi politica sine die – per cessazione dell’oggetto – questa scelta non penalizza affatto: […]

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  2. […] una previsione che non sia più che nefasta. In questo campo non esistono miracoli e, del resto, la politica italiana si mostra cieca e sorda ad ogni realtà. Una cosa è sicura, però. Questa befana 2017 porta solo carbone agli italiani. Cosa può […]

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    • Jobeth ha detto:

      Congratulations to the folks you mentioned for their ac;Isplimhments.o&#8217cm excited that my romantic mystery Dream or Destiny has just been released in paperback, e-book, and Kindle editions. My blog book tour starts Monday, and I’m visiting a number of great blogs.

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  3. […] Mattarella blues pervade l’Italia…) ed il PD come partito ormai cancellato dal popolo (La politica cancella il paese, il paese cancella la politica…). Ma passiamo ai fatti odierni, ovvero alle testimonianze dirette. Un bel campionario non […]

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  4. […] Theleme riprende qui l’analisi dello scenario italiano, abbandonata un anno fa con l’abbazialmente profetica ‘La politica cancella il Paese, il Paese cancella la politica…au revoir, Italia’ .  […]

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  5. […] per di più paga gli stipendi. Taboo è, da anni ormai, la Libia. Perchè in Libia il nostro paese ha più che perso la sua inetta ‘guerra’. Ma è un esempio di fake news, alias ‘bufale’, forse troppo complesso per risultare […]

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