Perché è probabile che Marino rimanga ancora dove è: i calcoli viscidi del PD

Sorvoliamo sui (tanti) peccatucci di Marino, sindaco loffio anche nel male. Ma i guai giudiziari sono alle porte, non solo il semicommissario.

I calcoli viscidi del Partito più viscido d’Italia, il Partito Democratico.

Perché per l’ennesima volta si dice una cosa volendone fare un’altra, in quanto gli assessori non sono i consiglieri.

Che teatrino sbilenco, fra media marchettari.

Marino sindaco

L’opinione più diffusa a Roma…

E’ invero tedioso riprendere a scrivere qui – dopo una lunga partentesi europea di studi e libagioni, condivise coi fedeli d’amore di Theleme – partendo dalla figura di Ignazio Marino, uomo dappoco, sindaco di una città ormai dappoco, appartenente ad un partito da sempre dappoco. Ma purtroppo urge trattarne, sebben brevemente: perché è evidente che la descrizione data dai media dappoco (ovvero di regime) è del tutto antitetica alla realtà. Sino all’odierno capolavoro, circa le sue “dimissioni”.

Sorvoliamo sulle storiche dimostrazioni di meschinità del Sindaco, anche oltralpe. Passiamo sopra le ambiguità della sua giunta, come anche su Mafia Capitale. Accenniamo appena al viaggio negli Stati Uniti, a trovare un Papa che ci ha tenuto a specificare quanto poco tenesse a vederlo anche lì, per concentrarci invece sull’episodio ultimo, relativo all’uso “inappropriato” delle carte di credito comunali nella sua disponibilità, con plafond portato da poco ai 50.000 euro mensili (in precedenza 10.000):

Interessanti le smentite che l’han subissato, sia dei diplomatici che ha chiamato in causa per giustificare le spese di una cena natalizia in famiglia, sia di infiniti preti e baciapile con cui sosteneva di aver cenacoli, sia addirittura del ristoratore che gli ha passato il posse. Per inciso, le ultime due sono interconnesse ed assai importanti. Sottolineano come Marino sia

C'eravamo tanto amati...

C’eravamo tanto amati…

talmente limitato da non aver capito, persino dopo le manifeste parole papali, quanto anche l’amica Chiesa se lo voglia toglier di dosso, proprio a causa di quel disprezzo assoluto popolare di cui è patente testimonianza il rifiuto del ristoratore di tenergli bordone. Disprezzo confermato in ogni occasione si abbia a parlar di lui nella città di Roma, con chiunque. Tranne magari qualche collaboratore a progetto del Comune, che di lì tira fuori la sua sbobba quotidiana ed ammanta il personale, minuscolo, tornaconto di qualità amministrative non comprovate.

Ma tornando al punto più sensibile, preme sottolineare che la vicenda della carte di credito può agevolmente integrare il reato di peculato. E non a caso Marino risulta ormai iscritto nel registro degli indagati. E’ evidente peraltro che la magistratura si sia messa davvero di buzzo buono, per censurare le “marinate”… forse in passato non aveva fatto lo stesso… tant’è, meglio tardi che mai: al fine del mio discorso la questione del perché ciò accada oggi, e non ieri, non cale.

Riassumendo, abbiamo ormai un sindaco assai prossimo a processi e appena salvato per il rotto della cuffia dal suo partito. Nonostante le dubbissime primarie, le tragiche risultanze delle inchieste di Barca sulle sedi romane del PD e i tanti fattacci, funerali inclusi. Ma se ci andiamo a guardar bene, lo stesso PD che lo salva è il PD che lo censura duramente. Addirittura nella persona di Matteo Renzi, dall’inizio sino ad oggi.

Perché questa dicotomia? Marino è evidentemente indifendibile politicamente e ogni giorno che passa allontana da sé altri elettori. Come mai allora il PD non si mostra coerente e non affronta le urne, forte di quel famoso 40% delle ultime europee?? Perché il “decisionista” Renzi non sottrae al Sindaco più schifato e irriso d’Italia la sua maggioranza ed il suo seggio??

Perché il 40% di consensi fu solo un’illusione, determinata dal concorrere di

  • la speranza nel nuovo (all’epoca, non certo oggi)
  • il punto più basso della parabola berlusconiana, nel ciclone Ruby
  • la paura, indotta dai media e sondaggisti di regime, in un sorpasso estremamente improbabile del movimento cinque stelle

E’ evidente a tutti come ciò sia non riproponibile. Anzi, un esame sincero ed attento delle elezioni regionali appena passate le rivelano quale Caporetto, mascherata dalla propaganda, sia di Renzi sia del PD stesso sia del nefando progetto neo Dc, ovvero l’unione pilotata al centro di pezzi della sinistra e della destra. Tale esame ci ha permesso di individuare in un massimo del 25% il consenso elettorale ancora in mano al Premier: per l’analisi dettagliata ed argomentata, punto per punto, suggerisco la lettura attenta di

ANALISI (E DIALISI) DEL VOTO NEI COMUNI E DELLE MOSSE DI PALAZZO.

