Quei due Maroni rivelatori: dopo le elezioni si passa da Salvini

Salvini-Maroni

Salvini ha fatto due Maroni così a Berlusconi. Il quale può solo accontentarlo. Il centrodestra di oggi non è per nulla quello di ieri.

Nessuno racconta la realtà. Ma eccola che arriva.

Alle urne vecchi contro giovani. Quarantenni e single ago della bilancia. Sbilanciata.

Le poche alternative rimaste. Il fantasma dei governi futuri: adieu democristiani, farewell comunisti.

Di nuovo al voto? O Lega, Fratelli d’Italia e Movimento Cinque Stelle?

Attenzione, stavolta non finisce a tarallucci e Gentiloni.

Sino alle elezioni avremo modo di approfondire, in ogni senso.

Che (?) Due Maroni (?)

Da oggi non abbiamo più un solo Maroni, ne abbiamo due. Il primo è quello che decide di non correre più alla presidenza della Lombardia per ragioni personali. Il secondo è invece sempre a disposizione. Già, ma per cosa? Questa pantomima nasconde in realtà una notevole vittoria di Salvini. Ovvero esattamente il contrario di quel che leggerete sui nostri media, talmente ricolmi di fakenews da odiare a morte chi possa intromettersi in quello che era, sino a pochi anni fa, un monopolio servile assai ben remunerato.

E’ evidente, infatti, che Maroni rinuncia a correre verso una sicura riconferma alla presidenza della più ricca e popolosa regione italiana per ragioni che poco hanno a che vedere col ‘personale’. Le vere motivazioni ci conducono nel vivo degli scenari elettorali possibili e quindi nel vivo delle schermaglie per il prossimo Governo. Che non sarà MAI un Gentiloni bis. Ma andiamo per ordine. E iniziamo dal Centrodestra: come vedremo, esso rappresenta l’unica vera ragione di interesse di questa, per ogni altro verso segnata, competizione. 

Polo, Casa, Popolo. Che resta ‘delle Libertà’

Quando noi parliamo del Centrodestra abbiamo sempre in mente il ‘Polo delle Libertà’, che poi sarà ‘la Casa delle Libertà’ e infine ‘Il Popolo delle Libertà’. Ecco una dipositiva del 2009.

popolo delle libertà

Ovvero un raggruppamento di partiti in cui Forza Italia, erede di qualche po’ di socialismo craxiano ma soprattutto di Democrazia Cristiana ‘andreottiana’, era da sola quasi il doppio di tutti gli altri insieme, che fossero sotto la sua bandiera oppure alleati. Vediamolo concretamente, ad esempio nel 2001:

casa della libertà 2001

Berlusconi ne risultava, inevitabilmente, il Ras. Strapotente economicamente, mediaticamente e in termini di notorietà nazionale e internazionale, all’epoca ancora sessantenne, riceveva anche un’infinità di voti più degli altri. Sebbene questo larghissimo margine sia stato negli anni eroso, di votazione in votazione, si può benissimo affermare che sino al 2013 la sola Forza Italia ‘originaria’ valesse quanto tutti gli altri soggetti aggregati, fuori e dentro ‘Il Popolo delle Libertà’.

Oggi le cose sono molto diverse. Silvio Berlusconi è ultraottantenne, non più telegenico, certamente incandidabile. Opera in un contesto ben differente da quello in cui le TV ed i giornali erano l’unica fonte, monodirezionale, dell’informazione. Il mix micidiale di siti gratuiti di archiviazione e social network – di cui ci siamo ‘filosoficamente’ occupati – fa si che un certo tipo di approccio non paghi più alla stessa maniera. Eccovi un esempio banale. Il suo account twitter spesso raccoglie meno gradimenti di quelli di un nerd qualsiasi.

berlusconi twitter pochi rtw

Inoltre, a giudicare dai sondaggi e dalle elezioni amministrative degli ultimi anni, egli è ben lontano dall’avere un pacchetto di voti nettamente superiore a quello dei federati. Anzi, la verità è che gli sarà già arduo sopravanzare Salvini. Non a caso, da mesi, Berlusconi è tornato nelle grazie dei popolari europei, della Merkel (a sua volta nei guai) e persino del The Economist. Perso il centrismo del PD, non resta che quello di FI. Emmott dice chiaramente qual’è il vero snodo della politica italiana. Quello che potrebbe determinare la fine di 70 anni di potere democristiano (consociato al PCI, con cui s’è infine fuso). E ulteriori problemi per un’Unione Europea sempre più debole e burocratizzata. Leggiamolo:

Il primo alleato di Berlusconi è Salvini. Per gli europeisti non è un pericolo anche maggiore dei 5 Stelle?
«Di certo. Infatti l’Europa deve sperare che Forza Italia emerga più forte della Lega: il peggiore risultato sarebbe una vittoria del centrodestra con Salvini davanti».

