Silvio maior de senectute: habemus Letta (Gianni)!

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Emmott e Rotondi, coordinato disposto a naso turato.

Giulio, Giulia e Matteo. Il Palantir dice… quel che leggerete.

Mea culpa di Theleme: dal nipote dello zio allo zio del nipote.

C’è vecchiaia e vecchiaia. Quella di Silvio e coetanei non piacerebbe a Cicerone.

In Germania i trentenni contano, vedi Kevin Kunhert. Da noi nemmeno i quarantenni. Vedi Fratoianni, Speranza et similia.

A proposito.. Calenda, il ‘leader che non si candida’, dove lo mettiamo?

Vivere nell’attesa dell’avvento di Mario Draghi? No, meglio lasciare l’Italia.

Nell’analizzare le ridotte chance di accordi post elettorali, giorni fa ci siamo soffermati su due dichiarazioni molto interessanti. Ecco la prima, di Bill Emmott:

Il primo alleato di Berlusconi è Salvini. Per gli europeisti non è un pericolo anche maggiore dei 5 Stelle?
«Di certo. Infatti l’Europa deve sperare che Forza Italia emerga più forte della Lega: il peggiore risultato sarebbe una vittoria del centrodestra con Salvini davanti».

Più chiaro di così si muore. Poichè il PD è affondato, non rimane che l’argine dello pseudo moderato Berlusconi, storico oggetto di scherno e disprezzo dello stesso The Economist dalle cui colonne Bill scrive. Il passo indietro è così notevole che Emmott è obbligato a ricordare come Silvio rimanga pur sempre ‘unfit’… eppure c’è da turarsi il naso. ‘Turarsi il naso’ significa da sempre votare DC. In effetti possiamo incastrarci perfettamente la seconda dichiarazione, di Gianfranco Rotondi, al quale dobbiamo riconoscere il solito pretesco acume. Leggiamo che dice:

… Suggerisco al mio leader [Berlusconi] di far partire al più presto una grande campagna sul simbolo di Forza Italia, chiarendo che dovrà essere anch’esso sbarrato dagli elettori».

Qual è il rischio?

Mettendo la croce soltanto sul candidato uninominale, il voto viene trasferito automaticamente alla coalizione, ma ripartito proporzionalmente tra tutte le liste collegate. Chi ha più tradizione territoriale e identitaria, come la Lega e magari pure Fratelli d’Italia, rischia di essere assai favorito nel computo finale dei seggi…

… A differenza loro, io ritengo che quel blocco sociale rappresentato dalla Dc abbia trovato in Berlusconi il suo continuatore. Fi è la prosecuzione dei nostri valori in uno schema di partito diverso. La Dc democratica e collegiale, Fi democratica e carismatica. Quando avremo vinto, sarà chiaro che Berlusconi sarà pure il leader del Ppe.

Abbiamo quindi appreso che Berlusconi, riabbracciato dalla Merkel poco tempo fa, non deve dimenticare di ‘spingere’ il suo simbolo. Quello di Forza Italia, cioè la nuova Democrazia Cristiana. Certo, il tentativo d’una nuova DC era già stato fatto con Monti, Enrico Letta e poi Renzi, ma avevano fallito tutti. Ne scrivemmo più che per tempo. Non rimaneva che Silvio, il Cavaliere con parecchie macchie ma ancora in sella. Se a uno stallone o a un ronzino, lo scopriremo il 4 Marzo. Certo non si tratta di Varenne: Emmott si sarebbe risparmiato una ‘chiamata alle armi’ così mortificante, in tal caso. Andiamo però oltre. Come non c’è ‘turarsi il naso’ senza DC, così non c’è DC senza Andreotti. A livello subliminale, il Divo Giulio aleggiava già. Ma quale la mia sorpresa nel rivedere alla ribalta la sua avvocatessa, Giulia Bongiorno, divenuta improvvisamente sodale di Matteo Salvini. E non finisce qui:

Pensa che Andreotti avrebbe approvato il suo passo? “Questa Lega nazionale e concreta l’avrebbe approvata, quella che si preoccupava solo del Nord no”

“Siccome la Lega di Salvini, per prima cosa, ha il pragmatismo nella sua politica, credo che ad Andreotti la mia scelta sarebbe piaciuta”

Insomma, secondo la Bongiorno, Salvini avrebbe oggi la benedizione di Giulio Andreotti. Tocca quindi andare nuovamente in pellegrinaggio da Rotondi, che non s’accontenta di citare Giulio ma vuole addirittura resuscitarlo (e chissà, come vedremo, che non ci riesca):

rotondi andreotti

 

Un certo fortore di negromanzia papalina e di ‘partito unico dell’inazione’ iniziava però a pungere le nari. Ma chi l’avrebbe detto, sino a pochi giorni fa: The Economist a favore di Berlusconi, pur senza mondarlo dello stigma di unfit… però leader possibile del PPE e barriera DC contro Salvini, a sua volta benedetto da Andreotti.  E Massimo D’Alema pro larghissime intese? E quel pensiero d’un Silvio incandidabile e ‘impremierabile’, condito da alcune sibilline uscite riguardo al misterioso nome di un ‘super candidato’, già disponibile ma per ora innominabile… In passato Berlusconi aveva accennato al generale Gallitelli, poi c’era stata la recentissima mossa di Maroni… insomma, che diavolo stava succedendo sottobanco?

