Un “cretino collettivo” dileggia il progetto neoDC e i suoi destri barattieri, Verdini e Ferrara

Memento mori, quel trasformismo che uccide il paese.

Ancora lei, la DC. Che palle, pensa il “cretino collettivo”.

Ferrara vuol tornare bambino, ma la macchina del tempo non funziona.

E’ semplice oggi, amici di Theleme, comporre il puzzle che riguarda Verdini, Renzi e Berlusconi. Semplicemente perché su queste pagine l’attualità della cronaca è spesso lo ieri dell’analisi.

Verdini e Ferrara in contesto patriottico

Ferrara e Verdini…

Dicunt che Verdini si sia deciso ad allontanarsi da Berlusconi (crediamo subito prima di aver ricevuto il quinto rinvio a giudizio). Tutti i commentatori, per poco che in genere valgano, sono concordi ciò avrà l’unica possibile funzione di fare più apertamente da stampella al (mai votato) governo Renzi, probabilmente in sostituzione migliorativa dei Popolari di Mauro. Al di là dei legami storici fra questi 3 player della politica italiana, ben documentati dall’ Espresso già molto tempo fa, viene comodo riportare qui i passi già dedicati al banchiere toscano nel corso dei mesi.

In ordine cronologico:

29 Aprile 2015, da “…I vagiti DC nel voto segreto…”:

  • Nell’analizzare la successione degli ultimi 3 governi seguenti quello del premier Berlusconi, non se ne potrà negare una progressiva accentuazione del carattere centrista. Neodemocristiano, direi. La verità è che nelle occasioni in cui un partito palesemente “scudocrociato” si è accostato alle urne è finita davvero male. Pensate a PPI, UDC, NDC, Lista Civica. Dai tempi di mani pulite in poi, conseguentemente, la strategia del mondo clerical/politico è stata quella di “imboscare” nel bipolarismo  (“destra sociale/socialista” – “sinistra veterocomunista”) quello che rimaneva della grande democrazia cristiana, falcidiata delle prime file, bruciate dalla grande stagione manettara. Nell’attesa che gli Alien crescessero e prendessero la guida dei corpi in cui avevano trovato sede. Pensate ad Alfano e Renzi, giusto per avere un’idea di massima.