La stessa paura la esprime Rotondi… che chiarisce quanto ormai Berlusconi sia da considerarsi ‘la vera Democrazia Cristiana’, da proteggere dal rischio Salvini, potenziale vincente ‘interno’. Possiamo quindi tornare ai due Maroni. Quello che si defila e quello che si propone. Maroni è, ovviamente, un punto di equilibrio possibile fra Berlusconi, Salvini e Meloni. Checchè ne dicano gli stessi interessati. Per i sondaggi, il Cavaliere può oggi contare su di un 14%-16% di preferenze, se pure. Salvini viaggia intorno alle stesse cifre (a nostro parere, un po’ più su… per ragioni evidenti, sia di momento politico che demografico). Fratelli d’Italia può arrivare al 6%. I programmi di Salvini e Meloni somigliano assai più fra loro che, ciascuno, a quello di Forza Italia. Siamo a 22% contro 15%, grosso modo. Forza Italia gioca in difesa. Perde al meglio che può. Se anche Berlusconi arrivasse a sopravanzare la Lega, nel computo finale dei voti e dei seggi, l’uomo scelto non potrà essere frutto  d’un diktat a chi ha più affinità e voti. Schematizziamo le possibilità, a questo punto.

Laddove il Centrodestra abbia la maggioranza e possa governare:

  • Forza Italia ha più consenso della Lega. Maroni viene proposto dal terzetto (o quartetto, esiste anche un conglomerato creato da Comunione e Liberazione, chiamato ‘Noi per l’Italia’) quale Presidente del Consiglio a Mattarella.
  • La Lega ha più consenso di Forza Italia. Non so se avete notato cosa c’è scritto sul suo simbolo. ‘Salvini Premier’. Bene, così sarebbe.

Ne abbiamo quindi dedotto che Maroni potrebbe entrare in gioco solo se Forza Italia arrivasse per prima. Maroni, per quanto da sempre assai vicino a Berlusconi, è pur sempre un uomo della Lega. Questo la dice lunga sulla trazione di questo centrodestra: anche se vince il Cavaliere, governa la Lega. Un ottimo risultato per salvini premier 2Matteo Salvini, diciamolo pure. Ma non finisce qui. Perchè nel frattempo Salvini sostituisce Maroni alla Presidenza della Regione Lombardia con il più fidato Fontana. Non date alcun corso alle speranze di Gori e delle sinistre e dei media italioti, che s’illudono si possa replicare il successo di Sala, dovuto esclusivamente all’enorme giro d’affari di EXPO (e nonostante tutto ha rischiato anche di perdere col suo clone Parisi)… Pensate solo al 40% che s’è recato al referendum indetto dalla Lega. Va via Maroni, arriva Fontana. Il primo, non casualmente (come ricordava mesi fa il Foglio, che però oggi se n’è dimenticato…), è anche il più fiero avversario, nella Lega, di un possibile accordo col Movimento Cinque Stelle. E siamo pervenuti all’altro snodo decisivo. Già, perchè che il centrodestra abbia la maggioranza in ambedue i rami del Parlamento è decisamente più improbabile di Berlusconi più votato di Salvini. Tutti i sondaggi son concordi, almeno su questo: La destra è in vantaggio netto, ma non ha maggioranza di seggi in entrambi i rami del Parlamento, nè vi si avvicina davvero. Si parla di un 36% da cui è difficile schiodarsi e di almeno 50 seggi mancanti. Se così fosse, cosa potrebbe accadere?

Il fantasma dei governi futuri

I dati, presunti e noti, vanno in questa direzione. Il PD oscilla sopra il 20%, la famigerata Liberi e Uguali di Grasso intorno al 6%. Il Movimento Cinque Stelle sembra avere un’eterna barriera nel 30%, ma quasi certamente non la raggiungerà nemmeno, più facile s’arresti 3 o 4 punti più in basso. Vediamo come potrebbero comporsi fra loro queste forze, ai fini d’una maggioranza di governo.

