Lo Zambetti e il suo destino: una storia milanese, alla Gaber

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Arriva la condanna per l’ex assessore alla Regione Lombardia Zambetti. La decadenza di Milano, capitale progressista d’Italia.

Ripeschiamo dal passato recente un testo thelemita che aiuta ad inquadrare i fatti: “Zambetti u’ pisciaturu”, parola di Boss.

Gaber il grande, parola di Abate.

Nell’ormai lontano 2012 rimanemmo colpiti dalla grama vicenda politica e criminosa di Domenico Zambetti, all’epoca assessore della Regione Lombardia nella famosa giunta Formigoni ma oggi galeotto condannato a 13 anni di reclusione per quel che accadde allora. Credemmo, infatti, di vedervi l’ennesima traccia della rapida decadenza di quella che era stata la città trainante del Paese negli anni ’80 e ’90. Riportiamo il testo del 2012 certo non per volontà di infierire su chi ha già assai da pagare: siamo sicuri ben pochi giornali ricorderanno gli aspetti più inquietanti e drammatici del caso, che rappresentano invece la vera materia di riflessione. Buona lettura.

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I (tanti) motivi per cui il No prevarrà al referendum: i prodromi al merito (II)

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Marco Pannella era certo che la riduzione dei parlamentari fosse solo l’ultimo tranello della partitocrazia, per difendersi dalla volontà popolare…

In silenzio elettorale si può finalmente parlare di merito, appunto perché non interessa in verità a nessuno.

Una ragione in più per il successo del NO, nonché la ragione obbligata della personalizzazione.

Cos’è una Costituzione? Si basta da sé?

Differenza fra burocrazia e rappresentanza parlamentare.

Marco Pannella, antipartitocratico per eccellenza, non avrebbe mai e poi mai tagliato il numero dei rappresentanti del popolo. Un incontro di qualche anno fa e qualche motivazione.

Chi avesse voluto davvero…

Prosegue da ‘I (tanti) motivi per cui il No prevarrà al Referendum (I)’ 

“In un referendum,il popolo non risponde mai alla domanda che viene posta. Dà solo la sua adesione o rifiuto a colui che la pone”

Françoise Giroud

La citazione in esergo, suggeritami da twitter, credo parli di per sé stessa.  Ammette certo delle eccezioni, quando la tematica è davvero sentita dalla popolazione. Così fu per divorzio ed aborto. Ma nessuno, in questo paese, avrebbe risposto sino a pochi mesi fa che i suoi guai dipendevano dalla Costituzione, o che essa avrebbe potuto incidere sul funzionamento di ciò che gli stava davvero a cuore. I problemi dipendono infatti dalle persone, molto più che dalle norme. Ovvero dal popolo stesso, che si fa rappresentare da mediocri clientelari in cambio di tornaconti personalissimi. E dagli eletti, che ne traggono legittimazione. Cioè da quella ‘Costituzione materiale’ di cui parlano i libri di diritto costituzionale, su cui si incide con ben altre leve. La scuola, la famiglia, il fisco, i valori posti concretamente al vertice di una società, coi relativi riconoscimenti. Compensare un insegnante quanto un facchino non rende giustizia né ai costi della loro, diversa, formazione né alla funzione sociale che svolgono nella società. E, tutto sommato, credo che ogni facchino che abbia un figlio insegnante in Italia ci darebbe volentieri ragione. Facile il medesimo facchino abbia avuto problemi col corso della giustizia civile, che costa tanto e non rende in tempi umani il servizio. Altrettanto dicasi coi mezzi pubblici, i libri scolastici non gratuiti per la prole, gli autovelox piazzati dove meno sono utili e più lucrativi, le case popolari gestite dalla malavita organizzata… e via dicendo. Persino l’idea di poter votare direttamente il Premier e la sua coalizione, impedendo continue mosse trasformiste di palazzo, avrebbe certo incontrato una comune esigenza (quella di non votare Alfano, credendo di sostenere Berlusconi, per poi trovarlo nella maggioranza di governo di Renzi, per intenderci). Nel caso del referendum sul bicameralismo perfetto e i poteri dello Stato e delle regioni, invece, l’aforisma della Giroud si applica al millesimo: Il voto verrà espresso in base all’impressione ‘politica’ che il cittadino ha di chi lo sostiene. E, purtroppo per il fronte del NO, anche di chi gli è avverso. Ma di questo ci siamo appena occupati. Ecco perché ci è parso che la giornata di silenzio elettorale fosse quella più acconcia per parlare in dettaglio – al di là di qualche inciso precedente – di certi punti di merito, in quanto siamo persuasi che quanto qui scriveremo, per quanto ben difficilmente sindacabile, non influenzerà – né probabilmente interesserà – nessuno.  Continua a leggere