  • La manovra perfettamente riuscita a Renzi nel PD è invece miseramente fallita ad Alfano in FI, poichè aveva di fronte l’immarcescibile Berlusconi ed i suoi 10 milioni di voti alla persona. Tutto quel che ha potuto fare è stato un partitino cattolico, luogo equivoco di appuntamento per tutti i clericali al 100%, transfughi di Arcore (ultima la Bondi family). Quei 10 milioni di “fedeli” rappresentano ancora oggi l’ostacolo più duro alla rinascita elettorale della DC, nonché il principale bacino di voti potenziali dello stesso Renzi. Da qui l’accanimento giudiziario/pretesco sulla moralità del cavaliere, nonché sfortunati libri quali Royal baby di Ferrara (ci ritorniamo alla fine). Ma il vero jolly NeoDc in Forza Italia è Verdini. Ed a lui ora arriviamo.
  • Oltre ad essere notorio sponsor e mentore di Renzi , Verdini è appunto alla testa del braccio destro (occultato in Forza Italia) della vera maggioranza presente nel paese, quella che spesso ci si ostina a chiamare “partito della nazione”, ma il cui nome è “neo democrazia cristiana” (io direi, per rispetto al Cristo, “neo democrazia cattolica”). Di tale contiguità, espressa nel concreto delle aule parlamentari, s’è accorto spesso l’intelligente Damilano. Qui lo citiamo, relativamente all’elezione del mummificato Mattarella, l’unica funzione del quale è da sempre quella di protonotaro Vaticano presso le istituzioni della moribonda Repubblica. In tale occasione l’appoggio di FI al presidente di Renzi, (appoggio nascosto dietro il voto segreto, che non a caso ricompare nella fiducia odierna… ma ci arriviamo) è di ben 28 deputati e 15 senatori: La lista dei veleni.
  • Si evidenzia quindi come Il patto del Nazareno, al modo in cui pare  lo intendesse Berlusconi, non sia probabilmente mai esistito. Il cavaliere non è infatti includibile in alcun modo nel progetto clericale della neo DC, i cui modelli “estetici” sono Renzi, Alfano, Casini, Letta, Mattarella, Boschi, Bindi, Del Rio. E’ sempre esistito, invece, l’accordo tra le componenti centriste inserite nei poli. Da qui le accuse dei suoi fedelissimi a Verdini e Gianni Letta, i doppiogiochisti.
  • Ma soprattutto [andare ad elezioni] non conviene a nessuno dei partecipanti al summenzionato progetto NeoDC che, a tutt’oggi, può essere realizzato solo nel palazzo, perché indesiderato dall’elettoratoE nel palazzo le condizioni migliori sono già quelle presenti, quasi irripetibili. Qualsiasi cambiamento sarebbe certo in peggio.
  • In conclusione, la fiducia verrà votata ampiamente da esponenti trasversali del parlamento, dai transfughi 5 stelle al gruppo Verdini in FI, oltreché ovviamente dai DC del PD, come di UDC-NCD-LISTA CIVICA. Grazie al voto segreto, chiesto non a caso da Forza Italia **che, Verdini o no, deve guadagnar tempo… la vera maggioranza, quella neoDC, si roda piano piano, senza mettere in difficoltà Mattarella – come invece avverrebbe in caso di voto palese, per evidente mutamento di maggioranza (e necessità di fiducia apposita) – preparandosi a farci precipitare negli anni ’50. Anzi peggio. Un favoloso consociativismo, uno splendido teatrino che il popolo italiano, del tutto tradito dai suoi media e intellettuali, si gode come fosse (quasi) vero.

14 giugno 2015, da “Il Letta che alletta (I)…”:

Il tracollo economico non è ancora arrivato… il tracollo elettorale si. Abbiamo lungamente analizzato i (fallimentari) tentativi della propaganda renziana di nascondere la realtà delle cose, da noi riassunte, già il giorno successivo alle elezioni,  in questi capi principali:

  • aumentato di quasi 10 punti percentuali l’astensionismo rispetto alle precedenti elezioni
  • le risorse investite dai partiti nel voto di scambio non siano sufficienti. E quelle ideali inesistenti. Da qui disamore
  • il Nord Italia ormai una dependance della cosiddetta “destra”, nella variante a Lega dominante
  • appunto la Lega sia vincitrice alle elezioni, con un’affermazione notevole anche al centro ed al sud (2,3% in Puglia!)
  • in Liguria naufragato il “partito della nazione”. Per l’ennesima volta fallendo la prova delle urne, nonostante i preti 
  • i voti di Berlusconi in buona parte a lui rimasti, o spostatisi temporaneamente a Salvini o finiti in astensione
  • pertanto Renzi ha fallito nuovamente nel divenire catalizzatore del grande centro clericale affidatogli
  • l’affermazione di De Luca è passata da De Mita, decisivo. Con la destra estrema. E in Umbria (!) testa a testa sorprendente
  • anche il PD patisce un’imponente emorragia di consensi: finiti a Lega, M5s ma soprattutto ad astensione
  • del tutto illogico o in malafede parlare ancora di un 40% di consensi a Pd e Governo
  • i comuni maggiori tutti al ballottaggio fra destra e sinistra, persino in Sardegna e Romagna

Di tutti i punti precedenti potete ormai trovare ampia trattazione in rete. Confermanti l’ennesima sconfitta alle urne del

... Verdini e Renzi...

