Ospizio Sud chiama UE Villa Arzilla: fuggono i cervelli arrivano i pannoloni?

cantatore

D. Cantatore, ‘Uomini del Sud’

I mali endemici del Meridione, nessun mistero. E ce n’è anche qualcuno nuovo.

Detassare le aziende nascenti e investire in innovazione no, agevolare fiscalmente gli anziani europei si.

Meridione e Portogallo, il paragone che non c’entra.

La manovra di chi non sa cosa manovra.

Il Meridione d’Italia è stato oggetto di infinite trattazioni. Incentrate sul ritardo economico e sociale, nei confronti del resto d’Europa e soprattutto del Nord del Paese. Ciò chiamasi ‘questione meridionale’. Argomento d’enorme complessità, con le radici ben piantate nella Storia e nella Geografia di questa parte della penisola, non può essere qui affrontato. Ai fini di quanto stiamo per dire basti una breve successione di punti pacifici, assolutamente non esaustiva nè esauriente, per fornire un’idea d’insieme, così, alla spicciolata:

  • enormi limiti di collegamento col resto dell’Italia e dell’Europa. Pochi aeroporti, carenza di autostrade propriamente dette, sistema ferroviario decotto e percorso da pochi mezzi vetusti, portualità decaduta, viabilità in pessime condizioni;
  • servizi pubblici di basso, se non infimo livello. Dai bus di città alle biblioteche comunali, dai pronto soccorso all’assistenza alle categorie svantaggiate, barriere architettoniche incessanti, rapporto inesistente con le istituzioni locali, che non sia esattivo, diffidenza;
  • tessuto imprenditoriale estremamente frammentario, assistenzialismo protratto per decenni, estrema difficoltà di accesso al credito, larghissimo ricorso al lavoro nero, disoccupazione endemica, lavoro femminile ancora latitante;
  • abusivismo edilizio enorme, quartieri e cittadine ancora sprovviste di allacci metano e fognari, difficoltà nell’accesso a reti internet nelle zone dell’interno, specie se ad alta velocità;
  • emigrazione dei più qualificati nel Nord Italia o in Europa, scarsissima conoscenza delle lingue straniere, limitata attitudine turistica e di accoglienza, con poche celebri e costose eccezioni, molti nuclei familiari poveri, anziani non abbienti e soli;
  • presenza ingombrante di malavita organizzata e microcriminalità, lavoro minorile, grandi carenze nello smaltimento dei rifiuti, estrema inefficienza burocratica, vaste carenze nel sistema giudiziario;
  • mediocre sfruttamento delle risorse del territorio, a cominciare da quelle agricole, disabitudine all’associazionismo, che non sia parassitario, voto di scambio, nepotismo, scarsissimo civismo e imperfetta recezione delle dinamiche democratiche…

Si potrebbe continuare a lungo, ci fermiamo qui. Del resto le cifre recenti parlano di un aggravarsi cospicuo del divario fra Nord e Sud Italia. L’emorragia di giovani formati sta scavando un ulteriore fossato. Moltissimi luoghi del Meridione, vitali ancora sino all’inizio del 2000, sono oggi ricettacolo di anziani, pensionati spesso con l’importo minimo. I più abbienti contribuiscono a popolare i loro borghi di badanti dell’est, le quali inviano rimesse nei loro paesi, molto più che spendere in loco, proprio come facevano gli italiani dall’Argentina e dal Belgio negli anni dell’emigrazione ‘manuale’. Una simile scarsità di prospettive limita finanche la presenza di ‘migranti’, i quali cercano di andar via  appena possono, al netto delle organizzazioni paracriminali che ne tengono alcune decine di migliaia ammassate in varie ‘residenze’, al fine di lucrare sulle sovvenzioni. E, naturalmente, al netto di contesti da terzo mondo, quali quelli della piana di Gioia Tauro e della Capitanata, dove vengono impiegati come schiavi per la raccolta agricola. Naturalmente non tutto il Sud è così. Ma una cosa è sicura, disoccupazione giovanile, emigrazione e terza età nel Meridione sembrano andare a braccetto: ‘il Sud si sta svuotando nel silenzio generale’.

Per intervenire su tale complesso di ritardi, limiti, disagi, errori occorre certo agire presto. E infatti oggi leggiamo di una proposta che, negli intenti, dovrebbe portare al Sud nuove risorse. Detassare drasticamente i redditi dei pensionati stranieri che dovessero decidere di trasferirsi nelle regioni meridionali, in modo da indurli a vivere e spendere al Sud. Un po’ quello che accade da sempre in Florida e alle Hawaii, negli USA. Oppure, – ma davvero in sedicesimi, parliamo di poche migliaia di casi fra tutti gli stranieri – in alcune nazioni europee in cui la vita è puttosto a buon mercato, come il Portogallo.

