Le banche irrompono nell’immobiliare. Prospettive di business o spasmo agonico?

italia-mortaIl decreto liberalizzazioni, un meschino gioco delle 3 carte. Le posizioni (illusorie) del governo, delle opposizioni, delle banche, delle agenzie. La solita bassa macelleria politica per creare dipendenti e votanti fidelizzati? Non solo. La risposta è negli asset bancari e nella valutazione.

Tra le tante occasioni per afferrare la condizione reale del paese, rimane molto interessante la vicenda legata al recente decreto liberalizzazioni del governo Renzi. Secondo le intenzioni (dichiarate) del governo, esso avrebbe dovuto comportare benefici per i cittadini anche grazie all’allargamento della platea professionale a una pletora di “avvocati”, chiamati a svolgere funzioni sinora riservate ai notai, ed alla possibilità per le società di professionisti di aver soci di capitali. Come banche ed assicurazioni. Leggiamo subito da Dagospia che

sembra consegnare il mercato immobiliare nelle mani di banche e assicurazioni, eliminando le tutele per i cittadini… crea la legittimazione del progetto già in essere da parte di grandi gruppi bancari (ad es. Unicredit e Intesa): Banche e assicurazioni intendono impadronirsi del mercato immobiliare mettendo al servizio delle loro società-veicolo soci nominalmente professionisti, ma di fatto dipendenti, per stipulare tutti i contratti immobiliari.

Con quale beneficio per il cittadino consumatore? Nessuno, visto che dovrà pagare la società incaricata e provvedere a tutti gli adempimenti, senza considerare che viene fatto fuori la figura terza ed indipendente del notaio, sostituita da autenticatori orientati a fare l’interesse delle società e non a garantire le tutele di entrambi contraenti.

Pare sensato dar retta al noto sito gossipparo … il cittadino perde la terzietà del notaio e paga grossomodo lo stesso, a soggetti diversi. Perché, ovviamente, le imposte restano uguali. Quindi dobbiamo abbandonare rapidamente la versione governativa, dei sempre ipocriti presidenti e ministri. E andare più a fondo. Ovvero alle banche.

Sentiamo la loro posizione, qui dal sito Casa24:

UniCredit per esempio (tramite la controllata Uccmi-UniCredit Credit Management Immobiliare) agisce su questo fronte tramite un altro strumento, dal momento che ha dato vita a un’attività parallela volta a velocizzare e favorire la vendita degli immobili ormai finiti in asta (si veda «Il Sole 24 Ore» del 12 giugno 2014). Rispetto alla compravendita, le due società assicurano che si tratti in primo luogo di allargare lo spettro dei servizi per i clienti riguardanti il delicato mondo-casa, che ormai passa non solo dalla concessione di mutui, ma anche dalla distribuzione di polizze e di consulenza vera e propria. In secondo luogo, entrambe ritengono sia necessario far ripartire le vendite in un settore vitale per l’economia, che copre un quinto del Pil del Paese. Ed è su questo punto che, secondo le analisi dei due istituti, le agenzie attuali mostrano dei limiti che frenano la ripresa.
Durante la presentazione di Intesa Sanpaolo Casa, il management ha sottolineato come «nel mercato dell’intermediazione si riscontrano alcuni elementi di debolezza, quali l’assenza di circolarità degli immobili, servizi limitati al puro atto di compravendita o un livello di professionalità non sempre adeguato». Concetto non troppo diverso da quello espresso ancora da Massimo Macchitella di UniCredit: «La nostra iniziativa contribuisce anche a sensibilizzare l’utenza sull’importanza di avvalersi di un supporto professionale qualificato. E quindi supportare l’incremento della percentuale, in Italia molto bassa, di transazioni intermediate professionalmente».

Ma in realtà non si comprende bene di quanto e come possano movimentare il mercato, di colpo. E come intendano farlo senza avvalersi degli attuali professionisti, di cui vorrebbero replicare il know how in quattro e quattr’otto, nelle loro neonate reti aziendali. Non sarebbe stato più naturale servirsi dei primi, magari in via stabile e persino esclusiva? Questa sensibilizzazione cosa sarebbe e chi la praticherebbe? Fuori di retorica ben poco…

La questione resta irrisolta… e non ci aiutano molto gli ipereccitabili piagnoni grillini, con le loro iperdrammatizzazioni e libidini censorie e giustizialiste. Leggiamo insieme dal sito TZETZE che

ciò comporterà, inoltre, da parte un’inevitabile riduzione delle verifiche in materia di antiriciclaggio (oggi il 91% delle segnalazioni provengono proprio da notai) – alla faccia degli appelli di Cantone e Roberti che incessantemente fanno – e dall’altra un’ulteriore opportunità di guadagno per le Assicurazioni che gestiranno non solo le polizze a garanzia del finanziamento ma anche quelle (obbligatorie) dei professionisti (avvocati) che saranno alle dipendenze delle Banche. 

