La Polonia è un lose-lose per la UE: il recovery è a rischio, a Glasgow la guerra mondiale di Morawiecki

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Un breve riassunto dell’accaduto

Ci siamo più volte occupati della questione aperta dalle scelte politiche e giuridiche del governo polacco: per approfondire la vicenda per come si è sviluppata nei mesi, suggeriamo di utilizzare questi collegamenti ipertestuali: UNO e DUE . Anche perché vi sono ben poche alternative, avendo i media mainstream quasi completamente ‘dimenticato’ di informare al riguardo, nella speranza, condivisa dalla politica europea, che tutto si risolvesse in qualche concessione aggiuntiva per Varsavia, e stop. Solo dopo che l’ipotesi peggiore è divenuta realtà, come ampiamente prevedibile, tale atteggiamento è drasticamente mutato. Ma mai l’analisi dell’accaduto, che ancora oggi risulta completamente erronea ed in linea con le vecchie ‘previsioni’ smentite ormai dai fatti.

Per tagliar corto, la Polonia ha sostenuto a lungo, in varie sedi, che la propria legislazione costituzionale NON fosse inferiore in grado alla normazione di fonte europea e che le modifiche apportate dal legittimo governo polacco secondo le leggi polacche ad aspetti inerenti la magistratura, la regolamentazione dei media, la questione delle energie non rinnovabili, i temi LGBT etc. non ricadessero nella sfera di competenza attribuita dai trattati europei alle istituzioni dell’Unione. Lo scontro si è focalizzato sull’indipendenza della magistratura, sottoposta ad un neonato ‘tribunale costituzionale’, ed il governo di Kaczinsky e Morawiecki ha domandato alla propria Corte Costituzionale se fosse la Costituzione polacca o la legge UE ad avere l’ultima parola. La sentenza è stata rinviata molte volte, ma s’è materializzata di colpo quando il commissario Gentiloni e la Presidente della Commissione Von der Leyen hanno apertamente collegato l’erogazione dei fondi del recovery – procurati a debito perché teoricamente giustificati dall’esigenza inderogabile ed urgente di sostenere le economie europee colpite dall’epidemia di Covid – all’accettazione della ‘supremazia’ normativa’, alias rule of law, di Bruxelles. In quanto tali risorse sarebbero si emergenziali, ma al tempo stesso condizionate ad una serie imponente di trasformazioni politiche, amministrative, economiche e persino culturali, da operarsi in quattro e quattr’otto da parte degli Stati membri, secondo la paradossale logica delle istituzioni europee. Tale richiamo all’ordine, nonché esibizione di supposta forza, ha generato quale unico risultato l’ufficializzazione della tanto temuta sentenza: per la Corte Costituzionale polacca, composta ampiamente da giudici assai vicini al partito di maggioranza relativa ed al Governo, la legge UE non è superiore alle norme della Carta Costituzionale polacca. Ciò che non è espressamente indicato nei trattati, per il governo polacco, NON può essere soggetto all’arbitrio della Commissione. Naturalmente la posizione della UE è diversa, chi è membro accetterebbe di soggiacere anche al ‘diritto evolutivo’ promanante dalle decisioni delle corti europee, che hanno finito per allargare molto l’ambito delle competenze delle istituzioni sovranazionali.