… Verdini e Renzi…

progetto neoDC: essendo il vero scopo di Matteo Renzi, il fallimento a riguardo non è stato perdonato. Mauro e i suoi popolari, come s’è visto, hanno già eseguito una prima, crudele, sentenza. La stessa CEI è spaccata, il segretario Galantino pare sia ancora possibilista sulla carta Renzi (magari rifocillato coi denari della CDP)… ma Bagnasco, di severa scuola ruiniana, è a corto di pazienza. Almeno così leggiamo su “il Foglio”. Già Enrico Letta si scalda in panchina, col tipico  “Bel gesto” da chierichetto (studiato a tavolino…). Intanto è agevole immaginare che un plotone di senatori prossimi a Verdini possa intervenire (piccola conferma), per impedire una catastrofica turnata elettorale alle principali lobbies nazionali, evitando al contempo di ripassare lo scettro in mano a Letta. Egli è pedina dello stesso gioco, vero, ma non più la pedina amica di Denis, anzi.

Sia come sia, la partita si fa sempre più risicata. L‘instabilità è già in casa, entrata di prepotenza dalla finestra di quella maledetta consuetudine, figlia dell’illuminismo e della Rivoluzione francese, che chiamiamo “elezioni democratiche”. Assai invisa ai molti presidenti del consiglio non eletti e ancor più ai Presidenti della Repubblica Napolitano (e lo vedemmo) e Mattarella (e lo vedremo).

16 giugno 2015, da “Il Letta che alletta (II)…”:

la sinistra ha sempre perso, dimostrando di non avere alcuna capacità di allargare il consenso, anzi perdendo elettori per strada, finiti in qualche caso addirittura alla controparte o più spesso alla totale astensione. Elettori beninteso disposti, quindi, ad esser governati da avversari evidentemente non più avvertiti come irredimibili.

Renzi, che doveva mangiare Berlusconi per andare avanti, è stato quantomeno “sbocconcellato” dalla destra a trazione leghista. E non solo, se pensiamo ai tanti casi al sud.

I davvero convinti e sicuri sono meno di circa la metà della metà dell’elettorato. Il PD, in base alle comunali, nella migliore delle ipotesi oscilla fra un 18% ed un 27%, posto come affluenza alle urne il poco meno che 70% delle politiche.

il PD farebbe un’enorme fatica a contrastare le altre forze politiche nel caso di nuove elezioni. Per questo siamo persuasi che non vi saranno, grazie all’essere Mattarella e parte cospicua del Parlamento funzionali al piano di una ricostituzione DC che deve rifuggire come peste le urne per poter esser guida antidemocratica del paese. Al tempo stesso, però, Renzi risulta sempre più inadatto al compito e sempre più inviso …

Verdini, come vedemmo nella prima parte del post, può anche portar soccorso… ma quanto potrà durare questo pencolante equilibrio, ricchissimo di variabili e scarsissimo di qualità umane e politiche? E non dovesse durare, che accadrebbe alle elezioni?

 ——-

Terminata questa carrellata “storica”, che intravedeva assai in anticipo l’evento oggi realizzatosi (e pertanto, secondo il metodo scientifico, si candida ad essere ottima base di analisi anche per il futuro), dobbiamo riflettere sulla tempistica scelta:

  • O Verdini è stato oggi messo alla porta da Berlusconi, perché quest’ultimo ha ritenuto che ormai egli sia molto più una minaccia che una risorsa.
  • Oppure al primo è giunto un ordine di quelli che non si possono rifiutare, allo scopo di sostenere il governo Renzi, attuale ipostasi democristiana.

Ma nel caso la seconda ipotesi fosse la più prossima al vero, come mai proprio adesso? Cosa è cambiato dall’elezione di Mattarella?

Questa non è una scelta che si possa fare a cuor leggero, perché ha degli effetti collaterali: per quanto Mattarella si presti del

.... Renzi e Betori...

