Conflitto di interessi: Mons. Bagnasco fa da Premier o da Presidente di Federacciai?

Un dubbio ci assale, qui a Theleme. Per fortuna Raffaella Paita viene in soccorso.

La soluzione di compromesso che piacerà ai dorotei.

Monti col collega Bagnasco

Monti col collega Bagnasco

Che la Chiesa agisca da player politico è nozione di largo consumo, almeno da qualche secolo. Anche in precedenza, comunque, l’elite del paese era più che avvertita della faccenda. Paradossalmente oggi tale consapevolezza sta sbiadendo. Vediamo in due righe due che si può dire in merito.

L’eredità dell’impero Romano in occidente risulta suddivisa fra impero a trazione nordeuropea e papato romano (a differenza che nell’oriente del cesaropapismo bizantino). Con addirittura una certa prevalenza dei Pontefici durante lunghe fasi di incertezza politica. Sovente provocate dal medesimo Vaticano.

Basti pensare alla sorte dei Normanni, osteggiati sino alla distruzione da successori di Pietro che, lungi dal porgere l’altra guancia, menavano per primi tremendi schiaffoni. Nel ruolo, come già nel passato (e poi in futuro), di capi di coalizioni politico-militari. E giustizieri di principi e re, anche fanciulli (vedasi Corradino).

L’Italia è per di più il cortile dei Papi, il campo d’azione e di sperimentazione sotto casa. Spazio geografico che non poteva né doveva sviluppare un potere laico sufficientemente esteso, autonomo e coerente, tale da poter contrastare efficacemente l’azione “spirituale”, ma soprattutto culturale e materiale, del clero. Così come proprio lì nessun’altra confessione, né variante, del cattolicesimo più romano che ci sia doveva esser ammessa (questa è la controriforma, così bene introdotta e spiegata dal grande Paolo Sarpi, lo storico del Concilio tridentino): un solo pollaio non ammette più galli!

Pertanto, che il presidente della CEI (conferenza episcopale italiana, massimo organo territoriale del clero nostrano) faccia apertamente politica, dia patenti di agibilità, che condanni o innalzi gli eletti del popolo italiano (cioè di un altro stato) con grande battage mediatico, appoggi o si allontani dalla magistratura, ci sembra nella più classica delle tradizioni teocratiche. E tale tradizione esige egli sia, per contrattazione diretta coi Papi (caso unico fra le conferenze episcopali), il premier ombra del paese.

Appunto in qualità di premier ombra (o fosse che i nostri premier siano l’ombra sua… ma non vorremmo esser così audaci…), l’attuale Presidente CEI si è sempre lasciato andare a dichiarazioni in piena sintonia con la carica pubblica “onoraria”. Ad esempio appoggiando senza se e senza ma il Forlani del 2000, Mario Monti:

Sulla onestà e capacità di Monti penso che ci sia un riconoscimento comune

Come anche il sostegno alle larghe intese, già al tempo di Letta (ovvero alla nuova Dc cui sono finalizzati gli odierni Renzi e Mattarella):

Allora insieme è possibile!

Ma qualche settimana fa un dubbio ci ha assalito… leggete con noi questo intervento del cardinale Bagnasco, sulle prospettive e l’attualità tecnologica ed economica della siderurgia italiana…

Speriamo che l’Ilva ce la faccia, assolutamente ce la deve fare. L’Italia è sempre stata all’avanguardia per la produzione dell’acciaio, è apprezzata ovunque. Lasciarsi spolpare credo che non sia una buona politica. E se lo Stato e tutti gli altri coinvolti faranno di tutto perché possa continuare a vivere e svilupparsi, il risultato sarà positivo

17th of June, 2010 - Chiesa del Gesù Divin Lavoratore, Taranto.Questa splendida frase, in piena sintonia con il Vangelo, testo incentrato notoriamente sul dato economico come cifra per una vita spiritualmente sana, che sia porta per il Paradiso (basti pensare alla parabola del giglio), ci permette anche di regalarvi la visione del commuovente “Cristo delle ciminiere”, presente nella parrocchia del Gesù Divin lavoratore di Taranto già dagli anni ’70: vedete, tal speciale Cristo benedice i fumi e fa piovere bramme d’acciaio dai cieli… una devozione assai cara al compianto arcivescovo tarantino Motolese, vero Deus ex machina locale dell’epoca. Devozione evidentemente condivisa con le gerarchie ecclesiastiche liguri (dal Cardinal Siri a Bagnasco). Ma torniamo a noi…

Su ILVA il cardinale ha parlato da ministro delle attività produttive, da Presidente di Federacciai, da membro del board di Confindustria, non da Premier! E questo ci ha molto confuso… non si sono mai viste assommate tali cariche, si crea un conflitto di interessi. Dalla storia non emerge una simile leadership industriale. Al limite nel medioevo più buio era appannaggio di ordini monastici, non di vescovi. Che confusione…eravamo già pronti a interventi sui forni elettrici, i gasdotti, la TAV, il leverage…

Ma per fortuna le vicende poco edificanti della candidata del PD alla presidenza della regione Liguria, cioè quel mix inimitabile di inciuci politici, disastri ecologici, alluvioni con morti, contributi INPS inopportuni, votanti extracomunitari alle primarie, indagini giudiziarie in corso, hanno oggi ristabilito le cose.

Per il cardinal Bagnasco, infatti, il fatto che la procura indaghi adesso su Raffaella Paita, relativamente ai fatti gravissimi e letali delle alluvioni, deve far riflettere su come

certe indagini esplodono in certe ore e in certi momenti delle città e della Nazione… seminare sospetti, avviare queste notizie, a prescindere dalla verità o meno, comunque deprime un po’ il morale di tutti. Disincentiva il senso di appartenenza e partecipazione e questo è un male profondo a cui bisogna reagire…

Avesse detto lo stesso sui mille casi che in passato hanno riguardato tanti, tanti altri esponenti politici… da Berlusconi a Del Turco… e invece no. Non risulta. E perché? Ma perché non erano “suoi” candidati. La Stampa infatti ci fa sapere come

bagnasco paita

con l’unico errore, a nostro parere, di aver usato la congiunzione “e” invece della preposizione “di”. Propria al caso genitivo.

Ad ogni modo tale visuale ci conforta nella convinzione egli mantenga sempre la tipica funzione di Premier non eletto. E che solo pro tempore possa svolgere mansioni potenzialmente in conflitto, come ad esempio, presidente di Federacciai.

Una soluzione di compromesso in stile doroteo che siamo certi sarà gradita.

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Un commento su “Conflitto di interessi: Mons. Bagnasco fa da Premier o da Presidente di Federacciai?

  1. […] Se intendiamo l’acciaio tarantino come merce da vendersi e comprarsi, non serve più a nessuno. Le commesse rilevanti sono andate rapidamente perse ed altrettanto rapidamente sostituite con forniture straniere, prevalentemente cinesi, a prezzi assai competitivi e qualità identica, se non migliore. Ma se lo intendiamo in altro modo, intravediamo assai nettamente come esista uno ed un solo interesse al mantenimento in vita dell’acciaieria tarantina (identico a quello mostrato per Piombino e Terni, ovvero ciò che resta della rete siderurgica di Stato, riorganizzata dal grande Sinigallia nel dopoguerra). E come quest’unico interesse sia tutto interno al paese e lontanissimo da ogni considerazione economica, connotandosi come la madre di tutte le battaglie del cattocomunismo italiano (nelle due matrici storiche DC e PCI, sino all’esposizione diretta del Clero, locale ma anche non): […]

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