Post verità e post referendum: ‘niente voto’, grida la partitocrazia mentre collassa.

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Vespilloni neoDC a confronto

Chiediamo venia ai lettori di Theleme: prevedevamo un netto successo del NO. E invece è stato abissale.

Cosa si deduce dal voto referendario. Tanta gente alle urne, mentre il consenso elettorale del PD è al lumicino. Facciamo due conti a braccio, altro che 40%.

PD, Confindustria, parrocchie, Coldiretti, banche, show business, media, sondaggi etc. non hanno spostato una sola scheda. E il Papa si incazza.

La terribile ‘post verità’ è solamente una verità obbligata: il paese in ostaggio dei suoi rappresentanti.

Legge elettorale proporzionale, ultima recita della partitocrazia nel mondo ostile del web. Scacco matto alla neoDC.

L’irrilevanza del prossimo premier, chi sia sia.

In I (tanti) motivi per cui il No prevarrà al referendum: la politica (I)

avevamo immaginato un successo netto del fronte avverso alla riforma costituzionale, per almeno dieci punti percentuali, con un’affluenza compresa fra il 50% ed il 60%. A conti fatti, invece, quest’ultima è stata nettamente più elevata – il 69% – e la distanza fra SI e NO ha sfiorato i venti punti. Anche in questa occasione i sondaggi presentati da media e partiti sono stati finalizzati ad influenzare l’elettorato. Ad esempio, per mesi ci han dato conto dello svantaggio del SI – inevitabile, considerato l’abisso effettivo che li separava – dimezzandolo  rispetto al reale. E ciò per non privare di speranze l’elettorato favorevole, anzi tentando di spingerlo alle urne con risibili ‘rimonte’ degli ultimi giorni (immarcescibile direttore di Demopolis, Pietro Vento). I sondaggi sono ormai solo uno – forse il più insincero – degli strumenti di valutazione di cui disponiamo. Per 3 volte di fila (Brexit, Trump, Referendum) chi ha tenuto in considerazione i social network non si è sbagliato.

Se confrontiamo l’ ultimo esito elettorale con quelli immediatamente precedenti, ovvero le politiche del 2013, le europee del 2014 e le amministrative 2015 e 2016  – cui abbiamo dedicato ampi interventi del passato, sia allo scopo di predirne gli esiti che di comprenderli ex post – scopriamo un numero notevole di tendenze interessanti:

  • quel 10, 15% di affluenza in più rispetto alle previsioni segue perfettamente l’evoluzione del voto alle amministrative. Esso appartiene quasi interamente all’elettorato di centrodestra, astenutosi a lungo dopo le figuracce (e le traversie giudiziarie) di Silvio Berlusconi
  • il 40% del fronte del SI è costituito principalmente da elettori del PD, ma non interamente. Per pesarlo politicamente, da esso vanno scorporati i voti UDC, quelli non trascurabili provenienti da FI, i dissidenti di M5s e Lega. E solo parzialmente reintegrati i voti in libera uscita della minoranza  PD, che era apertamente per il NO. In conclusione, saremmo intorno al 29%, non fosse che alle elezioni politiche vota quasi il 10 per cento in più che a questo referendum. Ne consegue che il PD non supera il 25% nazionale. Come già avevamo intuito mesi fa, in seguito all’ultima tornata amministrativa.
  • Per di più, la componente di voto per il NO dei minori di 45 anni è stata elevatissima. Ben oltre il 60% medio. Ciò depone malissimo sulle chance del Partito Democratico (anche nel breve periodo), legato indissolubilmente ad un pubblico assai maturo, ai suoi privilegi, alle sue ansie.

  • Se quanto scritto sopra è vero – e lo è – il PD non sarebbe affatto la prima forza politica del paese, ma la terza. Dopo FI-Lega e M5s. Nella migliore delle ipotesi la seconda.
  • Nel Partito Democratico non c’è nessuno con cui sostituire Renzi ed il cosiddetto ‘giglio magico’ (che poi di magico non ha proprio nulla, carta canta). Impossibile immaginare un ritorno a Bersani e D’Alema. Ma quasi altrettanto arduo immaginare la sopravvivenza di Renzi, Boschi, Calenda, Lotti e via discorrendo.
  • Nonostante ogni pressione propagandistica – dalla classica lettera nella buca postale alle pressioni aziendali, dalle grida della stampa internazionale agli hashtag #bastaunsi sponsorizzati (persino durante il silenzio elettorale) – più l’appoggio aperto dei maggiori potentati italiani (ACRI, Confindustria, Coldiretti, parrocchie, sindacati centristi etc.), di tutto il mondo dello spettacolo e di quasi tutto quello dell’informazione, di Morgan Stanley e della Comunità Europea, non un solo voto è stato spostato dal prevedibile. Se non in direzione opposta alla desiderata. Ecco che chi di politica e propaganda (fide e non) davvero se ne intende, ovvero un Papa gesuita, esorta tutti a piantarla con parole di fuoco (traduzione ‘mangiamerda’), in quanto s’è visto che non funziona più, anzi è controproducente. Essenzialmente affibbiamo la demenziale elaborazione ideologica nota come ‘post verità’ alla verità obbligata dal corso degli eventi storici.