Le coordinate del problema: il recovery plan è a rischio

Il problema è giuridico solo in apparenza. In effetti, nonostante quel che è stato detto e scritto, la Commissione e più in generale la Comunità Europea NON possiede alcuno strumento reale di pressione nei confronti di uno Stato che non voglia adeguarsi: è solo per convenzione, e per reciproco interesse, che si finge invece il contrario. Già i romani avevano ben compreso che norme non sanzionabili erano norme solo di nome: la sanzione e l’apparato che può in concreto realizzarla, laddove non sia spontaneamente adempiuta, non possono essere disgiunti. La Comunità Europea in alcun modo ha davvero soppiantato gli stati nelle loro funzioni fondamentali: è d’esperienza quotidiana la differenza abissale che separa le nazioni europee nel campo della difesa, dell’ordine interno, della politica estera, della formazione scolastica, del fisco, della magistratura e via dicendo. Ovvero tutto ciò che qualifica un organismo statale, per quanto lasco, magari al modo degli Stati Uniti d’America, loro sì vera Confederazione fra Stati. L’interesse della Polonia, per come individuato dal suo governo legittimamente eletto, NON coincide più con la prosecuzione di tale convenzione. E poiché ogni stato viene identificato dalla volontà del suo Governo, questa è la volontà del popolo polacco, sino a prova contraria elettorale. Non esistendo pertanto una ‘polizia sovranazionale’ agli ordini della Commissione Europea, o del Consiglio, che possa concretizzare una sanzione; non essendo stata prevista nei trattati europei una procedura di espulsione di Stato Membro, poiché si volle puntare sempre sull’inclusività e sulla naturale espansione del progetto; potendosi attivare esclusivamente una modalità di ‘sospensione del voto’ (ex art.7), che richiederebbe però l’isolamento assoluto della nazione ‘colpevole’, in quanto necessita dell’unanimità di membri tranne quello ‘sub judice’ – ma, come vedremo a breve, la Polonia NON risulta isolata – si riducono al lumicino le possibilità effettive di far subire a Varsavia conseguenze nefaste per il suo comportamento ‘antisociale’, diciamo. Consistendo quindi in codeste sanzioni:

  • non restituire alla Polonia, in tutto od in parte, quanto da essa versato come quota di partecipazione alla Comunità, quando essa normalmente percepisce ben di più;
  • non erogare alla Polonia la sua quota, già stabilita, di recovery plan, a causa della mancata realizzazione delle riforme poste a fondamento di tali erogazioni, al momento della firma dei patti avvenuta alla fine dell’anno passato

La prima ipotesi è assai al di là di quanto immaginato dalla legislazione UE, finendo per costituire un precedente molto ingombrante e preoccupante per le altre nazioni. Esporrebbe per di più alla mancata erogazione della quota da parte del Governo polacco e ad una quantità enorme di contenziosi bizantini presso le Corti Europee. Nel frattempo il bilancio europeo risulterebbe ulteriormente lesionato, dopo la dipartita della Gran Bretagna che ha lasciato il segno, e la stabilità della Comunità profondamente compromessa.

La seconda ipotesi esporrebbe l’intera procedura del recovery plan, o PNRR, al rischio di essere interrotta a tempo indefinito, all’atto pratico di essere quindi abbandonata. In quanto è vero che la Commissione può, anzi deve, vagliare gli adeguamenti di ciascuno Stato, prima di erogare ciascuna tranche di risorse, ma è anche vero che decisione comune dell’epoca fu attribuire a ciascuno Stato la possibilità di interrompere l’erogazione di tali tranche a favore di ogni altro stato, indipendentemente dalla decisione della Commissione, sottoponendola ad un vaglio del Consiglio d’Europa, dalla procedura assai poco dettagliata e dai confini temporali mai precisati. Qualora la Polonia subisse la mancata erogazione, insomma, potrebbe bloccare quella a favore di qualsiasi altro. NON avendo poi la Commissione mai ricevuto le ‘own resources’, risorse proprie, che l’avrebbero almeno resa indipendente nell’emettere Eurobond, ciò amplificherebbe gli effetti a cascata, specie in danno degli stati strettamente dipendenti dal ‘debito collettivo’ made in Bruxelles. Come abbiamo scritto in passato, la Polonia – ed anche l’Ungheria che la spalleggia – pur subendo conseguenze economiche non indifferenti, potrebbero cavarsela da sole. Nazioni come l’Italia, no. E ciò è notorio, pacifico ed assolutamente rilevante, quando si parla di ‘rapporti di forza’.

