Il PD plaudisce a Renzi, il quaquaraqua: un pernacchio e sarà rivoluzione.

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56 secondi ci liberano da un peso insopportabile. Quello di Renzi.

Sciascia docet: Uomini veri, mezzi uomini, ominicchi, ruffiani e quaquaraqua.

Il partito è come il suo segretario: dalla gioiosa macchina da guerra all’esercito delle facce di culo.

‘Il pernacchio classico’ di Edoardo, con cui si può fare la rivoluzione.

Ripeschiamo una proposta del passato: ‘La diceria’ sarà sito derenzizzato.

Questo brevissimo frammento di intervista – associato all’effettivo comportamento post referendum – è, probabilmente, il maggiore atto politico che Matteo Renzi ci ha lasciato in eredità: di lui non scriveremo più nulla ed il suo nome sarà qui bandito. Avendo abbandonato l’analisi politica – per cessazione dell’oggetto – questa scelta non penalizza affatto: dovesse un giorno essere indispensabile un accenno a Renzi, egli sarà ‘il quaquaraqua’. Per intanto ecco il video: regalatevi questi 56 secondi di un’Italia più ‘anglosassone’, responsabile, dignitosa, coraggiosa. Nelle parole come nei fatti…

Possiamo dilungarci un attimo, considerato che mai più vi torneremo. Il tono di queste affermazioni è disarmante, considerato che egli ha fatto esattamente l’opposto di quanto dichiarato. Questo fa di Matteo Renzi un caso psichiatrico, oltreché un suicida politico... tenuto conto che nessuno l’aveva pregato di giungere a tali estreme dichiarazioni e che la battaglia politica del SI era persa in partenza – per banali calcoli che vi abbiamo anche raccontato –  descrivere le ragioni del suo futuro abbandono con tale sicumera ed apodittica certezza, sapendo di mentire, ha qualcosa a vedere con lo squilibrio e l’autolesionismo. Non è sufficiente il disprezzo del popolo sovrano e dei suoi stessi colleghi, che pure è sicuramente una delle caratteristiche peculiari di Matteo Renzi (come dimenticare il suo celebre #Enricostaisereno…), a dar conto delle modalità adottate in questa intervista – e non solo in questa. Un tale livello di doppiezza, di immedesimazione nel personaggio del momento – senza un passato e senza un futuro – fanno di lui un probabile psicotico, strumentalizzato dal potere neoDC o ciò che ne resta. E’ ben vero infatti che il popolo, specie quello italiano, non ha memoria di elefante. Ma nemmeno quella di moscerino. In termini di strategia politica, quello a cui assisteremo nel prossimo video è quindi un suicidio di massa, simile a quanto si racconta dei topi nella favola ambientata ad Hamelin, ‘il pifferaio magico’. La standing ovation ad un leader che ha perso una battaglia politica arrogante ed improbabile – disseminata di dichiarazioni ‘anglosassoni’ come quella che abbiamo appena rivisto – e si dedica a decidere proprio quel futuro politico che si era autoprecluso – per ‘dignità e responsabilità’ – avendo fallito nel cuore del suo programma (non a caso la bocciatura referendaria si è trascinata dietro importanti riforme precedentemente votate, che avevano surrealmente inserito richiami al testo riformato), resterà nella storia del paese come momento di degrado umano e follia collettiva. La parola torni alle immagini.