A confermare il diabolico disegno, ci hanno pensato proprio i principali istituti di credito nazionali, come Unicredit e Intesa San Paolo che hanno creato, guarda caso proprio negli ultimi mesi, delle vere e proprie agenzie immobiliare all’interno delle loro sedi, pubblicizzandole in tutti i modi. Dunque, per le compravendite, almeno quelle sino a 100.00 mila euro, ci sarà uno storico passaggio di consegna. 

Naturalmente a trarne vantaggi, non saranno né gli avvocati, né i consumatori, ma ancora una volta solo Banche e Assicurazioni e tutti coloro che vorranno riciclare denaro in modo più semplice e senza sottostare alle lente d’ingrandimento sino ad oggi garantita dai Notai.

Confermato ed acclarato il nessun vantaggio per il cittadino, viene giustamente sottolineato l’accentramento bancario di varie funzioni, prima assolte da soggetti diversi… ma alfine è anche vero che i costi ricadrebbero direttamente sugli istituti, le assicurazioni professionali si sarebbero comunque fatte e le segnalazioni antiriciclaggio sono tanto dovere del notaio che degli istituti bancari. E molto difficilmente un forte calo sfuggirebbe agli algoritmi delle nostre occhiute (quando lo desiderano, per compiacenza al potere) forze di polizia. Pertanto varrebbe poi il gioco la candela?

Ma ascoltiamo adesso la voce della categoria degli agenti immobiliari, precisamente della FIMAA Confcommercio di Napoli:

Arriva dalle banche un nuovo ‘attacco’ agli agenti immobiliari attraverso una vera e proprio ‘invasione di campo’ con relativa concorrenza spietata”. Lo ha annunciato oggi Saverio Iaccarino, numero uno di Fimaa Confcommercio Napoli nel corso del forum “Compravendita, la regolarità degli immobili: la valutazione e la determinazione del prezzo”, che si è svolto nella sede partenopea di Confcommercio.
“Gli istituti di credito stanno proponendo anche l’intermediazione immobiliare configurando un illecito esercizio delle nostre professioni”

Una forte difesa di categoria, per cui vi sono state persino manifestazioni pubbliche in quel di Salerno, che mette in discussione la liceità stessa dell’esercizio della professione e parla di concorrenza spietata.

A questo punto la faccenda sembrerebbe chiara… il governo, per aiutare le banche in crisi (magari anche a smaltire direttamente la grande quantità di immobili ipotecati prima che divengano ulteriori sofferenze) e per dar due lire ad un fiume di laureati in legge, attualmente nullafacenti, aiuta gli istituti bancari ad affermarsi nel mondo immobiliare, sacrificando gli interessi di soggetti indipendenti e già benestanti (nella visione storica), quali immobiliaristi e notai e loro accoliti. Che magari hanno il brutto vizio di non essere mediamente elettorato di sinistra e di poter vantare una qualche residua indipendenza da grandi carrozzoni parastatali, quali in realtà sono le nostre grandi banche, da sempre alleate e sodali del cattocomunismo più classico. Mentre invece chi volesse guadagnarsi il pezzo di pane alla corte di Sanpaolo potrebbe essere benissimo catechizzato su chi fare beato… Ci sta, ci sta.

Non fosse che a giustificare questo affollamento servirebbe un mercato ricco, ricchissimo. O quantomeno in forte espansione.. e invece così non è. Al di fuori di alcuni luoghi specifici, ad esempio con densità della popolazione particolarmente alta o valore turistico aggiunto assai elevato, dove il calo dei prezzi rispetto a 5 anni fa è del 20-25%, la perdita di valore reale degli immobili “medi” è stata del 40% (con punte persino maggiori). E se talvolta ciò è risultato meno marcato, lo si è dovuto ad una contingente condizione di mercato locale ingessato, magari in mano a pochi, anziani proprietari, mal disposti ad adattare le loro richieste alle nuove offerte, perché privi di bisogno come di stimolo a futuro business. Ma nessuno è eterno…e le tasse sulla proprietà sempre più onerose, anno dopo anno…

Ancor più il numero delle transazioni complessive è crollato drammaticamente. E’ assai difficile reperire dati che confermino queste affermazioni, che però scommetto chiunque qui legga troverà assai rispondenti alla sua esperienza diretta.. Frugando un po’, ad esempio trovo i dati relativi ad Udine, sinceri nella quantità delle transazioni ma insinceri sul calo dei prezzi: Mercato immobiliare negli ultimi sei anni calato del 50%.  Poi, dall’amico Olivati veniamo a scoprire che il mercato degli acquirenti “non italiani” diventa sempre più marginale… e dire che questo paese non ha mai avuto una Brooklin, per intenderci… la cosa deve far riflettere su come in realtà non esista affatto, a fronte del calo demografico nazionale, una compensazione in termini di potere di acquisto da parte degli immigrati, sostanzialmente spesso ancora troppo poveri, o instabili, per poter diventare proprietari. Anche ciò è di comune esperienza.