Le prime reazioni nella Comunità

La burocrazia europea, ad ogni livello, come pure le sue istituzioni, specie Commissione e Parlamento, ha reagito con estrema durezza, verbale si intende, alla decisione della Corte polacca ed alle posizioni, sempre meno concilianti, del Governo Morawiecki. Un coro di ‘urge la massima severità’, ‘non si possono fare concessioni al sovranismo’, ‘obbligate la Polonia ad adeguarsi’, s’è levato da ogni ufficio di Bruxelles, da ogni Università europea, da ogni fondazione. Il Parlamento si è recentemente espresso senza mezzi termini:

In una risoluzione adottata giovedì con 502 voti favorevoli, 153 contrari e 16 astensioni, i deputati hanno sottolineato che il Tribunale costituzionale polacco manca di validità giuridica e indipendenza e non è qualificato per interpretare la costituzione del paese… Il Parlamento chiede che il denaro dei contribuenti dell’UE non venga dato ai governi che “flagranti, intenzionalmente e sistematicamente” minano i valori europei, invitando la Commissione e il Consiglio ad agire … I deputati sottolineano che queste azioni non hanno lo scopo di punire la popolazione polacca, ma di ripristinare lo stato di diritto alla luce del suo continuo deterioramento e invitano la Commissione a trovare meccanismi che consentano ai finanziamenti di raggiungere i suoi diretti beneficiari.

Insomma, molto più severi col partito di Kaczinsky che con i talebaniche continuano a decapitare donne – a cui si chiede francamente meno per ‘consentire ai finanziamenti di raggiungere i suoi beneficiari’. E non diciamo per celia, basta informarsi presso il G20, anzi chiedere a Mario Draghi.

I conti Gentiloni e Von der Leyen, autentici amici del popolo e della libertà, hanno rincarato la dose:

… finora gli impegni a rispettarli [i diktat della Commissione] non sono sufficienti per poterli approvarli [i fondi per la Polonia] e per questo siamo fermi da alcuni mesi e non da alcuni giorni!

Non permetteremo che i valori Ue siano messi a rischio. La Commissione europea agirà. Le opzioni sono ben conosciute: le procedure di infrazione, il meccanismo di condizionalità e altri strumenti finanziari. E l’articolo 7, uno strumento potente su cui dobbiamo tornare…

Abbiamo però già visto perché l’articolo sette NON è destinato a risolvere la questione, come le dichiarazioni del governo ungherese confermano (chi lo desidera può anche andare a cercare le posizioni di Jansa sul caso, qui basti Orban):

Il primato del diritto dell’Ue dovrebbe applicarsi solo nelle aree in cui l’Ue ha competenza e il quadro giuridico è stabilito nei trattati istitutivi dell’Ue… Il primato dello stato di diritto non è nei trattati, è molto chiaro… Ciò che sta avvenendo è che le istituzioni Ue stanno aggirando i Trattati. I polacchi hanno ragione. La vera linea divisiva è tra buon senso e non sense… le sanzioni alla Polonia sono ridicole

Sarebbe anche superfluo riportare le parole del Premier Polacco, non fosse che mostrano al di là di ogni dubbio il suo non essere intimidito:

Se volete uno superstato europeo dovete chiederlo agli Stati e alle popolazioni europee se e’ questo che vogliono. Il diritto primario e’ incarnato nella Costituzione polacca e viene prima di qualunque altra fonte di diritto: questo elemento non puo’ essere aggirato… Non rimarremo in silenzio mentre il nostro Paese viene attaccato, anche in questa Aula, in modo ingiustificato e imparziale… Respingo la lingua delle minacce e delle imposizioni. Non sono d’accordo che dei politici minaccino e terrorizzino la Polonia… Nel ventesimo secolo due volte abbiamo pagato con tante vittime e la nostra lotta per la democrazia: nel 1920 salvando Parigi e Berlino dagli attacchi Bolscevichi e poi ancora contro il terzo Reich durante la Seconda Guerra mondiale, poi ancora una volta negli anni Ottanta, quando Solidarnosc ha dato la speranza di rovesciare il sistema totalitaristico russo.

