Taboo batte bisogno 3-1. Ma ci lascia le penne. Il futuro di Macron Presidente (I)

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Ogni dubbio è fugato: Macron è il Presidente di una Francia che non si sente alle corde. Da qui i flussi elettorali più scontati. Vediamoli.

Usa e riusa, il taboo ‘antifascista’ s’è consumato. Confronto fra Chirac e Macron nell’affrontare i Le Pen.

Quella (molta) Francia ‘insoumise’ ad Hollande: Le Pen, astensione, schede bianche.

Parigi ci introduce a molte cose (che tratteremo nella seconda parte).

Macron taglia la testa al Toro: la Francia non soffre (abbastanza)

Il sette maggio ha chiarito inequivocabilmente la scelta della gran maggioranza dei francesi, fugando ogni dubbio: fra Le Pen e Macron, il secondo ha ricevuto il doppio dei voti della prima. Due francesi su tre (fra quelli che hanno espresso un voto) ritengono indesiderabile o comunque non necessario un salto nel buio. Questo per la più semplice delle ragioni, che ci eravamo premurati di delucidare nei post precedenti: la soglia del bisogno, l’estensione dell’esclusione, il senso di insicurezza – coincidenti, come potete vedere, con il voto espresso per il FN –  non sono stati sufficienti – e ce ne rallegriamo con i francesi, che evidentemente hanno ancora una qualità di vita elevata, a differenza degli italiani – a superare la pur forte avversione per la sinistra francese di governo, di cui Macron è, logicamente, espressione. Continua a leggere

I (tanti) motivi per cui il No prevarrà al referendum: la politica (I)

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Renzi & Family. ‘Il Trump italiano’ (cit. V. Sgarbi) in una tipica espressione di rivoluzionario contropotere riformista.

Qui non entriamo nel merito, previsione pura e semplice.

Come siamo arrivati al referendum dice già tanto: le elezioni degli ultimi anni e il gioco dei sondaggi.

Perché, se non si vota mai pur cambiando sempre governo, qualsiasi voto diviene politico. E i numeri non ci sono.

I social, da brexit a Trump, tendono a non mentire. Ma c’è una specificità italiana.

Il viaggio nelle ipotetiche terre del SI. Una riforma che non entusiasma.

Quei segnali politici e mediatici che inducono ad immaginare una prevalenza netta. Le elezioni americane, le dimissioni di Hollande, il colpo di coda di Silvio.

Cosa resta al SI?

Il peggio sarebbe una vittoria risicatissima di uno dei fronti. Ma non accadrà.

Lo scopo di questo intervento non è addentrarsi nei meandri del merito costituzionale della riforma, ma fornire una previsione sull’esito del Referendum. Opinione dello scrivente è che la bilancia di merito penda quasi integralmente dalla parte del NO, come dicemmo. E che il numero cospicuo di giuristi incapace di ammetterlo segni un livello di declino della grande scuola del diritto italiano, che nemmeno il fascismo seppe indurre o volere. A questo proposito dedicheremo un secondo post, nella giornata di domani. Che provi a dare conto della pochezza linguistica e giuridica del testo voluto dal PD. Già, voluto dal PD. E basta. A poco rileva un iniziale apporto di Forza Italia, poi ritirato per le ben note vicende che hanno messo in crisi il patto del Nazareno. E’ infatti il PD in solitaria, lucrando su di un premio di maggioranza smisurato ed irripetibile – perché oggetto della censura della Consulta – ad avere quella maggioranza ‘anticostituzionale’ alla Camera che, unita alla maggioranza trasformista al Senato (attraverso l’appoggio dei senatori eletti nelle file del centrodestra, che han voltata gabbana), ha consentito l’approvazione in Parlamento del testo della riforma. Una maggioranza non qualificata, incapace di raggiungere quei 2/3 richiesti dalla Carta attuale per la promulgazione: ciò ha obbligato il PD alla via del referendum confermativo, previsto quale alternativa.   Continua a leggere