Le chance di Le Pen contro Macron: in Francia l’ultima battaglia del taboo antifascista

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L’evidente incapacità di cogliere l’essenza della dimensione politica contemporanea francese – ma potremmo parlare più in generale dell’Occidente – ha trovato oggi una potente espressione nel media Euronews, praticamente l’organo ufficiale dell’informazione (sempre meno oggettiva) della Commissione Europea. La domanda angosciante ‘Com’è possibile che i verdi francesi non raccolgano grandi consensi elettorali, in base ai sondaggi, e quindi non siano adeguato sostegno per Emmanuel Macron, se i francesi hanno in cima alle loro preoccupazioni l’ecologia, secondo gli stessi sondaggi?’ non ha infatti alcun senso. La filosofia si fa a pancia piena, possibilmente al caldo ed in sicurezza.

Più difficilmente dopo una lunga crisi sanitaria e quindi economica; dopo anni di devastanti attentati islamici in patria; durante un’impressionante inflazione che mette alla corda la qualità di vita e le possibilità di spesa del ceto medio; nel pieno di in un clima di scontro interno alla Unione Europea, ben precedente alla guerra russo-ucraina. Il tutto aggravato dalle sfide geopolitiche più grandi dal dopoguerra a questa parte, che includono tutta l’area mediterranea e del vicino oriente, dalla Libia al Libano a Cipro al Mar d’Azov, da sempre cuore della grandeur parigina. Insieme all’Africa Nera, zeppa di uranio indispensabile all’indipendenza energetica nazionale (il cuore pulsante, si sarà ormai capito, di ogni vera indipendenza), mai così combattuta fra vecchie e nuove potenze.

Cinque anni fa avevamo evidenziato le premesse delle presidenziali francesi, e naturalmente anche i risultati finali, individuando nella ‘quantità’ di francesi insoddisfatti della loro qualità di vita, per le più varie ragioni, la massa critica dei sostenitori di Marine.

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E nel taboo antifascista il suo perfetto antidoto – poco importa se autenticamente sentito oppure foglia di fico di interessi consolidati alla stabilità, pensionistici o meno, proprio come in Italia. Sarà utile riportare alcuni passi dell’epoca:

  • I partiti tradizionali, sinistra e destra, non sono arrivati al ballottaggio. E’ la prima volta che accade.
  • Non c’è stata massiva concentrazione di consenso trasversale sul candidato raccontato come agevolmente trionfante sulla Le Pen al ballottaggio, cioè Macron. Ciò potrebbe spingere a non ingigantire oltremisura le conseguenze elettorali del taboo Le Pen, comunque molto radicato.
  • La differenza di consenso fra i due sfidanti finali si riduce ad un milione di voti e può essere cancellata dalle preferenze espresse dagli schieramenti rimasti fuori dal ballottaggio.

…sembrerebbe che, dal lato del consenso da recuperare, Macron possa contare soprattutto sul radicato taboo antilepenista. Che reggerà però finchè ce lo si può permettere. Ovvero se non ci sente del tutto emarginati in una Francia governata dal vecchio binomio PS-PR, di cui proprio Macron, spacciandosi per ‘nuovo’, è invece l’interprete perfetto.

Ricordiamo che sommando i voti di Macron e Le Pen arriviamo al 45%. E che i principali due candidati sconfitti (France insoumise e gollisti) ne mettono insieme quasi altrettanti, esattamente il 39,6%. Da qui l’impossibilità di prevedere l’esito finale, a nostro parere determinato dalla scelta obbligata fra taboo assoluto e bisogno assoluto.

…mentre la Germania integrava, a caro prezzo ma per davvero, i fratelli dell’Est, la Francia falliva con gli ex sudditi islamici. Rimpinzandoli di sussidi per finire poi odiata dalle seconde e terze generazioni di immigrati. Il contesto è divenuto terra alquanto fertile per estremismo e proselitismo, avvantaggiati dai tassi demografici impietosi e da quella pavidità che Houellebecq ha saputo raccontare così acutamente.

A ballottaggio avvenuto, queste erano invece le principali considerazioni:

Il sette maggio ha chiarito inequivocabilmente la scelta della gran maggioranza dei francesi, fugando ogni dubbio: fra Le Pen e Macron, il secondo ha ricevuto il doppio dei voti della prima. Due francesi su tre (fra quelli che hanno espresso un voto) ritengono indesiderabile o comunque non necessario un salto nel buio. Questo per la più semplice delle ragioni, che ci eravamo premurati di delucidare nei post precedenti: la soglia del bisogno, l’estensione dell’esclusione, il senso di insicurezza – coincidenti, come potete vedere, con il voto espresso per il FN –  non sono stati sufficienti – e ce ne rallegriamo con i francesi, che evidentemente hanno ancora una qualità di vita elevata, a differenza degli italiani – a superare la pur forte avversione per la sinistra francese di governo, di cui Macron è, logicamente, espressione.