L’escalation di Glasgow

Decisivo è risultato, per far precipitare del tutto la situazione, l’intervento del Premier olandese Rutte, il quale non riesce ancora ad avere una maggioranza a sei mesi dalle ultime elezioni, ma si spertica in lezioni di Democrazia a chi invece ne gode da anni. Egli ha dichiarato apertamente che alla prossima riunione del Consiglio Europeo userà la procedura di veto individuale di cui abbiamo parlato, in danno della Polonia, per impedirle di ricevere la sua quota di recovery. Ciò ha causato l’immediata rappresaglia di Varsavia, in termini che sono evidentemente suonati catastrofici per le grandi capitali europee:

La sequenza deve essere chiara: prima il Recovery fund, poi la discussione sul clima

Ora, la Comunità Europea ha aderito pienamente all’impostazione per cui il cambiamento climatico sarebbe la prima minaccia per il genere umano, che l’avrebbe provocato con sue emissioni industriali. Si augurava massimamente, quindi, di avere un ruolo guida nel dibattito che si svolgerà a Glasgow dal 31 Ottobre al 12 Novembre di questo anno; Ursula Von Der Leyen ha più volte dichiarato che la Comunità Europea ‘farà di tutto’ per la sua buona riuscita. Ahilei, l’Unione NON può decidere nulla di nuovo se non all’unanimità, men che meno guidare il Mondo su ardue posizioni, proponendo un’omogeneità globale che non ha nemmeno al suo interno. L’interdizione di Varsavia – che non ha nessuna intenzione di uscire dalla UE, come più volte ripetuto dal suo Governo, e che nessuno può ‘cacciare’, specie in tempi brevi e senza infiniti contenziosi – si rivela immediatamente micidiale. Ed a questo punto gli stati più interessati alla non demolizione delle loro politiche nazionali incardinate della dimensione europea, o se volete alla non demolizione della dimensione europea incardinata nelle loro politiche nazionali, fra il sacrificare la credenza illusoria dell’euroburocrazia in una forza che non esiste, oppure l’intera baracca messa in piedi con 70 anni di sforzi, hanno scelto la prima dolorosa opzione.

Contrordine compagni dell’URSE, abbiamo scherzato

La Germania della Merkel a fine mandato – con un governo futuribile in gestazione, zeppo di problemi in realtà irresolubili – è stata la prima ad aver intuito i rischi per la Comunità Europea, molto più che per la Polonia, di questo scontro frontale su questioni potenzialmente distruttive. Eccola già una settimana fa tirare il freno alla Commissione – ed all’Olanda – con sagge parole:

Una valanga di cause legali alla Corte di giustizia europea non è la soluzione al problema dello Stato di diritto…  Il tema sul quale discutere è come gli Stati membri immaginano che sia l’Unione europea, se un’Unione sempre più integrata o un’Unione composta da più Stati nazionali… è una questione politica, non certamente solo un problema tra la Polonia e l’Unione europea

Naturalmente, accettare che la Polonia si sottragga alla ‘rule of law’ significa creare un precedente gravissimo, col rischio che la UE ritorni ad essere molto più simile al Mercato Comune Europeo che al sogno dell‘Unione delle Repubbliche Socialiste Europee (URSE), il nome ufficiale scelto da Theleme per la neoUE, Ma vederla esplodere negli ultimi giorni del suo mandato, magari col crac a seguire dell’Italia dell’amico Draghi, per la Merkel sarebbe certamente peggio. Da salvatori dei popoli a loro flagelli, senza soluzione di continuità. Anche la Francia di Macron, che ha a cuore tutto l’est europeo in chiave antiturca, s’è dopo un po’ accodata. E finalmente la grande stampa internazionale, obtorto collo, ha davvero iniziato a prendere sul serio la cosa ed a parlarne con maggiore oggettività e realismo:

poland hurt

Ed ecco che immediatamente Ursula Von Der Leyen lascia perdere l’articolo 7 del trattato e addiviene a molto più miti consigli, rimandando ogni decisione al tempo in cui la Corte Europea di Giustizia si sarà espressa sui ricorsi di Polonia ed Ungheria. Questa è la credibilità dei personaggi che incarnano le istituzione europee, sia detto senza acrimonia: è un fatto oggettivo.