  • Pd + LeU, 30% scarso. Niente maggioranza. Proviamo – e siamo ai limiti dell’assurdo – ad aggiungerci addirittura tutta Forza Italia. Fa 44%. Anche coi satelliti, si arriva al 47%. In Parlamento, dopo le elezioni, serve il 50% + 1. Immagino siate d’accordo che non vi si possa sommare il M5s nè la Lega nè Fratelli d’Italia. Non ci siamo.
  • Pd + FI e satelliti, come sopra. Siamo al 40%.
  • M5s e LeU, che almeno qualche affinità potrebbero averla. Fa un miserrimo 36%, probabilmente meno. Nessuna maggioranza.

Cosa resta? Di primo acchito verrebbe da dire che basterebbe un nutrito gruppo di transfughi, fra clericali della Lorenzin e PD, per rimpinguare il centrodestra di quei 50 seggi necessari… ma è davvero arduo immaginare Salvini e Meloni in una simile coalizione. Direi impossibile. Ancora più improbabile – determinerebbe reazioni violentissime nell’elettorato grillino, come già si vide per l’ipotesi (avanzata da Grillo in persona) di candidare Di Pietro a Presidente della Repubblica – che il M5s possa congiungersi mostruosamente con l’aborrito PD. Lì ci sarebbero i numeri, ma è come parlare di Trump che lascia Melania per Michelle Obama. E segnerebbe, comunque, la fine immediata del ‘grillismo’, la cui identità dipende esclusivamente dalla contrapposizione feroce a FI e PD. Ad ogni modo, ci torniamo fra poche righe.

E’ difficile che gli esiti elettorali contraddicano netttamente quanto siamo andati elencando. Il voto è polarizzato da tempo, anche a causa della successione infinita di Premier non votati e di tematiche, quali fisco e immigrazione, che hanno esasperato e ‘determinato’ la popolazione. S’è già visto che i consensi di Berlusconi non vanno a Renzi – con l’eccezione, irripetibile, delle famose europee, in cui la paura per l’allora novità Grillo fece novanta – e viceversa. Il voto over 60 è appannaggio dei due centristi, è vero. Ma al di sotto delle canizie il PD non ha chance e il centrodestra dipende completamente da Fratelli d’Italia e Lega. Da il Fatto:

il fatto sondaggi

Precari e disoccupati, insieme, sono maggioranza fra i non pensionati e – dato da non sottovalutare – ci sono milioni di single e senza figli. La cui attitudine al ‘rischio’ è per legge di natura assai superiore a quella dei coniugati, specie se con prole. Alla sinistra, chiusa nei suoi recinti statali e parastatali (come il voto romano dimostrò al di là di ogni dubbio, fra Parioli e San Lorenzo), è pertanto preclusa numericamente ogni possibilità di governo. E, per colpa di nostra sorella morte corporale, più il tempo passa più il centrismo italiano torna alla casa del Padre, senza adeguati sostituti.

voto quartieri roma

Gentiloni non sarà mai più premier di alcunchè, semplicemente perchè non esistono i numeri nel paese. Che in realtà non esistevano nemmeno prima: solo l’abuso incostituzionale del premio di maggioranza, capace di trasformare il 30% del PD – pari a quello della destra e del M5s, nel 2012 – in un 55% aveva reso possibile la successione Monti – Letta – Renzi – Gentiloni. Questi sono i fatti. Ma nessuno li analizza… tutti preferiscono credere che, come sempre, il pantano centrista troverà una strada per non cambiar nulla. Si continua a sperare – a o temere – un inciucio PD/FI, che non sfiora nemmeno il 40%. Oppure, per ovviare al grave limite dell’impossibilità, a raccontare che a Grasso possa esser affidata la missione di fondere Liberi e Uguali con un Partito Democratico derenzizzato, magari a guida Emiliano, per infine sommarsi al M5s, quest’ultimo sostenuto da gente addestrata da dieci anni a odiarli a morte… sulla base di nessuna affinità di programma. Rifacciamo i conti: 6% LeU + M5s 27% fa 33%. Il 18% mancante dovrebbe venire dal PD, il cui destino sarebbe quindi spaccarsi in due, perchè non tutti vorrebbero Università ‘gratis’, euroscetticismo e giudici in cabina di regia. Una parte confluirebbe quindi con FI nella nuova Democrazia Cristiana. Forza Italia a sua volta si spaccherebbe in due, con una fuga verso FdI e la Lega di chi non se la fida di stare gomito a gomito con Renzi e Alfano, col Vaticano a tirare i fili. Non siamo di fronte all’impossibile, ma all’assai improbabile. Una simile opzione, peraltro, renderebbe impossibile la calata di Draghi, subito dopo la fine del suo incarico alla BCE. Impossibile è, infatti, che Grillo possa sostenerlo. E Draghi, sappiatelo, rappresenta l’ultima risorsa farlocca del centrismo clericale italiano. Un Monti potenziato, come Gandalf dopo la lotta col Balrog. Non più grigio, ma bianco. Qualsiasi ipotesi di Premier centrista dovrebbe invece poter sempre esser Letta (con la maiuscola, si intende) come prefigurazione dell’avvento di Super Mario

