Casellati e Fico, dal dito dei presidenti alla Luna dei voti mancanti

Abbiamo i due presidenti delle Camere. Casellati, più silvestre di Silvio. Fico, più fico di Fraccaro.

La saggezza cinese insegna a guardare oltre il dito. Quei voti che mancano, quei seggi che ci sono.

Altro che neomelodici, siamo tornati a Profazio.

Gioisci, o popolo d’eroi, o Patria immortale! In sole 48 ore la peggio assortita compagine politica mai inviata dagli italiani alle Camere ha saputo corredarti, non senza qualche veemente screzio (o almeno così è sembrato, in quel Castello d’Atlante che sempre fu e sarà il Parlamento italiano), di ben due presidenti al prezzo di uno solo. Eletti in sincronia perfetta, a testimonianza dell’enorme fiducia che regna fra la forze (cioè fra le debolezze, poichè nessuno è autonomo a fini di governo) in campo, Roberto Fico e Anna Maria Casellati rappresentano sicuramente il massimo che la congiunzione dei ‘vincitori’ di queste elezioni aveva da offrirci. 

Roberto Fico, napoletano come di Maio, è un noto attivista del M5s, sin dalla prima ora. Ha ricoperto il ruolo di Presidente della vigilanza Rai, naturalmente appiedato. Sarà forse per questo limite cinetico che la RAI pare non aver subito significative alterazioni – nel percorso di bolso carrozzone statale, dedito all’informazione cencellizzata, all’intrattenimento filogovernativo e alla mangiatoia di un numero sterminato di italiani – dall’attività pluriennale di cotanto vigile. Oppure per l’oggettiva impossibilità di trasfondervi tutta la carica rivoluzionaria generata dall’honestissima et humilissima democrazia diretta, chissà. Fattostà che codesto è l’apice politico della carriera di Roberto Fico, sino alla odierna elezione. Vorremmo dirvi altro, ma altro non c’è, a parte un’interessante tesi di laurea, dal titolo accattivante: “Identità sociale e linguistica della musica neomelodica napoletana”. Se ne può dedurre gli piacciano D’Angelo e Finizio, fors’anche Gianni Celeste, celebri paladini di legalità, cosa che quasi certamente lo differenzia dal trentino Fraccaro (ma cresciuto a Riese Pio X), fedelissimo di Di Maio e sua prima proposta alla Presidenza della Camera, poi accantonato per dar spago ad una certa corrente interna. Le malelingue diranno che questo movimento rivoluzionario somiglia al classico partitone italiano, ma a renderlo unico c’è per fortuna la Casaleggio Associati. E Fico non perde occasione per ricordarcelo: ascoltiamolo mentre presenta la piattaforma Rousseau, entusiasta e circonfuso di luce intellettuale, manco fosse Archimede quando scoprì il principio del galleggiamento dei corpi:

E’ grazie a gente come lui  – oltrechè al ‘ritrovato’ senso di squadra nel centrodestra – se possiamo avere quale Presidente della Camera una fan sfegatata di Silvio Berlusconi, l’impresentabile innominabile mafioso indegno puttaniere caimano. Eureka! S’era corso, è vero, il rischio dell’elezione di Paolo Romani, editore televisivo di fama… ma grazie alla sapiente demonizzazione di un’abominevole storia di telefonate, fatte dalla di lui figlia col telefono d’ufficio, il Movimento Cinque Stelle ha invece ottenuto che al suo posto – e coi suoi voti – fosse eletta Maria Elisabetta Alberti Casellati. Grande vittoria, come vedremo.

L’avvocato Casellati ha ricoperto due volte il ruolo di sottosegretario nei governi Berlusconi. A settembre 2014 il Parlamento l’ha promossa al Consiglio Supremo della Magistratura. E’ ricordata dal pubblico soprattutto per aver fatto assumere la figlia nel ministero in cui s’era appena insediata e per l’attivismo negli anni tormentati del Cavaliere. Quando buona parte dello staff del premier fu impegnato nelle celeberrime “leggi ad personam” che, come ognun sa, piacquero ai grillini almeno quanto a Marco Travaglio. Per par condicio, ascoltiamo anche lei in un memorabile passaggio televisivo, in cui si scontra proprio con Travaglio, che le dice apertamente cosa pensa delle sue teorie in difesa di Berlusconi:

