Casellati e Fico, dal dito dei presidenti alla Luna dei voti mancanti

Abbiamo i due presidenti delle Camere. Casellati, più silvestre di Silvio. Fico, più fico di Fraccaro.

La saggezza cinese insegna a guardare oltre il dito. Quei voti che mancano, quei seggi che ci sono.

Altro che neomelodici, siamo tornati a Profazio.

Gioisci, o popolo d’eroi, o Patria immortale! In sole 48 ore la peggio assortita compagine politica mai inviata dagli italiani alle Camere ha saputo corredarti, non senza qualche veemente screzio (o almeno così è sembrato, in quel Castello d’Atlante che sempre fu e sarà il Parlamento italiano), di ben due presidenti al prezzo di uno solo. Eletti in sincronia perfetta, a testimonianza dell’enorme fiducia che regna fra la forze (cioè fra le debolezze, poichè nessuno è autonomo a fini di governo) in campo, Roberto Fico e Anna Maria Casellati rappresentano sicuramente il massimo che la congiunzione dei ‘vincitori’ di queste elezioni aveva da offrirci.  Continua a leggere

La verità, vi prego, su legge elettorale, fiducia e maggioranza: i vagiti DC nel (voto) segreto

L’importanza del momento. Il disastro costituzionale.

Perché Renzi ha avuto tanta fretta. I vagiti DC, la vera maggioranza. Una vita di vitalizi.

Il governo supera indenne la fiducia, come tutti ben sapevano. Mi chiamo Verdini e risolvo i problemi (della nuova balena bianca)

Oggi si vota sulla legge elettorale, intrecciata con la riforma del Parlamento. I motivi di interesse, notevoli, si organizzano intorno a 2 poli principali:

Che si cela dietro legge elettorale e fiducia odierna?

Che si cela dietro legge elettorale e fiducia odierna?

  • il merito delle leggi in questione, ovvero del cosiddetto Italicum e della profonda alterazione del Senato. Senza dimenticare come alla promulgazione di nuova legge elettorale si sia giunti per sentenza della Corte Costituzionale, che ha però lanciato il sasso e tirato indietro la mano. Essenzialmente rinnegando la sua funzione in seno all’architettura costituzionale, violando la Costituzione anch’essa. Ma di ciò occorrerà trattare in separata sede, in modo giuridicamente piuttosto denso.
  • la scelta dei tempi e delle metodologie di votazione, che in questi giorni (ed ore) stanno tenendo banco su tutti i media ed in tutte le segreterie di partito. Ed è di questo che intendiamo occuparci oggi. Nel tentativo di dipanare una vicenda altrimenti assai confusa e poco comprensibile, nonché di avanzare una previsione sull’esito delle votazioni e della Repubblica, primieramente per mettere alla prova l’analisi su cui la previsione si fondava.

Per riuscirci, occorre come sempre partire da una serie di costatazioni e deduzioni.

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Il Bonusdef, alias tesoretto, si conferma un cul de sac. Ed è già fuori dalla propaganda!

... o del tesoretto? Macché, solo della propaganda.

… o del tesoretto? Macché, solo della propaganda.

I fratelli La Bufala, marchio registrato. Cosa dicevamo pochi giorni fa sul BonusDef, cosa se ne dice oggi.

Giorgio Alleva e l’Istat che cavalca i margini d’errore (sicuro). Perché “La diceria dell’Abate” vi aggiorna sui fatti di domani…

Pochi giorni fa ci occupavamo dei “Fratelli la Bufala” della politica economica italiana, Matteo Renzi e Piercarlo Padoan. Lungi dall’essere ambasciatori della mozzarella di Battipaglia ad Expo, li avevamo stigmatizzati relativamente alla patente invenzione del BonusDef, alias tesoretto.

Partendo da un tweet di Oscar Giannino, nella diceria intitolata

Bonus DEF, la propaganda o la sai fare o no:

Padoan non sbaglia solo i calcoli…

facevamo notare in dettaglio come Padoan avesse finito, malaccortamente, per usare sbrigativamente termini dal forte connotato negativo, allo scopo di indicare la platea degli interessati. Negativi sia per chi dava il bonus, sia per chi lo riceveva, sia per chi ne doveva parlare: tragicamente destinati “al povero”, alla “povertà”.

E concludevamo come

ormai il numero di beneficiari del bonus coincidesse col numero dei poveri nel paese: Se vuoi ottenere un effetto propagandistico su larghissima scala, implicitamente ti dichiari nazione con milioni e milioni di miserabili. Se invece contieni il numero dei poveri, perdi la scala larga. Quindi il fantomatico effetto economico desiderato, a sedicente fondamento del bonus.. così come l’interesse dei futuri beneficiari e votanti.

Un cul de sac insuperabile.

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