L’uovo di colombo

Esaurite queste fantasiose soluzioni, il commentatore medio non sa far altro che paventare nuove elezioni. Sempre in attesa di Draghi, si intende. Possibili, certo… Ma solo dopo aver analizzato un’altra maggioranza, ipotetica sì, ma che avrebbe numerosi punti programmatici di contatto e la forza numerica per governare. O avvicinarvisi molto, molto più di chiunque altro. Avrete notato che il Movimento Cinque Stelle ha ormai pubblicamente abbandonato la sua torre d’avorio. Per non subire le conseguenze elettorali di un’ulteriore turnata sterile, nonostante il pienone di consensi, Di Maio si è più volte espresso in questi termini:

M5s alleanze

Ora, abbiamo visto che M5s non può allearsi con gli aborriti FI e PD, pena suo decesso e magma irrecuperabile in Parlamento. Grasso, d’altronde, non gli basta. Non dimenticate che stiamo ragionando nell’ipotesi in cui il centrodestra non avesse la maggioranza di Governo, alla urne… Quali sono i due partiti che abolirebbero domani la legge Fornero, che han fatto crollare l’ultimo tentativo di Ius Soli, che sono euroscettici da quando esistono, che sono giustizialisti e ‘anti Bilderberg’ e ‘anti Soros’, oltre ai grillini, si intende? La Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Andiamo a contare, come sempre alla grossa, i voti prevedibili. 27% + 16% +6%. Siamo al 49%. Con un po’ di fortuna – o sfortuna, dipende da chi guarda – all’uninominale, potrebbero farcela. Poniamo che il Presidente Mattarella dia a un Mr.X, diciamo Maroni, il mandato esplorativo. E che questi non riesca – abbiamo visto quanto è difficile – a coagulare intorno al Centrodestra altri 50 onorevoli. Per esplicita previsione costituzionale, Mattarella non può in automatico sciogliere le camere se esiste altra possibilità di formare un governo. Il secondo mandato sarebbe di Di Maio. Al suo ‘chi ci sta?’ potrebbero aggiungersi senza insormontabili difficoltà – gli elettorati sono confinanti, in buona parte – Salvini e Meloni. Questa è in realtà la vera opzione probabile, al momento. Ed è infatti quella che preoccupa moltissimo tutte le altre segreterie, da più di un anno. Senza che ve lo vengano a raccontare. Ma non solo le segreterie… è la fine del centrismo, del moderatismo, della democrazia bloccata italiana. Un salto nel buio di matrice populista nel terzo millennio. La fine del Novecento e della seconda Repubblica. Preoccupa tutto l’establishment italiano e – come s’è visto – europeo.

Salvini ha due Maroni così

Concludendo, se le urne daranno al centrodestra la maggioranza per governare

  • Berlusconi è avanti, il Premier sarà forse Maroni. Della Lega
  • Salvini è avanti, il Premier sarà Salvini. Della Lega

Se invece il Centrodestra non avrà la maggioranza per governare, c’è la concreta possibilità che la Lega possa essere decisiva in un Governo di scopo del Movimento Cinque Stelle. Dovesse Grillo rifiutarsi, pagherebbe alle urne il prezzo elettorale – salatissimo – di quest’ennesima, voluta, inutilità. E indovinate buona parte dei suoi elettori dove finirebbero? Al PD? A FI? Alla Lorenzin? A Lupi? Temo di no. Qualcuno da Grasso, qualcuno da Meloni, parecchi da Salvini.

Puo’ piacervi o meno, ma Salvini è al momento il politico di gran lunga meglio messo sulla scena italiana.

