Talete oggi investirebbe in oro? Un saggio (interessato) di Dan Popescu

Perché Talete ci insegna che il sapere è tutto quel che vale, anche in campo economico.

La situazione internazionale galoppa verso l’instabilità. E l’Italia è un vaso di coccio fra i vasi di ferro.

Forse investire in oro non è una cattiva idea (sempre meglio che case).

L’articolo che segue, dedicato al corso dell’oro (e dell’argento) nei secoli e più specificatamente nel ‘900, soprattutto per il periodo che va dal 1970 ad oggi, è al tempo stesso un invito alla riflessione sulle dinamiche economiche, come pure ad investimenti che possano salvaguardarci. E’ arcinoto come il valore dei metalli preziosi cresca esponenzialmente in tempo di crisi. Questo è precisamente uno di tali tempi. Crisi economica globale, che coinvolge l’ovest a l’est del mondo, per motivi diversi ma intrecciati e contemporanei (limiti del dollaro quale valuta internazionale, rallentamento della crescita cinese, asfissia nipponica, ingessamento europeo e debiti greci, italiani,

Tales Milesius

Tales Milesius

spagnoli, crollo del prezzo del petrolio). Crisi politica e militare, come dimostrano i molteplici scenari di attrito e di scontro aperto, in continuo e progressivo aumento (Siria, Iraq, Libia, Ucraina, Pakistan, Nigeria, Mali, Yemen, Messico – non è forse una vera guerra, anche questa?? ), distanti nello spazio ma contigui sia nelle fazioni che nell’influenza delle superpotenze. Come pure crisi sociale, culturale, demografica, antropologica direi.

Però il discorso porterebbe lontano ed invece è il caso di restare vicini. Alla già citata Grecia, ad esempio… per ricordare un episodio celebre, riguardante il grande Talete. Aneddoto ricordato da Aristotele nella Politica, qui come ce lo narra WIKIPEDIA :

Secondo quanto riportato da Aristotele[1], Talete era criticato dai suoi concittadini per lo stato di povertà nel quale lo relegava la pratica coerente della sua inclinazione filosofica. Queste accuse nei confronti della filosofia lo avrebbero spinto a un gesto, di valenza essenzialmente pratica, che smentisse le insinuazioni sull’inutilità della ricerca teoretica: avendo previsto, grazie alle sue conoscenze astronomiche e meteorologiche, un abbondante raccolto di olive, Talete, quando si era ancora in inverno, avrebbe raggranellato una piccola somma di denaro con la quale, distribuendo dei piccoli anticipi sui guadagni futuri, avrebbe preso in affitto per poco prezzo, essendosi in periodo di bassa richiesta, tutti i frantoi di Mileto e della vicina isola di Chio. Il suo piccolo investimento si sarebbe trasformato in un grande profitto con l’avverarsi delle sue previsioni nella stagione della raccolta delle olive, durante la quale avrebbe potuto fissare l’affitto dei frantoi in regime di monopolio. In questo modo, Talete – conclude Aristotele – dimostrò ai denigratori della ricerca del sapere quanto sia fallace l’opinione comune e quando facile sia, per un filosofo, arricchirsi con le sue conoscenze, al solo volerlo, anche se il fine della filosofia è la ricerca libera e disinteressata e non il perseguimento di ciò che Aristotele chiama la crematistica (da χρήματα, in gr. ricchezza), ovvero l’arricchimento personale.

Credo vi sia poco da aggiungere sul punto.

C’è invece da sottolineare come la nostra nazione sia ormai una carcassa, squassata da faide continue e spolpata dai suoi stessi abitanti, schiacciati in un circuito vizioso fatto di tasse, assistenzialismo, voto di scambio e corruzione. Sicuramente non più all’avanguardia in molti campi che ci vedevano invece primeggiare sino agli anni ’80 (tessile, chimico, automoto e via dicendo, fino al cinema ed al turismo), il paese sconta una devastante crisi demografica, malamente compensata da flussi incessanti di immigrati, scarsamente qualificati e per nulla integrati. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ad esempio sul mercato immobiliare (tipico terreno di investimento “medio”), in costante calo di valore ma in crescita esponenziale di costi, fiscali e non. L’assenza di peso internazionale e di efficienza militare, unita ad alcune scellerate alleanze ultradecennali, non può se non completare il quadro, se debitamente unita al degrado culturale (e torniamo a Talete) delle istituzioni preposte alla formazione.