…. Renzi e Betori…

tutto acriticamente al progetto clericale (con ovvie sfumature comuniste), un ennesimo gruppo di parlamentari eletti col leader Berlusconi che finisca a sostenere il governo di quelli eletti con… Bersani (già, Renzi non c’era ancora…) creerebbe, pur sempre, forte imbarazzo e forse necessità di nuova fiducia parlamentare. O, quantomeno, il balenare di questo sgradito discorso nelle argomentazioni delle opposizioni.

Non dimentichiamo che la comprensibilissima nausea provocata da questa mossa di Verdini, “alla Razzi” o “alla Alfano”, potrebbe finire per devastare elettoralmente un centro ed una sinistra vivi solo nel palazzo. Ma morti nel paese. Ricordiamo che già le cifre del PD emerse alle regionali parlano di un calo pari circa al 50% (medio) dei votanti, rispetto ai due anni precedenti.

La necessità che genera questo salto della cavallina deve quindi essere molto molto seria. Nemmeno a Theleme riusciamo a capire quale sia, nello specifico… quello che invece capiamo è la posizione di Giuliano Ferrara, ex direttore de “il Foglio”, ormai giornale filorenziano e ancor più filoclericale: ogni giorno ci parla di Chiesa, Cardinali, teologi e Papi. Non fosse per qualche penna, che conserva lo spirito con cui il giornale nacque, sarebbe quasi illeggibile, alla stregua di un secondo Osservatore Romano.

Questa posizione la capiamo, dicevamo, ma non la stimiamo affatto:

Il caso Verdini è semplice: senza di lui non ci sarebbe il governo Renzi, staremmo ancora ad armeggiare con il cacciavite di Enrico Letta, e Berlusconi sarebbe da tempo nelle mani di Salvini senza nemmeno aver provato a esercitare, con il famoso connubio del Nazareno, il suo lascito migliore. Senza di lui – prosegue Ferrara – non avremmo buona o cattiva una legge elettorale né un incipiente sistema monocamerale

Chiunque legga i mattinali di questura che si pubblicano nel nostro paese pensa che sia il Delinquente, chiunque lo conosca e sappia delle cose politiche pensa esattamente l’opposto: non è un moralista ma è moralmente a posto e politicamente in ordine.

Non amarlo significa essere cretini collettivi. Fuoriclasse, grande scudiero e politico intelligente. 

Ora qui dei mattinali di questura non ci interessa per nulla. La politica non la fanno i santi, non siamo grillini o sinistri con la bava alla bocca. Peraltro il popolo italiano è clientelare e poco incline ad adeguarsi alla norma. Da un lato. Dall’altro eternamente fazioso e burocratizzato. Ciascuno guardi la trave dell’occhio suo.

Ma la difesa di Verdini il trasformista, che non a caso Ferrara dichiara apertamente esser ben diverso da Razzi (nel tentativo di combattere l’effetto collaterale che paventavamo), non è una vera difesa dell’ “amico Denis”. Bensì del progetto a monte, il veteroclericalismo doroteo e moroteo in cui si confluisce tutti, indistinti, nella gestione di un potere via via sempre più misero, spacciato per necessaria “unità nazionale” contro l’emergenze. Cioè, in fondo, dello stesso spunto drammaturgico di “Royal baby”. Lo spirito del Nazareno, quel pastrocchio demenziale, mai desiderato dall’elettorato, mediante cui si arronzano riforme pessime ed ancora in fieri, non vale un fico secco. Se non nel senso di quell’erosione del bipolarismo che dovrebbe ricondurre, nei desideri più baciapile di Ferrara, alla tanto agognata balena bianca.

...Betori e Bagnasco...

