Willy Wonka: “ILVA, perchè solo salute e lavoro? Ci metterò anche il gusto!”

Clamoroso, Willy Wonka scrive a Theleme la sua ferma volontà di procedere all’acquisizione di ILVA.

Dalla Svizzera un miliardo di soldi di cioccolato per Matteo Renzi.

“Perché solo salute e lavoro? Io ci metto anche il gusto”. Immaginiamo la gioia di Pittella ed Emiliano: Il siderurgico di cioccolato.

Come qualificare il contratto di lavoro degli Oompa – Loompa? Bentivogli facci sapere.

Guidi ed il bando magico, Gnudi ballerino.

Ma l’amaro è tutto in fondo: un parere legale richiesto all’Abate: se qualcuno ha visto il film, sa che non si mente a Willy Wonka.

Willy Wonka 2 - ILVA

Questa mattina il meritato riposo dell’Abbazia di Theleme – notoriamente protraentesi ben oltre le 10 secondo la regola fondativa del “fa ciò che vuoi”– è stato interrotto dall’arrivo di una legazione del tutto inaspettata: non i tre Magi, certamente. Ma quasi: tre Oompa – Loompa in veste di gala hanno bussato al portone, superato i tre cancelli, srotolato una missiva e infine salmodiato quel che leggete: Continua a leggere

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“Il grande Bluff”: Renzi va al Cern, mai a Taranto. Svizzera, ILVA ed i mattoni del default italiano

La vicenda ILVA, industria decotta, madre di tutte le battaglie del cattocomunismo.

Si legge che i soldi dei Riva sono dove erano… figuriamoci le obbligazioni.

Mattarella dal Jersey tira fuori solo Fabio, o’ latitante…

Renzi al CERN parla di Comunità Europea… o promette denari italiani? Che dilemma.

Il pensiero luciferino di Theleme e quel “grande Bluff” su Rai 3.

ILVA pietra angolare del default.

La vicenda ILVA è di una complessità infinita… noi che la seguiamo da anni (ma chiunque ci abbia a che fare, dagli operai ai ministri, direbbe lo stesso) possiamo certificarlo.

Si potrebbe affrontarla da mille punti diversi, come pure abbiam fatto su CORPOREUS CORPORA , anticipando tanto di quello che sarebbe poi avvenuto. A tutt’oggi, ad esempio, sarebbe di estrema attualità dar conto del meccanismo geopolitico di cui lo stabilimento è da sempre parte (nato con tecnologia americana, ma la prima commessa sarà russa). Oppure narrare dello strazio del diritto che più volte è stato perpetrato, in danno di milioni di italiani, mediante una serie di decreti uno più anticostituzionale dell’altro. Uno strazio che ha coinvolto ogni istituzione, dai presidenti della Repubblica sino alla Corte Costituzionale, per tacer di procure, sindaci e presidenti di regione.

E di cui il neogovernatore Emiliano pare sia, finalmente, conscio. Sua citazione letterale:

…E dubito che sarà possibile un nuovo decreto, perché se la Corte Costituzionale ha consentito il sacrificio di alcuni elementi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano, lo ha fatto perché c’era un termine…

In fondo si tratta di quel che abbiamo detto in decine di casi (qui, ad esempio), nel silenzio assoluto di giuristi e politici, locali e nazionali.

Ma non è di questo che si voleva scrivere.

Quel che importa, allo scopo di dar conto della sulfurea ipotesi qui esposta, è dedurre l’importanza capitale di tale stabilimento per il potere consolidato nel paese. Per nessun complesso produttivo si è giunti a sommare una tale mole di alchimie finanziarie, politiche, giudiziarie, sindacali, lobbistiche. Come mai? L’importanza economica storica dello stabilimento è nota, ma altrettanto l’acclarata decozione. Ed anche la palese inadeguatezza, dimensionale e logistica, a reggere il confronto con le attuali dinamiche del mercato dell’acciaio, certificata dai piani di sviluppo della UE.