L’espressione ‘faccia di culo’, al confine fra triviale e colloquiale, è appellativo calzante. Ma qui pare riduttiva ed insufficiente. Per fortuna la cultura italiana – sino a quando ha dato segni di vita – è stata provvida di riferimenti più penetranti ed evocativi, a cui far ricorso. Ascoltiamone la celebre classificazione dell’umanità nel film ‘Il giorno della civetta’, tratto dal capolavoro di Leonardo Sciascia:

Matteo Renzi, prima della sciagurata e sterile esperienza del Referendum, era facilmente ascrivibile alla categoria degli ominicchi, ‘bambini che si credono grandi’. Dopo la nascita del governo replica di Gentiloni – che ha per sempre infranto il rapporto fra politica ‘storica’ e paese – ed il suo ripresentarsi, quasi come nulla fosse, all’assemblea del PD, non vi pare sia precipitato nell’ultima categoria umana possibile, quella del ‘branco di oche’ la cui parola non ha significato, né valore, se non quello del mero suono, dello starnazzare confuso e fastidioso? Quaquaraqua è  ‘…persona alla cui loquacità non corrispondono capacità effettive, e perciò scarsamente affidabile’. Pertanto non dedicheremo nemmeno un secondo alla comprensione delle finalità, delle strategie, delle dichiarazioni di Matteo Renzi, come non le dedichiamo allo strido della folaga (la quale, se non altro, ha una precisa funzione nell’ecosistema). Importa solamente afferrare al volo quanto uomini che inneggino ad un notorio quaquaraqua siano quaquaraqua anche essi. Logica, non dileggio, cari lettori: Si compie, infine, l’estrema svolta in quella che fu la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto. Da oggi essa è l’esercito dei quaquaraqua. O, se proprio volete, delle ‘facce di culo’.

Resta un interrogativo, importante, su cui Sciascia tace. Quale è il comportamento adeguato che il resto dell’umanità – veri uomini, mezzi uomini, ominicchi, al netto dei ruffiani che si accoderanno alle oche, finché ci sarà da lucrare – deve tenere in presenza di codesti quaquaraqua, nel caso malaugurato essi parlino dall’alto di palchi e palchetti come fossero uomini veri? Non è questione da poco… per fortuna, anche in questo caso, ci soccorre la grande tradizione civile italiana del grandissimo Eduardo. Un altro breve filmato esplicativo, quasi un tutorial, parlerà più di mille discorsi.

Il pernacchio classico è un’arte… può essere di due specie, di testa e di petto, ma nel nostro caso li dobbiamo fondere… cervello e passione… insomma, il pernacchio che noi facciamo a questo signore deve significare tu si’ a schifezz’ da schifezz’ da schifezz’ i l’uommin… questo glielo fate due volte al giorno… con un pernacchio come quello che vi ho fatto sentire io si può fare una rivoluzione!’. Ecco, la rivoluzione del pernacchio è quella che Theleme suggerisce per fronteggiare, sempre ed in ogni luogo, l’esercito dei quaquaraqua ed in primis il suo Duce. Datemi un pernacchio e vi solleverò il mondo.

Infine, recuperando un’antica proposta di Grillo, che non ci era passata inosservata ma dimenticammo colpevolmente di implementare, garantiamo al lettore che questo sito è da oggi derenzizzato. Come la Napoli del Masaniello togato, De Magistris. Del PD invece ci dovremo occupare ancora, per raccontarne la rapida estinzione. Tante oche tutte insieme, starnazzanti nei comuni, nelle regioni, nelle camere, dove volete che vadano se non al mattatoio?

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3 commenti su “Il PD plaudisce a Renzi, il quaquaraqua: un pernacchio e sarà rivoluzione.

  1. […] partner al Quaquaraqua (come e perché su questo sito lo si possa nominare solo in tal modo è giustificato apoditticamente nel post che qui trovate linkato). In specie il primo, perchè il Governatore della Puglia ha in realtà qualche velleità nazionale […]

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  2. […] a seguire – per mantenere nelle proprie mani la gestione della nazione. Esattamente come il quaquaraquà lo è stato per l’Italia, fallendo senza appello (i fatti lo dimostreranno ampiamente). Il […]

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  3. […] scuole’ regalateci da ministri cattolici o comunisti) – ci propina. Immortale, credo, l’applauso scrosciante riservato dal PD a Matteo Renzi reduce dalla tragica catastrofe del Referendum. Sublime la concezione per cui se lo Stato ti tassa […]

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