la Polonia deve ripristinare un sistema giudiziario indipendente, chiudere il pannello disciplinare per i giudici presso la Corte suprema e consentire ai giudici sospesi di tornare al lavoro… la UE non lancerà un nuovo ‘meccanismo di condizionalità’, attraverso il quale Bruxelles può bloccare l’erogazione di fondi dell’UE a uno Stato membro che non rispetta le regole dell’UE, prima che venga annunciato un verdetto pertinente della Corte

Nonostante Macron abbia aggiunto come, a questo punto, ci si attendesse ‘un gesto concreto’ da parte di Varsavia per dirimere la controversia sulla ‘rule of law’, questi sono stati i risultati odierni dell’apertura ‘concessa’, ma in realtà palesemente obbligata:

Cosa accadrà se la Commissione europea darà inizio alla terza guerra mondiale? Se iniziano la terza guerra mondiale, difenderemo i nostri diritti con tutte le armi a nostra disposizione… Se qualcuno ci attaccherà in modo completamente ingiusto, ci difenderemo in ogni modo possibile… Riteniamo che questo sia un approccio già discriminatorio e un tipo di diktat. Ma se peggiorerà, dovremo pensare alla nostra strategia

Per essere un’intervista rilasciata dal Premier polacco al Financial Times, niente male. E sebbene leggerete su media tonti o finti tonti che il portavoce del Premier, dopo l’intervista, abbia ammorbidito i toni, ciò non è vero per nulla. Era proprio il minimo precisare che, quando Morawiecki parlava di ‘terza guerra mondiale’, egli non intendeva esattamente cannoni e ordigni nucleari, ma utilizzava ‘un’iperbole’. E’ vero che chi si accontenta gode, ma se questo è ammorbidire quel che abbiamo letto…

Conclusioni, lose-lose

Il meeting di Glasgow sarà decisivo molto più per la UE che per il Pianeta. Nessuna soluzione si intravede, i toni sono tutt’altro che abbassati, la posizione comune sul clima sembra assai a rischio, il recovery europeo è pesantemente minacciato. Sembrerebbe quasi la Polonia NON abbia interesse al compromesso e voglia piegare l’Unione ed il suo progetto, sapendo di poter riuscire. Quasi fantascienza… ma analizzando governi e politiche di un asse centrorientale europeo che ricorda moltissimo la vecchia AustriaUngheria, Austria inclusa, dalla Serbia alla Repubbliche Baltiche – vedi ad esempio la questione dei ‘muri antimigranti’ – qualcuno più avvertito dei burocrati europei, dei politicanti medi e della maggior parte dei giornalisti un paio di domande potrebbe anche farsele. L’Unione Europea, in ogni caso, non tornerà più la stessa di qualche mese fa: per la Commissione – e molti stati membri, soprattutto Germania e Italia – qualsiasi scelta comporterà una grossa perdita, un lose-lose che nel breve periodo non potrà mai essere recuperato. 

2 commenti su “La Polonia è un lose-lose per la UE: il recovery è a rischio, a Glasgow la guerra mondiale di Morawiecki

  1. […] molto più fragile di quanto raccontato – ‘recovery fund’, sono andati sempre peggio, a causa di forti frizioni geopolitiche, ammantate da scontro culturale e giuridico, con l’area…, mettendo in discussione l’intero ‘Next Generation UE’, quindi la sostenibilità […]

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  2. […] la grande debolezza attuale dell’eurozona – vieppiù evidente, Ecofin dopo Ecofin, per via dello scontro frontale con Visegrad e l’inflazione galoppante – e la presenza in parlamento di centinaia di onorevoli senza […]

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