Se aggiungiamo l’impennata della pressione fiscale, statale e locale, sugli immobili, privati e commerciali (davvero impressionante) e le previsioni sulla crescita del paese, che certo non suggeriscono alcuna rapida ripresa dei valori, così come del volume delle compravendite… Allora cosa c’è sotto??

Sotto c’è il funzionamento stesso dell’attività di credito, nei suoi limiti e regolamenti. Infatti il vero problema delle banche, di cui non a caso sempre si tace, non sono gli immobili in garanzia, o quelli ancora da escutere… bensì quelli già posseduti. In enorme quantità, comprati come investimento in periodi lunghissimi di alta inflazione, assets insomma che andavano in qualche modo ad interlacciarsi con la riserva obbligatoria, imposta dalla legge bancaria a fronte della massa del credito erogabile e in rapporto percentuale con questa.

Poiché le dinamiche del mercato, lungi dall’essere espansive, avrebbero portato all’emergere di statistiche sempre meno confortanti, in seguito all’insostenibilità dell’ingessamento sinora mantenuto, sarebbe inesorabilmente risaltata tutta la svalutazione del patrimonio immobiliare degli istituti di credito italiano, nell’esplosione di una colossale bolla immobiliare, sinora evitata. Così come la enorme difficoltà di monetizzazione.

In più l’abituale pluralità di soggetti avrebbe aumentato ulteriormente il rischio di “perdite di controllo dell’informazione” letali, nonché una spinta sempre più forte verso l’abbassamento dei valori. Derivata dalla necessità di far incontrare domanda ed offerta, perché quello è il business immobiliare.

Da qui la necessità di far “tutto in casa”, il più occultamente possibile. E di controllare in toto le cifre ufficiali, quelle che vanno a statistica, anche a rischio di non vender mai e di far passare tutto il mercato dalle (rischiose) trattative private. Cosa che invece gli agenti non avrebbero mai potuto consentire, pena l’estinzione. Mentre per le banche italiane, già con mille artifici sopravvissute agli stress test della BCE (che non sono ancora finiti), il business vero da proteggere è ben altro.

Già 3 anni fa si calcolava in circa 660 mld il capitale delle banche investito in immobili ed alcuni commentatori, fuori dal mainstream dell’informazione italiana (come sempre tappo indispensabile alle manovre oligarchiche), paventavano una sempre maggiore attenzione degli istituti alla “casa”.

Pertanto lo scopo principale di questa entrata in campo delle banche, ampiamente agevolato dalla legge, non è stato raccontato da nessuno. Dal governo, perché i suoi scopi non dovrebbero essere quelli di truffare l’elettore; dalle banche, che della segretezza su queste dinamiche fanno ragione di vita; dalle opposizioni, per cui è molto più comodo gridare alla cattiveria del profitto della cattiva finanza; dagli stessi immobiliaristi, i quali non hanno certo interesse a raccontare la fallacia dell’investimento immobiliare odierno, al di là della casa che davvero si abita.

E tocca ricordare nuovamente Talete e la lettura dell’analisi di Dan Popescu, qui ri-edita 2 giorni fa.

Non dimentichiamo infatti che, in assenza di riforme economiche di grandissimo respiro (ma nemmeno si intravedono) e tali da comportare una riduzione della pressione fiscale di almeno il 30% rispetto all’attuale, anche questa macchinazione, come tutte le precedenti, non servirà ad evitare l’esplosione di questa e di mille altre bolle.

Uno spasmo agonico che nemmeno riuscirà forse a procurare in tempo voti a chi ha dato l’ok.

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Un commento su “Le banche irrompono nell’immobiliare. Prospettive di business o spasmo agonico?

  1. […] fondazioni con in pancia fiumi di immobili il cui valore effettivo precipita di giorno in giorno, come avemmo modo di vedere ed analizzare in passato. Di industrie pesanti decotte e supposti sceicchi acquirenti, di sistemi giudiziari ultimi nel […]

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