In Siria Bannon l’influencer e Trump il wrestlemaniac ce la fanno sotto il naso?

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La propaganda di guerra, un’antica e valida arma di offesa. Quasimodo e l’uomo del suo tempo.

Dalla poesia alla pratica: gli attacchi chimici di Assad e la risposta telefonata degli USA.

Una rondine non fa primavera, in specie se di plastica: Bannon maestro d’illusioni alla corte di Trump.

La rete internazionale antiamericana, media in prima fila, ingabbiata nella sua stessa gabbia. Nell’attesa di vere azioni contro Nord Corea (e quindi Iran).

I cazzottoni simulati del Wrestling, che fanno impazzire la gente e forse le nazioni.

Dulcis in fundo, quel video che vale da solo la fatica di leggere l’Abate…

Uno dei più gravi errori della seconda metà ‘900 è stato immaginare un mondo completamente nuovo, irrevocabilmente rivolto al superamento di ogni limite, non solo tecnologico, ma addirittura antropologico. Come se di colpo la voce di migliaia di grandi pensatori – che da secoli presentavano assai ardua l’elevazione del singolo individuo, figuriamoci quella di comunità, stati e loro apparati – fosse divenuta solo l’eco di un passato lontanissimo. Eppure Salvatore Quasimodo ci ammoniva, ancora nel 1947…

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.

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Col domino di Virginia Raggi i cinque stelle van giù e giù: Roma padrona!

Quello che (come d’abitudine… da Brexit alle elezioni a ILVA…) anticipammo mesi fa sul comune di Roma.

Virginia Raggi, la grillina col pedigree più forzista che c’è, chiede a Cantone (via Marra)  un colpettino al primo mattoncino. E lui l’accontenta.

Il domino stellato va tutto giù. Seguiamo i tasselli cadere…

Il documento integrale della richiesta di parere all’ANAC.

Una base elettorale di tonti cade presto in trappola. Ma possiamo dire lo stesso di Grillo e Casaleggio (figlio)?

A Roma, da quasi 3000 anni, di potere ne sanno più di tutti.

– aggiornamenti in fondo – 

Proseguiamo qui il discorso già iniziato con 

Berlusconi e lo sgambetto romano (alla Meloni). Santa Virginia, pensaci tu

domino cinque stelle 2

A Roma il domino stellato viene giù… 

che ci ha consentito di anticipare ciò che in questi giorni ha stupito i romani, seccato i grillini e depresso il paese. Usando un semplice filo logico, che sarebbe meglio leggere direttamente dalla fonte appena citata, ricca di link e immagini. Non posso non ribadire come, considerata la natura del testo, se ne consigli la lettura in specie ai sostenitori del movimento a cinque stelle. Ma al tempo stesso, per la sofferenza psichica che esso potrebbe procurar loro – pari a quella che in altre occasioni abbiamo riservato agli elettori del PD – li avvertiamo di avere presso di sé delle sigarette, se fumatori/fumatrici. O quantomeno una bella tazza di camomilla. Non lo si prenda per un tentativo di indebolire il consenso pentastellato, in quanto esso ha la caratteristica di essere intangibile da dati di realtà e di logica, tipica del fideismo di ogni matrice. Ma solo, eventualmente, da eventi di grande portata emotiva. Che temo arriveranno, puntuali, nel corso dei mesi. Anche qui ogni commento è libero, non moderato. Buona lettura. 

L’idea da cui mesi fa siamo partiti è piuttosto semplice: le elezioni romane hanno visto Silvio Berlusconi, ma anche il PD, favorire la vittoria del Movimento Cinque Stelle. Il cavaliere ha fatto la parte del leone, simulando di credere prima in Bertolaso, poi in Marchini (dati da sempre per perdenti), al solo scopo di spezzare il fronte dei voti della Meloni, l’unica che avrebbe potuto impensierire Virginia Raggi al ballottaggio. In tandem, un debole Giachetti, ampiamente implicato nelle giunte precedenti, veniva candidato dal PD come sparring partner per la Raggi. Con la garanzia, fornita dalla destra, di arrivare almeno al ballottaggio, evitando la cocente estromissione al primo turno, che gli sarebbe sicuramente capitata se non vi fosse stato lo ‘sgambetto’ (così lo chiamammo) di Forza Italia a Meloni e Salvini. Tutta questa tattica, perché? Per una strategia più generale, nazionale. Continua a leggere