ILVA negli anni '60, molto simile ad oggi

ILVA negli anni ’60, molto simile ad oggi

Terminata la ricostruzione europea, finita la grande infrastrutturazione degli anni 60′, 70′ ed 80′, cessata la necessità dei paesi in via di sviluppo di acquistare in Italia il semilavorato – perché ormai fan da sé a costi bassissimi, avendo materia prima, stabilimenti e mercati negli identici luoghi (a differenza nostra) – finito in fiamme il Nord Africa, unico sbocco rimasto, è palese che l’immenso siderurgico tarantino, altamente inquinante e con gli altoforni a fine ciclo, non sia più un business sostenibile. Infatti i privati, al di là di ogni giudizio sul loro comportamento, non investono più su di esso da almeno 10 anni. Lo stesso valore geopolitico dello stabilimento, determinato dal potenziale di riconversione bellica, ha perso negli ultimi anni gran parte del suo smalto, stante sia lo sviluppo tecnologico militare sia la nascita di analoghe strutture nell’est europeo, ben più moderne e sostenibili economicamente nell’ordinario. Continua a leggere

La droga del potere vs il potere della droga: chiudiamo i partiti, non le discoteche!

La nostra riflessione coinvolge due uomini politici oggi come oggi un po’ in ombra, ma pur sempre attivi e vivi e vegeti.

Poco importa, è semplicissimo attualizzare. Facciamolo con Renzi, Padoan e Moretti: un morbo terribile attanaglia il paese.

Perché il PD è un fantasma del ‘900 e sarebbe piaciuto a Mary Shelley.

Il King’s College ci dice che la droga fa meno male al cervello del potere. Suggerimento ai prefetti, chiudete i partiti. Che proseguono lo scempio di Stefano Cucchi.

Quel che leggerete a seguire proviene dal nostro vecchio “laboratorio di idee”, che ci fu chiuso d’amblais. I protagonisti del raffronto sono pertanto due uomini politici (se così vogliamo chiamarli) 3 anni fa assai in voga, stante il loro ruolo

“Un fantasma percorre l’Europa”, A. Pizzinato, 1949. Il fantasma del PD.

governativo, oggi in ombra. La cronaca delle più dinamiche discoteche italiane – cioè quelle in cui non si fa salotto o si cerca solo il partner per una noiosa vita di coppia, ma si va sul serio “a ballare”, intendendosi con ciò un’attività motoria frenetica e in sintonia con musica genericamente elettronica, stimolata sovente dal consumo di psicotropi – ci parla ahinoi di un paio di decessi, uno in Emilia l’altro in Puglia, la prima reginetta storica di vita notturna, la seconda promettente new entry. Riteniamo quindi sia il caso di traghettare qui quel testo. Non senza aver prima dato conto di come il ragazzo deceduto al Guendalina di Santa Cesarea fosse in realtà cardiopatico. Infatti è ben difficile oggi morire di colpo in seguito all’assunzione degli stupefacenti in voga, proprio perché i derivati dall’oppio sono di uso infinitamente meno frequente che negli anni ’80.

Altrettanto sembra opportuno ripetere quel che si è fatto allora con Frattini e Giovanardi: però con nomi più freschi, ad eterna riprova che il nefasto potere della droga sembra impallidire di fronte alla droga del potere.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è un caso di scuola, stante la quasi totale incongruenza fra il detto e l’accaduto. E’ molto faticoso star dietro alle sue continue “amnesie” o “psicotiche rappresentazioni della realtà”, se vogliamo, come dobbiamo, ritenerlo in buona fede. Pertanto ricordiamo appena che egli, in una trasmissione di Dicembre 2014, dava già nelle mani del tribunale milanese il famoso “tesoro dei Riva”. Cioè in procinto di esser usato per risollevare le sorti (segnate invero dalla storia e dall’economia) dello stabilimento ILVA di Taranto, che sarebbe

“un’azienda straordinaria, una delle migliori acciaierie del mondo, la più efficiente forse in Europa”

per il cui salvataggio potranno impiegarsi capitali pubblici, ma soprattutto

“il miliardo e 200 milioni del sequestro […] nella disponibilità dei pm di Milano […] saranno loro a deciderne cosa farne”.

Qui trovate la puntata intera, “bersaglio mobile” di Mentana. Se non ricordate, né credete, ascoltate.

Ora, leggete quel che proprio avantieri dice l’ex presidente di Confindustria Taranto, certo non un ambientalista, riguardo alla qualità ed alle speranze dello stabilimento :

Ma è possibile che dobbiamo restare paralizzati da anni a piangere l’Ilva e a tentare impossibili respirazioni bocca a bocca per rianimare piccoli pezzi superstiti della grande industria?

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