Storia e teoria della giustizia in Italia: le riforme e i privilegi

Lettura impegnativa ma indispensabile per il moderno operatore del diritto, consigliabile anche per chi vuol sapere da dove e verso dove si va – e dove invece occorrerebbe andare in Italia – nel campo della giustizia e del suo concreto esercizio.

 

Introduzione – dei privilegi, delle riforme, dell’inefficienza

Il concetto di riforma presuppone un forma anteriore, che la riforma prova a mutare.

E’ buona riforma quella che produce un miglioramento.

In politica democratica miglioramento significa il raggiungimento di un compromesso più elevato tra le forze sociali che compongono la comunità, al fine di realizzare un vantaggio sensibile per il maggior numero di cittadini possibile. Il compromesso politico trova poi concretizzazione in un complesso di norme che quel nuovo equilibrio rappresenta.

E’ evidente come qualsiasi cambiamento comprometta interessi tutelati dalla architettura normativa preesistente, frutto di un precedente e diverso compromesso.

E’ altrettanto evidente che, al momento della stesura delle norme, le condizioni di forza e di debolezza presenti in quel dato momento storico vengono a galla.

Ciascuna categoria o corporazione o gruppo, che abbia coscienza della sua identità, lotta per il riconoscimento dell’importanza della funzione da sé svolta in seno alla società.

Come è agevole immaginare, non solo per la gloria, ma anche e soprattutto per garantire ai suoi membri prestigio e ricchezza.

Niente di grave. Normale dialettica storica, che esiste nonostante non sia più di moda.

Accade però che la società muti molto più velocemente del corpus giuridico che la regola.

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