Capirete bene che col 25% non si governa il paese, anzi si consegna parte ulteriore del proprio pacchetto di voti, dimezzato in 3 anni, sia alla Lega che a Grillo che all’astensionismo. La soluzione, concordata con Mattarella, è rimanere arroccati nel palazzo, sfruttando una situazione elettorale trascorsa ed irripetibile, finalizzata alla nascita di una maggioranza centrista mai votata, costruita algebricamente per via di accordi inconfessabili nel palazzo. Di cui, come già dicemmo in tempi non sospetti la manifestazione più evidente è al Senato, con la pattuglia alfaniana e verdiniana che stampella costantemente una maggioranza “eletta”, non più esistente. L’orizzonte di Renzi è solo quello di poter nei prossimi mesi ricominciare a far debito pubblico e “ricomprare” il consenso dai sempre più diffidenti italiani, mediante elargizioni, assunzioni, detassazioni. Fuori o dentro bilancio, non importa.

Gabrielli, il semicommissario

Gabrielli, il semicommissario

Ma per disgrazia del governo non esistono solo le elezioni politiche. Esistono le regionali e le comunali… ed esiste Roma. La scelta ipocrita e farisaica del PD – che mente per dar pretesto alla sua claque di poter controbattere stolidamente alle apodittiche censure altrui, non certo per riguadagnare terreno perduto, sino a nuove regalie – è quella di mantenere il Sindaco a tutti costi sulla sua sedia, per evitare la conta elettorale… ma al tempo stesso attaccarlo, per cercare di ridurre la percezione pubblica di illegalità e criminogenità del Partito Democratico. La prima parte in commedia fu quella di Orfini, lo “sbirro amico”; la seconda quella di Renzi, lo “sbirro duro”. Ed in mezzo a loro la bella foglia di fico di Gabrielli. Chiamato ad un ruolo di nuovo conio, il semicommissario, che ad onor del vero non esiste nel diritto pubblico italiano. Questo sino ad oggi.

Ma ecco la svolta. Siamo di fronte ad una vera e propria incriminazione giudiziaria, per un ennesimo episodio innegabilmente negativo che riguarda Marino. Quando l’unico pregio ancora ascrivibile era proprio un’onesta poco brillante… La sensazione è invece che il caso non verrà archiviato e potrebbe addirittura montare… e allora che fare? Persino il semicommissario Gabrielli potrebbe semisvegliarsi dal sonno e semiagire, prima di doverlo fare per ordine delle toghe. Un bel busillis… ed oplà, si ricompone il teatrino sbilenco, secondo uno schema seminuovo: il PD nazionale, per salvare un minimo la faccia, deve mostrarsi severo e spingere pubblicamente per le dimissioni, questa volta insieme al PD romano e ad Orfini (contrordine compagni) … e a Marino va la parte di chi vuole resistere ad ogni costo alla “defenestrazione”. Per dar più sugo alla messinscena si passa agli effetti speciali: si incita (e forse si ottiene) la dimissione degli assessori della giunta capitolina… sembrerebbe un chiaro gesto, ma non lo è per nulla. E sapete perché? Perché se si vuole far cadere un sindaco gli si toglie il consenso in consiglio, coi propri consiglieri. E il comune cade. Gli assessori, invece, sono nominati dal Sindaco e la loro dimissione non comporta affatto la caduta del primo cittadino.

In tal modo:

  • si da la sensazione di far sul serio;
  • ci si ripulisce un minimo la faccia;
  • si scarica su di un corpo politicamente morto, come Marino, la colpa del permanere dove è.

Tutto per evitare elezioni che indicherebbero, una volta di più, quanto il non eletto Renzi non abbia consenso e viva di palazzo. Da qui si deduce che ci aspettiamo moltissime manfrine, di ogni genere, anche il più indecoroso, pur di

L'esatto opposto della realtà

L’esatto opposto della realtà

evitare il normale svolgimento della vita democratica a Roma. E nel paese. Nella speranza che qualche magica trovata clientelare possa rendere nel frattempo meno tragico il computo elettorale per signori che lucrano una posizione di rendita parlamentare non solo ormai inesistente nel paese, ma anche originariamente anticostituzionale.

Ovviamente ogni “racconto” avviene con la complicità della stampa nazionale (ad esempio leggete qui sopra Mentana. Ma lui come ogni altro…), fedele al potere mai al lettore e sempre più correa dei nostri mali.

Tutto questo va naturalmente a scapito assoluto della capitale, già ridotta malissimo, perché chiunque capirebbe che un sindaco così mal messo non avrà la possibilità di svolgere nemmeno ordinaria amministrazione. Nell’attesa di un ipotetico vantaggio futuro per la feccia politica della nazione, insomma, si sacrificano del tutto i cittadini elettori. Mentre il mondo è assai vicino ad un conflitto globale che fa tremare i polsi del pianeta.

Non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. Meno male che c’è Theleme. Beviamoci su.

P.s. arrivano dopo stesura notizie di sedicenti dimissioni per iscritto del sindaco. Da lettura del testo, emerge che esse, lungi dall’essere irrevocabili, si qualificano in realtà come revocabilissime sin dall’inizio. Apertis verbis, nel testo si ricorda che possono essere revocate “entro 20 giorni”. La manfrina insomma, come qui ampiamente delucidato, prosegue eccome, col massimo della viscida ipocrisia.

Qui il link al testo di Marino, pieno di autoassoluzioni e vittimismo, con le dimissioni “a tempo”:

La messinscena prosegue...

La messinscena va avanti… cliccaci su!

 

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Un commento su “Perché è probabile che Marino rimanga ancora dove è: i calcoli viscidi del PD

  1. […] Giachetti, ancor più disempatico di Marino, cacciato per un soffio dal suo seggio in Campidoglio dopo infinite incertezze dovute proprio al rischio rappresentato da nuove elezioni. Mi pare fantascienza, più ancora di quella che propongo io. Molto più agevole pensare che anche […]

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