Banca Etruria: conferme clientelari e severità di facciata

La questione Banca Etruria tiene banco. Eccome. Un breve memento.

Quell’indesiderata fusione con la Banca popolare di Vicenza… Maria Elena Boschi sceglie il quarto comandamento.

Come rifare una verginità alle banche, riconquistando la clientela nauseata, senza toccare troppo gli intoccabili.

I bei materassi di una volta.

In Banca Etruria & C: un paese da ricoverare, giusto una settimana fa, scrivevamo:

…Quando si parla di un salvataggio, c’è qualcuno che deve essere salvato. In questo caso, quattro banche popolari. Sarebbe interessante entrare nel merito, nei come e nei perché, finanziari e giuridici, le banche popolari italiane abbiano spopolato per decenni (mi si perdoni il bisticcio)… ma porterebbe troppo lontano.

Limitiamoci a costatare che dette banche erano nelle condizioni di esser salvate in quanto schiacciate da debiti contratti nella gestione da amministratori e dirigenti, ovvero da enormi passività dovute in specie a crediti inesigibili, erogati agli “amici” secondo meccanismi notoriamente clientelari, che nulla avevano a che fare con una valutazione economica plausibile ma tutto con un giro di profitti ritornanti in ultima analisi di vantaggio alla politica locale – che a sua volta aveva certamente agevolato la nascita o la crescita dei suddetti istituti – la quale in tal modo si garantiva un bacino di voto permanente, attraverso il consenso sia dei direttamente impiegati nelle banche popolari stesse sia degli “imprenditori” finanziati senza requisiti, il che ovviamente significava anche il voto dei dipendenti di questi ultimi e di chi comunque  aveva a che fare con loro, sovente nel ramo edile. E’ il ben noto principio per cui se controlli i cordoni della borsa, controlli l’intera filiera che se ne avvale: essa ben poco potrà rifiutarti e men che meno il voto…

Una mazzata durissima a qualsiasi sistema creditizio, figuriamoci il nostro, contro cui non c’è contromisura. Se non la rapida condanna dei responsabili, teorici o presunti che siano, atta a restituire un minimo di fiducia ai risparmiatori. Una punizione esemplare, che serva da monito e garanzia e faccia pensare: “Difficile che si ripeta, perché si è visto come finisce chi gioca con risorse e vita (non dimentichiamo il suicida di Civitavecchia) altrui”. Ricordate Madoff? Carcere a vita (150 anni di pena, erogata in brevissimo) e tante disgrazie… ma abbiamo appunto descritto che meccanismo “politico” siano – e soprattutto siano state – le banche popolari… nessuno potrà esser punito duramente, perché potrebbe trascinare tutto il resto con sé, tanto intricate e patologiche le commistioni in gioco: figurarsi che c’è già un ministro in ballo, senza processi o indagini. Anzi, tutta la razza sua.

Si da il caso che, in queste ultime ore, la questione relativa delle banche popolari abbia trovato nuova linfa, grazie ad indagini che essenzialmente confermano in pieno l’assunto clientelare su cui si basa questa analisi nostra. Continua a leggere

Annunci