Queste semplici, banali, considerazioni sono sufficienti per provare a dedurre quel che seguirà. Renzi, come era ovvio, ha presentato le sue dimissioni. Naturale che punti ad immediate elezioni, per giocare ancora sulla debolezza della proposta politica degli opponenti – impossibilitati ad accordarsi – e soprattutto sulla paura di quella parte matura di elettorato che trema alla sola idea del rischio che correrebbero le sue pensioni, o le sue rodate consulenze, con Grillo a Palazzo Chigi.

matta-napolitanoOgni ritardo in questo senso lo logora immensamente, riducendo le sue già ridotte chance di tornare a contare qualcosa in politica. Ma poiché Mattarella – debitamente istruito a riguardo – intuisce la verità sul consenso reale del PD nel paese, egli non si fa illusioni e non partecipa all’azzardo estremo di Renzi, sperando di evitare elezioni rischiosissime per la sinistra. A questo punto non resta che dire quel che, infatti, è già stato detto: o un governo di intese larghe (logorerebbero tutti i partecipanti, sfavorendoli in egual misura), oppure, nuovamente, la minaccia di elezioni immediate. Quest’ultima sino a settembre 2017 assai spuntata, perché gli onorevoli in carica matureranno il diritto al celeberrimo vitalizio solo allora. Moltissimi di loro, sia PD che FI che M5s, sanno di non metterci mai più piede: Il paese è insomma ostaggio dei suoi rappresentanti – ai quali sarebbe stato molto meglio dare il vitalizio sin dalla prima ora, paradossalmente – e dei loro eletti (Premier e Presidente della Repubblica). Difficilmente ne uscirà, se non per ulteriori, violenti, scossoni internazionali.

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Marina Berlusconi prossima Marine Le Pen? 😉

Nel mentre che si compie questo straziante balletto, determinato esclusivamente dall’interesse fazioso di chi lo balla, le forze politiche potrebbero accordarsi su di una legge elettorale. Naturalmente proporzionale, poiché PD e FI-Lega non vorranno correre il rischio mortale di consegnare il paese al M5s. Il quale è, peraltro, semiconscio di non essere in grado di governarlo: sia le emergenze elettorali che lo scenario internazionale post Trump raccontano come sia il mondo della destra ad aver oggi le chance maggiori di portare al successo qualcosa di nuovo, posto si dimostri in grado di dargli vita. E ne abbia il tempo. Ma che il tempo sia un fattore chiave lo sanno naturalmente sia Renzi che Mattarella…

Lo scenario più probabile, quindi, è quello in cui il PD e FI per il prossimo anno

  1. si congiungano in un abbraccio mortale per ambedue, consacrato dalla libidine di vitalizio di tutti gli onorevoli, Lega e M5s inclusi
  2. partoriscano un’immonda legge proporzionale, con la finalità di arginare il M5s
  3. nauseino del tutto il paese, che ha appena votato contro il PD in solitaria, figuriamoci in combutta col ‘nemico’ di sempre
  4. trascinino la barca oltre il settembre del 2017, cercando di deviare propagandisticamente la rabbia popolare su altri punti, sprofondando nel baratro quel pochissimo che resta della credibilità dei media ufficiali
  5. si separino inevitabilmente dai loro componenti – o alleati – meno centristi i quali sbarcheranno il lunario sbraitando alla luna, rincorrendosi col Movimento 5 stelle in una gara di populismo sfrenato, senza esclusione di colpi. Sicuri di lucrare altro consenso, grazie proprio all’osceno consociativismo governativo.

Che sia Renzi o meno a far da Premier o uno qualsiasi dei suoi ministri o altro misirizzi del PD o sedicente figura istituzionale, è questione del tutto speciosa ed ininfluente. Perché dietro il burattino di turno ci sarà una volta ancora lei, la balena bianca. Una neoDC che spazia dalle correnti più sinistrorse a quelle più destrorse. Giunta al potere per via di strategie di palazzo, al di là di ogni inciampo e in negazione patente della volontà popolare. Il paese reagirà malissimo, non appena potrà, a questo scempio improduttivo e non farà sconti. Dovrà, però, attendere che il voto politico gli sia concesso.

Ad ogni modo, il destino NeoDC è già segnato dal collasso partitocratico: isolata sul piano internazionale; aggrappata ad un Mario Draghi assai meno stabile sulla cadrega di quanto si pensi; superata dalla storia; abbandonata dai giovani a cui non sa cosa offrire; impossibilitata a contrarre quantità di debito adeguate all’assistenzialismo; vincolata ad un progetto migranti che non ha più sponsor; impiccata dalla tasse; erosa dalla libera veicolazione delle notizie via internet; decimata dalla demeritocrazia, che ha finito per ritorcerlesi contro, fa già oggi la conta di quanto poco abbia in controllo le menti ed i cuori del paese reale. Conta che certo non sfugge ai grandi player internazionali: asset fondamentale di ogni altro inciucio del passato, vicino e lontano, oggi del tutto mancante. Chi investirebbe geopoliticamente su di un gruppo di potere, tradizionalmente inefficiente e corrotto, che ha smarrito il suo ultimo vero atout (e valore), quello di indirizzare a piacimento le masse sottoposte? 

Obbligata a mosse repentine, con sempre maggior margine di errore, una delle prossime le sarà certamente fatale. Attenti a non perdervi lo scacco matto.

Ma non perdiamoci neppure la lista delle dichiarazioni mendaci del nostro ex Premier.

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Stay tuned.

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3 commenti su “Post verità e post referendum: ‘niente voto’, grida la partitocrazia mentre collassa.

  1. […] abbiamo ampiamente sottolineato nei giorni trascorsi, l’applicazione pedissequa del parlamentarismo sommata alla totale indifferenza per […]

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  2. Amberly ha detto:

    Thinnikg like that shows an expert’s touch

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  3. […] proposito di Referendum Costituzionale, a nostro parere – dichiarato addirittura al momento di prevederne l’esito – esso ha fatto in qualche modo il paio subalpino con le elezioni americane. Lo sforzo […]

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