Mettiamoci nei panni, quindi, di un ipotetico pensionato tedesco, diciamo di 68 anni, che inizi a valutare questa ipotesi, spinto dal notorio bel clima e bel mangiare italiano – che però già ci sono e sinora hanno attratto turisti, non emigranti – e soprattutto dalla gran novità della defiscalizzazione. La lista dei problemi del Meridione la ricordate, no? Diciamo che egli si voglia trasferire da Amburgo a Lecce (scelgo volutamente un centro di dimensioni decenti e non troppo mal collegato, come l’80% del resto del Meridione) … ha qualche migliaia di km da percorrere, ma forse la parte più pesante del viaggio sarà il tratto finale di Puglia, quando l’autostrada cede il passo alla superstrada e poi alla viabilità locale. Perchè guidare, in Italia, è tutt’altra cosa. Addirittura sconsigliata da molte guide straniere, specie al Sud. Potrebbe anche arrivare senza auto, ma in tal caso l’aeroporto più vicino sarà a 40 km ed avrà fatto due scali (pensate però se volesse vivere a Matera o Avellino…). E poi taxi o treno, ma senza intermodalità prevista. Quindi, magari, bus. A Lecce, di assai recente vocazione turistica, troverà difficile farsi comprendere parlando in inglese (e pensate se fosse invece Enna o Crotone) e soprattutto scoprirà che le case non costano mica quando in Portogallo, che le tasse locali non sono quelle della Bulgaria, tantomeno i ristoranti, i cinema, le salumerie. Per carità, meno che ad Amburgo… e senza freddo e nebbia… ma parliamo sempre di un investimento importante. E di un ambientamento per nulla scontato. Cosa per pochi, deduciamo. Ovvio, andasse invece a vivere a Corigliano d’Otranto sarebbe diverso… molto più economica. Ma a quel punto o si guida o si è fregati. E su che strade, con che segnaletica… si dovesse poi aver bisogno di tornare ad Amburgo per qualche ragione, diverrebbe un viaggio da programmare con attenzione. E di lunga durata. Infine, non parliamo di universitari… nel caso gli servisse d’urgenza un ospedale e vivesse in un centro minore, l’esperienza potrebbe essere scioccante e rischiosa. Non vi dico impugnare una multa… o richiedere i permessi per ristrutturare un’ala della ex casa colonica appena acquistata (chissà da chi, con quali traduzioni e per che tramiti). Non infierisco, non ho preso ad esempio nè Gela, nè Caserta, nè Corleone, nè Pietrapertosa o Reggio Calabria. E nemmeno Napoli o Catania o Palermo, in cui il malcapitato ‘Franz’ potrebbe rapidamente finire sotto una vettura, uccidere un passante sbucato dal buio, subire un ‘cavallo di ritorno’, avere il marciapiede di casa ricoperto di rifiuti, non trovare nessuno alla ASL, non scoprire mai dov’è l’ufficio X del Comune o la cancelleria del Tribunale, necessitare di un traduttore/maggiordomo per ogni incombenza, assistere alle più svariate illegalità, every day.

Eh si, perchè luoghi disordinati o abbandonati, caotici o irragiungibili, costosi o sperduti, in assenza di servizi pubblici adeguati, multilinguismo, sistema aeroportuale capillare e assistenza a portata di mano, in cui senza l’auto personale sei fritto, non sono il sogno di nessun pensionato. Defiscalizzato o meno. A meno che non abbia larghi mezzi e possa sottrarsi a tante incombenze. Ma in presenza di grandi mezzi possibile preferisca, come già preferisce, la Liguria, la Toscana, il Lago di Garda… Più prossimi all’Europa continentale, più serviti dai mezzi, con molti più aeroporti, più tradizione di accoglienza, la possibilità di raggiungere grandi centri ancora vitali e operosi, in cui s’è riversato il meglio del Sud… Milano, Torino, Genova… con sanità e servizi negli standard ai quali è abituato.

Ma voi direte… e il Portogallo? Non è forse una nazione simile al Meridione? Come mai lì tanti italiani (ripeto, siamo nell’ordine di un migliaio) si sono trasferiti? Ma proprio perchè parliamo di latini a casa di latini, per quanto di Bergamo sempre italianissimi, agevolati sul piano linguistico, in una nazione che non solo ha detassato gli stranieri ma che ha prezzi abbordabili persino nella capitale Lisbona. A Braga o in Algarve anche di più. Sia per mangiare, che per andare al bar, al ristorante, assicurare una vettura… al tipo di guida siamo abituati e le nostre pensioni basse possono davvero permettere di vivere meglio che a casa propria, in una dimensione che ricorda quella dell’Italia di 40 anni fa… Certo, non ci sono solo italiani, anche inglesi. Ma gli inglesi in Portogallo son sempre stati di casa… pensate al vino di Ricardo... il sistema bancario portoghese è nelle loro mani e, al di là dei pensionati, non pochi britannici lavorano lì. Insomma, tutta un’altra storia. Non a caso la conoscenza dell’inglese è nettamente più diffusa in Portogallo che in Italia, specie al Sud, in cui rimangono soprattutto anziani e giovani meno formati, rammentiamo.

Per fortuna questo scambio fra cervelli e pannoloni, la grande trovata di un Governo che non aiuta l’impresa nascente – esattamente come i predecessori – nè il lavoro giovanile qualificato, bensì punta a indurre anziani a raggiungere altri anziani in un territorio disagiato, splendido per una vacanza (intelligente) ma arduo nel quotidiano, pare solo l’ennesima fregnaccia di una classe politica, e di un elettorato, che non solo non conosce più l’uso della logica, ma nemmeno la nazione in cui vive. La manovra di chi non sa cosa manovra.

P.s. Scopriamo invece che, oltre ogni più fosca previsione, l’idea geniale del nostro Governo è proprio quella di inviare codesti senex nei centri minori del Sud, al di sotto dei 20.000 abitanti e possibilmente isolati. Va da sè, quindi, che le censure qui esposte vanno moltiplicate per 10. Parliamo davvero di San Giovanni Calibita, di San Quirico Raparo o di Ascoli Satriano. Cioè di nulla.

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