…considerato che gli elettori di Fillon sono incomparabilmente i più anziani (ultrasettantenni, per quasi la metà) – seguiti naturalmente dai socialisti (il cuore di ‘En Marche’), proprio come FI e PD in Italia –  va da sè che sono più vicini anagraficamente alle ragioni storiche dell’ostracismo dei Le Pen e quindi più ostili aprioristicamente a Marine; insieme decisamente meno propensi a sconvolgere gli assetti politici che hanno accompagnato la loro vita e che oggi garantiscono loro ottime pensioni. Se aggiungiamo come Fillon sia stato il primo ad appoggiare apertamente Macron al ballottaggio ed alcune palesi convergenze fra programmi (europeismo, etc.), agevole comprendere che quasi tutto l’elettorato del PR (parleremo poi di astensione etc.)  abbia votato ‘En Marche’, superando l’ostilità per l’evidente matrice hollandista ed anche alcune scelte iperprogressiste, ardue a digerirsi per una base così matura e cattolica. Ciò ha consentito a ‘En Marche’, quindi, di aggiungere un bel 20% al 24% del primo turno. A questo 44% va aggiunta, integralmente, la dote elettorale di Hamon, testa di legno del progetto di Hollande: i voti del PS vanno al vero candidato del PS, quando ciò serve. Cioè al ballottaggio. E siamo al 50,5%. La stessa cosa fanno i voti del PS, andati al primo turno a Melenchon. Intorno al 9%. E siamo arrivati al 60%. Il resto arriva da qualche partitino, vedi il centrista Lassalle (1,2%) … le percentuali che vedete non possono però tornare al millesimo con il 65% finale, perchè sono calcolate rispetto ai voti effettivamente espressi, il cui numero è enormemente variato fra il primo ed il secondo turno: le astensioni sono aumentate di 1 milione e le schede bianche/nulle sono arrivate a 4 milioni, cioè 3.200.000 in più. Ma questo è lavoro per statistici. Ciò che interessa è già dimostrato. Macron è stato alfine votato da tutto il PS (quello che l’ha seguito in ‘En Marche’, quello che era rimasto con Hamon e quello che si era temporaneamente unito alle forze di Melenchon), da tutto il PR di Fillon e da tutti i centristi (Bayrou e Lassalle).

… avendo esaurito i flussi elettorali di Macron passiamo a quelli della Le Pen. Analizzati alla luce dei Lumi (proprio quelli citati dal Neo Presidente), essi ci riveleranno – con grande semplicità ed attraverso un confronto necessario – la vera grande novità di queste elezioni. Già, perchè Marine Le Pen è passata dal 21,3% del primo turno a quasi 35% del secondo. Ovvero, da 7 milioni e mezzo di voti a 10 milioni e mezzo. Ma da dove vengono questi ‘non antifascisti’? La risposta è assai semplice, proprio dai ‘più antifascisti’… di quei quattro milioni e mezzo di voti militanti [di Melenchon] circa 2 sono andati a Marine Le Pen (il resto vien da Dupont D’Aignan). Il resto in schede bianche. Queste ultime, unite alle nulle ed alle astensioni – considerando solo le ulteriori rispetto al primo turno – abbiamo visto essere un totale di 4.200.000. Ora, è evidente che chi ha rinunciato a votare, chi ha annullato e chi ha votato scheda bianca ha accettato implicitamente che Marine Le Pen potesse divenire Presidente. Cioè non l’ha combattuta, perchè l’avversario non rappresentava un male minore. Sommati ai voti espressi per il Front, fanno 15 milioni di voti non più sensibili al solo argomento ‘antifascista’ e assolutamente non coinvolgibili nel sostegno ad ‘En Marche’, ‘insoumise’ a Macron diremmo. Le conseguenze sul voto legislativo di giugno di questa seconda considerazione lasciamole al prosieguo. Adesso è necessario soffermarsi sulla prima, ovvero la grave usura del taboo anti Le Pen, la cui dimensione viene evidenziata dal confronto con quanto accadde 15 anni prima, nel ballottaggio Chirac – Jean Marie Le Pen. Nel 2002 Jacques Chirac si trovò di fronte al ballottaggio il padre di Marine. Rifiutò persino il tradizionale debat – che invece Macron ha dovuto accettare – per non dar alcuno spazio e dignità alle posizioni del Fronte. Al primo turno Jean Marie aveva preso il 16,9% ed al secondo turno allargò di soli 700.000 elettori la sua base (arrivando al 17,8%, ovvero 5 milioni e mezzo). L’affluenza alle urne si incrementò nettamente, passando dal 71% del primo turno al 79% del secondo: la sola ipotesi di un Le Pen possibile Presidente, insomma, stimolò oltremodo tutti i francesi non lepenisti a dir NO. L’ostracismo funzionò perfettamente. Marine, ‘ammessa’ al dibattito, era partita dal 21,3% ed è arrivata al 34%. Ancora, l’astensione si è impennata e milioni di votanti non hanno in realtà espresso preferenze. Nessuna corsa alle urne per far barriera. E quindici milioni di voti inutilizzabili a fini di governo. I voti pro Chirac furono cinque volte quelli di Jean Marie. Non il doppio. Non si va molto lontani dal vero, insomma, se si vede in questa votazione l’usura grave dell”antifascismo’ in quanto dovere aprioristico d’ogni cittadino ed una gran vittoria di Pirro della sinistra francese.