C’è un bel detto cinese, ‘quando il saggio indica la luna lo sciocco guarda il dito’. Ma, ormai, i saggi in Italia sono pochi e quei pochi si limitano a guardarla dal terrazzo coi loro simili, la Luna. Chi indica qualcosa, specie sui media, in genere guarda il suo stesso dito, confortato dalle moltitudini di sciocchi che ne seguono l’ampio gesto. Ed è quello che abbiamo fatto anche noi, sinora. Allontaniamo quindi lo sguardo dalle scialbe personalità prescelte – chissà se nelle nuove vesti avranno modo e tempo di far più e meglio di quanto mostrato sinora – e andiamo un pò a contare i voti espressi in loro favore. Non dimentichiamo che dal Parlamento dovrebbe uscire fuori un Governo e che l’elezione dei Presidenti è, logicamente, il primo viatico alle scelte del Presidente della Repubblica. In base agli accordi, i voti espressi dovevano coincidere con la somma dei seggi di tutto il centrodestra e del Movimento Cinque Stelle. Il conto è presto fatto. Una grafica ci aiuterà nell’impresa:

parlamento

Alla Camera, 492 (265 CDX + 227 M5s). Al Senato, 249 (137+112). Bene, Roberto Fico ne ha presi 422, quindi ben 70 di meno. La Casellati 240, 9 di meno. Qualcuno non ha seguito i dettami di partito o, almeno, gli accordi palesati. Di primo acchito sembrerebbe che i pentastellati siano stati più ‘onesti’, è il loro candidato alla Camera ad aver subito più defezioni. Più facile immaginare siano mancati i voti del centrodestra. Già, ma di chi? Della Lega, di Forza Italia o di Fratelli d’Italia? E se ci fossero invece un bel po’ di franchi tiratori pentastellati? Sappiamo infatti che un numero elevato di ‘selezionati’ da Casaleggio è molto, molto distante dai militanti della prima ora, quelli rappresentati da Fico. Ma sappiamo anche quanto l’operazione di fiancheggiamento di Forza Italia sia indigesta a non pochi grillini. Chissà.

Passiamo al voto del Senato, forse più agevole da leggere. Difficile infatti che Forza Italia non abbia votato compatto la Casellati, sodale di sempre e vicinissima al Cavaliere. Anche perchè si tratta di una delle poche cariche di grande rilievo alla quale potrà ambire, in questa legislatura. Considerato che al gruppo della Meloni interessa in massimo grado l’unità del Centrodestra, al netto di imprevedibili sorprese potremmo ragionevolmente attenderci sia stato ‘fedele’. Restano quindi Lega e Cinque Stelle. Facciamo un altro piccolo conto… l’ipotetico governo Salvini Di Maio esiste nei numeri, si. Ma al Senato sono molto risicati. Pur lasciando da parte la storia degli ‘espulsi’, che pure esiste, la conta dice 170. Provate a toglierne 9…e il Governo non c’è più. E se anche solo la metà dei 70 suffragi mancanti alla Camera fossero leghisti o grillini, non ci sarebbe nemmeno là. Il PD si è grossomodo attenuto a quanto dichiarato, pur ospitando al suo interno, secondo tradizione, qualche fastidioso franco tiratore.

Se dobbiamo quindi trarre da queste vicende un insegnamento valido per il futuro, guardando la Luna e non il dito, ne dedurremmo che un governo Berlusconi – Salvini – Di Maio non si può fare, perchè il terzo nemmeno vuole incontrare il primo. Ma un governo degli ultimi due, che escluda il primo, ha già mostrato nei fatti di che poca pasta sarebbe fatto. Troppo poca, facilissimo debba tenerne conto il costituzionalmente prudente Mattarella.

Siamo insomma tornati nella palude stigia dei calcoli astrusi ed ambigui della prima Repubblica. Come ha acutamente detto il professor Becchi, questa legislatura non pare essere la prima del Mondo nuovo, ma piuttosto l’ultima – si spera – del vecchio. Cantato da un sardonico – e grande – Otello Profazio. Altro che neomelodici.

 

 

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7 commenti su “Casellati e Fico, dal dito dei presidenti alla Luna dei voti mancanti

  1. wwayne ha detto:

    Splendido post, come sempre! 🙂

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  2. […] pochissimo realizzato da Presidente della vigilanza Rai) sono proprio napoletani. Anzi il secondo s‘è laureato con una tesi sui neomelodici napoletani, i cui numi tutelari sono, naturalmente, Nino D’Angelo e Mario Merola, il re della […]

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  3. […] solo di due forze politiche, non di un’accozzaglia. Non fosse che i conti già non tornano. Come facemmo notare immediatamente, (unici nello scenario informativo, evidentemente discalculo), quando si trattò di votare per i […]

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  4. […] solo di due forze politiche, non di un’accozzaglia. Non fosse che i conti già non tornano. Come facemmo notare immediatamente, (unici nello scenario informativo, evidentemente discalculo), quando si trattò di votare per i […]

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  5. […] una quarantina di senatori – fermo restando che, come abbiamo scritto più e più volte, il Senato è la chiave anche di questa legislatura. ‘Buco’ incolmabile, considerate le posizioni pubbliche a riguardo di M5s, Lega e FdI. […]

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