…Betori e Bagnasco…

Ma che DC sarebbe, Ferrara? Privata della possibilità di far debito ogni piè sospinto – si intende nelle immense quantità lucrate durante la guerra fredda… perché in sedicesimi non rinunciamo mai ad incrementarlo, mese dopo mese la occhiuta matrice novecentesca della politica italiana, commista a palpabili reminiscenze controriformate, non potrà far altro che condurci al default, tramite montagne di tasse e dispotismo. L’annaspare di Padoan, Renzi e persino Draghi, – terzetto di incresciosa miopia politica e grigiore umano – tutti a mendicare qualche briciola di debito/deficit/flessibilità ad un’Europa che gente come Tsipras (assai simile a loro) per poco non inabissava, la dice lunga sull’unica prospettiva che il progetto neoDC si propone.

Un uomo d’ordine, nipotino di Hegel, si rivela ogni giorno di più in Giuliano Ferrara… e lo immaginiamo rassicurato da tanto conservatorismo. Magari cullato dalla prospettiva di un sereno nostos dell’eroe agli anni ed ai luoghi della fanciullezza, la sezione, l’oratorio… ma questa wellsiana Macchina del tempo non funziona.

... Bagnasco e Mattarella. Rien ne vas plus.

… Bagnasco e Mattarella. Rien ne vas plus.

Le gesta di Verdini, come del resto quelle di Renzi (per tacere dei veri Premier, manco tanto occulti), tutte cantate dalla penna di Ferrara, purtroppo faranno di noi la prossima Grecia, riportandoci a secoli bui da cui timidamente provavamo ad affrancarci. Una prospettiva che ha già fatto scappare quasi tutte le giovani intelligenze del paese… ed ad ogni trovata “stile Verdini” altri ancora iniziano a fare la valigia, in un ciclo infinito che ha fruttato all’archimandria di Theleme molte sedi nel mondo. Paradossalmente, credo sarà proprio la proposta politica di Ferrara a circondarlo di quei veri (e non presunti) “cretini collettivi” che ha in spregio: tutti gli “intelligenti”, “collettivi” o meno, nel frattempo saranno andati via.

Giuliano, molla l’osso finché sei in tempo. E salva il Foglio, non solo il suo bilancio.

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8 commenti su “Un “cretino collettivo” dileggia il progetto neoDC e i suoi destri barattieri, Verdini e Ferrara

  1. […] a Renzi dalla combutta clericalmassonicomunista è quello della neoDC, malamente definita quale “partito unico della nazione” . Ma fare pari pari come Gava, Forlani, Colombo, Andreotti, De Mita, peraltro con pareggio di […]

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  2. Fabio ha detto:

    Interessanti punti di vista e bello stile di scrittura.Annoto solo che UDC riuscì a salire fino 11% quanto era “terza”.

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  3. […] arrivato al ballottaggio… ma dalla parte di Marchini c’è pur sempre Alfano e il governo (cioè la DC) terrebbe botta. L’importante è non arrivi la Meloni. Ma perché? Perché è l’unica che abbia […]

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  4. […] ad ogni soluzione pragmatica può andar bene se c’è un Alfano che soccorre un Renzi (secondo il piano, strafallito nelle urne ma risucito nel palazzo, della NeoDC). Oppure, agli inizi, un Berlusconi… sono stati loro a togliere le castagne dal fuoco di […]

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  5. […] garantisce l’assenza di sorprese sgradite ed è pronto al ruolo di sparring partner, per la ragione superiore della rinascita della DC, a cui lui e Mattarella devono […]

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  6. […] ininfluente. Perché dietro il burattino di turno ci sarà una volta ancora lei, la balena bianca. Una neoDC che spazia dalle correnti più sinistrorse a quelle più destrorse. Giunta al potere per via di strategie di […]

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  7. […] vi sarà ben poco da dire, anche dovesse cambiare il Premier per agevolare i forzisti e riproporre l’ennesima Democrazia Cristiana. La solfa non cambia più. The same old blues again, come abbiamo scritto e […]

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  8. […] senza un passato e senza un futuro – fanno di lui un probabile psicotico, strumentalizzato dal potere neoDC o ciò che ne resta. E’ ben vero infatti che il popolo, specie quello italiano, non ha […]

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