Chi avrebbe dovuto quindi, se non noi, serbare le (imponenti) riserve auree private per il prossimo futuro? E invece buona parte del paese le ha dissipate, malamente, in un profluvio di “compro oro” che non ha paragoni con la media europea.

Il mio invito è pertanto a usare le nozioni in nostro possesso e le notizie della cronaca “intelligente” per immaginare un uso “difensivo” del nostro denaro. Magari sfuggendo alla coazione del “ripetere” le strategie immobiliari degli ultimi 70 anni. Tener conto anche dell’opzione oro, sia fisico che per titoli, pare cosa sensata. E’ infatti assai probabile (come pure ritiene l’analista che invito a leggere, cum grano salis) che un rialzo del suo corso sia alle porte.

A Theleme si valuta con massima attenzione questa strada. Buona lettura.

Oro e argento: Le performance nel breve e nel lungo termine

L’oro è soprattutto un metallo monetario, mentre l’argento, specialmente in questo periodo, è soprattutto un metallo industriale ma che possiede comunque una grande componente monetaria, specialmente in tempi di crisi, essendo considerato come “l’oro dei poveri”. La performance recente dell’argento conferma che, anche se è soprattutto un metallo industriale, il suo lato monetario è la fonte delle recenti ottime prestazioni. Con l’aiuto di qualche grafico, passando dal breve al lungo termine, diamo uno sguardo all’andamento dell’oro e dell’argento dall’inizio del 19esimo secolo.

Per la cultura nordamericana un’analisi nell’arco di cent’anni è un’assurdità, quando per quella europea è una cosa accettabile e per quella asiatica è del tutto normale.

Ho sempre tre monete d’oro ricevute da mio nonno, monete di due secoli fa. Ho già venduto monete d’oro per circa 800$ ed altre a 300$, ma è ancora possibile scambiarle per altri tipi di beni o servizi.

Un’analisi secolare permette di osservare le performance dell’oro e dell’argento attraverso diversi tipi di sistemi monetari, più crisi economiche e due Guerre Mondiali. Un secolo che rappresenta quasi tutta la storia delle monete fiduciarie, prima legate all’oro, poi legate unicamente alla fiducia verso il debito sovrano. Aristotele, il filosofo greco, educato da Platone e maestro di Alessandro Magno, parlava già di moneta fiduciaria, circa 2400 anni fa, dicendo: “In effetti, non c’è nulla di male nella moneta fiduciaria, a patto però che i re siano dotati di una autorità impeccabile e dell’intelligenza degli dei”. La moneta cartacea, una forma più recente di moneta fiduciaria, ha origine in Cina (nel nono secolo d.c). Sono dell’esploratore Marco Polo le prime testimonianze (anche dei primi fallimenti), ed i primi campioni reperiti.

Quando si guarda per la prima volta il grafico #1 non è possibile non rimanere impressionati dal cambiamento di percentuale di crescita verificatosi dal 1970: cos’è successo quell’anno da creare una tale volatilità ed una tale crescita dei prezzi dell’oro e dell’argento? Anche se le monete cartacee furono introdotte all’inizio del 19esimo secolo,  solo nel 1970 hanno smesso di essere legate ad attivi tangibili, legate all’oro. Il metallo prezioso per eccellenza crebbe del 6,116%, l’argento invece del 3,193%, prima del 1970, anno in cui fu decretato il distacco con la moneta fiduciaria, successivamente la percentuale di crescita divenne maggiore anche se più instabile.

Grafico #1: Percentuale di crescita dell’oro e dell’argento dal gennaio 1900

Nel grafico #2 vediamo le performance dell’oro e dell’argento dopo la fine dello Standard-Gold. L’oro aumentò del 3,457,6% mentre l’argento del 929,4%. I due picchi furono registrati durante una crisi finanziaria/monetaria.

Grafico#2: Percentuale di crescita dell’oro e dell’argento dal gennaio 1970

Dal 2000, la performance dell’oro è salita del 500%, mentre l’argento ha avuto un incremento dell’800%, nel 2014 invece l’aumento è stato rispettivamente del 348,7% e del 256%. Anche se calibrate con l’inflazione, si tratta di prestazione di tutto rispetto.

Grafico #3 : Percentuale di crescita dell’oro e dell’argento dal gennaio 2000

Se osserviamo adesso le prestazione dell’oro e dell’argento dopo la crisi finanziaria del 2008 (nel grafico #4) possiamo notare che dopo un calo di circa l’80%, oro ed argento sono cresciuti rispettivamente del 94,9% e del 70,1%.