Riassumendo, Macron aveva prevalso grazie all’appoggio dei partiti tradizionali camuffati sotto nuove vesti, perché ormai invisi al loro elettorato. Così però una parte importante della sinistra postcomunista francese aveva gonfiato le vele di Marine Le Pen al secondo turno. L’ostracismo nei confronti dei postfascisti s’era quindi più che dimezzato dai tempi di Chirac ed astensionismo e schede bianche divenuti primo partito d’oltralpe.

Riapplichiamo quanto già visto nel 2017 al 2022. È estremamente probabile il disagio economico e sociale, fattosi addirittura culturale, sia considerevolmente aumentato, come il caso Zemmour sembra dimostrare al di là d’ogni dubbio, cavalcando tematiche pericolose e drastiche molto care a parte importante del ‘popolo minuto’ francese, di periferia e di campagna. Marine Le Pen partirebbe al primo turno con una dote elettorale nettamente più alta della tornata precedente. Per di più, alla sua destra troviamo un candidato da potenziale 10%, che ha finito per farla sembrare quasi moderata – chissà non sia tutta un’ottima operazione di maquillage politico, considerato che a Zemmour s’è affiancata la nipotina Marion Marechal, la quale proprio ieri proclamava però la sua fedeltà alla casata nel ballottaggio. Una bella differenza rispetto al recente passato: tanti tanti consensi di destra ed ultradestra, altro che Salvini. Aggiungiamo come la candidata gollista, Pecresse, avrebbe addirittura meno consenso di Zemmour e che i socialisti, ridotti al lumicino perché già fagocitati dentro ‘en Marche’ di Macron, sarebbero ad un misero due per cento. La loro fetta più gauche era infatti – ed è – finita a Melenchon, ottimo retore, che già aveva raddoppiato i suoi consensi storici nel 2017: sempre secondo i sondaggi, potrebbe esserci riuscito di nuovo, dato com’è ad un abbondante 15%. I verdi, coi quali abbiamo esordito, risultano infine confinati intorno al 5%, che piaccia o no a Greta & Co.

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Jean Luc Melenchon

Quindi, dovesse grossomodo ripetersi la meccanica dei flussi elettorali della precedente tornata presidenziale (per chi non si accontenta degli estratti citati suggerisco i molto dettagliati articoli linkati), il 26% di Macron del primo turno sarebbe corroborato da un 7% proveniente dai voti della Pecresse, più il consenso dei Verdi, più un terzo degli elettori di Melanchon, più il fantasma dei socialisti ed altri minori. Saremmo intorno ad un 45%. Marine Le Pen potrebbe invece aggiungere al suo potenziale 24% ‘tutto Zemmour’, cioè circa il 10% dei consensi, piu un quarto dei voti gollisti e quasi la metà dei consensi ‘non PS’ di Melenchon. Il quale, tipicamente, ha programmi più prossimi a quelli della destra nazionalista e statalista che a quelli del sedicente lib-dem Macron (che quando c’è stato da manganellare i gilet gialli lo ha fatto però senza problemi). E forse addirittura preferirebbe lo scossone antisistema, tale da offrire un governo perfetto contro cui sbraitare e agitare le piazze, creando nuove speranze e spiragli per il sol dell’avvenire. Aggiungiamo infine alcune formazioni minori e shakeriamo il tutto. Quanto fa? Siamo nuovamente intorno al 45%. 

Ecco perché questa elezione potrebbe esser quella della sconfitta di Pirro, dopo le battaglie sanguinosamente vinte. La destra francese non è più obbligata a sperar solo nell’improvvisa conversione degli astensionisti, nè ha disperato bisogno di schede bianche che diventino nere, per augurarsi di competere ad armi pari. Infine, può anche darsi le vicende internazionali e la collocazione della Francia nello scacchiere internazionale abbiano spinto qualche potere forte francese – specie il comparto militare – a rivalutare i vantaggi di un drastico cambio di campo: i cugini d’oltralpe sono tanto ideologici quanto pragmatici, la storia insegna. E se dalla UE ben poco ormai essi si attendono nel campo globale da cui tanto dipende della prosperità nazionale – basti vedere le esitazioni tedesche e italiane sul dossier ‘imperialismo turco’, che tanto angoscia Parigi – un’amministrazione americana debole come quella di Joe Biden, proiettata verso il catastrofico voto di Midterm, potrebbe indorare la pillola della – comunque esplosiva – inversione di rotta.

Una cosa è sicura, le quotazioni della destra francese e di Marine hanno ben altro spessore, in positivo, rispetto a quelle del passato, anche recente. Lo stesso possiamo dire del centrosinistra di Macron, ma in negativo. Comunque vada, i Le Pen di tutte le età non potranno far altro che congratularsi con loro stessi, e cantar vittoria: non dovesse toccare a Marine oggi – e potrebbe persino accadere – facile tocchi a Marion domani. Che so, magari dopo il ritorno di Donald Trump sulla poltrona più ambita del Mondo.

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