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Giulio Andreotti e Giulia Bongiorno

Analizzato in dettaglio il probabile – e persino il poco probabile – a Theleme non s’era però sondato a fondo l’improbabile. Nel caso di una netta affermazione di Berlusconi sui suoi alleati, oltrechè sugli avversari… oppure in presenza di innumerevoli imboscati in ogni formazione politica, pronti a scattare al comando dei grandi burattinai verso una direzione concordata… con Mattarella Presidente della Repubblica, altro pezzo DC da novanta… cosa potrebbe accadere? Uno sforzo profetico sovrumano: si trattava di prevedere, ancora una volta, le diaboliche intenzioni del grande occhio senza palpebra del partito unico della nazione. O ‘del Presidente’. O del centro clericale ossequiente al Vaticano e a parte della finanza e della geopolitica (Cina e Iran in testa): tante definizioni della medesima roba. C’era da azzardare l’uso del Palantir, custodito da Theleme nella sua più alta torre, la cui storia potete leggere qui. Ciò che leggerete è quel che noi, Abate di Theleme, abbiamo intravisto negli abissi insondabili. Penitenziagite, s’il vous plait.

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Gianni Letta, Silvio Berlusconi, Urbano Cairo. Attenti a quei tre.

Interpellata a riguardo, l’ancestrale arcana pietra (ahinoi incrinata) ha mostrato un Letta. Ma non quello che pensavamo, sino a pochi mesi fa… mea culpa, mea culpa, avevamo intuito solo il cognome. Non il nipote dello zio, bensì lo zio del Nipote! Ebbene si, Gianni Letta, l’erede delle scienze andreottiane (ma secondo Bisignani gli manca un pò di spessore ‘mondiale’), il consigliere eterno di Berlusconi, il cavaliere di Gran Croce, il custode dei rapporti col Vaticano e quindi con Dio. Ma senza rinunciare a Goldman Sachs, perchè Dio e Mammona possono convivere… anzi devono. Che errore esserci occupati solo di Enrico, ingannati da quell’anagrafe che in Italia non conta nulla, se non al rovescio. Perchè dimenticare Gianni Letta, in quanto ottantatreenne, quando Napolitano e Scalfari ancora sono in cattedra, strapassati i novanta? Per ‘Silvio Maior’ la prima scelta ai fini d’un governo di unità nazionale che isoli il Movimento Cinque Stelle e diluisca la Lega – in cui è appena sbarcata un’andreottiana, pensa te – sarebbe Gianni Letta. Non è questa la terza età lodata da Cicerone, quella del saggio equilibrato, soddisfatto del sè, che riflette sull’eternità del ciclo della vita e della morte, sull’immanente e l’imperituro. No. A Cicerone questi vecchi rapaci, incapaci di rigenerare i tempi trasmettendo il loro sapere a chi può farlo rivivere, questi vecchioni, con o senza Susanna, sarebbero parsi triviali, abbarbicati a un secolo più che trapassato e alle loro ragnatele di pupi e pupari.

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Susanna e i vecchioni (Artemisia Gentileschi)

Bambini mai cresciuti, incapaci di apprezzare le gioie della loro età perchè ancora avidi di ciò che non spetta più loro. Despoti dei giovani, dei figli e dei nipoti, invece che loro maestri. Del resto, Silvio Berlusconi a 82 anni si ripropone pubblicamente di riformare da capo a piedi l’Italia, nel ruolo di leader. Considerato il caos spaventoso del Paese, è un po’ come se Alessandro Magno avesse tentato la conquista del mondo da vecchio, coi compagni dell’ospizio.

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Gianni Letta s’accarezza Luca Lotti

Controllando qua e là, si può vedere quanto sia ancora arzillo l’ex direttore del ‘Tempo’ dei tempi dei miei nonni. Responsabile degli accordi sui seggi, insieme a Ghedini, premiato a Chieti, autore della saldatura finale con la fatidica ‘quarta gamba’ – strapiena di democristiani all’ultima spiaggia (ma con qualche clientela residua) – Gianni Letta vive una nuova primavera, come scriveva pochi mesi fa Dagospia, facendone l’artefice della riforma elettorale. Incredibile. Ma nemmeno tanto.