Grafico #4 : Percentuale di crescita dell’oro e dell’argento dal gennaio 2008

Come possiamo vedere nel grafico #5, dal picco dell’aprile 2011, l’oro è calato del 43%, mentre l’argento del 97%. Da luglio 2013 invece c’è una fase di stabilizzazione; la crisi del Dollaro, a mio avviso imminente, comporterà un cambio di rotta e dunque un risalita dell’oro e dell’argento. Mi aspetto ad una rimonta dell’oro, con l’argento a tallonarlo da vicino anche se con un ritmo più altalenante. Non sarei sorpreso se le tragiche condizioni del dollaro Usa alimentassero un aumento di 500$ a giorno per l’oro ed il corrispettivo per l’argento.

Grafico #5 : Percentuale di crescita dell’oro e dell’argento dal gennaio 2011

Quando guardate questi grafici è bene ricordare che le percentuali sono nominali e non aggiustate con l’inflazione. I due grafici seguenti (#6 e #7) mostrano invece l’andamento dei due metalli preziosi aggiustati con l’inflazione dal 1900. Osservate l’enorme volatilità introdotta dall’inflazione dal 1900.

Grafico #6 : Prezzo reale dell’oro e dell’argento (calibrati con l’inflazione officiale degli Stati Uniti)

Grafico #7 : Prezzo reale dell’oro e dell’argento (calibrato con l’inflazione ufficiale degli Stati Uniti prima del 1980)

I due ultimi grafici (#8) mostrano l’evoluzione del prezzo dell’oro e dell’argento in Sterline, calibrate con l’inflazione del Regno Unito e comparate all’inflazione nel paese. Ancora una volta è possibile constatare la drammatica volatilità introdotta dall’inflazione e l’illusione monetaria che ne deriva.

Grafico #8 : Prezzo dell’oro e dell’argento calibrato con l’inflazione dal 1520 (nominale, reale e con l’inflazione della Gran Bretagna).

Molta gente mi rimprovera, specialmente dei traders ed in particolar modo dell’America del Nord, di utilizzare dei grafici troppo a lungo termine. In questo momento della Storia però, con la moneta cartacea in costante declino e l’azzeramento del sistema monetario internazionale, sarebbe stupido ignorare il passato. È pericoloso cavalcare le onde di uno tsunami. Si dice spesso che la Storia è ciclica, si ripete…non necessariamente quella recente però. Siamo testimoni di eventi che non si erano mai verificati prima, la maggioranza dei manuali di economia e finanza sono stati scritti in un clima totalmente inflazionistico. Sentiamo spesso ripetere dai economisti e banchieri che l’attuale sistema economico “naviga a vista, in un territorio sconosciuto”. Avere una prospettiva a lungo termine non è un lusso ma solo una necessità.

Coloro che hanno comprato oro e/o argento durante i picchi del 2011, rispettivamente a 1911$ e 46$, e che subiscono ora delle perdite del 43% e del 97%, non devono preoccuparsi se intendono proteggersi dal crollo dell’attuale sistema monetario, non se ne pentiranno. Se invece hanno comprato per speculare nel breve termine, avrebbero dovuto seguire più attentamente gli indicatori tecnici e scegliere meglio l’ingresso e l’uscita dal mercato per evitare dolorose perdite. Uno studio sul comportamento finanziario ha dimostrato che il dolore di una perdita è tre volte supeiore rispetto al piacere di un guadagno…dunque il dolore per una perdita del 43% equivale in realtà al 129%, ciò vuol dire che la perdita nominale del 97% per l’argento viene percepito come una perdita del 291%…

L’oro e l’argento (in quanto “oro dei poveri”) sono delle monete ‘solide’ e mantengono il loro valore sia in un contesto di crisi iperinflazionistica che deflazionistica. È importante ricordarsi che oro ed argento sono anche delle valute ‘solide’ essendo beni liquidi e negoziabili. Non dovreste investire in questi metalli, ma piuttosto usarli come assicurazione contro l’incertezza del futuro.  Ci sarà un tempo, dopo l’abbandono dell’attuale sistema monetario internazionale, per scambiare i metalli preziosi con ciò che vorrete ed allora sarete contenti di possedere della moneta solida. La crisi del Dollaro Usa non comporterà la fine del mondo, così come non fece la Sterlina nel 1945.

Articolo di Dan Popescu – 28 Maggio 2014

Grafici di Nick Laird

– GoldBroker.it tutti i diritti riservati – Articolo originalmente pubblicato su  GOLDBROKER.IT

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