Alle elezioni regionali e comunali non si vota dall’estero: durerà quest’unica fortuna?

Le strazianti elezioni locali, palude stigia del paese.

Unico pregio, l’impossibilità di esercitare il diritto di voto all’estero.

Il silenzio dei grillini.

Quanto durerà?

Ci siamo. Le elezioni regionali sono alle porte. E possiamo pensarne ed aspettarci solo il peggio. I volti presentati, che siano nuovi o vecchi, ci parlano della più vieta politica italiana. L’appoggio dei “potenti” locali, lo sfruttamento dei volti “giovani” allo scopo di rastrellare consenso parcellizzato, gli accordi sottobanco sulla futura gestione delle partecipate, che naturalmente non sono state nemmeno sfiorate dalle inutili riforme del governo Renzi, le buche turate per strada, i lavori pubblici che improvvisamente riprendono per pagare qualche ora di lavoro e garantire l’osmosi busta paga – urne… tutto quello che ha trascinato il paese al fondo prosegue nel suo gioco al massacro, con una buona dose di “paradossale innocenza del male”. Quella per cui “è sempre andata così e sempre così andrà” e “se non lo faccio io lo fa un altro” e “lo so, fanno schifo, te lo dico persino io che sono candidato… ma almeno sono tuo amico e certo meno peggio…”. Un volano qui, una sinergia lì, un “tutti a casa” là… ed ecco la solita messa in scena. Sempre più misera. Non moralmente, dico. Proprio economicamente.

Nessuno ragiona sul fatto che l’assistenzialismo, il voto di scambio, la cosa pubblica fatta privata, il

Il Presidente della regione Toscana, Rossi, con lo

Il Presidente della regione Toscana, Rossi, con lo “sceicco beige” Al Habahbeh, che nemmeno paga i conti al ristorante…

potere fine a sé stesso necessitano comunque di una torta da dividersi, di una sorgente incessante di risorse da cui attingere, in ordine di importanza. Ma se i pasticceri sono andati via? E se non ci sono più gli ingredienti per prepararla? Anche in questo caso, il discorso sarebbe lungo. Per un inquadramento potrei rimandare QUI.

Che dire del sempreverde De Mita? Della estrema destra che abbraccia addirittura il centro? Ma non c’è solo la Campania… le candidature al di sotto di ogni parte che ci regala la Liguria, con la ributtante presa di posizione politica del presidente dei Vescovi? Della opposizione grillina, tutta giocata sulla supposta onestà di perfetti inetti? Del presidente Rossi ricandidato in Toscana dopo un quinquennio ai confini della realtà, dalle ASL alla favola Al Habahbeh, lo sceicco beige? Del giudice che ha perseguito il presidente uscente Nichi Vendola in Puglia, ora direttamente candidato nella lista di Michele Emiliano?

Che dire? Nulla. Il solito tanfo stantio, il solito paese medioevale che annaspa per assenza di altra droga, cioè di debito pubblico.

Eppure una cosa buona c’è, in queste elezioni regionali… chi vuole esprimere il voto deve farlo in Italia, presso la sua residenza. Dall’estero non è ammesso nulla, si può solo rientrare con delle agevolazioni. Il Ministero degli Esteri ci rassicura.

Ma perché si tratta di un bene? Perché le elezioni degli italiani all’estero sono una delle più grandi truffe. E ci dicono cosa sia e cosa valga l’Italia in queste mani. Con buona pace delle boutade governative su cultura (UMANISTICA), formazione e saperi.

Così ne scrivevo infatti:

C’è un grave vulnus alla serietà ed alla credibilità stessa della nazione. Un vulnus capace, a nostro parere, di avvelenare ulteriormente i risultati elettorali 2013.
Una vicenda non nuova, come vedremo, dai risvolti sempre più preoccupanti, considerata la situazione di stallo al Senato, per cui pochissimi consensi senatoriali potrebbero cambiare le sorti di governi e leggi.
In questo contesto i 5 senatori che la legge attribuisce al voto estero non sono affatto trascurabili.
Ed è proprio del voto degli italiani all’estero che dobbiamo parlare. Fortemente voluto dall’anziano, oggi scomparso,  Mirko Tremaglia, allo scopo di rinsaldare le relazioni tra madrepatria e suoi emigranti, o loro discendenti, l’infausto voto estero inaugura la sua triste carriera nel 2001.
Così scrive il dottor Massimo Baldacci, la cui tesi di laurea in scienze politiche ebbe ad oggetto proprio la storia di queste vicende:

La legge 459 del 2001, “Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”, ha rappresentato un traguardo storico per la politica italiana, concludendo un lunghissimo viaggio verso un diritto per troppo tempo negato a chi ha dovuto abbandonare il nostro Paese in cerca di “miglior fortuna”. L’Italia ha,così, infranto il muro di omertà che avvolgeva i nostri connazionali all’estero, riconoscendo i propri “figli della diaspora” e dando loro voce nel Parlamento nazionale.

La legge ha contribuito ad allargare quella piccola finestra sull’ “altra Italia”, consentendo che nell’opinione pubblica italiana cominciassero ad arrivare altre informazioni sui nostri connazionali che, troppo spesso e troppo superficialmente, sono sempre state date per scontate: la fama mondiale di cui gode il nostro Paese, fatta non solo di bellezze paesaggistiche, culturali e storiche, ma anche di sacrifici e forte impegno di quanti, in passato, sono partiti alla ricerca di una nuova vita.