La responsabilità di una simile gerontocrazia – che non ha l’eguale al mondo da quando i cinesi si sono svecchiati – è, naturalmente, degli italiani tutti. In specie quarantenni e trentenni, incapaci sia di riformare i vecchi partiti sia di crearne di nuovi. Se nel 2000 tutto quel che siamo stati buoni a ‘inventare’ politicamente l’hanno in realtà inventato Grillo e Casaleggio, nati negli anni ’40 e ’50, è inevitabile che la palla, sgonfia, rimanga sempre fra piedi artritici. Per fortuna, non tutta l’Europa è in queste condizioni. L’Austria ha appena eletto un trentenne, la Francia un quarantenne e proprio in questi giorni un giovane esponente della SPD tedesca ha il coraggio d’opporsi con forza all’ennesima riproposizione della grande coalizione con la CDU, uscita duramente sconfitta dalle urne. E’ proprio il caso di leggere le parole di Kevin Kühnert:

C’è una gran frustrazione rispetto alla cultura della Grande Coalizione e al fatto che il nostro partito non sia stato capace di proporre nuove opzioni di maggioranza

Nelle 28 pagine dell’intesa non c’è una riga dedicata alla generazione del precariato, alla mia generazione, ai milioni di giovani precari

Una GroKo serve solo a “prolungare l’agonia politica di Merkel per altri 4 anni”.

Immaginate non dico un ventottenne ma uno Speranza, un Fratoianni, un Critelli, un Lotti opporsi con assoluta fermezza alla proposta di una grande coalizione, indorata col pretesto sommo dell’antifascismo e della stabilità. Oppure disobbedire a D’Alema, a Napolitano, a Letta, al punto da rischiare di far saltare tutta una trama nazionale ed internazionale, pur di difendere le nuove generazioni e il rinnovamento della nazione dai super garantiti e reazionari baby boomer. O magari dire apertamente in tv che Gentiloni è ‘agonia politica’… Impossibile. Inaudito. Non solo non vi s’oppongono, infatti: spesso ne sono addirittura fan. E’ questo il caso del quarantenne Carlo Calenda, per nulla lontano dalla famiglia Letta. Nominato ministro per la prima volta proprio dal nipote dello zio, Enrico, Calenda viene dalla scuola montezemoliana di Confindustria. Non stupisce sia già un ‘leader’, senza che nessuno l’abbia mai votato. E senza minimamente pensare di candidarsi. Come suggerisce la Gruber ad Otto e Mezzo:

No, non sarà in lui che le giovani generazioni e quelle mediane troveranno un paladino, un innovatore, un propugnatore della palingenesi indispensabile all’Italia clericale e medioevale. Egli è già, invece, una possibile ‘riserva’ per gli ottuagenari già menzionati, oppure un potenziale ministro del potenziale governo Gianni Letta. O addirittura il loro ‘Macron’, come alcuni articoli sulla stampa più accorsata fanno ben intendere, senza bisogno di legger troppo fra le righe.

Insomma, la proposta macchiavellica della partitocrazia italiana è sempre la stessa. Un sommo grigiore, una stasi infinita, una lenta agonia tutta giocata sulla paura dell’ignoto di chi ha qualcosa e teme di perderla. A Gentiloni (se mai avranno i numeri) vorrebbero succedesse Gianni Letta, magari con contorno di Calenda. E a Letta Mario Draghi, post BCE. Altro uomo dal curriculum targato Goldman Sachs. La quale è fra i maggiori negoziatori di titoli del debito pubblico italiano, nonchè detentori di azioni di grande aziende parastatali… insomma, avete capito la partita. Al di là delle intenzioni dei giocatori, che non interessa sindacare, trattasi d’un gioco mortifero la cui naturale tendenza è conservare eternamente le medesime elites al potere e i medesimi popoli a pagarne scelte ed errori, scaricando sulle nuove generazioni le catastrofi ideologiche e finanziarie del passato, senza offrire chance di riscatto e riequilibrio. Ecco perchè il voto in Italia – ma non solo – si sta polarizzando intorno all’anagrafe. Lo scontro non è fra sinistra e destra, entrambe decedute, ma fra Novecento e Duemila, fra ottantenni, sessantenni, quarantenni e ventenni. Le esigenze dei quali sono inconciliabili e irredimibili, a meno di non trovare il coraggio e la lungimiranza di riformare profondamente – e con inevitabile sofferenza – il datatissimo patto sociale ereditato dal passato. Gentiloni, Letta, Berlusconi, D’Alema, Draghi e i loro cloni quarantenni sono la peggiore delle sciagure, poichè si nutrono dell’esistente senza comprendere il presente nè immaginare il futuro.

Turiamoci il naso, proprio come loro chiedono, e votiamo candidati e partiti anche in base all’età. Nonostante le pochissime, mediocri, inadeguate scelte che abbiamo. Passeremo momenti drammatici, dovremo liberarci presto anche dei liberatori… ma almeno ci saremo ripresi in mano il destino. Se non bastasse, se davvero l’Italia dovesse avviarsi ad una grande coalizione in salsa Letta/Calenda (per fortuna non pare così probabile, nonostante le trame descritte), l’unica possibilità rimasta a chi non volesse assistere alla catastrofe e desiderasse vivere una vita dignitosa sarebbe abbandonare l’Italia al suo destino e ai suoi geronti. Lasciamoli soli, a raccogliere la tempesta per cui hanno seminato vento tutta la vita.

‘Chi non odia suo padre e sua madre non è degno di me’ (Lc, 14-26)

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