Ci saranno altre occasioni in cui precisare, migliorare, correggere e completare le ragioni di quanto siamo andati scrivendo. Ogni contributo, anche in totale opposizione, sarà assai gradito. Ma per ora la pre-visione di Theleme è questa. Infissa, come molte andate a buon fine, nel marmo di WordPress.

 

 

 

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7 commenti su “Quei due Maroni rivelatori: dopo le elezioni si passa da Salvini

  1. Gianni Benedetti ha detto:

    Eminenza,
    leggerLa è un piacere e un ricostituente di logica!
    Analisi del tutto condivisibile la Sua, ma mi permetto di osservare che l’asserzione “La destra è in vantaggio netto, ma non ha maggioranza di seggi in entrambi i rami del Parlamento, nè vi si avvicina davvero. Si parla di un 36% da cui è difficile schiodarsi e di almeno 50 seggi mancanti” parrebbe confutata dagli ultimi sondaggi e da qualificate valutazioni secondo le quali col 40% dei voti si avrebbe la maggioranza assoluta dei parlamentari. A questo proposito mi pare razionale affermare che la dialettica FI-Lega (che la stampa presenta come criticità!) in realtà è una raffinata tattica comunicativa per cui i due partiti potranno “usare esche diverse per pescare in mari diversi” (cit.) al fine di incrementare il totale pescato per cui quel 36% parrebbe destinato ad accrescersi.
    Resta inteso che la valenza positiva di detta dialettica riguarda SOLO il momento elettorale, cosa ben diversa e distinta dall’esercizio della governance.
    Con tutta la mia stima, La saluto con osservanza.
    Gianni Benedetti

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    • Abate di Theleme ha detto:

      troppo gentile.

      Ad ogni modo, la soglia per ottenere una maggioranza certa, con questa legge elettorale, sarebbe il 45%. Almeno così dice il Professor Pasquino, che non è l’ultimo arrivato:

      ‘…per essere sicuri della vittoria bisogna raggiungere il 45-46%, poiché a questa quota c’è un “premio” implicito insito nel meccanismo. Il 40% non basta. E, per come stanno le cose adesso, nessuno avrà la maggioranza…’ https://gianfrancopasquino.com/2018/01/10/vittoria-a-quota-46/

      Non sono sicuro serva il 45%, ma che il 40% non basti è opinione diffusa, fra chi s’occupa di queste alchimie… quel che dice lei è possibile, anzi è ciò che fanno, ora come ora. Ma il conflitto è reale: Berlusconi non è più il ras del centrodestra e questo cambia moltissimo le carte in tavola. Se ci pensa, in Sicilia han candidato un ex MSI ora FdI. A Ostia idem. In Lombardia dopo Maroni c’è Fontana – quando lo scrivevo con certezza, certezza non era. Ora lo è – e pare che persino in Lazio Gasparri possa a sorpresa cedere il passo a Pirozzi, ancora Lega.
      Laddove ci sia, la maggioranza, troveranno il modo di convivere. Anche se non scommetterei sulla durata. Se non ci sarà, liberi tutti. In ambedue gli scenari, Salvini è quello con più sponde. Questo era il senso del post.
      Grazie per il commento, assai puntuale. A presto.

      AdT

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  2. […] Nell’analizzare le ridotte chance di accordi post elettorali, giorni fa ci siamo soffermati su due dichiarazioni molto interessanti. Ecco la prima, di Bill Emmott: […]

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  3. […] ad essi – manca sempre un numero cospicuo di seggi parlamentari, in specie alla Camera. Questo l’argomento del primo post dedicato all’analisi dell’intricata situazione e…, che individuava però nella Lega di Salvini il partito ‘meglio messo’ per approfittare […]

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  4. […] ad essi – manca sempre un numero cospicuo di seggi parlamentari, in specie alla Camera. Questo l’argomento del primo post dedicato all’analisi dell’intricata situazione e…, che individuava però nella Lega di Salvini il partito ‘meglio messo’ per approfittare […]

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  5. […] e il PD ne ha in tutto 52); 3) oppure che il M5s si unisca alla Lega più Fratelli d’Italia, la prima ipotesi che avanzammo, mesi fa. […]

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  6. […] la strada che porta a casa dell’alchimista di numerose e gustose molliche di pane… la prima immaginava – in sintonia con varie segreterie ma nessun sondaggio – che fra Berlusconi e Salvini […]

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