Questo l’aspetto positivo… da subito, però, molte voci si levarono contro la “legge Tremaglia”, a causa dell’eccessiva generosità nel concedere il diritto di voto alle generazioni successive di emigranti e per le procedure, imprecise ed incerte, dell’esercizio del voto, determinate dalla scelta di affidare una tale notevole responsabilità ai consolati, in assenza di controlli.

Tanto per dare un’idea del clima di trasparenza in cui già nel 2008 si svolgevano tali elezioni estere, riportiamo un breve estratto (sito AIC, associazione costituzionalisti) sul caso Di Girolamo, eletto appunto dagli emigrati:
La Giunta per le elezioni e le immunità del Senato ha esaminato per la prima volta il caso dell’elezione del senatore Di Girolamo (PdL) il 07/06/2008 in relazione ad una richiesta di autorizzazione a sottoporre il senatore alla misura cautelare degli arresti domiciliari (Doc. IV) trasmessa dal Gip di Roma al Presidente del Senato.
In applicazione dell’art. 68 Cost. e degli artt. 4 e 5 della legge n. 140 del 2003 (“Disposizioni per l’applicazione dell’art. 68 della Costituzione”) il giudice romano si era rivolto al Senato nell’ambito di un procedimento penale pendente nei confronti del senatore Di Girolamo indagato per avere falsamente attestato la propria residenza in Belgio allo scopo di potersi candidare alle elezioni politiche nella circoscrizione Estero – Ripartizione Europa.
Il requisito della residenza in una delle ripartizioni della circoscrizione Estero per godere del diritto elettorale passivo nella medesima circoscrizione è previsto dall’art. 8, comma 1, lett. b) della legge n. 459 del 2001 recante “Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”.

La vicenda prese poi delle pieghe che ancora oggi riverberano sulla vita politica e giudiziaria del paese, tra Gennaro Mokbel e la banda della Magliana, il riciclaggio e la truffa elettorale.

Ma non è questo che ci interessa, bensì la facilità con cui nel voto all’estero si insinua l’incertezza sulla correttezza del voto.
Potremmo continuare a lungo con episodi del recente passato… preferiamo invece tornare rapidamente al presente, dopo aver dato conto di quanto il problema sia datato. E quindi prevedibile.
Prima di fiatare ancora sull’argomento, lasciamo che siano le immagini e le dichiarazioni a parlare. Attendete i 20 secondi di “buio”, prima del servizio di Striscia, andato in onda insieme ad altri fra fine febbraio e primi di Marzo 2013.

Ma non finisce qui. Anche youtube da il suo contributo, non trascurabile. Possiamo aggiudicarci un supplemento di indignazione vedendo questo interessante scoop “privato”:

Ordunque, che ne pensate delle procedure del voto all’estero, dei consolati italiani, dei patronati… insomma di tutta la macchina che Mirko Tremaglia mise in moto?

Non vi pare che sia indegno di un paese civile?
Non credete che l’immagine dell’Italia, ben lungi dall’essere legata solo alla serietà di un premier, venga intaccata mortalmente da queste oscene vicende che, elezione dopo elezione, si ripetono ininterrottamente?
Non vi pare che il movimento 5 stelle, nella sua urlata sete di trasparenza e purezza, avrebbe dovuto farsi carico di questa denuncia, dall’alto del 25% dei consensi?
Oppure anche lì si fanno i conti politici di una vittoria che non si vuol mettere in discussione, nemmeno per la componente estera (di cui, comunque, non si avvantaggia direttamente?). O che altro?
A mio parere, l’intera validità del voto estero è messa in discussione. Così come i 4 senatori pervenuti al PD e l’unico a Monti. 
La questione, visti i numeri in campo, non è di poco conto. Vorreste davvero che una maggioranza fondata su due nomi porti addosso tale ipoteca?
Potete davvero immaginare l’elezione di un presidente della Repubblica per cui questi seggi senatoriali siano decisivi (e l’ipotesi non è solo una delle tante, leggete QUI), oltre all’incredibile premio di maggioranza? 
 
Questo scrivevo nel 2013. Come  si è poi visto, i grillini non hanno mai ricordato la questione (qui si pensa perché la modalità opaca sta bene a stati stranieri, che possono imboscare chi desiderano nel nostro Parlamento di burattini. Stati da cui il movimento cinque stelle trarrebbe ragion d’essere…), di elezioni presidenziali ne abbiamo fatte ben 2 e nessuno ha mai più affrontato la questione. Nemmeno la draconiana (solo quando desidera) Corte Costituzionale.
L’unica nota positiva è che, per ora, alle regionali e comunali questo non può accadere… ma quanto durerà?
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Un commento su “Alle elezioni regionali e comunali non si vota dall’estero: durerà quest’unica fortuna?

  1. […] di misura ridottissima per l’una o l’altra parte. Magari condizionata dal voto estero, pietra di ogni scandalo elettorale. O da conteggi e riconteggi e faide che allontanerebbero ancora di più questo paese vecchio, […]

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